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Retake Roma si racconta: l’inclusione sociale attraverso la cura dei beni comuni

In attesa dell’approvazione definitiva del Regolamento per l’Amministrazione condivisa, alcune realtà associative di Roma hanno dato avvio ad attività e corsi di formazione per preparare i futuri "custodi della bellezza"
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Prova

La pandemia e la conseguente crisi che ne è derivata, sanitaria ed economica, si è ripercossa duramente sul tessuto sociale ampliando e approfondendo le disparità. Al di là del periodo del lockdown più stretto molti hanno però riscoperto (o scoperto per la prima volta) il valore della solidarietà e dell’importanza di condividere i problemi per affrontarli e risolverli (o mitigarli) insieme.
Il capo dello Stato a suo tempo ebbe a dire: «Non dobbiamo arrenderci ai danni della pandemia sul tessuto sociale. Siamo di fronte a un crocevia inedito: o costruire una società più giusta e inclusiva o avere una società con disparità e squilibri più forti».
Da considerazioni analoghe e dall’osservazione delle nuove fragilità e povertà da cui eravamo circondati è nata l’idea del progetto Retake Roma per una comunità solidale, con l’obiettivo di svolgere attività di inclusione sociale attraverso la cura dei beni comuni, che è la specifica mission di Retake.

I primi passi mossi nel rione Monti

La prima esperienza sul campo è iniziata nel rione Monti e specificamente all’interno del Parco di Colle Oppio, allora estremamente degradato, e sulle strade limitrofe. Prima di partire con le attività a gennaio 2021 si è svolto un intenso lavoro di progettazione e di relazione tra Retake e altre associazioni e istituzioni da cui è scaturito un protocollo d’intesa.
Nei mesi da gennaio a settembre 2021 tutti i mercoledì abbiamo lavorato insieme tra volontari di Retake del rione Monti e di altre zone di Roma, residenti del rione, volontari di altre associazioni, persone fragili di tante parti del mondo o connazionali, senza lavoro e spesso senza dimora.
Al di là dei numeri, pure importanti, il progetto ha prodotto risultati molto significativi su più fronti:

  • ha sviluppato la cura costante delle aree sopra citate, restituendo bellezza ai luoghi abbandonati all’incuria e consentendone una rinnovata fruizione a residenti, turisti, persone di passaggio;
  • ha creato nuove sensibilità nei residenti e una nuova propensione alla partecipazione, che si è manifestata anche attraverso le donazioni (sia cash che attraverso la piattaforma di fundraising);
  • ha consentito, attraverso un fare concreto, di sviluppare sinergie e reti non solo con i soggetti firmatari del protocollo ma con altre realtà territoriali e altre associazioni che hanno arricchito in corso d’opera il progetto, rendendo possibile la sua conclusione con un corso di formazione professionale per operatori agricoli e manutentori del verde dedicato ai soggetti fragili, protagonisti principali di tutta l’esperienza di cura dei beni comuni.

Oltre i risultati materiali

Non tanto soggetti destinatari, quindi, quanto piuttosto protagonisti. Il risultato più importante su tutti è stato, infatti, quello di avere restituito dignità e speranza alle persone fragili ed emarginate che, invece di sentirsi discriminate, si sono sentite accolte in un gruppo/comunità solidale in un rapporto alla pari. Come noi “custodi della bellezza”. Dopo i mesi trascorsi con noi molti hanno cambiato totalmente l’atteggiamento verso gli altri e la vita, hanno riacquistato fiducia, si sono rimessi in moto per costruirsi un futuro diverso. Alcuni, dopo il corso di formazione, hanno anche trovato un’occupazione e questo per noi è stato un esito che, niente affatto scontato all’inizio dell’avventura, ci ha riempito di gioia e confortato sulla concreta utilità del percorso intrapreso.

Dopo Monti è la volta del quartiere San Lorenzo

L’attività svolta a Monti ha rappresentato per certi aspetti un momento sperimentale e prototipale per verificare la fattibilità degli obiettivi che ci si era proposti ed eventualmente “esportarla” in altre zone di Roma. E, in effetti, così è stato, perché il testimone è stato raccolto dal gruppo Retake di San Lorenzo che opera in un quartiere con grandi criticità e problemi complessi in cui al disagio della popolazione residente per l’inadeguatezza dei servizi di manutenzione (verde, raccolta rifiuti, aree pubbliche devastate) e il degrado sociale e abitativo si aggiunge un quadro frammentato delle diverse realtà associative che operano sul territorio.
Anche a San Lorenzo è stato firmato un protocollo d’intesa (San Lorenzo Solidale) per definire obiettivi comuni e rispettivi ruoli e compiti. Le attività stanno proseguendo da settembre 2021 e si sono progressivamente arricchite di obiettivi e partner durante il cammino. Ad esempio, molto significativa è stata la partecipazione agli eventi di immigrati, profughi e richiedenti asilo, sotto la guida dell’associazione JNRC (Joel Nafuma Refugee Center). Per queste persone anche a San Lorenzo si è svolta una attività di formazione professionale sull’uso delle attrezzature per la manutenzione del verde.
Tutto ciò ha modificato radicalmente l’approccio consolidato di soggetti e associazioni che agivano spesso indipendentemente le une dalle altre o, nel peggiore dei casi, in antagonismo: si è così creata una rete solidale che, con l’esempio sul campo, sta erodendo vecchi stereotipi e comportamenti. Oggi la rete è viva e sono state avviate numerose e diverse iniziative, legate tra loro dal filo rosso della solidarietà.
Nell’ultimo periodo, inoltre, è stato organizzato un corso di formazione, aperto alle associazioni, agli amministratori locali, ai singoli cittadini, tenuto da esperti di Labsus sul tema dell’Amministrazione condivisa, finalizzato ad acquisire l’expertise necessaria per procedere proficuamente alla definizione di Patti di collaborazione. La condivisione di quest’ultimo percorso di formazione ha favorito il consolidamento della rete informale che lega le associazioni e sono nate idee progettuali che potranno essere messe in pratica nel prossimo futuro.

Aspettando il Regolamento per l’Amministrazione condivisa di Roma

Alla vigilia (almeno così ci auguriamo) dell’approvazione del Regolamento per l’Amministrazione condivisa dei beni comuni materiali e immateriali di Roma Capitale, noi volontari di Retake, che operiamo da anni come cittadini attivi, non possiamo che rallegrarci in quanto questo rappresenterà un ulteriore tassello per favorire e sviluppare il ruolo di coloro che si sentono custodi della bellezza, non solo dei beni materiali ma anche del senso di una ritrovata comunità, della solidarietà, del rispetto reciproco, del senso di appartenenza.
Certo, una realtà multiforme, complessa e difficile come quella rappresentata dal territorio di Roma Capitale costituirà una sfida da affrontare con consapevolezza e competenze rinnovate. Per questo, per una reale messa in atto del Regolamento e dei Patti di collaborazione, sarà fondamentale l’attività di formazione non solo, e non tanto, per i volontari ma anche, e soprattutto, per gli amministratori, spesso spaventati dalle novità e timorosi che i processi sfuggano loro di mano. È prioritario invece che comprendano come solo alleandosi con i cittadini attivi e favorendone le attività sarà possibile risolvere in positivo le sfide complesse della società attuale. Affinché la cura dei beni comuni possa essere uno degli strumenti strategici su cui investire per favorire il conseguimento del bene comune.

Raffaele Malizia, Marina Peci, Giuseppe Romiti sono volontari dell’associazione Retake. A loro va un ringraziamento anche per l’immagine di copertina.