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Beni comuni e amministrazione condivisa Lombardia Patti di collaborazione

A Brescia l’agricoltura sociale è una pratica di comunità

Al bosco sociale di Sanpolino si coltivano aggregazione e partecipazione

Il bosco sociale di Sanpolino è un spazio verde di circa 5.000 mq di proprietà comunale. Nato dall’impegno della cittadinanza, tra olmi spontanei, dal maggio 2018 è un Patto di collaborazione quadriennale, unendo attorno alle tematiche ambientali, sociali e culturali, l’Amministrazione comunale di Brescia e l’associazione La Lombrica (nata come Terra e Partecipazione).

Un patto che parte da lontano

Nel quartiere Sanpolino a Brescia, durante il 2014, cittadine e cittadini fondano il gruppo informale Terra e Partecipazione che, grazie ad un bando, ottiene per due anni in comodato d’uso gratuito un’area comunale edificabile. Peculiarità dell’area incolta è un rigoglioso bosco spontaneo di olmi, diventato tetto e casa di numerose attività organizzate da Terra e Partecipazione: dal festival di sensibilizzazione ambientale, al corso di agricoltura sinergica, passando per laboratori di auto-produzione.
Germoglia così il bosco sociale di Sanpolino che unisce la componente umana a quella naturale, generando da un’area abbandonata dinamiche partecipative, scambi intergenerazionali di saperi ed esperienze. A novembre 2016 termina il contratto di comodato d’uso e l’area ritorna nell’elenco delle aree silenti comunali.

Dalla pagina Facebook di Terra e Partecipazione  

L’inarrestabile onda della cittadinanza

Nel corso degli anni, il gruppo Terra e Partecipazione non si è arrestato, è cresciuto e si è trasformato generando l’associazione di promozione sociale La Lombrica.
Con questo nuovo assetto, a due anni dalla scadenza del comodato d’uso, presenta all’Amministrazione comunale un nuovo progetto sociale che sarà base per il Patto di collaborazione: continuare le attività nate nel bosco di Sanpolino e ampliarle nell’area non edificabile adiacente, per proseguire l’impegno della tutela del territorio, della biodiversità e delle relazioni. Nasce così un’oasi verde di circa 5.000 mq che a partire dalla primavera del 2018 viene ripulita e riorganizzata, usando l’approccio della permacultura. La conseguente rigenerazione del terreno, impoverito dallo sfruttamento perpetrato negli anni dall’attività agricola, trasforma l’area dandogli nuova linfa e potenzialità. Prendono posto e si sviluppano un orto sinergico, un frutteto, un bosco didattico con pascolo tra i quali trovano spazio le arnie delle api e l’area conviviale
In questa nuova casa verde continuano le attività laboratoriali, ludiche, agricole, artistiche e culturali, sia per adulti sia per bambini, coinvolgendo scuole, realtà cittadine e cittadini attivi. Tra questi vi è anche Stefania D’Amato, illustratrice bresciana che dal 2018 disegna le comunicazioni del Bosco Sociale.

Agosto 2018. Laboratorio di xilografia per la decorazione della yurta

Sanpolino miccia verde della città

La pratica sociale avvenuta al bosco di Sanpolino è stata d’esempio. Come una melagrana, si è aperto alla città e ha disseminato numerosi semi, innescando progetti che si sono moltiplicati nel tempo. Come riportato dal periodico I Consigli informano nascono un orto comunitario nel carcere di Verziano, un orto e un forno comunitari nei giardini di via Sardegna, progetti di agricoltura sociale con i richiedenti asilo, laboratori nelle scuole e una biblioteca dei semi.
Tratto fondante dell’esperienza di Sanpolino è l’apertura a chiunque ne voglia far parte e condividere le finalità, a prescindere dalla propria provenienza. La partecipazione è libera e attiva, consapevole e responsabile. L’opportunità è quella di creare, vivere insieme e condividere un’area verde del quartiere, lontana dalle logiche del consumo del suolo e volta alla riscoperta della socialità nella natura.

Pratiche che cambiano: mani nella Terra

Citando un comunicato dell’associazione, il Bosco Sociale di Sanpolino è uno spazio di resistenza e resilienza. Va vissuto quotidianamente dialogando sul significato di vivere la città fuori dalle logiche del consumo e della cementificazione. Mani nella Terra ne è l’esemplificazione. Nome scelto per la progettazione di una foresta commestibile avvenuta a Febbraio 2019, è un invito a mettersi in gioco, riscoprendo il piacere di stare a contatto con il terreno, praticando cura reciproca. Con la piantumazione partecipata di 50 alberi da frutto è nata la Food Forest di Sanpolino, una foresta commestibile che tenderà all’autofertilità e autoregolazione.


Purtroppo nella delibera e nel testo del Patto di collaborazione, questo sottobosco di pratiche comunitarie non emerge. Questa scelta rischia di non dare il giusto valore alle energie, alle sinergie e alla creatività presenti, rendendo il Patto di collaborazione un mero atto burocratico che i cittadini faranno fatica a sentire proprio.
Pratiche che cambiano è il nome scelto per la festa, giunta alla sua terza edizione e che, come scritto nel comunicato, chiama a raccolta dal quartiere, dalla città e dai continenti le forze in difesa degli spazi pubblici e della condivisione libera e spontanea dei saperi artistici.
Chissà se, in un ipotetico rinnovo del Patto di collaborazione, la comunicazione del capitale relazionale troverà spazio nel testo.
“Pratiche che cambiano” penso possa essere un giusto augurio di buona continuazione.