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CivicWise: urbanistica collaborativa, intelligenza connettiva e azione locale #2

CivicWise propone un metodo collaborativo per costruire azioni locali supportate da una comunità globale

Riprendiamo l'intervista ai CivicWiser Francesco Previti e Pietro Pedercini: nella prima parte avevamo visto come nasce CivicWise, quali sono i suoi obiettivi, il suo metodo e la sua struttura. Ora scopriamo come si accede alla community e quali sono i differenti ruoli che si possono rivestire al suo interno, vedremo il caso della civic Factory di Valencia e alcune esperienze del network italiano. Saranno infine presentati il volume civic Practices e il corso online di Civic Design che partirà a gennaio, per la prima volta ance in italiano.

L’accesso a CivicWise avviene attraverso una semplice registrazione online, è gratuito ed è rivolto a chiunque condivida i valori riportati sul sito. Si può entrare a far parte della community attraverso differenti porte: sia perché si ha un progetto e lo si vuole portare e quindi condividere, sia perché si possiedono delle competenze e magari anche il desiderio di fare qualcosa senza sapere bene come farlo, sia perchè ci si vuole vuole mettere in rete e costruire nuove relazioni, partendo da queste per arrivare all’elaborazione di nuovi progetti. “Ci sono progetti, circoli e network. I progetti sono le azioni che fai; i circoli è come metti insieme le azioni su un territorio, quindi un circolo può essere locale (Milano, Roma, Barcelona) oppure può anche essere tematico (ad esempio sul tema delle civic tech, sulla comunicazione, sulla governance interna ecc.) e quelli lavorano più online. Su uno stesso territorio ci possono essere più circoli, una città può tranquillamente avere 2 o 3 circoli che si occupano di progetti differenti, poi però c’è il network, che è riferito a quel territorio ed è principalmente uno spazio di coordinamento tra i differenti circoli. Quindi a Roma possono esserci tre circoli che fanno riferimento al network Roma; o ancora tutti i circoli che nascono in Italia faranno sempre riferimento al Network italiano. I progetti sono indipendenti e chi li propone deve essere in grado di garantirne la sostenibilità , sebbene possa fare sempre affidamento sul supporto della comunità globale. Vale anche per il finanziamento: non c’è un’organizzazione finanziaria che distribuisce fondi, però la rete può aiutare a trovarli e soprattutto si presenta come partner nella partecipazione a bandi, sia pubblici sia privati.

CivicWise è una banca della conoscenza costruita giorno dopo giorno in maniera condivisa

Quindi l’engagement all’interno della comunità è molto diversificato. CivicWise si presenta come una una banca della conoscenza nella quale tu versi e al tempo stesso prelevi informazioni: ti registri alla piattaforma, rendi open source il tuo progetto e allo stesso tempo ottieni feedback e puoi raccogliere una grande quantità di esperienze. CivicWise “Organizza queste esperienze in modo che siano leggibili, questa è la grande sfida sulla quale stiamo lavorando: come riusciamo a capirci tra di noi per scambiarci le informazioni? Come relazionarci l’uno con l’altro per condividere esperienze e scambiarci feedback?“. I profili dei CivicWiser sono tra i più vari e la transdisciplinarietà caratterizza la comunità : ci sono infatti geografi, urbanisti, economisti, antropologi, sociologi, architetti, designer, ecc. Si tratta di persone interessate al tema dell’urbanistica collaborativa con professionalità e capacità di proporre progetti e soprattutto di portarli a compimento. Ma non ci sono solo i CivicWiser: “Ci sono vari ruoli che abbiamo definito: il fan/l’amico, che supporta l’azione locale ad esempio condividendo le informazioni sui social o partecipando alle attività senza però implicarsi nella progettazione o nella produzione dei contenuti; il membro, che si registra sul sito, cede i suoi dati e automaticamente gli viene aperta la porta dei dati di civicwise; il CivicWiser che coordina un progetto o un circolo e che comunque si prende la responsabilità organizzativa; il CivicConnector è colui che gestisce network, quindi crea le connessioni e le relazioni“. Ad oggi sono più o meno 600 le persone che si sono registrate: 225 circa sono quelli un po’ più attivi sui forum e una cinquantina sono implicate direttamente in progetti.

civicwise.valencia

Molti sono i progetti messi in campo in questi anni, tra cui quello della Civic Factory Fest di Valencia, dove si trovavano Francesco e Pietro al momento dell’intervista: “Siamo nell’hangar di Alinghi, che barca a vela della Coppa America, un edificio sul mare che si trova all’interno di una vastissima area costruita per la America’s Cup del 2007 e poi, come troppo spesso accade per i grandi eventi, abbandonato.” Dopo quasi 10 anni ti inutilizzo CivicWise e la Marina di Valencia hanno trovato un accordo per provare a ridare alla città questo spazio praticamente nuovo e inutilizzato: “per tutto il mese di novembre abbiamo realizzato qui un prototipo della Civic Factory, un luogo dove tutta la cittadinanza può lavorare insieme su progetti specifici per creare delle soluzioni condivise. Quindi molto localizzato però sempre con una rete globale a supporto che è la rete di CivicWise. Questo anche per vedere come funziona un civic factory e soprattutto se può restare qui, negli spazi della Marina, o comunque a Valencia. Ci sono stati laboratori di urbanismo, di partecipazione, di turismo, di economia, poi ancora conferenze, dibattiti, piccoli workshop, tavole rotonde”. Il Fest è stato inoltre l’occasione per organizzare il Glocal Camp che ha visto per una settimana tutti i CivicWiser d’Europa riunirsi e alternare momenti di lavoro specifici su CivicWise e momenti di partecipazione alle attività della Factory. Cos’è successo durante la settimana del Glocal Camp? “Noi qui non abbiamo preso decisioni, bensìabbiamo messo insieme le esperienze raccolte da tutta la comunità , trovato i problemi, condiviso degli strumenti per affrontare questi problemi e adesso li rimettiamo nella comunità . L’idea è che abbiamo trovato questo problema e questa è l’idea emersa dal confronto, cominciamo a lavorarci e poi tra 6 mesi ci rivediamo. Altrimenti c’è il rischio che l’incontro fisico diventi anche escludente, o ci sei o sei fuori dalle decisioni. Invece si tratta di fare una settimana di lavoro che pone le basi per il lavoro successivo.

L’accordo tra CivicWise e la Marina di Valencia per gli hangar dell’America’s Cup

Il Network Italia sta rapidamente prendendo forma. Ci sono vari progetti, ad esempio Pop Hub e Bari che CivicWise ha supportato all’interno del bando bando Culturability come partner, o #SottaninRete ad Altamura. Si tratta di progetti in territori dove non ci sono circoli, ma che sono entrati in rete per volontà dei promotori che li hanno voluti condividere con CivicWise. Poi invece c’è il circolo di Milano che al momento non ha progetti, ma si è creato dall’interesse di tanti attorno alla rete internazionale e dove si lavorato alla prima edizione italiana del corso online di Civic Design che avrà inizio il 16 Gennaio 2017 e terminerà il 31 Maggio 2017. Il Civic Design si applica per ottenere soluzioni collettive pensate per il bene di una comunità : i risultati possono essere di vario tipo, ad esempio servizi, strumenti, metodi, strategie, politiche e molti altri. Il corso, che vanta già all’attivo due edizioni spagnole e una francese per un totale di 470 iscritti, si struttura sui concetti di progettazione condivisa, intelligenza connettiva e territorio, per promuovere dinamiche collaborative e produrre soluzioni ad hoc per i territori.

civicwise.corsoIl corso è rivolto a “chiunque voglia cominciare a entrare in rete con CivicWise e a sperimentare la creazione collettiva di soluzioni. Non c’è un pregiudizio sul tipo di expertise o sul tipo di progetto in cui sei coinvolto. Il corso presenta l’esperienza maturata dai vari CivicWiser nel campo della progettazione di questi processi civici, tra cui Domenico di Siena, uno dei promotori del circolo di Londra con un’esperienza quindicennale in questo campo. Dopo la prima edizione si è deciso che diventasse strumento integrante della comunità di civicwise, con i contenuti propri della rete e su come questi contenuti possono essere messi insieme per creare nuovi progetti”. Ci saranno anche ospiti nazionali, delle expertise del territorio italiano che abbiamo sono state coinvolte, come Tempo Riuso da Milano e Urban Experience da Roma. La loro partecipazione è fondamentale per capire com’è il territorio italiano, per caratterizzare e soprattutto dare concretezza al corso. “Una cosa che possiamo dire a Labsus in anteprima è che, poiché durante quest’ultimo Glocal Camp di Valencia abbiamo strutturato l’Accademy di CivicWise, i corsi italiano francese e spagnolo si svolgeranno per la prima volta in parallelo. Abbiamo previsto dei momenti di condivisione, delle giornate speciali chiamate le CivicMarathon durante le quali tutti i partecipanti dei corsi possono collegarsi e presentare il proprio progetto in inglese anche ai gruppi degli altri Paesi. In questo modo riusciamo a costruire delle reti trasversali e soprattutto tutti i partecipanti entreranno direttamente nell’operatività della piattaforma di CivicWise. Cosìchi ha un progetto lo può mettere in rete e chi non ce l’ha può trovare un gruppo che lavora su temi di suo interesse e prendervi parte.”

civicwise.libroEmerge chiaramente la voglia di raccogliere esperienze e expertise al fine di condividere saperi e pratiche e lavorare nella costruzione di decisioni condivise e non imposte. Una prima raccolta di pratiche è reperibile nel libro Civic Practices, un libro che raccoglie 70 pratiche nato da una campagna di crowdfunding che ha avuto un grande successo: “l’idea era di fare un crowdfunding per un libro che raccogliesse pratiche civiche. Prima abbiamo fatto la call per i progetti, inizialmente dovevano essere 50 e invece saranno 70 perchè sono arrivate molte candidature e abbiamo cercato di pubblicarli tutti. Dopo abbiamo fatto il crowdfunfing per realizzare la pubblicazione che ha raggiunto l’obiettivo. Non sono tutti progetti che hanno avuto a che fare con CivicWise; siamo riusciti a diffondere bene la call e ci sono stati molti casi di gente che è entrata in contatto con noi mandando il progetto”.

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