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Un percorso di coinvolgimento dei cittadini, che ha radici robuste e antiche. Numerose sono, infatti, le esperienze di azione diretta dei cittadini, riconducibili alla forte tradizione civica della comunità  ravennate
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Il Regolamento per i beni comuni anche a Ravenna

Ne parliamo con Valentina Morigi, assessora alla Partecipazione

Il 16 luglio scorso il Comune di Ravenna ha approvato il Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani, aggiungendosi alla lunga lista di quanti considerano questi ultimi "funzionali al benessere individuale e collettivo" e, pertanto, si attivano responsabilmente ai sensi dell'articolo 118 per renderne migliore  la fruizione da parte dei cittadini.

Palazzo Merlato, sede del Comune di Ravenna

Si tratta di un traguardo  che si inserisce in un contesto già  tradizionalmente legato ad un impegno civico da parte dei cittadini del comune romagnolo. Di questo percorso, approvato da tutti i gruppi presenti alla seduta, ad eccezione della Lista per Ravenna, ci parla meglio, in un’intervista, Valentina Morigi, Assessora al  Bilancio, al Patrimonio, alle Aziende Partecipate, al Decentramento, alle Politiche Giovanili, alla Cooperazione Internazionale e in ultimo, e non per questo meno importante, alla Partecipazione.

Il Comune di Ravenna ha da poco approvato il Regolamento per la cura dei beni comuni urbani. Da cosa nasce questa volontà  e quali sono le principali motivazioni?
Il Comune di Ravenna ha recepito il Regolamento per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani come uno strumento che intende colmare un vuoto normativo presente tra la Costituzione, che enuncia il principio di sussidiarietà  orizzontale, e le sue prassi attuative. L’articolo 118 ultimo Comma della nostra Costituzione richiama infatti Stato, Regioni, Provincie, Città  metropolitane e Comuni a favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini singoli e associati, per lo svolgimento di attività  di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà . Il Regolamento nasce, dunque, dalla consapevolezza della necessità  di tradurre il principio di sussidiarietà  orizzontale in disposizioni amministrative. Costruire un quadro normativo, che non abbia quindi le caratteristiche della sporadicità , ma quelle della sistematicità  e che consenta ai cittadini di collaborare con le istituzioni per la cura e la gestione dei luoghi della città , di beni comuni e del patrimonio pubblico, è la finalità  principale.

In una recente dichiarazione, lei ha parlato di ” esperienze di azione diretta dei cittadini, riconducibili ad una forte tradizione civica della comunità  ravennate ” . Può spiegarci meglio a cosa si riferisce?
Per il Comune di Ravenna adottare il Regolamento significa dotarsi di un inquadramento normativo che ufficializza un percorso di coinvolgimento dei cittadini, che nella nostra città  ha radici robuste e antiche. Nella storia amministrativa del Comune di Ravenna, infatti, sono presenti numerose esperienze di azione diretta dei cittadini, riconducibili alla forte tradizione civica della nostra comunità . Tali esperienze trovano peraltro fondamento e riconoscimento nello stesso statuto comunale, dove sono previste e disciplinate forme di partecipazione e coinvolgimento dei cittadini alla vita della comunità  e di condivisione di valori posti alla base della Costituzione.

L’importanza della condivisione

Che peso dà  alla parola ” condivisione ” presente nel titolo del Regolamento. Come mai pensa che sia necessaria una legittimazione per poterla mettere in pratica?
Dal 2012 l’amministrazione ha strutturato una delega alla Partecipazione che riconosce nei cittadini competenze e conoscenze che, se valorizzate, possono contribuire in modo determinante a costruire e ricostruire comunità  che stanno per nascere o che sono in difficoltà . Condivisione significa innanzitutto riconoscere i cittadini come interlocutori esperti della città  e come profondi conoscitori delle risorse e delle criticità  del vivere quotidiano e significa aprire un dialogo costruttivo e partecipativo per il buon governo di una città  sempre più inclusiva e accessibile.

Qual è l’impegno da parte del Comune nei confronti dei cittadini? E cosa si aspetta, viceversa, da questi ultimi?
L’amministrazione si impegna ad avviare una fase di sperimentazione del Regolamento di circa due anni, cosìda valutare eventuali adeguamenti e opportune modifiche che, sulla base delle prime esperienze, si dovessero rendere necessarie. Stiamo lavorando alla costruzione di un percorso di conoscenza del Regolamento, che prevede anche incontri partecipativi, che darà  la possibilità  a singoli cittadini, associazioni e gruppi formali e informali di organizzare idee e progettualità  che rientrino nelle finalità  del Regolamento da proporre all’amministrazione. I progetti di cura e/o rigenerazione proposti saranno, poi, oggetto di un patto di collaborazione tra amministrazione e cittadini attivi per definire gli ambiti degli interventi, gli obiettivi, le modalità  di azione, il ruolo, gli impegni e le responsabilità  dei soggetti coinvolti. Dai cittadini mi aspetto una partecipazione entusiasta ed intelligente e soprattutto una capacità  di portare in evidenza alcune realtà  e parti della città  poco conosciute e valorizzate anche da noi amministratori.

A quali interventi di rigenerazione urbana verrà  data priorità ?
Ci sono già  in città  alcune realtà  formali e informali che stanno impegnando tempo, risorse ed energie nella cura dei beni comuni urbani. Partiremo proprio da queste esperienze di cittadinanza attiva per sperimentare i primi patti di collaborazione. In modo particolare mi riferisco al gruppo L’Amata Brancaleone, nato in occasione del percorso di partecipazione sul parco urbano e monumento della Rocca Brancaleone attivato dal servizio Turismo del Comune, con lo scopo di prendersi cura dell’area verde in senso civico, sociale, ambientale e culturale. Una proposta per un possibile patto di collaborazione ci è venuta anche dalla Cooperativa Sociale Persone in movimento, in collaborazione con Laboriosamente e Legambiente, per la cura e la valorizzazione del Parco di Via Capo D’Istria da parte di persone richiedenti asilo politico, rifugiati e vittime di tratta.

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