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La benicommunity (finalmente) in presenza!

L'incontro organizzato a Torino lo scorso 4 luglio è stata una preziosa occasione di confronto per gli amministratori e i funzionari pubblici del Nord-Ovest
benicommunity

Dopo un anno e mezzo di incontri online, la comunità di amministrazioni pubbliche di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta impegnati nella sperimentazione di pratiche di Amministrazione condivisa dei beni comuni si è finalmente incontrata in presenza.
Per l’occasione, abbiamo deciso di ospitare questo appuntamento speciale della benicommunity presso beeozanam community hub, lo spazio ex industriale gestito e rigenerato attraverso un Patto di collaborazione, che è ormai diventato la nostra base operativa a Torino. Hanno partecipato all’incontro venti amministratrici e amministratori, con ruoli tecnici e politici, in rappresentanza dei Comuni della Città Metropolitana di Torino prevalentemente (Chieri, Chivasso, Collegno, Druento, Ivrea, Leinì, Pino Torinese, Rivalta di Torino, Sant’Antonino di Susa, Torino), ma anche una nutrita delegazione da Genova e Savona.La giornata del 4 luglio è stata l’occasione per confrontarci rispetto allo stato attuale dell’Amministrazione condivisa in Italia, a partire dai dati dell’ultimo Rapporto 2021 Labsus, e per identificare i temi strategici a livello nazionale su cui attivare sinergie intercomunali nel Nord-Ovest. Nell’ultima tappa ospitata dal Comune di Barge lo scorso febbraio era emersa la voglia di unirsi operativamente attorno ad obiettivi comuni. Nelle settimane precedenti all’incontro, un questionario esplorativo inviato ai partecipanti aveva permesso di incrociare gli ambiti di interesse e le progettualità attive sui territori per formare i diversi gruppi di lavoro.

Può un Patto di collaborazione ibridare un servizio? Un tavolo tematico su welfare e scuola

Un primo tavolo di lavoro moderato da Daniela Ciaffi e Ianira Vassallo di Labsus ha esplorato le potenzialità del modello di Amministrazione condivisa nel mondo del welfare di prossimità e della scuola.
Negli ultimi anni è sempre più diffusa l’esigenza che i servizi vengano progettati insieme agli abitanti, come qualcosa di nuovo, che si produce attraverso un processo. Una prima riflessione ha dunque riguardato la generatività dei Patti, ovvero la capacità di un Patto di collaborazione di rispondere inizialmente ad un bisogno circoscritto, ma di includere, nel corso della sua azione di cura, altre progettualità, magari non inizialmente previste. La coprogettazione garantisce l’apertura e la generatività del Patto, perché oltre a fare emergere i bisogni, mette a sistema e attiva le molteplici risorse di un territorio.
Rispetto alle esperienze più innovative intorno al tema della scuola bene comune, è stata sottolineata la centralità delle nuove alleanze, che possono ampliarsi e includere soggetti non tradizionali. In tal senso, è stato citato il progetto Le voci di Librino a Catania, in cui l’alleanza inedita tra radio locale e scuola è stata molto efficace a dare nuova forza al quartiere. Anche l’alleanza con i cittadini è fondamentale. Il Comune di Collegno, ad esempio, ha raccontato l’esperienza dei genitori digitali, che si occupano della manutenzione dell’infrastruttura digitale della scuola, e della scuola partecipata Calvino, in cui i genitori tengono aperta la scuola dopo l’orario scolastico (o durante le vacanze) per far sì che diventi un luogo di aggregazione per bambini e adulti in un quartiere periferico della città.

Tavolo di lavoro per esplorare le potenzialità del modello di Amministrazione condivisa nel mondo del welfare di prossimità e della scuola

La coprogettazione è un esercizio di creatività!

La seconda sessione di lavoro, nel pomeriggio, ha coinvolto i partecipanti nel tentativo di costruire la proposta di un ipotetico Patto di collaborazione a partire da un caso concreto. L’esperienza portata dal Comune di Leinì – una madre di un ragazzo con disabilità grave che ha richiesto al Comune che fosse messa a disposizione una navetta per accompagnarlo alla scuola superiore, dichiarando la propria disponibilità ad attivarsi in prima persona – ha permesso al gruppo di vestire i panni della cittadina e dell’amministratore.
Dal punto di vista della madre, da un lato, c’è un bisogno individuato da risolvere nell’immediato, che è sicuramente l’accesso alla scuola, che può però nascondere una richiesta di aiuto molto più grande da prendere in carico, tra cui l’attivazione di una rete di cura. Dall’altro, ragionare in chiave di Amministrazione condivisa può permettere di affrontare bisogni urgenti e primari con un approccio più ampio, coinvolgendo la persona in difficoltà non solo come utente di un servizio, ma come risorsa portatrice di competenze in grado di contribuire a migliorare il servizio richiesto.
E il Comune cosa potrebbe in termini di coprogettazione? Il Comune, ad esempio, potrebbe capire se ci sono altri genitori in questa situazione, se si possono coinvolgere le asl, le scuole, altri operatori. Soprattutto in un territorio fragile, il ruolo del Comune può essere quello dell’attivatore.
Simulando un processo di coprogettazione all’interno del tavolo sono emerse altre proposte: si potrebbero coinvolgere le associazioni che si occupano di trasporto disabili; si potrebbe trovare un accordo con il Comune rispetto all’uso condiviso di un bene (in questo caso, ad esempio, mezzi acquistati grazie a finanziamenti precedenti); si potrebbero creare delle piattaforme che mettono insieme le disponibilità delle persone a condividere il proprio mezzo… coprogettare è un esercizio di creatività!

Concessione o Patto di collaborazione: quali vantaggi e svantaggi nella gestione di un immobile?

Un secondo tavolo tematico, moderato da Giulia Marra ed Emanuela Saporito di Labsus, si è invece occupato di indagare gli strumenti amministrativi per la gestione, condivisa o meno, degli immobili.
A partire dall’intervento del Comune di Collegno, che ha portato al tavolo l’esperienza del Padiglione 14 e i dubbi rispetto a quale possa essere lo strumento migliore per gestire questo spazio, si è acceso un forte dibattito che ha sancito, ancora una volta, la distinzione tra i due principali strumenti: la concessione e il patto di collaborazione. La principale differenza tra queste due forme di gestione di un bene immobile sta nel tipo di interesse che perseguono: l’interesse pubblico, nel primo caso, e l’interesse generale, nel secondo. Spesso i due concetti possono essere confusi, facendo sì che il primo prevalga sul secondo: mentre l’interesse pubblico può essere inteso come il perseguimento di interessi in modo efficiente, ad esempio, per la manutenzione di un bene pubblico, l’interesse generale si concentra sulla comunità che si forma attorno alla cura del bene che riconosce come bene comune.

Tavolo di lavoro per indagare gli strumenti amministrativi per la gestione degli immobili

Un’occasione per riflettere nuovamente sulla differenza tra interesse pubblico e interesse generale

Se parliamo di bene pubblico parliamo prevalentemente di beni materiali, mentre se parliamo di bene comune parliamo di beni sia materiali che immateriali. La riflessione condivisa tra i partecipanti del tavolo è dunque che la concessione non dia spazio all’interesse generale, in quanto pone l’accento sul patrimonio immobiliare (dunque al bene pubblico), mentre il patto di collaborazione pone l’accento sul modo in cui il patrimonio viene utilizzato, sulla comunità che se ne prende cura e sulle relazioni che si creano attorno all’azione di cura. Inoltre è necessario tenere in considerazione che il Patto è uno strumento che porta benefici sul medio e sul lungo periodo, in quanto mette in atto un processo di rigenerazione non solo urbana, ma anche sociale, che si riflette in modo vantaggioso sulla comunità che si forma attorno al bene comune.
Altro valore aggiunto del Patto di collaborazione è il ruolo attivo dell’amministrazione. Rispetto a questo punto ci si è chiesti se, come e quanto l’ente pubblico decida di ‘stare’ in un Patto di collaborazione. Si parla di un’amministrazione presente quando, ad esempio, all’interno del Patto co-progetta e co-programma alla pari dei proponenti.
Il Comune di Savona non ha ancora Patti di collaborazione attivi perché sta aspettando di approvare il Regolamento, ma per conoscere meglio la propria città ci ha raccontato di aver visitato i vari quartieri della città incontrando le comunità che li abitano e li animano. Questo ha permesso alla Città di avere già in cantiere sei possibili proposte di Patto.
Per l’amministrazione, soprattutto nei comuni di grandi dimensioni, è difficile dare sufficiente attenzione alla moltitudine di Patti in corso: il Comune di Torino ha espresso in questo senso la necessità di decentralizzare i compiti dell’Ufficio beni comuni, coordinando altri uffici (le Circoscrizioni, nel caso di Torino, i Municipi nella città di Genova). Quest’operazione richiede una formazione capillare, in modo che lo strumento del patto di collaborazione possa entrare a tutti gli effetti nella routine di ogni settore della Città.
I Comuni di Chieri e Collegno hanno evidenziato, invece, l’importanza delle azioni di monitoraggio e valutazione, non solo per mantenere un rapporto continuativo nel tempo tra amministrazione e cittadini, ma come strumento utile alla raccolta dati rispetto ai benefici economici e sociali di un Patto di collaborazione, nell’ottica di un ‘monitoraggio condiviso’.

Prima valutazione della giornata e prossimi passi

Alla fine della giornata abbiamo distribuito un questionario di valutazione della giornata. I partecipanti si sono dichiarati, nella stragrande maggioranza, soddisfatti del lavoro svolto. Il confronto con le esperienze delle altre città è risultato utile e interessante, il clima conviviale ed amichevole.
Rispetto ai prossimi passi della benicommunity, urge fare un ragionamento rispetto alle modalità online/offline: se, da un lato, il lavoro in presenza è sembrato a tutti/e particolarmente stimolante, dall’altro gli appuntamenti virtuali permettono sicuramente a più soggetti di partecipare a questi preziosi momenti di scambio e apprendimento.
Tra le richieste di approfondimento (tecnico, teorico e metodologico) per i prossimi incontri è emerso chiaramente il tema del monitoraggio, valutazione e rendicontazione dei Patti, tra cui un’interessante proposta operativa di «mettere insieme idee e sensibilità diverse per costruire un questionario comune che ci permetta di comparare dati su un territorio ampio». Ci sembra un ottimo suggerimento da sviluppare nei prossimi mesi!

Foto di copertina: plenaria finale dell’incontro della Benicommunity, 04.07.2022