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Con Matera 2019, guardando alla Capitale della cultura e della partecipazione

Essere soggetti in grado di monitorare la situazione anche dopo il 2019, perché non avrebbe senso chiudersi in una sorta di millenarismo e pensare che tutto finisca fra tre anni

Nella città di Matera, Capitale della Cultura nel 2019, si muovono idee e principi ispiratori che tendono verso la visione e la pianificazione strategica necessaria ad un territorio per progettare il proprio futuro, grazie all'impegno e ai progetti dell'associazione Matera 2019: ne abbiamo parlato con il vice presidente Vito Epifania

Per merito dell’associazione Matera 2019, che ha iniziato la sua esperienza nel 2008, gli obiettivi da raggiungere sono diventati ambiziosi. Il progetto è ampio e vuole portare ad un modello di governance certificato in funzione di un concetto globale di responsabilità sociale e di sostenibilità .
Dopo il convegno del 12 marzo, che ha visto la partecipazione attenta dell’amministrazione comunale, dell’Università degli Studi della Basilicata e di Labsus-Laboratorio per la sussidiarietà , sono molti i passi avanti fatti verso l’adozione del regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni, la costituzione di un forum delle associazioni e dei produttori culturali e la condivisione di un codice etico accettato da istituzioni, enti, imprese e associazioni a garanzia di trasparenza, sostenibilità ed eticità . Ne abbiamo parlato con il vice presidente dell’associazione Matera 2019, Vito Epifania.

Matera 2019, da quali principi muove l’associazione?
L’associazione è molto diversa dall’organismo di gestione Fondazione di partecipazione Matera-Basilicata 2019, che ha iniziato da poco il suo percorso. L’associazione, invece, si è costituita nel 2008 con l’intento di individuare una strategia, un vettore ed entrare in una fase nuova di sviluppo e di innovazione. Quando abbiamo iniziato, questo meccanismo non era particolarmente conosciuto, noi invece lo abbiamo ritenuto perfetto rispetto alla città , alla sua storia, al contesto, ma anche come capacità di resilienza nel tempo e come prospettiva di futuro. Siamo sempre stati convinti di poter mettere in moto questo processo, nonostante sia stato complesso, all’inizio, creare un minimo di coinvolgimento, spiegare questa idea, mostrare il percorso, però alla fine tutte le tappe si sono concretizzate.

Il convegno di marzo, che ha visto coinvolta l’amministrazione comunale e l’Università della Basilicata, con la partecipazione anche di Labsus ha segnato un momento di svolta importante verso un modello di governance partecipata. Ora a che punto siamo?
Certamente, con la candidatura di Matera a capitale della cultura, il progetto si è inserito in una strada istituzionale. Questo ci ha permesso di andare avanti con la redazione del dossier, in cui sono contenute alcune delle idee e delle proposte da noi elaborate nel corso del tempo. Ed è in questo contesto che l’associazione Matera 2019 si è focalizzata su un progetto di innovazione sociale e sui meccanismi della democrazia partecipata, rinnovando la sua missione. Durante il convegno di marzo si sono formalizzate tre proposte: l’adozione, da parte dell’amministrazione comunale, del Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni secondo il modello e l’esperienza di Labsus; la costituzione di un forum delle associazioni e dei produttori culturali presenti nel territorio, normato da un regolamento riconosciuto dalle amministrazioni, che costituisce quel corpo intermedio necessario a ottimizzare e rendere trasparenti i rapporti fra i vari mondi legati alla produzione della cultura e fra di essi e le istituzioni e, infine, la stesura e la condivisione di un ” codice etico ” , formalmente accettato da istituzioni, enti, imprese, associazioni, che garantisce trasparenza, sostenibilità ed eticità all’interno di tutte le operazioni e i programmi in vista di Matera capitale europea della cultura 2019. L’adozione di questo codice etico sarebbe un caso unico in Italia.

Il coinvolgimento dell’amministrazione comunale continua?
Il dialogo è assolutamente aperto, si sta dimostrando attenta e i contatti si sono moltiplicati, in modo particolare l’assessore all’Innovazione e Pianificazione strategica, Giovanni Schiuma. Questo ha prodotto una determina di Giunta e ha portato alla convocazione di un tavolo interstituzionale per presentare più concretamente questo indirizzo dell’Amministrazione. Il percorso sarà il più possibile partecipato. I prossimi appuntamenti sono previsti per settembre, si partirà dal coinvolgimento di tutte le associazioni, sia di volontariato che culturali, passando per i singoli cittadini.

C’è un sostegno importante, dunque, intorno al percorso di Matera 2019, sia da parte delle istituzioni che all’interno della collettività : pensate si raggiungeranno gli obiettivi prefissati?
Crediamo di si. Al netto dei problemi politici che ci sono in ogni amministrazione, non dovrebbero esserci incertezze nel merito delle nostre proposte. Abbiamo potuto sperimentare un reale interesse da parte dell’Amministrazione ad andare avanti in questa direzione, quindi, procedendo verso l’approvazione dei suggerimenti lanciati durante il convegno. Ci sembra assolutamente importante aver avviato questo tipo di processo e, di questo passo, riteniamo che, già entro la fine dell’anno, si possa arrivare ad una delibera di Consiglio almeno sul regolamento dei beni comuni. L’ottimismo, rispetto all’intero programma, c’è ed è un ottimismo della ragione.

Partendo da questi presupposti, cosa immagina per il futuro della città ?
Diciamo sempre che le idee non sono una risorsa scarsa, anzi. Il problema sorge nel momento in cui bisogna farle diventare dei progetti concreti, recuperando risorse e guardando alle attitudini delle persone. Pensiamo si sia innescato un processo positivo a tutti i livelli, ma bisogna stare molto attenti affinchè non degenerino, trasformandosi in speculazioni, perché è un pericolo possibile. Proprio da questo punto di vista come associazione abbiamo assunto anche questo compito: essere soggetti in grado di monitorare la situazione anche dopo il 2019, perché non avrebbe senso chiudersi in una sorta di millenarismo e pensare che tutto finisca fra tre anni. Perciò, abbiamo allargato la prospettiva, immaginando di arrivare a una fondazione di comunità che possa mettere in rete una serie di soggetti, oppure aumentare il livello di responsabilità sociale sui territori, facendo diventare strutturali una serie di buone pratiche, senza lasciare che siano solo dei momenti esemplari. Vorremmo realizzare una modalità nuova e rinnovata di rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione e speriamo di raggiungere un buon livello di relazione, ma anche dei risultati dal punto di vista economico. Siamo una piccola cittadina “a sud del Sud” e non possiamo fingere di dimenticare il contesto in cui viviamo, dalle infrastrutture ai servizi; l’ambizione sarebbe anche quella di diventare un piccolo esempio virtuoso per tutto il resto del Mezzogiorno.

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