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La Scuola Aperta e Partecipata: una storia di rivincita

A Collegno (TO), un gruppo di genitori ha firmato un Patto per trasformare la Scuola primaria Calvino in una scuola aperta e partecipata, ed avviare nuovi percorsi di comunità
scuola aperta

Il percorso della Scuola partecipata Calvino nasce dalla volontà dell’amministrazione di Collegno di coinvolgere questa Scuola primaria nella Rete Nazionale delle Scuole Aperte Partecipate, finanziata dall’impresa sociale “Con i bambini” grazie al bando di contrasto alla povertà educativaUn passo avanti“, con capofila Movi in partnership con Labsus. Una ventina di territori in tutta Italia sono coinvolti nel progetto, raccontato sul sito Territori Educativi. La scuola si trova a Villaggio Dora, un quartiere periferico, e la caratteristica distintiva di questo percorso che riconosce la scuola come bene comune è che le persone coinvolte hanno deciso di firmare un Patto di collaborazione, quale strumento tutelante e arricchente nell’ambito dell’Amministrazione condivisa.

Costruendo insieme la Scuola aperta e partecipata Calvino (Fonte: Marcella Iannuzzi e Caterina Bonora)

Scuola chiusa, Scuola aperta: la pandemia, la cura

Se torniamo con la memoria a dove siamo partiti, l’impressione è straniante: la scuola Calvino pre-pandemia, genitori, dirigente scolastica e docenti attorno a un tavolo, mentre cala il crepuscolo, a immaginare quanta bellezza può entrare in una scuola di periferia con la porta aperta. La concretezza di cosa significa curare gli spazi, ridipingere muri, la conta di prime idee e competenze da parte delle persone presenti, un primo incontro immaginativo e di conoscenza.
Poco dopo, la pandemia: la quotidianità scolastica si è comprensibilmente normalizzata all’interno di nuovi protocolli e regole della vita nelle scuole di tutta Italia. I bambini hanno dovuto rinunciare agli aspetti ludici e sociali della scuola: i giochi condivisi in cortile, le gite, le attività extrascolastiche, gli intervalli con le altre classi, i vicini di banco.
Tuttavia, già dall’inverno successivo al primo lockdown, emergeva forte il desiderio di tornare alle relazioni, allo stare bene insieme a passi leggeri, di tenere aperta la scuola. Le attività online prima, le letture per i bambini, poi l’educazione civica e stradale in Piazza Europa, i laboratori manuali, un primo gruppo di genitori che stoicamente ed energicamente ha avuto la visione e la forza di portare avanti i passi che hanno poi dato vita a un Patto di collaborazione. Soprattutto genitrici, a dire il vero: con coraggio, costanza e responsabilità.
A settembre, il ripresentarsi delle condizioni difficili con una nuova ondata di emergenza sanitaria. Come coordinatrici e animatrici del progetto abbiamo pensato di cambiare strategia e proporre la firma di un Patto di collaborazione proprio in virtù della sua capacità di condividere responsabilità e intenti per poter continuare il cammino intrapreso. La Scuola Calvino bene comune è stata riconosciuta come tale da un gruppo di genitori, accompagnati in questa fase da Labsus, entrando in un processo di cura assieme alla dirigente scolastica Elisa Giovannetti dell’IC Collegno 3 e al Comune di Collegno, che ha adottato il Regolamento per l’Amministrazione condivisa dei beni comuni urbani già da diversi anni coinvolgendo una ricca comunità di cittadini attivi dentro e fuori le istituzioni.

Attività laboratoriali svolte all’interno della Scuola primaria Calvino (Fonte: Marcella Iannuzzi e Caterina Bonora)

I genitori come risorsa attiva per la scuola

Il Patto, firmato a febbraio 2022 da quattro genitori, ha aperto da subito le porte della scuola. Certo la situazione pandemica era cambiata e i protocolli Covid-19 consolidati; tuttavia, l’impegno e la responsabilità dei genitori coinvolti hanno dato un forte impulso nella costruzione di una relazione fiduciaria con la dirigente che ha valorizzato la visione e le azioni della scuola aperta e partecipata. Da febbraio 2022, la scuola è aperta dopo l’orario scolastico almeno un giorno a settimana e al suo interno si svolgono le più diverse attività proposte dai genitori stessi che mettono a disposizione le proprie competenze o semplicemente il loro tempo: dalla meditazione, ai laboratori creativi, ai giochi in giardino. I bambini e le bambine sono entusiasti di vedere i loro genitori a scuola: condividere con loro gli spazi scolastici è un ulteriore passo verso la costruzione di una comunità educante.
I genitori, partecipando, stanno creando un gruppo di sostegno alla scuola e alle persone che la vivono. Intorno all’organizzazione della festa di fine anno, per esempio, si possono costruire ponti per raggiungere anche chi resta al margine. Eleonora, Catia e Antonello, proprio con il pretesto della festa, sono andati in ogni classe a raccontare cosa sia un Patto di collaborazione e una scuola aperta e partecipata. «Questo Patto fa sentire i bambini tutti uguali poiché chiunque può partecipare, non ci sono differenze economiche, etniche, sociali. I bambini (e i genitori) si sentono tutti sullo stesso piano, sia nel beneficiare delle attività sia nel contribuire e partecipare in maniera attiva», ci ha raccontato Eleonora Piatti, una dei genitori più attivi. «Più si fa conoscere, più il Patto fa bene. Andando avanti, visto che molti semi sono stati piantati, sarà più semplice partire da una consapevolezza differente» per costruire una visione collaborativa tra i genitori e la scuola.

La firma del Patto di collaborazione (Fonte: Stefano Polizzi)

Una scuola nuova che sconfina nel quartiere

Il Patto si è riverberato anche al di fuori dei cancelli della scuola e ha contribuito a rimettere in dialogo le associazioni che lavorano a Villaggio Dora, proprio a causa dell’esilio forzato della prima primavera del progetto in Piazza Europa che ha risvegliato la curiosità degli abitanti, ma anche delle associazioni del quartiere. In queste settimane si sta creando una rete di associazioni che con rafforzata energia sta provando a realizzare nuove occasioni di socialità e supporto agli abitanti di Villaggio Dora, provando a lavorare a progettazioni condivise. Le mamme della Scuola Partecipata sono parte attiva di questo processo. Caterina Ienco, coinvolta sin dalle prime riunioni di rete, vede il Patto come «tassello fondamentale per riqualificare sia la scuola Calvino sia il quartiere Villaggio Dora. È una ventata di innovazione che tende a dare la possibilità a più persone di sentirsi “attori” di un cambiamento che sta prendendo sempre più piede. Il quartiere sta rispondendo pian piano al nostro “richiamo” e ci auguriamo che sia sempre maggiore la voglia di costruire qualcosa insieme».
Conferma questa visione l’assessora alle Politiche Educative del Comune di Collegno Clara Bertolo: «La scuola Aperta è il sogno che si realizza perché è il luogo che accoglie indiscriminatamente: la scuola diventa patrimonio, fa vedere che il mondo è bello perché ha tanti volti, perché è un posto dove ognuno può regalare un pezzo di sé agli altri. Abbattere barriere, rompere i luoghi comuni e far vivere il territorio in tutti i suoi luoghi, questo è la Scuola Partecipata Calvino». Il Comune di Collegno ha inserito nelle Politiche Educative i Patti di collaborazione nelle scuole come strumenti strategici, molto si sta muovendo e si sta innovando in questo campo.

Attività ludiche svolte all’interno della Scuola primaria Calvino (Fonte: Marcella Iannuzzi e Caterina Bonora)

Da brutto anatroccolo a cigno: la scuola di periferia come motore di rigenerazione e di rinascita civica

Il percorso di costruzione della scuola partecipata Calvino non è stato semplice e, nonostante attualmente la scuola sia davvero partecipata, restano ancora da consolidare i legami, bisogna continuare a lavorare sulla fiducia reciproca e personale, far germogliare gli slanci. Il dialogo con la dirigente scolastica e i docenti deve ancora trovare una sua routine, un canale preferenziale per ottimizzare gli sforzi reciproci, perché i genitori sono un vulcano di idee ed energie capaci davvero di sperimentare, proponendo non solo attività ricreative e formative, ma anche nuove forme di servizi a supporto della scuola e del quartiere. Ve ne sono alcune in incubazione, che speriamo vengano presto alla luce.
Ripercorrendo questi due anni di progetto torna alla mente l’immagine che i genitori hanno portato, in uno dei primi incontri, pensando a Villaggio Dora: un brutto anatroccolo. Costruire insieme una co-progettazione di cura, trasformare i luoghi, far crescere relazioni positive delle persone, portare bellezza, fare della scuola il motore della rigenerazione urbana e umana: ed ecco che, come nella fiaba di Andersen, avere fiducia in sé stessi (e negli altri, trovando i giusti alleati) può portare alla trasformazione in un magnifico cigno. Come sempre, la fiducia rimane la parola chiave per il cambiamento.

Foto di copertina: laboratorio creativo sui gradoni di Piazza Europa, a Collegno (credits: Marcella Iannuzzi e Caterina Bonora)