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Beni comuni e amministrazione condivisa Storie e notizie

Per una comunità di pratica sovralocale: racconti da Chieri

Un laboratorio sui beni comuni a cura del gruppo piemontese, nell'ambito del progetto "Patti. Per l'amministrazione condivisa dei beni comuni nell'area metropolitana di Torino"

Dal confronto emerge valore, consapevolezza, e una spinta propulsiva per nuove progettualità: il 6 aprile, in una giornata dedicata dal Comune di Chieri all’amministrazione condivisa dei beni comuni, abbiamo incontrato tecnici, politici, cittadini e associazioni, in una ricca mattinata laboratoriale nei suggestivi spazi della ex Tabasso. Sono intervenuti commoners provenienti anche da altri territori dell’area metropolitana di Torino con cui Labsus collabora da tempo, già attivi su patti di collaborazione in corso, quali Chivasso e Collegno.

Open Space Technology

Abbiamo scelto, come strumento operativo e di coinvolgimento, l’Open Space Technology, una metodologia che, seppure viene utilizzata da vent’anni, rimane innovativa nell’esperienza concreta, ogni volta diversa, poiché ogni volta i gruppi di lavoro presentano dinamiche differenti. Harrison Owen, pioniere degli OST, è partito dall’osservazione del fatto che spesso, nei gruppi di lavoro, le persone scambiano idee e opinioni con più entusiasmo, libertà e interesse nella pausa caffè che non nelle fasi più classiche di workshop. Il presupposto dell’OST è la creazione di un clima informale in cui le persone sono autonome e libere di esprimersi, senza sentirsi giudicate. Dopo un rapido passaggio di presentazioni e di aspettative, da cui già sono emersi fili rossi di connessione tra territori e persone, abbiamo ragionato su un macro-interrogativo: che domande ci dobbiamo fare per valutare l’andamento di un patto di collaborazione? Come possiamo monitorane l’andamento e gestirlo al meglio, con competenza e tutela del bene comune per tutto il ciclo di vita del patto?

Dagli interventi della quarantina di presenti sono derivati tre tavoli di lavoro, uno sulla comunicazione diffusa e l’engagement dei cittadini, a rinforzo del significato sempre in evoluzione del bene comune attorno a cui si rinsalda una comunità; il secondo sulla sostenibilità dei patti di collaborazione, e sulla complessità di un eventuale sviluppo economico e di lavoro che ne può scaturire; e un terzo sulla gestione del patto, in cui svolge un ruolo fondamentale la capacità di costruire con continuità una relazione di fiducia tra i cittadini, le organizzazioni e la pubblica amministrazione.

Il patto innesca relazioni

La delicatezza e il significato profondo di un patto si innerva esattamente nella caratteristica relazionale, arricchente, responsabilizzante di qualcosa che va ben al di là del recupero di un parco, di un edificio abbandonato, di un bene immateriale. Qualcosa che si evolve e muta nel tempo, ed è un obiettivo condiviso di una comunità che deve rimanere aperta, trasparente e inclusiva se vuole rimanere sana; qualcosa che è riconoscibile in quanto, se si arricchisce, arricchisce tutti; se si impoverisce, impoverisce tutti.
Opportunità, punti di forza, ostacoli e fragilità di tali processi, dal riconoscimento, all’attivazione, alla co-progettazione e alla gestione, fin tanto al rilancio di un patto, sono ben noti ai commoners, che siano amministratori o cittadini: sono in primis persone. In “bene comune” si è soliti concentrarsi sulla parola “comune”, per differenziarla da “pubblico”. Il confronto in cui ci siamo tutti messi in gioco a Chieri, ci ha ricordato che è altrettanto importante la parola “bene”: quale motore delle persone che impiegano il loro tempo, la loro passione e le loro competenze, a vario titolo. Questa positività rimane, nonostante le difficoltà, sottostante, come un tesoro sepolto a cui i commoners attingono il motivo profondo delle loro azioni.

Verso una comunità di commoners dell’area metropolitana di Torino?

Dall’OST è emerso forte e chiaro questo bisogno/desiderio di confrontarsi anche tra territori diversi, per aumentare le competenze soprattutto nei campi della comunicazione, del monitoraggio, della misurazione di impatto, di management, attraverso eventi  e momenti laboratoriali: in un percorso che stiamo costruendo, insieme a tutti quelli che ne vorranno far parte.
Il gruppo territoriale piemontese ha aperto da qualche mese un Punto Labsus, primo in Italia, in via Lombroso 16, a Torino. È possibile prendere un appuntamento scrivendo a piemonte@labsus.net.
Patti. Per l’amministrazione condivisa dei beni comuni nell’area metropolitana torinese”, sostenuto da Compagnia di San Paolo, è finalizzato alla formazione e all’accompagnamento degli amministratori e dei cittadini attivi per innovare le modalità di gestione dei beni comuni.