Il Palazzo del Quirinale: da istituzione lontana e fisicamente inaccessibile a bene comune accogliente, di cui tutti possiamo godere, ma di cui tutti siamo responsabili
Notizie Notizie

Aprire il Quirinale per educare alla cittadinanza

Nel giorno dell'apertura del Palazzo, il commento del Presidente di Labsus

Il Presidente Sergio Mattarella lo aveva già annunciato in occasione della festa della Repubblica e così, dopo anni di attesa, dal 23 giugno il Palazzo del Quirinale è aperto al pubblico. In questo articolo Gregorio Arena spiega gli effetti di questa decisione dal punto di vista dei cittadini.

Aprire il Quirinale ai cittadini non è come aprire un nuovo museo ai turisti. Con tanti musei che abbiamo in Italia aprirne un altro, sia pure prestigiosissimo, non farebbe notizia. Invece colpisce l’apertura al pubblico del Quirinale, tutti i i giorni per molte ore al giorno, perché è come se in questo modo il Palazzo per antonomasia cambiasse di colpo natura, da istituzione lontana e fisicamente inaccessibile a luogo accogliente, che potremo d’ora in poi visitare tutte le volte che vorremo, ricevuti e accompagnati da altri cittadini come noi.

Il significato politico e pedagogico

L’apertura giornaliera del Quirinale e l’inedita modalità di gestione delle visite hanno infatti un fortissimo significato politico e pedagogico. Dal punto di vista politico l’apertura manda un messaggio in assoluta controtendenza rispetto al drammatico deterioramento del rapporto fra cittadini e istituzioni, sempre più disprezzate e sempre più estranee alla vita quotidiana di milioni di italiani. Il Presidente Mattarella evidentemente sa che la comunicazione più efficace è ” un comportamento consapevole di essere comunicazione ” .
L’apertura del Palazzo finora praticamente inaccessibile situato sul colle più alto della politica italiana è un comportamento che comunica in maniera più credibile di mille discorsi come il Presidente intenda il rapporto fra cittadini e istituzioni. E forse nella decisione di aprire ai cittadini l’antico palazzo dei Papi e dei Re c’è anche una certa idea di cosa significhi per Mattarella la disposizione dell’art. 87 della Costituzione, secondo la quale il Presidente ” rappresenta l’unità nazionale ” . Finora la nazione e la sua unità si sono incarnate in una persona. D’ora in poi l’unità nazionale si incarnerà anche in un luogo fisico, concreto, il palazzo dove vive l’uomo che ci rappresenta tutti e che quest’uomo ci ha aperto dicendoci con il suo modo di fare pacato una cosa che finora nessuno ci aveva detto, cioè che è anche casa nostra.

I cittadini sono i padroni di casa

Ma se il Quirinale è casa nostra, è giusto che siano dei cittadini, in quanto padroni di casa, ad accogliere gli altri cittadini e i turisti che visiteranno questa nostra casa ritrovata. Se infatti invito delle persone a casa mia, sono io che gli faccio visitare la casa, non altri. Emerge qui il significato per cosìdire pedagogico della decisione di affidare l’accoglienza dei visitatori a studenti universitari (che cosìacquistano crediti per la loro carriera accademica) ed agli ormai collaudati Volontari del Touring Club Italiano, che da tempo tengono aperti siti archeologici e beni culturali che altrimenti sarebbero inaccessibili al turismo, con danno sia alla cultura sia all’economia.
Non c’è dubbio che i cittadini che accoglieranno i visitatori, per quanto appositamente formati, non potranno mai avere competenze in materia di storia dell’arte paragonabili a quelle di coloro che fanno le guide di professione. E quindi i visitatori girando per le meravigliose sale del palazzo forse non riceveranno tutte le informazioni possibili sugli ambienti visitati. Ma il Quirinale non viene aperto per aggiungere un altro museo al già lungo elenco di beni culturali che turisti disfatti dal caldo e dalla fatica si sentiranno in dovere di visitare. Viene aperto per dare a tutti gli italiani la possibilità di capire, identificandosi in uno stupendo lascito dei nostri antenati, cosa voglia dire essere una nazione, sia pure per un lungo periodo una nazione senza Stato.

Bellezza e bene comune

Visitare il Quirinale dovrebbe essere un’esperienza emozionante come assistere alla sfilata del 2 giugno. Non importa se gli spettatori non sanno tutto sui reparti che stanno sfilando, importano il senso di appartenenza ed i sentimenti che la sfilata suscita. I cittadini che visiteranno il Quirinale accolti da altri cittadini dovranno provare orgoglio per essere gli eredi di tanta bellezza e senso di appartenenza per il significato che quel palazzo ha avuto ed ha nella nostra storia. Gli studenti ed i volontari del Touring questo soprattutto dovranno cercare di trasmettere, trasformando ogni visita in un’occasione di educazione alla cittadinanza ed all’identità nazionale. D’altronde la loro stessa presenza in quelle sale ha una valenza educativa, perché comunica con i fatti la grande novità che in questi ultimi dieci anni ha cambiato l’idea stessa di cittadinanza in Italia.
L’introduzione in Costituzione nel 2001 del principio di sussidiarietà ha infatti legittimato le autonome iniziative dei cittadini che si attivano per la cura dei beni comuni materiali e immateriali dei luoghi dove vivono. Ci sono oggi decine di migliaia di persone che nelle città e nei paesi si stanno prendendo cura di scuole, giardini pubblici, beni culturali, edifici abbandonati e cosìvia. Beni formalmente pubblici, che diventano beni comuni nel momento in cui una comunità decide di prendersene cura. Anche il Quirinale è un bene pubblico, di proprietà dello Stato, naturalmente. Ma nelle ore della giornata in cui dei cittadini se ne prenderanno cura per farlo conoscere ed apprezzare da altri cittadini diventerà anch’esso un bene comune, di cui tutti possiamo godere ma di cui tutti siamo responsabili.

Per maggiori informazioni clicca qui.

Articolo tratto dal sito: www.touringclub.it



Lascia un commento