Il fil rouge è la volontà di garantire la massima inclusività e partecipazione
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Statuto della Città metropolitana di Roma Capitale, 22 dicembre 2014

La Città metropolitana di Roma Capitale dà spazio alla sussidiarietà orizzontale

Secondo quanto previsto dalla legge 7 aprile 2014, n. 56 che ha riorganizzato gli enti territoriali provinciali, la Città metropolitana di Roma Capitale ha sostituito la Provincia di Roma, assumendone le funzioni. Lo Statuto del nuovo ente è stato approvato lo scorso 22 dicembre 2014 dalla Conferenza metropolitana.

palazzo Valentini

Il testo contiene non poche disposizioni interessanti, alcune delle quali contemplano esplicitamente il principio di sussidiarietà orizzontale. In effetti, ad esso, fa chiaro riferimento l’art. 4 dello Statuto che è rubricato ” Sussidiarietà orizzontale e verticale ” , il quale afferma, al comma 1, che la Città metropolitana ispira la propria attività ai principi di sussidiarietà orizzontale e di collaborazione con istituzioni, associazioni, fondazioni e altre forme di organizzazione dei cittadini singoli e associati aventi finalità sociali, culturali, economiche e di volontariato presenti sul territorio ricompreso nell’area metropolitana.

Ma più in generale, dalla lettura dello Statuto è possibile cogliere immediatamente come il fil rouge che connota l’atto è la volontà di garantire la massima inclusività e partecipazione possibile della cittadinanza all’amministrazione dell’ente. Già all’art. 1 si evince come la Città metropolitana di Roma Capitale abbia tra i suoi scopi programmatici quello di promuovere la coesione ed il miglioramento della qualità della vita attraverso strumenti idonei di confronto, consultazione e collaborazione tra i cittadini e le loro varie forme associative, incluse quelle di rappresentanza delle istanze civili.

Sempre degno di particolare evidenza è l’impegno al coinvolgimento di diversi attori, inclusi quelli privati e del non profit, nell’amministrazione e nella progettazione e gestione dei servizi. L’intento è quello di promuovere l’adozione di modelli organizzativi che si avvalgono di reti e di connessioni sociali nel governo dei processi decisionali, che siano ispirati da modalità inclusive e di progettazione partecipata. Tutti questi elementi possono essere, se ad essi verrà data reale attuazione, i presupposti per lo sviluppo incrementale di episodi di gestione – condivisa e sussidiaria – di beni, spazi e servizi pubblici, in un clima di fiducia reciproca ed attraverso la implementazione di innovative esperienze di amministrazione.

Infine, vale la pena di mettere in rilievo un ultimo ma rilevante aspetto. Nello Statuto della Città Metropolitana di Roma Capitale si promuove l’attivazione di relazioni di riconoscimento, reciprocità e condivisione ispirate a principi di fraternità ed interdipendenza tra i popoli, nella consapevolezza del comune destino della società umana. All’art. 14 inoltre si afferma che il fenomeno migratorio sia da considerare un elemento strutturale del proprio territorio, avente anche un potenziale di sviluppo socio-economico e culturale. Per queste ragioni si riconosce l’integrazione come processo bilaterale di partecipazione attiva dei cittadini e delle cittadine straniere.

Stanti queste premesse, nulla esclude che possano essere replicati positivi progetti di inclusione sociale basati sul principio di sussidiarietà orizzontale per migranti, rifugiati o richiedenti asilo, come possibile via di uscita da logiche di esclusione, separazione e sfiducia. Ciò richiede, ovviamente, la profusione di un grande impegno da parte degli amministratori locali per fare quanto necessario allo scopo di concretizzare ciò che è affermato in queste disposizioni, affinché esse non si fermino ad un valore meramente programmatico ma diventino la quotidianità del vivere sociale.