Beni comuni e amministrazione condivisa Il punto di Labsus

L’Amministrazione condivisa arriva in Francia!

La città di Grenoble si ispira a Labsus e approva i primi Patti "di cooperazione"
Grenoble

È con grande emozione che diamo in anteprima ai nostri lettori una bella notizia di respiro europeo: dal 28 marzo 2022 la possibilità di stringere un Patto per la cura di beni comuni non è più soltanto italiana. In questa conversazione cerchiamo di capire meglio la prospettiva francese dialogando con Anne-Sophie Olmos e Xavier Perrin, che hanno rispettivamente responsabilità politiche e tecniche nel Comune di Grenoble. Li ringraziamo profondamente per lo scambio costante e appassionato tra loro e Labsus che dura da anni, passando anche da altri soggetti e città francesi.

Grenoble come Bologna, culle della cooperazione

Come prima della stipula di un bel Patto di collaborazione spesso ci sono anni di processo partecipativo, così la storia cooperativa di Grenoble è alla base della rivoluzionaria delibera che trovate in calce a questo articolo. «Siamo soliti dire che la storia di Grenoble s’inscrive nella storia della cooperazione. Questa città ha visto la nascita delle prime mutue in Francia intorno all’attività dei guantai. Ne siamo abbastanza orgogliosi! Un altro esempio del XIX secolo è quello del ristorante aziendale organizzato attraverso una municipalità, un sindaco e un’associazione per l’accesso al cibo a buon mercato per la popolazione operaia» ci spiega Anne-Sophie. Fu proprio a Parigi cinque anni fa che mi fecero notare che forse non è un caso che l’Amministrazione condivisa dei beni comuni sia nata proprio nella culla bolognese della cooperazione. Xavier continua: «Energia, riscaldamento, acqua, alloggi e altre grandi politiche sono state nei secoli scorsi gestite a Grenoble nella logica di quelli che oggi chiameremmo beni comuni: ce li abbiamo insomma un po’ nel nostro DNA, infatti anche sui dati digitali stiamo molto attenti ai rischi legati alla privatizzazione».

Diamo a Cesare ciò che è di Cesare

Quando chiediamo loro di raccontarci come è andata l’adozione della delibera per la co-gestione dei beni comuni a Grenoble, mi rispondono che sono molto felici di poter copiare gli italiani. Anne-Sophie tiene a sottolineare l’importanza che ha per lei la scelta di alcune parole e non di altre. Preferisce parlare di democrazia cooperativa in cui «c’è voglia di fare insieme, amministratori e cittadini, nella stessa direzione», anziché di democrazia contributiva, in cui gli amministratori chiedono ai cittadini di contribuire; poi rimarca una grandissima differenza con i processi partecipativi in cui molti dispositivi esistono solo per dire «non sono d’accordo, farei in modo diverso eccetera».
Se oggi il Comune di Grenoble fa Patti con i suoi abitanti, è perché nel precedente mandato è iniziata l’esperienza dei Cantieri aperti al pubblico, in un quartiere dove non era possibile per la città avviare un processo di rigenerazione urbana, i fondi erano altrove, ma le persone erano molto motivate e ​​hanno detto «siamo pronte a farlo, non vi chiediamo nulla, non vogliamo necessariamente dei soldi! Vi andrebbe bene se iniziassimo?». E gli eletti politici hanno preso in considerazione la proposta, rispondendo: «In effetti voi siete super motivati, noi abbiamo le attrezzature e agenti comunali che possono vigilare un po’ la cosa affinché tutto vada bene, quindi: facciamolo insieme! In effetti potrebbe sembrare molto banale, ma è andata proprio così: tutti hanno lavorato insieme per qualche giorno e poi è nato il Bastione, uno spazio con pallet recuperati come piccoli elementi di arredo urbano, è stato rifatto un campo di basket, hanno piantato dei fiori… Ecco qua, una presa in carico dello spazio pubblico». E questa prima esperienza ne ha figliate tante piccole altre.

Anne-Sophie Olmos, consigliera comunale di Grenoble preposta al controllo di gestione e agli appalti pubblici

Dallo spazio pubblico al patrimonio costruito

A generale conferma della crescente società della cura nel mondo negli ultimi quindici anni, e in particolare assonanza con l’esperienza italiana dal 2014 ad oggi, a Grenoble succede che la voglia di contribuire liberamente è così tanta che il municipio non riesce a star dietro a tutte le proposte di cooperare che arrivano dagli abitanti e dai gruppi attivi. Ma i nostri interlocutori non sembrano spaventati da tutte queste energie civiche locali, anzi: sembra loro arrivato il tempo di spingere questo nuovo approccio verso sfide più difficili, ad esempio verso cooperazioni per rimettere a posto insieme immobili. Come in tutta Italia, iniziano ad arrivare anche al comune di Grenoble molte proposte dal basso per migliorare insieme le scuole.

Semplificare la burocrazia per facilitare quella che voi chiamate l’autonoma iniziativa

«Che non sia l’attore pubblico a condurre il processo partecipativo e che le persone abbiano delle buone idee va benissimo, ma bisogna trovare nel municipio gli interlocutori giusti» dice Xavier, ricordando che «ciò che avevamo capito a Bologna era che c’erano meccanismi d’accesso facili, uno sportello facile, un portale leggibile, delle risorse umane molto ben identificate a questo scopo, un testo amministrativo semplice e comprensibile, gli aspetti legati alla sicurezza sistemati attraverso la figura del collaboratore occasionale al servizio pubblico prevista dall’ordinamento francese».

Reazioni, similitudini e differenze con i Patti alla Labsus

Tornando con la memoria alla prima città italiana che adottò il Regolamento per l’Amministrazione condivisa dei beni comuni e all’incredibile tam tam che attraversò tutta l’Italia nella primavera del 2014, non possiamo fare a meno di chiedere come stia andando al di là delle Alpi. Ma Anne-Sophie dice che «non è stato affatto un piacere presentare questa delibera al Consiglio municipale: le opposizioni sono state piuttosto aspre e le associazioni a loro volta ci chiedevano polemicamente quale fosse il loro posto in tutto ciò». A partire da questa frase e poi nel corso dell’intera intervista si chiarisce sempre meglio che Grenoble ha voluto iniziare a fare Patti per cooperare con cittadini singoli e con gruppi informali, ma non con le associazioni: questa è una grande differenza con il nostro principio costituzionale di sussidiarietà orizzontale e con l’interpretazione che ne danno i Patti alla Labsus in corso in Italia. Anche a Grenoble molti timori riguardano la paura che lo Stato arretri insieme alla fornitura dei servizi, ma come Anne-Sophie sottolinea «gli abitanti propongono di fare attività diverse da quelle appaltate ai fornitori di servizi e le fanno per poche ore. Ovviamente invece la rete dei commoners francesi ha riconosciuto e salutato con entusiasmo questa nuova stagione di democrazia cooperativa: a inizio luglio racconteremo i nostri primi patti come ospiti del X Forum degli usi cooperativi a Brest. La Gazette des communes ci ha dato visibilità mediatica». «È un peccato ma la scena continua a essere occupata dalle agorà e dalle forme più tradizionali della partecipazione» constata Anne-Sophie, e Xavier aggiunge: «È anche incredibile che in tempi di crisi come quelli che stiamo vivendo le istituzioni non capiscano il gran bisogno di orizzontalità che ha la società e continuino al contrario a proporre forme di subordinazione, controllo, delega e liberalizzazione».

Delibera = Patto + Certificato

Il primo atto della delibera è il Patto di cooperazione che è il documento su cui si dice cosa si fa insieme e si protegge dal punto di vista legale sia l’amministrazione pubblica locale che le persone che contribuiscono. In secondo luogo c’è il Certificato, che ha lo scopo di valorizzare la partecipazione all’azione della cittadina e del cittadino: questo documento esisteva già per tutto ciò che era democrazia partecipativa, veniva rilasciato in seguito alla frequenza di un modulo formativo tenuto dalla Facoltà di Scienze politiche di Grenoble, ma ora lo si completa dichiarando che le persone si impegnano con azioni di cura dei beni comuni. L’esempio che Anne-Sophie usa frequentemente è quello di una signora di cinquant’anni in cerca di occupazione, che al suo curriculum può allegare questo certificato per dimostrare che è attiva nella società a servizio di tutte e tutti. Nel processo di educazione popolare è chiaro che questo pezzo di carta è solo il primo passo di un ben più complesso processo di riflessione sulla creatività delle persone e altri aspetti estremamente importanti.

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Foto di copertina: Chantier Arlequin a Grenoble (credits:Nicolas Waechter su Flickr)



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