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Fiori o Cemento? La storia dei Kleingarten di Berlino

Storie da Berlino: una nuova rubrica dalla Germania

Quest’articolo apre una nuova rubrica su Labsus dedicata ad esperienze di rigenerazione e cura dei beni comuni nella capitale tedesca: storie di cittadini attivi che in modi differenti hanno cambiato la realtà urbana di Berlino.
Il racconto di oggi è quello dei Kleingartenkolonie, o Kleingarten, di Oeynhausen. Ci troviamo nella ex Berlino Ovest, più precisamente tra il quartiere di Wilmersdorf e Schmargendorf, un’area molto tranquilla e prevalentemente residenziale.
Scherzosamente i Kleingarten vengono chiamati Laubenpieper (“Nidi di uccelli in una pergola”) oppure Schrebergarten, dal nome del fondatore. La traduzione letterale della parola è “piccolo giardino”, ma in realtà non esiste una traduzione in italiano che renda completamente il senso di questo fenomeno. Un Kleingarten è un giardino o un orto urbano che si trova in un complesso (Kleingartenanlage) composto sia da giardini individuali che da strutture comunitarie, come percorsi, aree gioco, spazi per associazioni.

Sono aree di risulta “conquistate” dai cittadini nel corso del tempo, ad oggi legalizzate e gestite tramite un sistema normativo di comunità. L’utente usa l’area per la produzione di prodotti orticoli per uso personale, giardinaggio e per servizio di recupero senza trarne profitto. Un Kleingarten non dovrebbe essere più grande di 400 mq ed è possibile nel proprio lotto avere un alloggio, un pergolato, con un massimo di 24mq. Almeno 1/3 dell’area del proprio giardino deve essere utilizzata per la coltivazione… e se non si è esperti del mestiere? In tal caso ci sono corsi ed eventi organizzati dall’associazione che gestisce la piccola colonia. Le regole da rispettare sono infatti diverse: non si possono ad esempio piantare certi tipi di alberi, né usare erbicidi. E, soprattutto, è obbligatorio smaltire adeguatamente i rifiuti.

Come funziona un Kleingarten

Gli uffici distrettuali e i proprietari terrieri privati affittano le loro aree di assegnazione alle associazioni distrettuali dei Kleingärtner (proprietario del lotto) tramite un contratto d’affitto. Le associazioni distrettuali assegnano quindi i singoli appezzamenti ai Kleingärtner interessati. Per quanto tempo lo stabilisce il contratto. Gli affittuari sono molto tutelati in quanto qualora il contratto dovesse essere scisso prima del tempo verranno risarciti dal proprietario terriero.
Molti di questi Kleingarten sono “giardini permanenti”, identificati dalla scritta Dauerkleingartenanlage. Grazie al programma Stadtgrün (Città verde) di Berlino oggi sempre più giardini sono tutelati e permanenti.

Le origini

Ma chi è stato il pioniere dei Kleingarten? Il medico ortopedico Daniel Gottlob Moritz Schreber (1808 – 1861) più di 150 anni fa avviava questa “tradizione” con il suo amico e collega Ernst Hauschild. Il dottore aveva concepito questi spazi come luoghi ludici e di guarigione per i bambini malati figli degli operai. Negli anni divennero i “giardini poveri” che durante la guerra dovevano consentire alle persone bisognose di autosostentarsi, piuttosto che ricevere un sostegno finanziario.
Nel 1904 venne fondata la Kleingartenkolonie di Oeynhausen: una colonia di 12 ettari che per gestirla tutta c’è bisogno di ben tre associazioni. Nel 1986 fu avviata una procedura dal distretto del quartiere Wilmersdorf di pianificazione territoriale per tutelare questo bene comune. Nonostante le numerose richieste dell’assemblea distrettuale questo processo non è mai stato completato.

Bäume oder Beton? Fiori o Cemento?

Nel 2008 la società privata Lorac compra l’area per 600.000 euro dalla Deutsche Post (Posta). I Kleingärtner, intuendo il rischio che tutto quello per cui avevano lavorato poteva essere loro tolto da un momento all’altro, fondano nel 2013 l’iniziativa cittadina di giardinieri e residenti dal nome Bedrohtes Idyll con lo slogan “Bäume oder Beton?” (Fiori o Cemento?). Il loro motto metteva gli abitanti davanti ad una decisione, diretta, che andava contro la possibile minaccia di “convertire” la Kleingartenkolonie in un complesso residenziale con appartamenti di lusso.
Incomincia così un’intensa mobilitazione di cittadini, spinti dal forte sentimento che li lega ancora ad oggi a queste terre. Tra quelle persone c’era chi aveva il lotto da quando era solo un bambino, ma anche chi ne riconosceva il grande valore ambientale. Nel 2014 il movimento ottiene un referendum cittadino, dove l’argomento in questione era la permanenza dei Kleingartenkolonie di Oeynhausen. Nonostante il 77% dei voti favorevoli, la politica non era dalla loro parte: si rimanda così ancora una volta la decisione sulle sorti dell’area.

Dalla mobilitazione al compromesso

Nel 2015 entra in gioco un nuovo attore, una società immobiliare, che decide di comprare per 40 milioni di euro i Kleingarten dalla società Lorac, “sfidando” così i cittadini. L’anno successivo i Kleingärtner arrivano però a un compromesso con il gruppo Groth, il nuovo proprietario, riuscendo a salvare circa la metà dei giardini individuali. L’idea iniziale della società immobiliare era quella, ovviamente, di costruire appartamenti di lusso, ma con l’accordo si riesce a stravolgere il progetto: la Groth viene “costretta” a includere nuove funzioni, come alcuni appartamenti popolari, una scuola, un asilo nido e una nuova sede per l’associazione.
Non sempre protestare porta a qualcosa e non sempre i movimenti dal basso finiscono come vorremmo. Questa storia rappresenta però un grande esempio di coraggio e di vita: i cittadini hanno sentito di poter fare la differenza, perché uniti sarebbero stati forti. Hanno combattuto per un bene comune perché lo ritenevano giusto, non si sono sentiti una goccia in mezzo al mare, si sono sentiti il mare.

Foto in anteprima di Mathias Arlund su Unsplash