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Dal Museo diffuso al Patto di Collaborazione, verso nuove frontiere della partecipazione condivisa
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Pontecorvo si prepara al secondo step verso l’amministrazione condivisa: il patto di collaborazione

Intervista a Davide Luzzi del Movimento Civico Agorà , promotore del progetto del Museo diffuso

Da circa tre anni a Pontecorvo, comune in provincia di Frosinone, la cittadinanza sta raggiungendo traguardi importanti in fatto di partecipazione attiva e condivisione di idee sulla tutela e la valorizzazione dei beni comuni. Davide Luzzi, tra i fondatori del  Movimento Civico Agorà , ci ha raccontato gli obiettivi ed i risultati raggiunti dalla comunità  locale dopo il successo del Museo diffuso.

museo diffuso pontecorvo

A  Pontecorvo  è ormai salda un’idea di partecipazione civica che tenta di invogliare la comunità  a prendersi cura dei beni comuni e di mantenere vive le tradizioni locali.  Questa idea è diventata realtà  anche grazie al  Movimento Civico Agorà , che opera sul territorio da circa tre anni.  Il Movimento conta attualmente 80 iscritti e si compone di un consiglio direttivo  di otto persone, ossia i soci fondatori, i quali sono attivisti a livello civico, nell’ambito dell’associazionismo culturale e sportivo, da più di dieci anni.
Abbiamo intervistato il presidente del Movimento Civico Agorà ,  Davide Luzzi, per farci raccontare uno dei loro ultimi progetti riguardante la realizzazione di un patto di Collaborazione.
Labsus in passato ha già  dato notizia di un progetto promosso dal Movimento Civico Agorà , il  Museo Diffuso,  che rappresenta l’espressione culturale della partecipazione attiva dei cittadini in sintonia con la  cura dei beni comuni, che deve essere portata avanti da una sana cooperazione tra amministrazione e cittadinanza. Il Movimento puntava alla realizzazione di un’amministrazione condivisa, partendo proprio dal progetto del Museo Diffuso.

Luzzi ci ha spiegato che:  “gli obiettivi che ci eravamo prefissati come Movimento Civico erano principalmente quattro rispetto al Museo Diffuso di San Rocco :
1) promuovere la cultura della cooperazione e della cittadinanza;

2) avviare un processo di sviluppo e valorizzazione della cultura e delle tradizioni basato sulla partecipazione della cittadinanza;
3) realizzare nel concreto un’opera di rigenerazione urbana basata attraverso il Museo Diffuso di San Rocco;  
4) avviare un iter regolamentare che desse riscontro a un patto tra cittadini e amministrazioni nella cura dei beni comuni.”
Oggi sono stati raggiunti  i primi tre obiettivi ed entro fine mese sarà  approvato dal Comune il Regolamento sull’amministrazione condivisa realizzato da Labsus sulla base del quale si potrà  avviare la predisposizione di un patto di collaborazione tra amministrazione locale ed un comitato di quartiere.

Intervista a Davide Luzzi, tra i principali ideatori dell’iniziativa

Dopo circa tre anni dall’avvio del vostro progetto, quale è stato il grado di interesse della comunità  locale? Quali sono state le reazioni dei cittadini?
Il grado di interesse della comunità  locale è stato rilevante.  Vi è stata una partecipazione attiva nel progetto, anche se in alcuni casi, ancora vi è una forma di individualismo che ha minato un pieno e organico riscontro sul territorio.
Vi sono ostacoli di ordine culturale che insinuano la sana collaborazione poiché legati a una visione prettamente gerarchico-individualista, che promuove la delega in bianco quale strumento per la risoluzione dei problemi e dei bisogni individuali. Questo determina una difficoltà  nel recepimento di alcuni principi cardine alla base della sussidiarietà , in alcuni casi oggetto della speculazione argomentativa quali: bene comune, cooperazione, democrazia, libertà  di iniziativa, rispetto dei ruoli e cittadinanza attiva.

La fase attuale del vostro progetto prevede l’attivazione di un patto di collaborazione; di cosa si tratta con esattezza? Come si pensa di sensibilizzare l’opinione pubblica verso questo tema?
Rispetto a cosa sia un patto di collaborazione, credo che il suo significato risiede nella definizione stessa. Un patto è un accordo, è una presa di responsabilità  tra due soggetti, una qualificazione di diritti e doveri di due parti in relazione alla volontà  di dar luogo a qualcosa che si intende condiviso. E qui, nella condivisione, si può definire cosa significhi collaborazione. Condividere è il presupposto basilare per avviare una collaborazione. Quando essa riguarda la rigenerazione urbana e la cura dei beni comuni, si riscontra una condivisione di principi, regole e valori che delineino un patto tra cittadini ed istituzioni pubbliche che comporti una collaborazione nel conseguimento di uno stesso fine. Nel nostro caso, il fine è la rigenerazione urbana di un bene comune attraverso il Museo Diffuso.

Riguardo il patto di collaborazione, come pensate di gestire a livello organizzativo la collaborazione e l’intervento dei cittadini riguardo decisioni di pubblico interesse?  
Come si rileverà  il contributo dei cittadini?  Quali obiettivi avete riguardo lo sviluppo del patto di collaborazione?
A livello organizzativo, il nostro Movimento agisce come facilitatore della partecipazione popolare. Sia sul piano concreto, collaborando con le comunità  locali, le associazioni per la realizzazione del Museo Diffuso (che auspichiamo sia esteso a tutto il paese), sia sul piano della facilitazione dei rapporti tra cittadini e amministrazione pubblica. Dal punto di vista organizzativo, attualmente è in fase di discussione una riforma dello statuto comunale che promuoverà  l’istituzione di Comitati di Quartiere e delle Consulte Civiche. In questo ambito la struttura organizzativa ideale è quella di Comitati di Quartiere che, incentivati a stipulare patti di collaborazione sulla base del Regolamento di LABSUS, possano avviare iniziative di cura dei beni comuni.    L’auspicio é quello di costruire una struttura-matrice, che alimenti il dialogo tra soggetti diversi, in cui i Comitati di Quartiere rappresentino i primi interlocutori nei confronti delle istituzioni pubbliche.

In merito alla realizzazione del patto di collaborazione, a cui stando ai pronostici farà  seguito l’approvazione del Regolamento sui beni comuni, si cercherà  di aprire la collaborazione anche alle istituzioni locali, a chi vi siete rivolti? Quale è stato il grado d’interesse riscontrato da parte della pubblica amministrazione?  Che tipo di collaborazione porterete avanti?
L’attuale amministrazione sta discutendo l’approvazione del Regolamento di LABSUS. Il nostro impegno è quello di fungere da facilitatori per le comunità , frazioni e quartieri nella promozione e predisposizione di iniziative di cura dei beni comuni. L’attuale Giunta comunale, insediatasi a giugno 2015 e presieduta dal Dott. Anselmo Rotondo, ha mostrato particolare interesse al tema della partecipazione popolare, sia in una fase precedente alle elezioni, contemplando nel proprio programma alcuni strumenti utili a favorire la partecipazione popolare, sia nella fase immediatamente successiva per aver predisposto una delega specifica alla Partecipazione Popolare in capo al Vice Sindaco, Dott.ssa Moira Rotondo, che oggi ha avviato un iter di discussione delle regole che definiscano un quadro di norme entro il quale promuovere e valorizzare la partecipazione. La collaborazione che la nuova amministrazione propone riguarda, nel concreto, la predisposizione di patti di collaborazione che possano incentivare e promuovere azioni di cura e rigenerazione dei beni comuni urbani definendo diritti e doveri in un ottica di cooperazione sana tra cittadini e amministrazione pubblica. Dopo l’esperienza promossa a San Rocco, Pontecorvo è stata oggetto di altre iniziative, promosse da comitati spontanei rivolte a ricreare i presupposti per lo sviluppo di una cultura di comunità  (es. il quartiere di San Marco).

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