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Previste una serie di attività  nel parco di Bucine
Beni comuni e amministrazione condivisa

Bucine (Arezzo), primo patto di collaborazione per il Parco Fluviale San Salvatore

Previsti anche laboratori per la cittadinanza attiva. Intervista alla coordinatrice Menichelli

E' stato stilato lo scorso luglio il primo patto di collaborazione per la gestione condivisa dei beni comuni nel comune di Bucine, nella Valdarno in provincia di Arezzo. Dopo l'approvazione del Regolamento per la gestione condivisa da parte del Consiglio Comunale di Bucine dello scorso ottobre, l'associazione La Trama di Gaia e l'amministrazione comunale hanno stilato, dunque, questo primo patto che prevede una serie di attività  che si svolgeranno nel Parco fluviale di San Salvatore, importante bene ambientale del comune aretino.

Neanche la calda estate tipica del mese di luglio ferma cittadini desiderosi di dare una mano alla propria comunità . E’ successo a Bucine, comune della Valdarno in provincia di Arezzo, dove l’associazione La Trama di Gaia  e l’amministrazione comunale hanno stilato il primo patto di collaborazione, dopo l’approvazione del Regolamento per la gestione condivisa dei beni comuni urbani, in pieno spirito sussidiario: il Parco fluviale di San Salvatore sarà  il palcoscenico di una serie di attività  gestite dall’associazione aretina.

Le attività  nel Parco fluviale San Salvatore

bucine 2Come si puo’ notare dal Patto (in allegato), il comune di Bucine e l’associazione La Trama di Gaia si sono accordati su  l’attuazione di interventi co-progettati e concordati per la cura e la piccola manutenzione del Parco fluviale San Salvatore, con l’obiettivo di renderlo maggiormente fruibile alla cittadinanza, e la creazione di un Laboratorio cittadino per rendere effettiva la partecipazione e la collaborazione dei cittadini con le istituzioni locali. Affiancati a queste attività  di stimolo per la creazione di cittadinanza attiva ci saranno anche iniziative per  la socializzazione, per la promozione all’educazione ambientale e per la sensibilizzazione dei cittadini alla cura dei beni comuni: fondamentale sarà  la  collaborazione con la scuola, e il maggior coinvolgimento possibile della popolazione. Sono previste infatti attività  per  anziani, come corsi di ginnastica e laboratori di pittura e scrittura, naturalistici, per capacità  percettive, creative ed espressive  anche per i bambini.

Intervista a Marina Menichelli, vice presidente dell’associazione La Trama di Gaia

Per approfondire meglio il caso di Bucine, la redazione di Labsus ha deciso di intervistare la vice presidente dell’associazione La Trama di Gaia nonchè coordinatrice delle attività  presso il Parco fluviale di San Salvatore, la dott.ssa Marina Menichelli.

Dott.ssa Menichelli l’associazione che lei coordina, La Trama di Gaia, è un’associazione di promozione sociale molto attiva nella Valdarno. Quali attività  svolgete? Rispetto al patto di collaborazione con il comune di Bucine, come intendete rivitalizzare e gestire il parco fluviale di San Salvatore?
L’Associazione La Trama di Gaia ha come priorità  lo sviluppo di una nuova relazione uomo/natura, dove il termine sostenibilità  non sia un semplice slogan, o un’ideologia per la propaganda politica, né tantomeno una parola che si svuota del suo contenuto attraverso molte teorie e pochissime azioni concrete quotidiane. Il nostro impegno è, appunto, di ” ri-creare ” connessioni (da qui la denominazione Trama) in equilibrio tra noi e la natura, intervenendo sul piano culturale, sociale, scientifico, e operativo, con molteplici strumenti differenziati per raggiungere chiunque.
In particolare, per quanto riguarda il Parco fluviale del San Salvatore a Bucine (Ar), abbiamo studiato strategie partecipative rivolte alla comunità  per far vivere questo splendido luogo naturale al centro del paese, reale bene comune di tutti da tutelare quotidianamente. Ciò vuol dire non solo prendersi cura della pulizia, della vegetazione, degli animali che vi transitano, ma creare eventi culturali e sociali che lo facciano diventare una sorta di ombelico naturale del posto, non solo polmone verde dove andare a fare jogging o passeggiare col cane, ma un principio aggregante in sé, catalizzatore di storie, esperienze e novità , rifugio e salotto, oasi e luogo di accoglienza per persone di ogni età  capaci di creare una relazione paritetica col mondo naturale che le accoglie.

Ritenete che la sussidiarietà  orizzontale sia una possibilità  per uno sviluppo sociale di una comunità ?
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Il principio di sussidiarietà  orizzontale è il presupposto base su cui abbiamo costruito tutto il progetto. Per quanto riguarda il nostro approccio non avrebbe senso, infatti, innescare un processo verticale, con azioni che scendono dall’alto verso i cittadini; questo tipo di azione è, a nostro parere, ormai obsoleta e priva di ripercussioni evolutive sul piano della responsabilità , individuale e collettiva, umana e civica. Non porterebbe nessuna trasformazione di crescita nelle persone e nella comunità . Il primo passo di questo progetto è stato, quindi, la creazione di un questionario ad hoc e una serie di interviste assolutamente informali, che ci hanno permesso di contattare gli abitanti, capire le loro esigenze e aspettative e conoscersi a vicenda. Conseguentemente a ciò e, direi, in modo fisiologico, è nato un comitato cittadino che in questi mesi ci sta affiancando per individuare i migliori interventi da attuare e fare da cassa di risonanza alla nuova vita del parco. Questo permette alla Comunità  di crescere in competenze, esperienze e consapevolezza, e a noi di studiare e incamerare dati perché le nostre azioni siano sempre il più possibile realmente utili.  Il nostro sogno è formare un gruppo cittadino autonomo che nel tempo prenda completamente in mano la situazione in totale collaborazione con le istituzioni, affinché possiamo dirigere il nostro intervento maieutico in altre situazioni.

Vista l’estensione territoriale delle vostre attività  in un territorio che comprende diversi comuni, avete intenzione di stimolare altre amministrazioni comunali ad intraprendere la strada del regolamento per la gestione condivisa?
Crediamo fermamente che il modello della gestione condivisa sia il futuro della nostra società  civile e una strada fondamentale per rivedere il modello di sfruttamento del pianeta, che in effetti rappresenta il bene comune per eccellenza; quindi è nostra ferma intenzione esportare anche in altri Comuni questa possibilità  di cooperazione e partecipazione che il Patto di Collaborazione permette. Abbiamo già  altri progetti in gestazione che prevedono addirittura il coinvolgimento di più Comuni contemporaneamente per la salvaguardia di beni comuni ambientali ” molto speciali ” . Speriamo di avere presto informazioni ufficiali al riguardo da comunicarvi.

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