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La sussidiarietà orizzontale in Europa: il caso dell’Ungheria

La "budapesti polgàri kezdeményezés": la prima iniziativa avviata nella capitale ungherese volta ad incentivare la cooperazione tra i cittadini, anche minorenni, e le istituzioni pubbliche
Ungheria
Prova

Il principio di sussidiarietà non fa esplicitamente parte dell’ordinamento giuridico ungherese. Non è infatti contenuto all’interno della costituzione ungherese che si chiama “Alaptörvény”, in italiano “La legge fondamentale”. Una curiosità: in Ungheria la legge fondamentale, che contiene principi generali e fondamentali riguardo allo Stato e agli stati di emergenza, è l’unica norma giuridica che non contiene una numerazione nella propria rubrica, a differenza delle altre norme.
Sebbene non ci sia nella legge fondamentale un esplicito riferimento al principio di sussidiarietà orizzontale, ci sono però alcuni principi da cui lo possiamo dedurre. Per esempio si dice che «la gente è la fontana della mano pubblica». La gente pratica il potere in via dei suoi rappresentati (straordinariamente e direttamente). In Ungheria per svolgere gli affari pubblici e per praticare la mano pubblica locale operano gli enti locali. Proprio per questo si può dunque considerare il principio di sussidiarietà come parte integrante del sistema giuridico ungherese.

Brevi cenni riguardo all’ordinamento ungherese

L’Ungheria è una repubblica parlamentare. Il capo dello Stato è il Presidente della Repubblica e il capo del governo è il Primo Ministro. Il parlamento approva le proposte di legge ed il governo è il potere esecutivo. Ci sono, inoltre, gli enti locali che rispondono per l’esecuzione dell’amministrazione a livello locale. Secondo l’articolo 31 della Costituzione «In Ungheria, gli enti locali sono responsabili degli affari pubblici locali e dell’esercizio del potere pubblico locale». Sono stati fondati al fine di portare l’intervento del potere pubblico al livello più basso. Gli enti locali e le autorità pubbliche (gli organi dello Stato) collaborano per raggiungere gli obiettivi della comunità. L’articolo 34 della legge fondamentale prevede infatti che «l’ente locale e le autorità pubbliche collaborino per raggiungere gli obiettivi della comunità».
Gli enti locali possono approvare decreti, risoluzioni, governano localmente, definiscono le loro regole, condizionano i propri bilanci e decidono delle loro tasse. Possono anche avere delle proprietà e creare simboli o onorificenze. A capo dell’ente locale c’è il consiglio municipale, che è diretto dal sindaco. I rappresentati e i sindaci sono eletti dal popolo ogni 5 anni. L’elezione è generale, equa, diretta e segreta. Il governo effettua il controllo dei municipi per mezzo degli uffici di governo. Ciò che più conta ai fini di questa breve analisi è che gli enti locali collaborano con lo Stato per raggiungere gli obbiettivi della comunità.
Com’è possibile tutto ciò? In Ungheria la decentralizzazione significa che il potere centrale fa regolamenti base e coordina, ma l’esecuzione si concretizza a un livello più basso, quello degli enti locali. Per esempio un ente locale può approvare un decreto proprio o governare localmente, ma questo atto non può contrastare con alcuna norma giuridica. C’è anche un controllo: l’ente locale deve spedire il nuovo decreto approvato all’ufficio di governo per una valutazione. Se ritiene che il decreto sia giuridicamente non conforme, l’ufficio propone una supervisione da parte del tribunale che ne valuterà l’eventuale annullamento.

La sussidiarietà in Ungheria

Ma come funziona la sussidiarietà se parliamo dei cittadini e della loro volontà? In Ungheria vengono riconosciute iniziative di sussidiarietà nate da singoli cittadini o da associazioni. Ci sono numerose e varie iniziative finalizzate al coinvolgimento della popolazione. Un caso particolarmente interessante è rappresentato dalla città di Budapest. Nella capitale ungherese, infatti, esiste un sistema di iniziative che si chiama budapesti polgàri kezdeményezés, in italiano “l’iniziativa cittadina di Budapest”. Il municipio di Budapest ha approvato un decreto il 1 marzo 2021 (numero 9/2021. II. 26) che ha reso possibile una maggiore cooperazione con i suoi cittadini. I cittadini possono infatti proporre iniziative e petizioni sul sito peticio.budapest.hu o in persona all’apposito ufficio servizi messo a disposizione dei cittadini. Su questo sito il sindaco di Budapest ha dichiarato che l’ente locale è impegnato nella partecipazione sociale e vorrebbe collaborare con i suoi cittadini. Il municipio è interessato a conoscere le opinioni dei cittadini, coinvolgerli e lavorare insieme per il bene dell’intera comunità. Si può avviare un’iniziativa quando si desidera, su qualunque tema e in qualsiasi settore.

L’inclusione dei giovani

Ma chi e come può presentare una petizione? Chiunque abbia compiuto 14 anni e sia domiciliato a Budapest può presentarne una. Questa inclusione è particolarmente interessante. Si pensi che sono 55.000 i cittadini che hanno compiuto 14 anni, ma non hanno compiuto i 18 anni a Budapest e che non sono in grado di votare alle elezioni. Con questa iniziativa di tipo sussidiario il municipio desidera coinvolgerli. Tale scelta è motivata dalla volontà di includere i giovani, anche prima del loro riconoscimento all’interno dell’elettorato attivo. Come precisato all’interno della descrizione del progetto nel sito, le scelte dei politici hanno un effetto sulla vita e sul futuro dei giovani e per questo si decide di integrarli. Quindi tutti coloro che abbiano 14 anni e un indirizzo di domicilio a Budapest possono proporre un’iniziativa, indipendentemente dalla nazionalità.
Se qualcuno propone un’azione, l’ente locale la esamina e decide se approvarla o no. Se l’iniziativa viene approvata, viene indicata sul sito. Ci sono 60 giorni per prendere parte alla proposta. Se in 60 giorni almeno 10.000 cittadini si uniscono al progetto, l’ente locale deve necessariamente iniziare una discussione del tema. Se in 60 giorni almeno 1.000 ma meno di 10.000 persone si uniscono, il sindaco o un esperto parla con la proponente in persona e dopo questa analisi congiunta i membri dell’assemblea generale del comune decidono di approvare o non approvare l’iniziativa (in ultima istanza l’ente locale decide di approvare o no il decreto). Se meno di 1.000 persone si uniscono, il municipio cura l’iniziativa come un normale ricorso cittadino e in questo caso il proponente riceve una risposta dal municipio.
Ci sono molte iniziative sul sito. In quanto cittadina ungherese posso dirmi soddisfatta di questo sistema, sebbene io non ne abbia mai avviata una; sembra, infatti, che i cittadini abbiano voglia di attivarsi per i beni comuni creando una democrazia migliore e più effettiva.

I progetti in corso di valutazione

Per il momento non ci sono progetti pienamente approvati perché “l’iniziativa cittadina di Budapest” è partita nel marzo 2021, e per realizzare accordi e decreti è necessario molto tempo. Le procedure vanno ancora testate e migliorate, magari adottando modelli più snelli che consentano di ridurre le tempistiche. Adesso ci sono tre iniziative sul sito che sono segnalate come “di successo”.
La più recente, con una partecipazione più elevata di cittadini attivi, riguarda il tema dei biorifiuti. La proponente ha iniziato una petizione per fare la raccolta differenziata dei rifiuti biodegradabili. La stessa ha denunciato il problema della raccolta differenziata per i biorifiuti a Budapest. Mancando una sezione apposita per la raccolta di questi rifiuti, i biodegradabili vanno nella pattumiera comunale e la città non li ricicla. Secondo le ricerche nazionali la popolazione ungherese produce molti rifiuti di cui il 30-40% è di natura biodegradabile, che annualmente rappresenta 1,8 tonnellate. Si pensi al caso delle piante: essendo materiale organico sono in grado di decomporsi autonomamente e diventare terriccio. Invece di riciclarle, però, la città le smaltisce seguendo l’iter tradizionale previsto per tutti i tipi di rifiuti che vengono raccolti nell’indifferenziato, in una discarica. Lo smaltimento è perciò troppo costoso. Se raccogliessimo i biorifiuti con la raccolta differenziata, potremmo risparmiare molto e saremmo in grado di contribuire alla salute dell’ambiente. L’accordo con questa cittadina è andato bene ma il vicesindaco ha detto che la situazione (della raccolta di rifiuti) è alquanto problematica in Ungheria. A questo punto i cittadini dovrebbero presentare una proposta da inserire in bilancio per includere l’iniziativa. Sebbene non sia stata approvata, il municipio si è detto disponibile a trovare una soluzione per modificare il sistema della raccolta dei rifiuti. Il procedimento non è ancora giunto al termine ma si tratta di un piccolo passo nella giusta direzione.
La seconda iniziativa sul sito riguarda le pubblicità neon. Le proponenti hanno avviato una petizione per salvare le pubblicità neon a Budapest. Hanno scritto che per loro queste pubblicità sono retaggi culturali, e per questo, dovrebbero essere salvaguardate. C’è stata una discussione con il vicesindaco in cui le proponenti hanno avanzato tre soluzioni per salvare le pubblicità. In base alla prima proposta, le pubblicità neon dovrebbero essere incluse nell’örökségvédelem, che in italiano può essere tradotto come “patrimonio dei beni culturali” (oggetto di specifica tutela nell’ordinamento ungherese). La seconda proposta consiste nel cercare i proprietari e persuaderli di rinnovare le pubblicità. In base alla terza proposta si delinea la possibilità di aprire un museo dedicato a queste insegne. Il vicesindaco ha apprezzato particolarmente questa proposta, evidenziando però le problematiche legate alla tutela del diritto di proprietà. È evidente che se tali insegne sono di proprietà di privati, il municipio non gode del potere di disporne. Per questo ha proposto di esplorare lo stato attuale delle pubblicità mediante una collaborazione con il Museo Kiscelli. Nel frattempo le proponenti dovrebbero scrivere all’organo di bilancio per far bandire un concorso al fine di rinnovare le pubblicità neon. La proposta di creare un museo ad hoc non è attualmente realizzabile ma potrebbe essere presa in considerazione in futuro. La discussione è stata complessivamente positiva e il vicesindaco ha proposto che si proceda includendo alcuni professionisti del settore nel progetto.
La terza iniziativa riguarda la foresta di Ferencváros. Il soggetto proponente ha avviato un’iniziativa per salvare la foresta che si trova nel distretto IX, nella zona sud orientale della città, in cui lo Stato ha deciso di costruire una strada. Questo spazio verde è usato dalle persone per fare sport, rilassarsi e passare il tempo immersi nella natura. Se lo Stato tagliasse gli alberi ed edificasse una nuova strada, l’area sarebbe danneggiata e lo spazio si ridurrebbe notevolmente, a discapito della salute dei cittadini. Il soggetto proponente vorrebbe che quest’area fosse dichiarata riserva naturale, ma secondo i tecnici che hanno esaminato lo stato del bosco negli anni passati non sono rinvenibili valide motivazioni per dichiararlo riserva naturale. Manca infatti un numero minimo di piante indigene. Nonostante questa mancata tutela, il municipio ha deciso di ascoltare le necessità dei cittadini che hanno preso parte alla discussione, rinunciando a far avanzare il progetto di costruzione della strada che sarà oggetto di ulteriori incontri pubblici e di valutazioni congiunte.

Alcune riflessioni personali

Come si può vedere, è in atto da parte dello Stato un tentativo per coinvolgere ed integrare i cittadini nel processo deliberativo, che è un aspetto fondamentale della democrazia e di una governance fondata sul principio di sussidiarietà. Questo sistema è valido e utile perché è più facile governare un Paese partendo dal basso, coinvolgendo direttamente la popolazione. E in ciò la sussidiarietà può svolgere un ruolo fondamentale. Idealmente, i cittadini dovrebbero essere molto attivi, perché ogni persona ha il diritto di strutturare la propria vita. Per ora l’iniziativa cittadina di Budapest è unica in Ungheria; per quanto migliorabile, tuttavia, rappresenta un primo passo per un cambio di mentalità.
Ci sono, però, alcuni aspetti che potrebbero essere migliorati. In primis, la soglia di 10.000 persone rappresenta un obiettivo irrealistico, se si tengono in considerazione i 55.000 cittadini in totale. Questo filtro numerico probabilmente è stato inserito per evitare di “far inceppare” la macchina pubblica che ovviamente non ha tempo per valutare e discutere ogni idea. Ritengo però che si possa optare per un numero concretamente raggiungibile. Creare dei meccanismi di partecipazione, inserendo un filtro così elevato significa, in fondo, non consentirne l’effettivo funzionamento.
In secondo luogo, penso che ci sia un problema di informazione. Nonostante esista un sito internet e un ufficio apposito, poche persone sono effettivamente a conoscenza di questa iniziativa. Forse una pubblicità migliore consentirebbe di pensare a nuove iniziative e di aumentare il numero di cittadini interessati e coinvolti.
Gli aspetti degni di merito di questo sistema, invece, sono il limite di età di 14 anni e l’inclusione di chiunque abbia un domicilio in città. Un giovane, infatti, forse più di chiunque altro, può avere buone idee per vivere in modo più soddisfacente in città, così come una persona con domicilio a Budapest, a prescindere dalla nazionalità, ha interesse a vivere e far vivere la città al meglio, come se fosse ungherese. Il mio augurio è che in futuro sempre più persone siano consapevoli dei propri diritti, spronando i propri concittadini a mostrarsi più sensibili e attivi.

Foto di copertina: Brendan Millard su Pixabay