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Da villa confiscata a bene comune: con i Patti è possibile

A Bologna l'associazione Libera ed il Comune hanno firmato un Patto di collaborazione per la gestione di Villa Celestina, un bene confiscato alla criminalità organizzata e ora restituito alle comunità
Villa

Una villa confiscata, circondata da un’ampia zona verde, in uno dei quartieri del centro città: grazie a un Patto di collaborazione tra l’Area Quartieri del Comune di Bologna e Libera, associazioni nomi e numeri contro le mafie coordinamento Bologna, il bene viene riutilizzato in modo temporaneo, nell’attesa che vengano realizzati i lavori per l’assegnazione definitiva.

La storia di Villa Celestina

Per comprendere la potenzialità del Patto di collaborazione stipulato per la gestione di Villa Celestina, è necessario conoscere la storia di questo bene, entrato a far parte del patrimonio del Comune di Bologna solo nel 2018.
La villa era di proprietà dell’imprenditore Giovanni Costa, condannato per riciclaggio aggravato di denaro proveniente anche da alcune famiglie legate a Cosa Nostra. Come previsto dalla normativa antimafia, i beni frutto dei proventi illeciti vengono confiscati dallo Stato e così è accaduto nel 2008 anche a questo complesso immobiliare.
Nel 2018, grazie all’interessamento di alcune realtà territoriali come il Coordinamento di Libera Bologna, l’Amministrazione comunale ha preso in carico la gestione di villa Celestina, primo bene confiscato assegnato al Comune di Bologna. Sono trascorsi dieci anni dalla confisca definitiva e la villa, che, non ancora stata ristrutturata, si presenta come una struttura fatiscente e non utilizzabile senza un importante intervento di ristrutturazione.
Per non correre il rischio che questo luogo, situato nel centro di Bologna, restasse ancora abbandonato, Libera ha organizzato nell’estate del 2018 un campo estivo all’interno delle proposte “E!state Liberi” promosse dall’Associazione in tutta Italia, dedicato al racconto di Villa Celestina.

Dalle collaborazioni temporanee ai Patti

Visto il buon esito delle collaborazioni temporanee, si è deciso di dare continuità alle attività da realizzare nel giardino della villa con un Patto di collaborazione, strumento che l’amministrazione di Bologna conosce e utilizza fin dal 2014.
Nel 2019 viene firmato il Patto tra il Coordinamento di Libera e l’Area Quartieri di Bologna, poi rinnovato a gennaio di quest’anno.
L’accordo riguarda la gestione e la valorizzazione dell’area verde antistante la villa (poi esteso, con la rinnovazione anche all’area retrostante), nell’attesa che si possa procedere con il reale riutilizzo della struttura che verrà destinata a edilizia a scopi sociali. Perché questo si realizzi, è però necessario attendere i lavori di ristrutturazione.
Il Patto di collaborazione si inserisce quindi in una parentesi temporale nella quale non è ancora possibile realizzare le attività che l’Amministrazione ha immaginato per il suo riutilizzo definitivo, dando una risposta concreta alla fondamentale necessità che i beni confiscati vengano al più presto resi fruibili da tutta la collettività.

Inaugurazione di Villa Celestina (Fonte: Libera Bologna)

Beni confiscati

Quest’esigenza si può meglio comprendere se si conosce il processo che ha portato la legislazione antimafia a imporre prima il sequestro e la confisca dei beni ai mafiosi, e poi il loro riutilizzo sociale.
Con la legge 13 settembre 1982, n. 646 (Rognoni-La Torre) viene previsto per la prima volta nel nostro ordinamento il reato di associazione a delinquere di tipo mafioso, descritto nell’articolo 416 bis nel codice penale. Al comma 7 del medesimo articolo viene introdotta la confisca obbligatoria delle cose di provenienza illecita, appartenute a chi viene condannato per questo reato.
La legge Rognoni-La Torre amplia anche la categoria delle misure di prevenzione adoperate per contrastare il crimine organizzato: alle misure di prevenzione personali (ad esempio, obbligo di soggiorno nel comune di residenza) vengono aggiunte le misure di prevenzione patrimoniali, consistenti nel sequestro e nella confisca dei beni che si ritiene, sulla base di indizi, possano appartenere a persone legate al crimine organizzato.
Il sequestro e la confisca di beni, denaro, ma soprattutto immobili e terreni, costituisce un passaggio fondamentale nel contrasto alle mafie: si colpisce il centro del potere mafioso, la ricchezza.
Altra data da ricordare è il 1996, quando viene approvata la legge di iniziativa popolare che impone il riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata: non è più sufficiente che lo Stato diventi proprietario dei beni confiscati, bisogna anche dare un concreto riutilizzo agli stessi.
Questo si concretizza con la possibilità dell’assegnazione dei beni confiscati, tra i vari soggetti, anche alle amministrazioni comunali, che devono quindi decidere come gestire i beni confiscati, o direttamente o assegnandoli, come spesso accade, ad associazioni, cooperative o altri gruppi rappresentativi del territorio.
L’iter di assegnazione dei beni confiscati, ora contenuto nel decreto legislativo n. 159/2011 (Codice antimafia), presenta diversi punti deboli e le difficoltà da affrontare prima di giungere a un reale riutilizzo di tali beni sono molte.
Villa Celestina ben rappresenta alcune di queste criticità, tra le quali i tempi lunghi sia dei processi che dell’iter di assegnazione: in questo caso sono trascorsi dieci anni dal sequestro definitivo all’assegnazione al Comune di Bologna, un ritardo che ne complica ulteriormente le possibilità di riutilizzo.
Spesso accade, come nel caso di villa Celestina, che il bene confiscato venga assegnato all’Amministrazione in condizioni che non consentono un immediato utilizzo. Anzi, molto frequentemente l’investimento economico per ristrutturare tali beni scoraggia le amministrazioni che se ne dovrebbero occupare.
Tuttavia, il Comune di Bologna è un esempio virtuoso di amministrazione che, anche grazie alla spinta e alla collaborazione ricevuta dall’associazione Libera del territorio (che ha stimolato e supportato l’amministrazione), ha accettato la sfida dell’assegnazione di un bene confiscato da gestire a fini sociali.

Giardino di Villa Celestina (Fonte: Libera Bologna)

Attività svolte e prospettive future

Allo stato attuale, l’edificio non è utilizzabile e quindi, di fatto, la parte di bene confiscato accessibile è solo il giardino. Come molti altri parchi della città, anche questa area verde è considerata bene comune e, di conseguenza, la proposta di co-gestire lo spazio attraverso un Patto di collaborazione è sorta quasi spontaneamente. L’associazione Libera Bologna si è impegnata, in primo luogo, proprio nella cura del verde, rendendo accessibile la zona antistante la villa, creando un orto urbano nel retro e realizzando dei pannelli per consentire la messa in sicurezza del cantiere che circonda l’edificio in ristrutturazione. Oggi è possibile trovare anche degli spazi dove studiare e un bar gestito da una cooperativa locale.
Grazie a concerti e serate culturali e a iniziative di ogni genere, sostenute economicamente da un’apposita convenzione con il settore cultura del Comune, il bene è stato visitato da molte persone, la maggior parte delle quali non era a conoscenza dell’esistenza di questo spazio e della sua storia.
Sono stati coinvolti inoltre ragazzi e ragazze provenienti da tutta Italia per le attività estive proposte dall’Associazione; il bene è anche stato anche sede di un Festival dei beni confiscati, nell’estate 2021.
Il Patto di collaborazione, strumento che si adatta alle esigenze peculiari di ogni bene comune, è stato in questo caso formulato in modo da salvaguardare anche il fine ultimo dell’amministrazione: la realizzazione di una struttura di edilizia sociale. Infatti, nel Patto è specificato che l’associazione dovrà restituire il bene all’amministrazione entro 30 giorni dalla richiesta, in modo da poter consegnare l’area all’impresa che si occuperà della ristrutturazione.
Questa specificazione racchiude un aspetto innovativo nella gestione dei beni confiscati: rendere il bene immediatamente fruibile, nella parte agibile, senza attendere la completa ristrutturazione. Soprattutto, si inserisce negli spazi di gestione non disciplinati dal Codice antimafia, consentendo così di recuperare il prima possibile il valore simbolico del bene: da zona esclusiva utilizzata per favorire la criminalità organizzata a bene aperto a tutta la società.
La sfida per il futuro sarà riuscire a integrare le attività di valorizzazione finora svolte con il riutilizzo definitivo immaginato dall’amministrazione. Come specificato da Salvatore Celentano, responsabile organizzativo di Libera Bologna, non è sempre stato facile costruire rapporti con gli abitanti della zona. Tuttavia, si è tentato di coinvolgere sia i “vicini di casa” che l’intero quartiere nelle varie attività. La rete tessuta in questi anni potrà sicuramente facilitare l’integrazione tra il quartiere e le attività che lì verranno realizzate.

Rassegna Presi Bene 2022 – serata musicale (Fonte: Libera Bologna)

Patti di collaborazione per la gestione di beni confiscati, quali opportunità?

Il Patto di collaborazione per la gestione di Villa Celestina è una forma originale di Amministrazione condivisa che riguarda un bene confiscato. Per questa categoria di beni la gestione è già pienamente regolamentata dal codice antimafia, con tutte le complessità che qui abbiamo solo potuto accennare. L’utilizzo temporaneo del bene con la formula dell’Amministrazione condivisa rappresenta un’opportunità che potrebbe essere colta anche in altri contesti: come dimostra il caso di Villa Celestina, anticipare il riutilizzo sociale dei beni confiscati prima dell’assegnazione definitiva è auspicabile, oltre che possibile. E ciò avviene grazie alla collaborazione e alla co-progettazione tra amministrazione e cittadini che vivono il territorio.

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Foto di copertina: Giardino di Villa Celestina (Fonte: Libera Bologna)