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Scuole di cittadinanza: per formare cittadini attivi, responsabili e solidali

Sono nate a Roma nei mesi scorsi le Scuole di cittadinanza, un’iniziativa di Labsus che ha l’obiettivo di formare cittadini disposti ad impegnarsi per realizzare l’Amministrazione condivisa dei beni comuni attraverso i Patti di collaborazione

Un’esperienza importante e quanto mai utile di questi tempi. Nascono sulla scia dell’art 118, ultimo comma, della Costituzione le Scuole di cittadinanza e puntano a offrire gli strumenti per realizzare concretamente, nel proprio territorio, uno o più Patti. Il testo dell’art. 118 Cost., infatti, recita così: «Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà».
Ecco, per dare corpo a questo principio, i Patti hanno un ruolo fondamentale: non soltanto come fattori di innovazione, ma anche, se non soprattutto, come “catalizzatori di relazioni”, nell’aiutare le persone a ricostruire i legami di comunità, a produrre coesione sociale e senso di appartenenza, liberando le tante energie nascoste nelle nostre comunità. Quanto oggi siano importanti questi valori, è sotto gli occhi di tutti.

A chi si rivolgono

Le Scuole di cittadinanza sono rivolte a studenti e insegnanti delle scuole superiori, abitanti dei quartieri dove si svolgono, associazioni e comitati di quartiere, amministratori, funzionari comunali e dei municipi e in generale chiunque si sia già attivato o voglia attivarsi per la cura dei beni comuni o comunque voglia approfondire le tematiche dellAmministrazione condivisa.
In sostanza, dice Gregorio Arena, le Scuole di cittadinanza sono un’invenzione di Labsus «per fare esattamente ciò che indica il loro nome: formare cittadini, perché “cittadini si diventa”. In particolare, le Scuole mirano a formare cittadini attivi, responsabili e solidali, capaci di usare nel modo migliore strumenti come il Regolamento per l’Amministrazione condivisa dei beni comuni ed i Patti di collaborazione, per migliorare la qualità della vita di tutti».
È importante sottolineare il metodo su cui è stato impostato il percorso di formazione: il confronto tra il modello tradizionale di amministrazione (con i cittadini “sudditi” da una parte e la struttura burocratica dall’altra) e il nuovo modello dell’Amministrazione condivisa, basato – appunto – sulla “sussidiarietà”, ossia sull’intreccio (nella differenza di ruolo e funzioni) tra istituzioni e cittadini. Viene mostrato nei suoi aspetti particolari e spiegato, illustrando gli strumenti, sia normativi, sia di altro genere, che permettono di attuare il principio di sussidiarietà di cui all’art. 118, ultimo comma.
Il fine è quanto mai concreto: a conclusione del corso i partecipanti devono essere in grado di progettare un vero e proprio “Patto di collaborazione” fra cittadini ed istituzioni.
Ed è proprio questo aspetto che sottolinea uno dei giovani docenti Cristiano Tancredi: «Le scuole di cittadinanza non sono soltanto un’occasione di formazione per i partecipanti, ma anche per noi giovani docenti che abbiamo la possibilità di crescere e arricchirci nel confronto. Oltre alle tematiche che vengono affrontate nel corso, quello del dibattito è l’aspetto che più mi piace; perché rappresenta un vero e proprio stimolo alla ricerca e all’approfondimento».

Le modalità di svolgimento del corso

Il corso si articola in tre moduli formativi procedendo dal generale al particolare.
Il primo, mette a confronto il modello di amministrazione tradizionale (ottocentesco), fondato sul paradigma bipolare (da una parte l’amministrazione, dall’altra i cittadini), con il nuovo modello dell’Amministrazione condivisa, fondato sul paradigma sussidiario. Viene poi illustrato il “Diritto amministrativo della sussidiarietà”, composto dal Codice del Terzo settore (in particolare l’art. 55) e dai Regolamenti per l’amministrazione condivisa adottati finora da oltre 235 comuni italiani e applicati attraverso le migliaia di Patti di collaborazione stipulati in questi comuni. Infine, viene illustrato il passaggio dei beni da pubblici a comuni sulla base di un’assunzione di responsabilità condivisa nei confronti di tali beni da parte dei cittadini attivi firmatari dei patti.
Il secondo modulo è dedicato all’approfondimento dei Patti di collaborazione, della loro struttura, dei loro contenuti, delle modalità per progettarli e del loro ruolo.
Infine, nel terzo, le nozioni acquisite nei primi due moduli vengono applicate, con l’aiuto di docenti e facilitatori, in un laboratorio di progettazione di un Patto di collaborazione per la cura di un bene comune, materiale o immateriale, presente sul territorio dove si è svolto il corso.

Sinergie e collaborazioni

I corsi sono completamente gratuiti per gli studenti e per i soci di Labsus e sono a numero chiuso – 15 gli alunni – per una più efficace interazione tra docenti e partecipanti. In questo periodo si tengono online, ma si spera, non appena possibile, di tornare alle modalità in presenza.
I corsi realizzati fino ad oggi presentano un’utenza diversificata che ben testimonia l’ampio interesse che le Scuole di Cittadinanza stanno riscuotendo a Roma.
Il primo corso ha visto infatti la partecipazione del gruppo di volontari Retake Parco degli Acquedottiinsieme ad alcuni giovani di Scomodo, ed ha coinvolto anche il Direttore del Parco Archeologico dell’Appia AnticaSimone Quilici, per ragionare sull’ipotesi di una collaborazione fra i volontari che agiscono sul territorio ed il Parco Archeologico.
Il secondo ha visto la partecipazione di Greenpeace, nuovamente di Scomodo e delle associazioni che si prendono cura di 2 parchi del quartiere Esquilino – il parco Carlo Feliceed il parchetto di Via Statilia, ed ha prodotto le linee guida per la scrittura di 2 Patti di collaborazione per la cura di ambedue i parchi – nel corso sono stati coinvolti anche gli assessori Monteverde e Vincenzoni del I Municipio, che da tempo lavora secondo i principi della sussidiarietà pur in assenza di approvazione del Regolamento Beni Comuni da parte del Comune di Roma.
Il terzo ha coinvolto alcuni rappresentanti di una rete di associazioni dei quartieri Parioli/Pinciano, che attraverso la loro competenza specifica di urbanisti stanno ragionando su una trasformazione dei loro quartieri in ottica “15 minuti” (vale a dire “tutti i servizi raggiungibili a piedi o con mezzi pubblici in non più di 15 minuti”) e quindi progetteranno dei patti di collaborazione per la riqualificazione di immobili e piazze del quartiere che possano diventare punti di aggregazione e di servizio pubblico.
Il quarto corso, in realizzazione in queste settimane, coinvolge gli insegnanti del liceo Augusto, con l’obiettivo non solo di trasmettere loro i concetti della cittadinanza attiva e di sussidiarietà ma anche di metterli in grado di trasmettere tali concetti ai propri alunni, coinvolgendoli nella progettazione di Patti di collaborazione per azioni di cura del territorio o della scuola stessa.
Per i prossimi mesi sono inoltre in programma: diversi corsi per alunni/insegnanti di altri licei romani; un corso nel quartiere di Tor Bella Monaca nell’ambito del programma Periferia Capitale della Fondazione Charlemagne, che vedrà coinvolte le associazioni locali e i cittadini attivi del territorio; corsi per i giovani e le scuole del VII Municipio coinvolti nel progetto Retake Young del gruppo Retake del Parco degli Acquedotti

Per ulteriori informazioni, potete scrivere a lazio@labsus.net