Il volontariato è una realtà ormai radicata sul territorio nazionale, che deve però essere promossa e sostenuta dalle istituzioni, in quanto incarnazione del principio di sussidiarietà
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Presentato lo studio Istat sull’Italia del volontariato

Qual è il valore economico e sociale del lavoro volontario nel nostro Paese?

Presentati a Roma i risultati dell'indagine realizzata dall'Istat, CSVnet (Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato) e Fondazione Volontariato e Partecipazione sul valore economico e sociale del lavoro volontario in italia. Lo studio ci restituisce una fotografia del paese in cui i lavoratori volontari rappresentano un importante tassello dell'economia nazionale.

Lo scorso 2 dicembre a Roma sono stati illustrati i principali risultati dell’indagine condotta dall’Istat, CSVnet e Fondazione Volontariato e Partecipazione sul ” Valore economico e sociale del lavoro volontario ” nel nostro Paese nell’ambito di un incontro pubblico. Si tratta della prima rilevazione che fornisce un quadro dell’azione volontaria dei cittadini, sia a livello individuale che collettivo, sia sotto il profilo sociale che sotto quello economico.
Sono circa 6,63 milioni coloro che si dedicano ad attività gratuite a beneficio di terzi, 4,14 milioni si impegnano in organizzazioni o in gruppi mentre 3 milioni sono i volontari non organizzati. Lo studio punta i riflettori anche sui profili e le ” professioni ” svolte dai volontari con un’analisi delle motivazioni che li hanno portati e li portano a svolgere questo tipo di attività .

Le motivazioni del lavoro volontario

Tra i principali motivi spiccano l’impegno a favore dell’ambiente e della comunità (ben il 49,7% ha addotto questa spiegazione), ma troviamo anche chi è spinto dalla voglia di socializzare, è infatti emerso che chi scegli di fare questa esperienza riesce spesso ad allargare le proprie conoscenze. C’è infine chi ha scelto questa strada per il desiderio di mettersi alla prova (17,7%). Hanno contribuito al dibattito alcuni esponenti delle reti nazionali di volontariato che hanno analizzato anch’essi i risultati ottenuti nell’ottica del lavoro volontario e della costruzione della società del benessere. Sono quindi intervenuti tra gli altri: Riccardo Guidi rappresentante della Fondazione Volontariato e Partecipazione e Saverio Gazzelloni direttore centrale delle statistiche socio-demografiche e ambientale, solo per citarne alcuni.
Dagli esiti dell’indagine, armonizzata agli standard internazionali contenuti nel Manuale sulla misurazione del lavoro volontario pubblicato dall’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro), emerge una forte relazione fra volontariato, istruzione e condizione economica. Risultano infatti più impegnati nelle attività di volontariato i giovani (molti dei quali studenti, la maggior parte dei quali laureati), che sono ben il 9,5%, contro il 9,1% degli occupati. A livello territoriale il volontariato risulta maggiormente diffuso al nord, con un primato netto del Trentino Alto-Adige (21,8%), contro l’8,6% registrato al sud. Un’importante caratteristica che pare accomunare chi pratica lavoro volontario è il senso di fiducia, non solo verso gli altri cittadini ma anche verso le istituzioni. Si può dire che le indagini hanno rivelato come ormai il volontariato sia una realtà radicata sul territorio nazionale, una realtà che deve però essere promossa e sostenuta in primis dalle istituzioni, in quanto incarnazione del principio di sussidiarietà . In modo che esso non sia praticato solo dai cittadini più benestanti, ma diventi un rimedio per l’apatia civica.

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