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	<title>Donato Di Memmo, Autore presso Labsus</title>
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	<title>Donato Di Memmo, Autore presso Labsus</title>
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		<title>Commento al nuovo regolamento di Bologna sull’amministrazione condivisa</title>
		<link>https://www.labsus.org/2023/01/commento-nuovo-regolamento-di-bologna-sullamministrazione-condivisa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Donato Di Memmo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2023 09:49:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Regolamento amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Amministrazioen condivisa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 14 novembre il Consiglio Comunale di Bologna ha approvato una modifica statutaria ed un nuovo regolamento sull’amministrazione condivisa (allegato in fondo all&#8217;articolo), innovando significativamente gli strumenti normativi a disposizione della comunità, nell’ottica di rendere il concorso attivo dei cittadini elemento di sistema nell’amministrazione della città. Per raggiungere questo obiettivo, l’intervento normativo definisce alcune importanti connessioni allo scopo di ricondurre all’interno di un contesto giuridico unitario tutte le declinazioni operative che il principio di sussidiarietà può dispiegare a livello locale: a livello statutario viene recepito il modello dell’amministrazione condivisa in sostituzione di due previgenti disposizioni, una dedicata al rapporto tra Comune e Associazioni, l’altra al ruolo dei cittadini nella cura dei beni comuni; il nuovo regolamento sostituisce sia il regolamento per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani del 2014, sia il più risalente regolamento sui rapporti con le libere forme associative; l’ambito soggettivo di applicazione del nuovo regolamento ricomprende sia gli enti del terzo settore ma, con prerogative diverse, anche associazioni non ETS, gruppi informali, cittadini singoli ed altre tipologie di soggetti civici – elencate all’art. 3 &#8211; con i quali l’amministrazione può instaurare differenti tipologie di relazioni; quanto all’ambito oggettivo, vengono ricondotte all’interno del medesimo regolamento sia le ipotesi in cui i soggetti civici svolgano attività d’interesse generale complementari e sussidiarie rispetto a quelle svolte dal Comune, sia le pratiche di cura e rigenerazione dei beni comuni, caratterizzate come manifestazioni di intraprendenza civica in funzione del legame rilevato tra tali beni e le condizioni per la piena espressione della personalità umana; sul piano delle dinamiche attraverso cui è possibile giungere alla definizione di una collaborazione, troviamo affiancati l’impulso del Comune attraverso l’emanazione di avvisi pubblici e le autonome iniziative dei soggetti civici a cui vengono riconosciute piena libertà di espressione e precisi presidi procedimentali volti a cadenzarne gli esiti. 2014 – 2022: una storia di successo La modifica statutaria ed il nuovo regolamento sono il punto di arrivo di un lungo percorso che affonda sicuramente le sue radici nella consolidata tradizione civica bolognese ma che ha visto nell’approvazione del regolamento per la cura condivisa dei beni comuni del 2014 un importante elemento di evoluzione. L’esperienza applicativa del regolamento per la cura dei beni comuni è stata, al netto delle fatiche derivanti dalla non semplice convivenza tra le logiche dell’amministrazione condivisa ed un contesto normativo complessivamente orientato in chiave bipolare, una storia di successo. Ce lo dimostrano i numeri dei patti di collaborazione sottoscritti, la qualità dei piccoli e grandi interventi realizzati insieme ai cittadini ed il cambiamento che gradualmente questo strumento ha determinato nelle modalità di lavoro degli uffici. Al crescere dell’impatto generato dalle pratiche di amministrazione condivisa dei beni comuni apparivano sempre più evidenti i limiti di una regolamentazione – quella dedicata specificamente ai rapporti con le associazioni – fondata su logiche scarsamente collaborative, in cui il perseguimento dell’imparzialità spesso avveniva a scapito del buon andamento. La riforma del terzo settore ci ha fornito lo spunto decisivo per rimettere in discussione l’intero approccio normativo in tema di collaborazione con la cittadinanza, portandoci alla conclusione che i benefici di una regolamentazione unitaria sulla sussidiarietà erano sicuramente superiori ai rischi derivanti dalla necessità di assicurare agli enti del terzo settore formalmente intesi le prerogative loro attribuite dall’ordinamento ma di farlo in un ecosistema in grado di mettere in dialogo tutte le possibili forme in cui soggetti diversi, mossi da logiche non orientate al profitto, siano in grado di concorrere alla cura del territorio e della comunità che lo abita. Il comune, gli enti del Terzo Settore e gli altri soggetti civici Molto dibattuto in fase di approvazione del nuovo regolamento è stato infatti il tema della possibilità per il Comune di continuare a coinvolgere anche soggetti diversi dagli enti del terzo settore nei percorsi di programmazione e progettazione condivisa, ritenendo ormai gli articoli 55 e 56 del Codice del Terzo Settore (CdTS) l’unica fonte abilitante alla costruzione di relazioni sussidiarie. Il punto a mio avviso è che le previsioni del CdTS, pur determinando delle prerogative esclusive a favore degli ETS, non comportano la cancellazione di altre possibili interazioni tra l&#8217;Ente locale e quelli che abbiamo chiamato soggetti civici. Penso innanzitutto all&#8217;art. 118, comma 4, della Costituzione che, facendo riferimento anche ai cittadini singoli, difficilmente può ritenersi attuato in via esclusiva dal CdTS; penso all&#8217;art. 3, comma 5, del Testo unico degli enti locali (TUEL) che contiene un riferimento molto ampio ai cittadini e alle loro formazioni sociali quali soggetti che possono coadiuvare i comuni nello svolgimento delle loro funzioni. Penso infine all&#8217;art. 12 della L. 241 che sembra svolgere una funzione generale di garanzia, ammettendo che i soggetti pubblici possano attribuire forme di sostegno e definendo appunto lo standard procedurale da rispettare per farlo. Una filiera della collaborazione coerente e completa Il vero punto di forza del nuovo regolamento credo sia proprio quello di riuscire, esercitando l&#8217;autonomia di cui il comune dispone, a delineare un campo d&#8217;azione largo in cui l’ente locale possa svolgere un ruolo di impulso, facilitazione e regia nei confronti dei diversi attori civici che, ognuno con le sue prerogative, siano in grado di concorrere alla costruzione di risposte condivise e ben radicate nel tessuto sociale. Solo lavorando in quest&#8217;ottica di rete possiamo aumentare l&#8217;efficacia della nostra azione amministrativa di fronte a problemi sempre più multidimensionali e avendo a disposizione ancoraggi sociali sempre più precari. Il fulcro del nuovo regolamento consiste quindi nella definizione di una filiera coerente e completa della collaborazione che, partendo dalla programmazione condivisa, porta alla progettazione condivisa e quindi alla realizzazione delle attività con l’affiancamento ed il sostegno del Comune in un contesto caratterizzato da trasparenza, flessibilità, valutazione e rendicontazione. Il tutto retto da un sistema di principi e valori, declinati all’art. 2, che dovranno essere coerentemente interpretati nelle diverse fasi della definizione delle attività e della loro realizzazione poiché rappresentano l’orizzonte di senso in grado di orientare le proposte, le scelte discrezionali e le singole azioni. I tre ambiti della programmazione condivisa Il coinvolgimento dei soggetti civici nella programmazione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2023/01/commento-nuovo-regolamento-di-bologna-sullamministrazione-condivisa/">Commento al nuovo regolamento di Bologna sull’amministrazione condivisa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Lo scorso 14 novembre il Consiglio Comunale di Bologna ha approvato <strong>una modifica statutaria ed un nuovo regolamento sull’amministrazione condivisa </strong>(<em>allegato in fondo all&#8217;articolo</em>), innovando significativamente gli strumenti normativi a disposizione della comunità, nell’ottica di rendere il concorso attivo dei cittadini elemento di sistema nell’amministrazione della città.<br />
Per raggiungere questo obiettivo, l’intervento normativo definisce alcune importanti connessioni allo scopo di ricondurre all’interno di un contesto giuridico unitario tutte le declinazioni operative che il principio di sussidiarietà può dispiegare a livello locale:</p>
<ol>
<li style="text-align: justify;">a livello statutario viene recepito il modello dell’amministrazione condivisa in sostituzione di due previgenti disposizioni, una dedicata al rapporto tra Comune e Associazioni, l’altra al ruolo dei cittadini nella cura dei beni comuni;</li>
<li style="text-align: justify;">il nuovo regolamento sostituisce sia il regolamento per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani del 2014, sia il più risalente regolamento sui rapporti con le libere forme associative;</li>
<li style="text-align: justify;">l’ambito soggettivo di applicazione del nuovo regolamento ricomprende sia gli enti del terzo settore ma, con prerogative diverse, anche associazioni non ETS, gruppi informali, cittadini singoli ed altre tipologie di soggetti civici – elencate all’art. 3 &#8211; con i quali l’amministrazione può instaurare differenti tipologie di relazioni;</li>
<li style="text-align: justify;">quanto all’ambito oggettivo, vengono ricondotte all’interno del medesimo regolamento sia le ipotesi in cui i soggetti civici svolgano attività d’interesse generale complementari e sussidiarie rispetto a quelle svolte dal Comune, sia le pratiche di cura e rigenerazione dei beni comuni, caratterizzate come manifestazioni di intraprendenza civica in funzione del legame rilevato tra tali beni e le condizioni per la piena espressione della personalità umana;</li>
<li style="text-align: justify;">sul piano delle dinamiche attraverso cui è possibile giungere alla definizione di una collaborazione, troviamo affiancati l’impulso del Comune attraverso l’emanazione di avvisi pubblici e le autonome iniziative dei soggetti civici a cui vengono riconosciute piena libertà di espressione e precisi presidi procedimentali volti a cadenzarne gli esiti.</li>
</ol>
<h4 style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>2014 – 2022: una storia di successo</strong></h4>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">La modifica statutaria ed il nuovo regolamento sono il punto di arrivo di un lungo percorso che affonda sicuramente le sue radici nella consolidata tradizione civica bolognese ma che ha visto nell’approvazione del regolamento per la cura condivisa dei beni comuni del 2014 un importante elemento di evoluzione. L’esperienza applicativa del regolamento per la cura dei beni comuni è stata, <strong>al netto delle fatiche derivanti dalla non semplice convivenza tra le logiche dell’amministrazione condivisa ed un contesto normativo complessivamente orientato in chiave bipolare</strong>, una storia di successo. Ce lo dimostrano i numeri dei patti di collaborazione sottoscritti, la qualità dei piccoli e grandi interventi realizzati insieme ai cittadini ed il cambiamento che gradualmente questo strumento ha determinato nelle modalità di lavoro degli uffici.<br />
Al crescere dell’impatto generato dalle pratiche di amministrazione condivisa dei beni comuni apparivano sempre più evidenti i limiti di una regolamentazione – quella dedicata specificamente ai rapporti con le associazioni – fondata su logiche scarsamente collaborative, in cui il perseguimento dell’imparzialità spesso avveniva a scapito del buon andamento. La riforma del terzo settore ci ha fornito lo spunto decisivo per rimettere in discussione l’intero approccio normativo in tema di collaborazione con la cittadinanza, portandoci alla conclusione che <strong>i benefici di una regolamentazione unitaria sulla sussidiarietà erano sicuramente superiori ai rischi</strong> derivanti dalla necessità di assicurare agli enti del terzo settore formalmente intesi le prerogative loro attribuite dall’ordinamento ma di farlo in un ecosistema in grado di mettere in dialogo tutte le possibili forme in cui soggetti diversi, mossi da logiche non orientate al profitto, siano in grado di concorrere alla cura del territorio e della comunità che lo abita.</p>
<h4 style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>Il comune, gli enti del Terzo Settore e gli altri soggetti civici</strong></h4>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Molto dibattuto in fase di approvazione del nuovo regolamento è stato infatti il tema della possibilità per il Comune di continuare a coinvolgere anche soggetti diversi dagli enti del terzo settore nei percorsi di <strong>programmazione e progettazione condivisa</strong>, ritenendo ormai gli articoli 55 e 56 del Codice del Terzo Settore (CdTS) l’unica fonte abilitante alla costruzione di relazioni sussidiarie.<br />
Il punto a mio avviso è che le previsioni del CdTS, pur determinando delle prerogative esclusive a favore degli ETS, non comportano la cancellazione di altre possibili interazioni tra l&#8217;Ente locale e quelli che abbiamo chiamato soggetti civici.<br />
Penso innanzitutto all&#8217;<strong>art. 118, comma 4</strong>, della Costituzione che, facendo riferimento anche ai cittadini singoli, difficilmente può ritenersi attuato in via esclusiva dal CdTS; penso all&#8217;<strong>art. 3, comma 5</strong>, del Testo unico degli enti locali (TUEL) che contiene un riferimento molto ampio ai cittadini e alle loro formazioni sociali quali soggetti che possono coadiuvare i comuni nello svolgimento delle loro funzioni. Penso infine all&#8217;<strong>art. 12 della L. 241</strong> che sembra svolgere una funzione generale di garanzia, ammettendo che i soggetti pubblici possano attribuire forme di sostegno e definendo appunto lo standard procedurale da rispettare per farlo.</p>
<h4 style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>Una filiera della collaborazione coerente e completa </strong></h4>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Il vero punto di forza del nuovo regolamento credo sia proprio quello di riuscire, esercitando l&#8217;autonomia di cui il comune dispone, a delineare un campo d&#8217;azione largo in cui l’ente locale possa svolgere un ruolo di impulso, facilitazione e regia nei confronti dei diversi attori civici che, ognuno con le sue prerogative, siano in grado di concorrere alla costruzione di risposte condivise e ben radicate nel tessuto sociale.<br />
Solo lavorando in quest&#8217;ottica di rete possiamo <strong>aumentare l&#8217;efficacia della nostra azione amministrativa</strong> di fronte a problemi sempre più multidimensionali e avendo a disposizione ancoraggi sociali sempre più precari.<br />
Il fulcro del nuovo regolamento consiste quindi nella definizione di una filiera coerente e completa della collaborazione che, partendo dalla programmazione condivisa, porta alla progettazione condivisa e quindi alla realizzazione delle attività con l’affiancamento ed il sostegno del Comune in un contesto caratterizzato da trasparenza, flessibilità, valutazione e rendicontazione. Il tutto retto da un sistema di principi e valori, declinati all’art. 2, che dovranno essere coerentemente interpretati nelle diverse fasi della definizione delle attività e della loro realizzazione poiché rappresentano l’orizzonte di senso in grado di orientare le proposte, le scelte discrezionali e le singole azioni.</p>
<h4 style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>I tre ambiti della programmazione condivisa</strong></h4>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Il coinvolgimento dei soggetti civici nella programmazione è presupposto fondamentale se si vuole assegnare all’amministrazione condivisa un ruolo strutturale nell’amministrazione complessiva dei territori. Il regolamento prevede tre ambiti di programmazione condivisa: uno, più ampio, volto ad acquisire elementi utili alla <strong>definizione degli strumenti di bilancio</strong>; gli altri due possono avere ad oggetto <strong>singole aree del territorio o singoli ambiti tematici</strong> in relazione agli obiettivi di approfondimento che il Comune, anche su sollecitazione dei soggetti civici, intende perseguire.<br />
Lo scopo di questi percorsi è in ogni caso quello di far emergere, valorizzando anche l’insieme dei dati disponibili, bisogni, risorse, visioni e strategie fondamentali per consentire al Comune e alle sue articolazioni territoriali di tarare in maniera più aderente alla realtà le proprie azioni, valorizzando al meglio anche il patrimonio di energie che la città è in grado di esprimere.<br />
Questo lavoro di ascolto, confronto e mappatura può svolgere anche una funzione molto importante di ricucitura delle azioni in corso o previste sui territori. Il nostro sistema, caratterizzato dall’azione di diversi attori istituzionali operanti su ambiti di competenza non sempre perfettamente coordinati, può dar vita o sostenere iniziative, attività, progetti destinati a produrre effetti sul territorio che, se non vengono letti nel loro complesso, possono generare contraddizioni, sovrapposizioni e aree scoperte.</p>
<h4 style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>La progettazione condivisa</strong></h4>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">La progettazione condivisa può articolarsi in maniera differente a seconda che rappresenti la modalità di composizione trasformativa delle proposte progettuali pervenute in seno agli avvisi pubblici emanati dal Comune o il metodo per approfondire ed adattare le singole proposte di collaborazione spontanee presentate dai soggetti civici. In ogni caso il regolamento afferma un principio importante: quando il Comune agisce in “amministrazione condivisa” l’individuazione delle proposte da sostenere e realizzare non avviene sulla base di scelte a carattere competitivo o concorrenziale ma <strong>in esito ad una fase di confronto ad ampio raggio finalizzato a valutare sinergie, connessioni ed integrazioni</strong>.<br />
Quanto detto vale anche con riferimento alla fattispecie prevista all’art. 9 del Regolamento, disposizione con la quale si riserva agli Enti del Terzo Settore la possibilità di partecipare ad avvisi pubblici aventi le medesime finalità di cui all’art. 56 del CdTS. Tali avvisi, emanati in esito agli elementi emersi nei percorsi di programmazione condivisa, mirano a sperimentare nuovi approcci, <strong>alternativi al ricorso al mercato</strong>, per innovare le modalità di erogazione di determinate prestazioni agli utenti o costruire risposte a bisogni nuovi non ancora affrontati dall’ente.<br />
La connessione con la fase della programmazione condivisa è molto importante poiché, se non vogliamo attribuire al criterio delle condizioni più favorevoli rispetto al mercato un significato puramente monetario &#8211; scelta questa che potrebbe dar luogo ad esiti francamente aberranti &#8211; il valore aggiunto da porre a base della motivazione sta proprio nel fatto che <strong>la costruzione di una risposta sussidiaria, generata attraverso un processo di progettazione condivisa, è meglio in grado di rispondere alle aspettative e di valorizzare le risorse</strong> emerse a monte.</p>
<h4 style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>L’“amministrazione condivisa” come nuova modalità di relazione</strong></h4>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Quanto alla fase di realizzazione delle attività concordate, due sono a mio avviso gli elementi da sottolineare. Il primo attiene al <strong>rapporto tra i soggetti civici e gli uffici comunali</strong> che deve essere orientato alla collaborazione, al reciproco coinvolgimento e allo scambio continuo di informazioni e valutazioni. Il secondo è che, ferme restando le caratteristiche fondamentali delle attività concordate e degli obiettivi da raggiungere, occorre praticare <strong>un approccio adattativo</strong>, in grado di intervenire in corso d’opera per adeguare, correggere o limare. Insomma, “amministrazione condivisa” non è uno slogan per reclutare nuove energie ma una nuova modalità di relazione in cui la disposizione dei soggetti civici a farsi attori per la comunità deve necessariamente poter contare sull’aspettativa di non essere lasciati soli e, viceversa, l’investimento del soggetto pubblico in percorsi ben più impegnativi della individuazione di un contraente deve poter contare sulla disponibilità dei soggetti civici a fornire all’ente riscontri, spunti e stimoli.</p>
<h4 style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>Le varie forme di sostegno ai soggetti civici</strong></h4>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Particolare attenzione viene dedicata dal regolamento agli strumenti attraverso cui rendere concreto il verbo “sostenere”, elemento cardine nella formulazione del principio costituzionale di sussidiarietà. In tema di forme di sostegno abbiamo confermato e rafforzato i contenuti già previsti dal regolamento per la cura dei beni comuni del 2014, risultati particolarmente efficaci poiché in grado di fornire una risposta ad ampio spettro alle specifiche esigenze di supporto che ciascun progetto può presentare. <strong>Disponibilità di beni o servizi, supporto comunicativo, formazione, sostegno finanziario e affiancamento nel reperimento di ulteriori risorse</strong> sono in sintesi le leve che il Comune ha a disposizione per consentire o facilitare la realizzazione delle attività concordate. A queste si aggiungono due ulteriori leve, su cui vorrei fermare brevemente l’attenzione: le semplificazioni amministrative e la disponibilità in uso di beni immobili.</p>
<h4 style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>Semplificare, semplificare!</strong></h4>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Il tema delle semplificazioni amministrative quale leva per favorire la realizzazione delle attività, già presente nel regolamento del 2014, è stato ulteriormente rafforzato attraverso la previsione, all’art. 16 del Regolamento, di una <strong>disciplina puntuale dedicata alla realizzazione dei piccoli eventi sociali, culturali o sportivi</strong> che non necessitano di licenza di pubblico intrattenimento e spettacolo. Questa disciplina risulta particolarmente significativa poiché riduce al minimo possibile, nel rispetto delle caratteristiche e dei limiti previsti, gli adempimenti necessari per organizzare tali eventi così rimuovendo un ostacolo piuttosto gravoso alle molteplici possibilità di far vivere collettivamente e a condizioni accessibili gli spazi pubblici con indubbi benefici sulla socialità dei cittadini ma anche sul contrasto alle situazioni di abbandono.</p>
<h4 style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>Le innovazioni della disciplina in materia di immobili</strong></h4>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Profondamente innovata risulta la disciplina dettata in materia di immobili. In linea generale viene stabilito che l’uso di immobili appartenenti al Comune e messi a disposizione a condizioni diverse da quelle di mercato <strong>deve risultare funzionale allo svolgimento di attività di interesse generale</strong> e che, compatibilmente con le caratteristiche degli spazi, il loro utilizzo deve essere condiviso tra più soggetti ed aperto al territorio. In questo contesto appare coerente la previsione di diverse modalità temporali d’uso degli spazi – occasionale, temporaneo o stabile – in relazione al rapporto che intercorre tra l’immobile e le attività svolte.<br />
L’uso stabile passa sempre attraverso la partecipazione ad avvisi pubblici e le concrete condizioni di assegnazione dipendono dalle <strong>caratteristiche di impatto</strong> delle attività previste e alle connesse <strong>condizioni di sostenibilità</strong> della gestione. Sempre in materia di immobili viene ridisegnata la disciplina volta a favorire processi di rigenerazione, insieme alla comunità, degli edifici inutilizzati. Tali edifici, da inserire <strong>in apposito elenco redatto dal Comune anche con il contributo della comunità</strong>, possono formare oggetto di proposte di collaborazione che devono evidenziare sia gli interventi fisici necessari per l’apertura dell’edificio, sia le attività previste e l’impatto sociale atteso. La proposta formerà oggetto di approfondimento al fine di verificarne compatibilità, fattibilità e sostenibilità in relazione all’insieme delle risorse, anche pubbliche, che risulterà possibile mobilitare per la sua realizzazione. Le previsioni sulla rigenerazione possono trovare applicazione anche con riferimento ad <strong>immobili privati</strong> che i proprietari, in attesa di definirne il destino, ritengono più conveniente impegnare in processi che coinvolgano la comunità piuttosto che limitarsi a custodirne il deperimento.</p>
<h4 style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>Trasparenza e rendicontazione</strong></h4>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Come si diceva le diverse fasi delle possibili declinazioni dell’amministrazione condivisa vengono incardinate in un ecosistema fortemente orientato alla trasparenza e alla rendicontazione. <strong>Il regolamento prevede una serie molto puntuale di adempimenti volti a garantire la pubblicità di processi e documenti allo scopo di favorire conoscibilità e partecipazione</strong>.<br />
La modalità principale di diffusione resta quella telematica ma il regolamento indica l’impegno ad affiancarla con modalità tradizionali, nella consapevolezza che il digitale presenta comunque limiti in termini di accessibilità e va quindi integrato con metodi in grado di agevolare la comunicazione di prossimità. Per quanto attiene ai presidi volti a garantire imparzialità dell’azione amministrativa a carattere collaborativo il regolamento definisce i criteri cui il Comune si atterrà nell’adozione delle scelte e precisa le diverse funzioni che tali criteri possono svolgere in relazione alle diverse dinamiche collaborative.<br />
La necessità di dotarsi di <strong>criteri chiari</strong> e di applicarli in un contesto relazionale trasparente risulta fondamentale per assicurare piena legittimità all’azione amministrativa anche quando il buon andamento complessivo della collaborazione con i cittadini passa necessariamente attraverso l’adozione di scelte discrezionali. La capacità di misurare gli impatti attraverso la cura nella rendicontazione delle risorse utilizzate e dei risultati ottenuti è l’elemento conclusivo del ciclo della collaborazione dalla quale poter trarre utili indicazioni su come progressivamente migliorare l’uso degli strumenti e sugli eventuali errori da non replicare.</p>
<h4 style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>Ora tocca alla città&#8230;</strong></h4>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Il Comune di Bologna, alle prese con la difficile eredità del post Covid e con un diffuso clima di difficoltà che avvolge le vite dei cittadini, decide di puntare su un nuovo rilancio degli strumenti volti a favorire il coinvolgimento diretto delle persone nelle scelte e nelle azioni che le riguardano. L’obiettivo cui tendere è quello di <strong>aumentare la densità dei presidi in grado di intercettare gli interessi, i bisogni e le capacità delle persone con logiche diverse da quelle di mercato.</strong> Per fare questo occorrono presenza sui territori con il lavoro di prossimità e capacità di stabilire connessioni utili, amplificandone poi l’impatto attraverso dispositivi amministrativi efficaci nel sostegno e a basso consumo di adempimenti. La modifica statutaria ed il nuovo regolamento sull’amministrazione condivisa ci mettono nelle condizioni di farlo, ora tocca alla città.</p>
<p><em>Donato Di Memmo è Direttore del Quartiere Navile di Bologna.</em></p>
<p><em>Foto di copertina di Margherita Caprilli.</em></p>
<p><em>Scarica il testo del Regolamento cliccando <a href="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/01/BOLOGNA.REGOLAMENTO-SULLE-FORME-DI-COLLABORAZIONE-TRA-SOGGETTI-CIVICI-E-AMMINISTRAZIONE.pdf">qui</a>.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><b>LEGGI ANCHE:</b></p>
<ul>
<li><a href="https://www.labsus.org/2023/01/capasso-gli-obiettivi-politici-e-le-sfide-culturali-del-nuovo-regolamento/" target="_blank" rel="noopener">Capasso: gli obiettivi politici e le sfide culturali del nuovo Regolamento</a></li>
<li><a href="https://www.labsus.org/2023/01/a-bologna-nove-anni-dopo-lamministrazione-condivisa-e-diventata-strutturale/" target="_blank" rel="noopener">A Bologna, nove anni dopo, l’amministrazione condivisa è diventata strutturale</a></li>
<li><a href="https://www.labsus.org/2014/10/lattuazione-del-regolamento-amministrazione-condivisa-bologna/" target="_blank" rel="noopener">L&#8217;attuazione del Regolamento sull&#8217;amministrazione condivisa a Bologna</a></li>
<li><a href="https://www.labsus.org/2015/12/regolamento-labsus-amministrazione-condivisa-beni-comuni-bologna/" target="_blank" rel="noopener">Regolamento Labsus sull&#8217;amministrazione condivisa dei beni comuni a Bologna</a></li>
<li><a href="https://www.labsus.org/2016/02/donato-di-memmo-racconta-regolamento-beni-comuni-bologna/" target="_blank" rel="noopener">Donato Di Memmo racconta il Regolamento per i beni comuni di Bologna</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2023/01/commento-nuovo-regolamento-di-bologna-sullamministrazione-condivisa/">Commento al nuovo regolamento di Bologna sull’amministrazione condivisa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I primi 5 anni del Regolamento per i beni comuni: a che punto siamo?</title>
		<link>https://www.labsus.org/2019/02/i-primi-5-anni-del-regolamento-per-i-beni-comuni-a-che-punto-siamo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Donato Di Memmo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Feb 2019 20:54:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Il punto di Labsus]]></category>
		<category><![CDATA[bilancio]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[impatto]]></category>
		<category><![CDATA[monitoraggio]]></category>
		<category><![CDATA[regolamento amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[regolamento beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[trasversalità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/?p=60662</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sono già trascorsi cinque anni da quel 22 febbraio 2014 quando, in una sala gremita e vivace, il Comune di Bologna, Labsus e la Fondazione Del Monte presentarono il primo schema di regolamento sulle forme di collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani. Moltissime cose sono successe nel frattempo, e neppure noi che eravamo in prima linea in questa sperimentazione potevamo prevedere quale impatto il lavoro avrebbe generato dentro e fuori dalla nostra città. Le incognite infatti erano molte: il Regolamento sarebbe stato riconosciuto dai cittadini come uno strumento per abilitare e sostenere le loro istanze di partecipazione attiva? E l’Amministrazione, avrebbe trovato la forza di assecondare il cambio di paradigma all’interno di un quadro normativo e organizzativo non concepito per condividere con i cittadini idee e risorse? Cinque anni di esperienze rappresentano un tempo giusto per tracciare un bilancio ragionato dei successi e dei punti deboli di quella che è nata e ancora va considerata una sperimentazione, come tale bisognosa di attento monitoraggio e costante manutenzione. Una chiave Una delle ragioni per cui si decise di elaborare uno strumento normativo per stimolare, raccogliere e sostenere pratiche di amministrazione condivisa era la constatazione che, nonostante il principio di sussidiarietà orizzontale, tali pratiche rischiavano di non avere diritto di ingresso all’interno dell’amministrazione. L’iper produzione normativa, la percezione dei soggetti del controllo alla stregua di entità imperscrutabili, minacciose e vendicative e la costruzione per compartimenti stagni delle strutture organizzative sono i fattori principali che impedivano o rendevano inquieto il transito di tali esperienze all’interno della prassi amministrativa dell’ente locale. Serviva quindi una chiave che, aprendo all’attivismo civico la porta d’ingresso, consentisse al principio di sussidiarietà orizzontale di gettare una sfumatura cromatica nuova, utile ad interpretare e reinterpretare norme, procedure e scelte organizzative. Una lente La lettura delle numerose proposte di collaborazione ricevute – circa 750 – e la costruzione dei circa 500 patti che ne sono scaturiti ci hanno consentito di osservare meglio i territori, le comunità che li abitano e le dinamiche sociali che li animano. Questo elemento risulta di fondamentale importanza in un contesto in cui la crisi dei corpi intermedi da un lato e l’affermarsi dell’esasperazione come propellente per l’emersione delle narrazioni territoriali dall’altro rischia di comporre sui tavoli decisionali dell’amministrazione locale un quadro informativo potenzialmente distorto. Ferma restando la necessità per il Comune di adempiere con efficienza ai propri compiti, rifuggendo qualsiasi tentazione di spostarne l’onere sui cittadini, la consapevolezza dell’esistenza di una parte di comunità disponibile ad essere parte attiva nella realizzazione dell’interesse generale aiuta a costruire risposte nuove ed integrate, capaci di connettersi meglio ai bisogni specifici ed effettivi dei territori. E’ importante notare come lo spirito che anima le volontà costruenti dei cittadini, più che a colmare lacune, sia orientato ad incrementare standard o creare ex novo opportunità e soluzioni a fronte di necessità sociali in tumultuosa evoluzione. Un detonatore La quantità e la qualità delle energie civiche che si sono manifestate ha determinato un impatto in termini di effetti, materiali ed immateriali, e di processo. Questo impatto, difficile da misurare nel suo complesso, è fatto di tanti cambiamenti, piccoli e grandi, sui luoghi, sulle persone e sulle relazioni. Anche all’interno dell’Amministrazione il Regolamento ha determinato un cambiamento faticoso ma profondo sul modo di relazionarsi con e per i cittadini. Trasversalità ed integrazione mi sembrano i termini più adatti per descrivere l’effetto, ancora a tendere, di questa nuova modalità di lavoro. La trasversalità è l’elemento chiave per contrastare la tendenza dei vari uffici a rinchiudersi in una bolla specialistica immersa in un contesto liquido di informazioni e sollecitazioni che finiranno per essere filtrate solo in funzione del grado di compatibilità che le stesse hanno con il proprio micro clima. L’integrazione, frutto della trasversalità, rappresenta lo sforzo per restituire alla comunità quadri di senso dai quali poter comprendere le politiche in atto, le programmazioni future, i bisogni emersi. Ciò è funzionale per consentire ai cittadini di comprendere quali siano gli effettivi margini entro cui poter esercitare le loro prerogative, avvalendosi degli strumenti della partecipazione di volta in volta ritenuti più adeguati. La gestione delle proposte di collaborazione ha costituito uno stimolo importante verso il consolidamento di modalità di lavoro trasversali e la previsione regolamentare dell’interlocutore unico quale elemento di facilitazione della relazione con i cittadini ha dato, al netto delle immaginabili difficoltà, buona prova di sé. La valutazione complessivamente positiva dei risultati raggiunti ci pone di fronte alla responsabilità di analizzare gli elementi di debolezza delle pratiche di amministrazione condivisa al fine di indirizzare efficacemente il lavoro che ci attende. Ampliare la platea Il Regolamento ci ha consentito di raccogliere e sostenere una serie di progettualità promosse dai cittadini e questo ovviamente è un risultato positivo. E’ evidente tuttavia che le persone disposte autonomamente ad intraprendere un’iniziativa di cura dei beni comuni, facendosi comunque carico di oneri, incombenze e responsabilità, rappresentano un’avanguardia civica dotata di strumenti culturali e sociali peculiari rispetto alla media. Ora, se è vero che i cittadini attivi sono mossi non da astratte finalità filantropiche ma dalla volontà di vivere meglio i luoghi e le relazioni sociali, risulta fondamentale per il Comune diventare più proattivo per avvicinare la disponibilità di queste pratiche ai contesti quotidiani di vita delle persone. Questo sforzo richiede risorse e presuppone scelte organizzative coerenti, ma si colloca perfettamente nelle linee evolutive di un ente locale che voglia fare della partecipazione dei cittadini, nelle sue varie forme, un elemento distintivo e strutturale dell’azione amministrativa. Saper rendicontare L’estrema eterogeneità dei soggetti promotori e degli obiettivi perseguiti rendono particolarmente difficile misurare l’impatto complessivo generato dai patti di collaborazione. Il quadro che ne deriva è quindi costituito da tante piccole e grandi esperienze, su ognuna delle quali sono disponibili racconti e riscontri, ma se vogliamo che queste pratiche costituiscano una massa critica in grado di aumentare la loro capacità di penetrazione, occorre configurare nuovi strumenti di misurazione di impatto e comunicarne adeguatamente i risultati. Questo non è un compito che il Comune può efficacemente</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2019/02/i-primi-5-anni-del-regolamento-per-i-beni-comuni-a-che-punto-siamo/">I primi 5 anni del Regolamento per i beni comuni: a che punto siamo?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono già trascorsi cinque anni da quel <strong>22 febbraio 2014</strong> quando, in una sala gremita e vivace, il <strong>Comune di Bologna</strong>, <strong>Labsus</strong> e la <strong>Fondazione Del Monte</strong> presentarono il <a href="http://www.labsus.org/2014/11/bologna-delibera-consiglio-comunale-19-maggio-2014-n-172-regolamento-sulla-collaborazione-tra-cittadini-e-amministrazione-per-la-cura-e-la-rigenerazione-dei-beni-comuni-urbani/" target="_blank" rel="noopener">primo schema di regolamento</a> sulle forme di collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani.<br />
Moltissime cose sono successe <a href="http://www.labsus.org/2017/04/regolamento-beni-comuni-il-nuovo-prototipo-di-labsus/" target="_blank" rel="noopener">nel frattempo</a>, e neppure noi che eravamo in prima linea in questa sperimentazione potevamo prevedere quale impatto il lavoro avrebbe generato dentro e fuori dalla nostra città.<br />
Le incognite infatti erano molte: il Regolamento sarebbe stato riconosciuto dai cittadini come uno strumento per abilitare e sostenere le loro istanze di partecipazione attiva? E l’Amministrazione, avrebbe trovato la forza di assecondare il cambio di paradigma all’interno di un quadro normativo e organizzativo non concepito per condividere con i cittadini idee e risorse?<br />
Cinque anni di esperienze rappresentano un tempo giusto per tracciare <strong>un bilancio ragionato dei successi e dei punti deboli</strong> di quella che è nata e ancora va considerata una sperimentazione, come tale bisognosa di attento monitoraggio e costante manutenzione.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Una chiave</h4>
<p style="text-align: justify;">Una delle ragioni per cui si decise di elaborare uno strumento normativo per stimolare, raccogliere e sostenere pratiche di amministrazione condivisa era la constatazione che, nonostante il principio di sussidiarietà orizzontale, tali pratiche rischiavano di non avere <strong>diritto di ingresso</strong> <strong>all’interno dell’amministrazione</strong>. L’iper produzione normativa, la percezione dei soggetti del controllo alla stregua di entità imperscrutabili, minacciose e vendicative e la costruzione per compartimenti stagni delle strutture organizzative sono i fattori principali che impedivano o rendevano inquieto il transito di tali esperienze all’interno della prassi amministrativa dell’ente locale. <strong>Serviva quindi una chiave</strong> che, aprendo all’attivismo civico la porta d’ingresso, consentisse al principio di sussidiarietà orizzontale di gettare una sfumatura cromatica nuova, utile ad interpretare e reinterpretare norme, procedure e scelte organizzative.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Una lente</h4>
<p style="text-align: justify;">La lettura delle numerose proposte di collaborazione ricevute – circa 750 – e la costruzione dei circa 500 patti che ne sono scaturiti ci hanno consentito di osservare meglio i territori, le comunità che li abitano e le dinamiche sociali che li animano. Questo elemento risulta di fondamentale importanza in un contesto in cui <strong>la crisi dei corpi intermedi da un lato e l’affermarsi dell’esasperazione come propellente per l’emersione delle narrazioni territoriali dall’altro rischia di comporre sui tavoli decisionali dell’amministrazione locale un quadro informativo potenzialmente distorto</strong>. Ferma restando la necessità per il Comune di adempiere con efficienza ai propri compiti, rifuggendo qualsiasi tentazione di spostarne l’onere sui cittadini, la consapevolezza dell’esistenza di una parte di comunità disponibile ad essere parte attiva nella realizzazione dell’interesse generale aiuta a costruire risposte nuove ed integrate, capaci di connettersi meglio ai bisogni specifici ed effettivi dei territori. E’ importante notare come lo spirito che anima le volontà costruenti dei cittadini, più che a colmare lacune, sia orientato ad <strong>incrementare standard o creare ex novo opportunità e soluzioni</strong> a fronte di necessità sociali in tumultuosa evoluzione.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Un detonatore</h4>
<p style="text-align: justify;">La quantità e la qualità delle energie civiche che si sono manifestate ha determinato un impatto in termini di effetti, materiali ed immateriali, e di processo. Questo impatto, difficile da misurare nel suo complesso, è fatto di tanti cambiamenti, piccoli e grandi, sui luoghi, sulle persone e sulle relazioni. Anche all’interno dell’Amministrazione il Regolamento ha determinato un cambiamento faticoso ma profondo sul modo di relazionarsi con e per i cittadini. <strong>Trasversalità ed integrazione</strong> mi sembrano i termini più adatti per descrivere l’effetto, ancora a tendere, di questa nuova modalità di lavoro. La trasversalità è l’elemento chiave per contrastare la tendenza dei vari uffici a rinchiudersi in una bolla specialistica immersa in un contesto liquido di informazioni e sollecitazioni che finiranno per essere filtrate solo in funzione del grado di compatibilità che le stesse hanno con il proprio micro clima. L’integrazione, frutto della trasversalità, rappresenta lo sforzo per restituire alla comunità quadri di senso dai quali poter comprendere le politiche in atto, le programmazioni future, i bisogni emersi. Ciò è funzionale per consentire ai cittadini di comprendere quali siano gli effettivi margini entro cui poter esercitare le loro prerogative, avvalendosi degli strumenti della partecipazione di volta in volta ritenuti più adeguati. La gestione delle proposte di collaborazione ha costituito uno <strong>stimolo importante verso il consolidamento di modalità di lavoro trasversali</strong> e la previsione regolamentare dell’interlocutore unico quale elemento di facilitazione della relazione con i cittadini ha dato, al netto delle immaginabili difficoltà, buona prova di sé.<br />
La valutazione complessivamente positiva dei risultati raggiunti ci pone di fronte alla responsabilità di analizzare gli elementi di debolezza delle pratiche di amministrazione condivisa al fine di indirizzare efficacemente il lavoro che ci attende.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Ampliare la platea</h4>
<p style="text-align: justify;">Il Regolamento ci ha consentito di raccogliere e sostenere una serie di progettualità promosse dai cittadini e questo ovviamente è un risultato positivo. E’ evidente tuttavia che le persone disposte autonomamente ad intraprendere un’iniziativa di cura dei beni comuni, facendosi comunque carico di oneri, incombenze e responsabilità, rappresentano un’avanguardia civica dotata di strumenti culturali e sociali peculiari rispetto alla media. Ora, se è vero che i cittadini attivi sono mossi non da astratte finalità filantropiche ma dalla volontà di vivere meglio i luoghi e le relazioni sociali, <strong>risulta fondamentale per il Comune diventare più proattivo</strong> per avvicinare la disponibilità di queste pratiche ai contesti quotidiani di vita delle persone. Questo sforzo richiede risorse e presuppone scelte organizzative coerenti, ma si colloca perfettamente nelle linee evolutive di un ente locale che voglia fare della partecipazione dei cittadini, nelle sue varie forme, un elemento distintivo e strutturale dell’azione amministrativa.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Saper rendicontare</h4>
<p style="text-align: justify;">L’estrema eterogeneità dei soggetti promotori e degli obiettivi perseguiti rendono particolarmente difficile misurare l’impatto complessivo generato dai patti di collaborazione. Il quadro che ne deriva è quindi costituito da tante piccole e grandi esperienze, su ognuna delle quali sono disponibili racconti e riscontri, ma se vogliamo che queste pratiche costituiscano una massa critica in grado di aumentare la loro capacità di penetrazione, <strong>occorre configurare nuovi strumenti di misurazione di impatto e comunicarne adeguatamente i risultati</strong>. Questo non è un compito che il Comune può efficacemente affrontare da solo ma richiede il coinvolgimento delle comunità nella individuazione, nella implementazione e nel monitoraggio delle soluzioni più adeguate.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Semplificare</h4>
<p style="text-align: justify;">L’aver attuato con un regolamento comunale il principio di sussidiarietà orizzontale, se è stata una scelta coerente con il ruolo che l’ordinamento riconosce all’autonomia comunale e con il massimo grado di prossimità che lega questo livello istituzionale alle rispettive comunità, crea inevitabilmente difficoltà applicative stante la necessità di interpretarne i contenuti alla luce del suo peso nel sistema delle fonti. Occorre intensificare gli sforzi per rendere sempre più ergonomico l’innesco e lo sviluppo delle pratiche di amministrazione condivisa. Al netto dei progressi che su questo fronte abbiamo già registrato, <strong>la relazione tra Amministrazione e cittadini presenta ancora ampi margini di semplificazione in termini di velocità delle risposte e di adempimenti richiesti</strong>. Se focalizziamo l’attenzione sull’essenza autentica di queste pratiche, vale a dire la messa a disposizione da parte dei cittadini di idee ed energie a favore della comunità senza creare barriere alla libera fruibilità dei beni, gli elementi di potenziale frizione con specifiche previsioni normative possono essere superati grazie ad <strong>interpretazioni costituzionalmente orientate</strong> fondate sulla considerazione che il principio di sussidiarietà concorre, al pari degli altri principi costituzionali, a definire i canoni di legalità dell’azione amministrativa. Ciò non toglie che su alcune questioni – penso in particolare alla rigenerazione civica di immobili inutilizzati – l’intervento del legislatore appaia indispensabile per avviare esperienze su larga scala nella garanzia dei vari soggetti coinvolti. Occorre inoltre <strong>semplificare la relazione tra diversi strumenti normativi locali</strong> che, ciascuno per la sua parte, mirano comunque al rafforzamento di relazioni sussidiarie con la comunità. Ricondurre all’interno di un quadro regolamentare unitario le relazioni con i cittadini attivi e quelle più tradizionali con il terzo settore rappresenta un obiettivo importante per favorire scambi e connessioni tra mondi che, sia pur diversi, trovano nel principio di sussidiarietà un chiaro riferimento ontologico. Mi pare che la riforma del terzo settore, benché non ancora compiuta, rappresenti una preziosa occasione in tal senso.</p>
<p style="text-align: justify;">In un’epoca in cui appaiono messi fortemente in discussione i fondamentali della democrazia rappresentativa e le esperienze di democrazia diretta pongono spesso il dubbio “si ma diretta da chi?”, le pratiche di amministrazione condivisa possono rappresentare <strong>un terreno neutro in cui cittadini consapevoli e amministrazioni credibili costruiscono risposte nuove</strong> nelle quali le comunità siano sempre più capaci di riconoscersi.</p>
<p><em>Donato Di Memmo è Responsabile dell&#8217;<strong>Ufficio per la Promozione della Cittadinanza Attiva del Comune di Bologna</strong></em></p>
<p>Foto in copertina: <a href="https://unsplash.com/photos/vXpcpTl2Tt4?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText" target="_blank" rel="noopener">Bogdan Dada</a> su <a href="https://unsplash.com/search/photos/bologna?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText" target="_blank" rel="noopener">Unsplash</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2019/02/i-primi-5-anni-del-regolamento-per-i-beni-comuni-a-che-punto-siamo/">I primi 5 anni del Regolamento per i beni comuni: a che punto siamo?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L &#8216;attuazione del Regolamento sull&#8217;amministrazione condivisa a Bologna</title>
		<link>https://www.labsus.org/2014/10/lattuazione-del-regolamento-amministrazione-condivisa-bologna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Donato Di Memmo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Oct 2014 10:29:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il punto di Labsus]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Regolamento amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[patti di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[regolamento bologna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ad alcuni mesi dall&#8217;approvazione da parte del Consiglio Comunale (maggio 2014), proviamo a fare il punto sul grado di avanzamento del processo per l&#8217;attuazione del Regolamento a Bologna, la città  in cui il Regolamento è nato. Intanto occorre mettere in evidenza come il tentativo di dettare una cornice normativa per la disciplina delle esperienze di collaborazione tra cittadini e amministrazione abbia suscitato un grande interesse, dentro e fuori la nostra città . Il Comune, infatti, ha ricevuto numerosissime richieste di supporto da parte di altre amministrazioni, grandi e piccole, interessate all&#8217;approvazione del Regolamento. Ciò, oltre a riempirci di orgoglio, ci carica inevitabilmente di una grande responsabilità  nel proseguire il percorso avviato, traducendo i contenuti del regolamento in esperienze concrete di collaborazione e quindi in prassi amministrativa. Un Regolamento da subito a disposizione dei cittadini La prima scelta cui ci siamo trovati di fronte era se rendere immediatamente operativo il Regolamento sull&#8217;amministrazione condivisa oppure farlo solo dopo aver dettagliatamente analizzato e conseguentemente gestito tutte le sue ricadute di carattere giuridico e organizzativo. La decisione è stata nel senso di partire fin da subito ad utilizzare il Regolamento, mettendolo a disposizione dei cittadini. A tal fine lo scorso luglio è stato emanato un avviso pubblico con il quale i cittadini sono stati sollecitati ad inviare al Comune le loro proposte di collaborazione. L&#8217;avviso, in sintonia con le previsioni regolamentari, è rivolto all&#8217;ampio novero dei soggetti che, ai sensi dell&#8217;art. 4, possono assumere la qualità  di &#8220;cittadini attivi&#8221; ed è costruito proprio secondo quei principi &#8211; informalità , fiducia reciproca, unicità  dell&#8217;interlocutore, pubblicità  etc. &#8211; chiamati ad informare la relazione con il cittadino. Le proposte, in linea con la definizione aperta di &#8221; beni comuni urbani &#8221; di cui all&#8217;art. 2, non devono riferirsi a luoghi, situazioni od esigenze predeterminati dal Comune, essendo rimessa ai cittadini la possibilità  di individuare liberamente l&#8217;oggetto del loro impegno. Quanto infine alle forme di sostegno, vengono rese disponibili tutte quelle previste dal Regolamento: la loro puntuale individuazione e determinazione è demandata alla fase di confronto che, partendo dalla proposta dei cittadini e passando attraverso le valutazioni del Comune, porta alla sottoscrizione del patto di collaborazione. Come si costruisce un patto di collaborazione Attraverso questo canale sono già  pervenute al Comune diverse proposte di collaborazione, alcune ancora in fase di approfondimento, altre già  recepite nei patti. Altri patti sono stati costruiti per regolare proposte con cui il comune era comunque alle prese. Sono dunque già  diversi i patti di collaborazione sottoscritti e altri stanno per tagliare il traguardo. Si va da esperienze di riqualificazione di piccoli contesti urbani attraverso interventi di rimozione del vandalismo grafico da muri e serrande alla cura di aree verdi; dalla costruzione e gestione di una bacheca di strada ad interventi migliorativi dell&#8217;area scolastica da parte dei genitori, etc. Abbiamo inoltre rilasciato il primo esempio di quelle che l&#8217;art. 29 definisce ipotesi di collaborazione predefinite. Si tratta, in particolare, della possibilità  per i cittadini di procedere ad interventi di rimozione del vandalismo grafico da muri e serrande, in conformità  a quanto previsto nel protocollo tra Comune e Sovrintendenza sottoscritto contestualmente alla presentazione del Regolamento il 22 febbraio scorso. Attraverso un form online il cittadino comunica luogo, data e caratteristiche dell&#8217;intervento, impegnandosi a rispettare le modalità  operative definite dal Comune. La compilazione del form è l&#8217;unico adempimento richiesto: ciò semplifica significativamente l&#8217;impatto burocratico della procedura. L&#8217;amministrazione analizza gli effetti dell&#8217;attuazione del Regolamento Come si diceva, dunque, abbiamo iniziato ad usare il regolamento, gradualmente, almeno nelle sue parti per cosìdire autoapplicative. Parallelamente è stato però avviato il lavoro di analisi per dare attuazione &#8221; strutturale &#8221; al Regolamento. A tal fine è stato costituito un gruppo di lavoro intersettoriale che, sotto il coordinamento della Direzione Generale, è incaricato di identificare le ricadute poste dall&#8217;attuazione del Regolamento e di individuare le azioni conseguenti. Il gruppo, che vede la partecipazione dei ruoli chiave dell&#8217;amministrazione, è chiamato in particolare a raggiungere i seguenti risultati: migliorare la cultura organizzativa verso la modalità  dell&#8217;amministrazione condivisa; definire i ruoli delle strutture dell&#8217;amministrazione chiamate a gestire la relazione con i cittadini attivi; definire le procedure attraverso le quali acquisire e istruire le proposte di collaborazione e monitorarne l&#8217;attuazione; diffondere, attraverso efficaci forme di comunicazione, il Regolamento e i risultati raggiunti. Il gruppo ha identificato 4 macroaree di analisi, affidando ciascuna di esse ad un sottogruppo tematico, composto in modo da prevedere la partecipazione degli uffici comunali più direttamente coinvolti in relazione al tema. In sintesi le aree individuate sono: a) aspetti giuridici, in cui rientrano ambiti e schemi di &#8220;patti di collaborazione&#8221; ; problematiche assicurative; risorse e forme di sostegno; allineamento/verifica con gli altri regolamenti dell&#8217;amministrazione. b) aspetti organizzativi, in cui rientrano le fasi procedimentali: flusso di ingresso, fasi interne, tempi e responsabilità ; rapporti tra i servizi; formazione. c) Comunicazione interna ed esterna, in cui rientrano tematiche inerenti la comunicazione interna ed esterna del regolamento e delle fasi di attuazione, oltre all&#8217;individuazione degli strumenti e delle relative modalità  operative e gestionali necessari alla promozione e allo stimolo della partecipazione attiva. d) Rendicontazione civica, in cui rientrano modalità  e strumenti per la rendicontazione della visibilità /efficacia complessiva del progetto oltre che per la valutazione del capitale sociale generato anche in relazione a tutti i progetti/interventi messi in opera dalle varie articolazioni comunali. I gruppi completeranno la loro analisi entro la fine di ottobre: i risultati verranno poi validati e recepiti dall&#8217;amministrazione. Soluzioni amministrative nuove Il processo di attuazione del Regolamento presenta numerosi elementi di complessità , sia perché presuppone la graduale e capillare acquisizione dei suoi contenuti da parte di tutti gli uffici, sia perché alcune delle sue previsioni &#8211; in particolare quelle che aprono alla collaborazione anche con gruppi informali &#8211; ci mettono di fronte a situazioni nuove che richiedono soluzioni amministrative nuove. Man mano che il Regolamento viene utilizzato ci pone esigenze concrete di carattere interpretativo o amministrativo. Stiamo cercando di mettere a frutto tali esperienze per consolidare le soluzioni che stiamo sperimentando ma anche per capire se, alla prova dei fatti, il regolamento approvato</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2014/10/lattuazione-del-regolamento-amministrazione-condivisa-bologna/">L &#8216;attuazione del Regolamento sull&#8217;amministrazione condivisa a Bologna</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ad alcuni mesi dall&#8217;approvazione da parte del Consiglio Comunale (maggio 2014), proviamo a fare il punto sul grado di avanzamento del processo per l&#8217;attuazione del Regolamento a Bologna, la città  in cui il Regolamento è nato.<br />
Intanto occorre mettere in evidenza come il tentativo di dettare una cornice normativa per la disciplina delle esperienze di collaborazione tra cittadini e amministrazione abbia suscitato un grande interesse, dentro e fuori la nostra città . Il Comune, infatti, ha ricevuto numerosissime richieste di supporto da parte di altre amministrazioni, grandi e piccole, interessate all&#8217;approvazione del Regolamento. Ciò, oltre a riempirci di orgoglio, ci carica inevitabilmente di una grande responsabilità  nel proseguire il percorso avviato, traducendo i contenuti del regolamento in esperienze concrete di collaborazione e quindi in prassi amministrativa.</p>
<h1>Un Regolamento da subito a disposizione dei cittadini</h1>
<p>La prima scelta cui ci siamo trovati di fronte era se rendere immediatamente operativo il Regolamento sull&#8217;amministrazione condivisa oppure farlo solo dopo aver dettagliatamente analizzato e conseguentemente gestito tutte le sue ricadute di carattere giuridico e organizzativo. La decisione è stata nel senso di partire fin da subito ad utilizzare il Regolamento, mettendolo a disposizione dei cittadini. A tal fine lo scorso luglio è stato emanato un avviso pubblico con il quale i cittadini sono stati sollecitati ad inviare al Comune le loro proposte di collaborazione.<br />
L&#8217;avviso, in sintonia con le previsioni regolamentari, è rivolto all&#8217;ampio novero dei soggetti che, ai sensi dell&#8217;art. 4, possono assumere la qualità  di &#8220;cittadini attivi&#8221; ed è costruito proprio secondo quei principi &#8211; informalità , fiducia reciproca, unicità  dell&#8217;interlocutore, pubblicità  etc. &#8211; chiamati ad informare la relazione con il cittadino. Le proposte, in linea con la definizione aperta di &#8221; beni comuni urbani &#8221; di cui all&#8217;art. 2, non devono riferirsi a luoghi, situazioni od esigenze predeterminati dal Comune, essendo rimessa ai cittadini la possibilità  di individuare liberamente l&#8217;oggetto del loro impegno. Quanto infine alle forme di sostegno, vengono rese disponibili tutte quelle previste dal Regolamento: la loro puntuale individuazione e determinazione è demandata alla fase di confronto che, partendo dalla proposta dei cittadini e passando attraverso le valutazioni del Comune, porta alla sottoscrizione del patto di collaborazione.</p>
<h1>Come si costruisce un patto di collaborazione</h1>
<p>Attraverso questo canale sono già  pervenute al Comune diverse proposte di collaborazione, alcune ancora in fase di approfondimento, altre già  recepite nei patti. Altri patti sono stati costruiti per regolare proposte con cui il comune era comunque alle prese.<br />
Sono dunque già  diversi i patti di collaborazione sottoscritti e altri stanno per tagliare il traguardo. Si va da esperienze di riqualificazione di piccoli contesti urbani attraverso interventi di rimozione del vandalismo grafico da muri e serrande alla cura di aree verdi; dalla costruzione e gestione di una bacheca di strada ad interventi migliorativi dell&#8217;area scolastica da parte dei genitori, etc.</p>
<p>Abbiamo inoltre rilasciato il primo esempio di quelle che l&#8217;art. 29 definisce ipotesi di collaborazione predefinite. Si tratta, in particolare, della possibilità  per i cittadini di procedere ad interventi di rimozione del vandalismo grafico da muri e serrande, in conformità  a quanto previsto nel protocollo tra Comune e Sovrintendenza sottoscritto contestualmente alla presentazione del Regolamento il 22 febbraio scorso.<br />
Attraverso un form online il cittadino comunica luogo, data e caratteristiche dell&#8217;intervento, impegnandosi a rispettare le modalità  operative definite dal Comune. La compilazione del form è l&#8217;unico adempimento richiesto: ciò semplifica significativamente l&#8217;impatto burocratico della procedura.</p>
<h1>L&#8217;amministrazione analizza gli effetti dell&#8217;attuazione del Regolamento</h1>
<p>Come si diceva, dunque, abbiamo iniziato ad usare il regolamento, gradualmente, almeno nelle sue parti per cosìdire autoapplicative.<br />
Parallelamente è stato però avviato il lavoro di analisi per dare attuazione &#8221; strutturale &#8221; al Regolamento. A tal fine è stato costituito un gruppo di lavoro intersettoriale che, sotto il coordinamento della Direzione Generale, è incaricato di identificare le ricadute poste dall&#8217;attuazione del Regolamento e di individuare le azioni conseguenti.<br />
Il gruppo, che vede la partecipazione dei ruoli chiave dell&#8217;amministrazione, è chiamato in particolare a raggiungere i seguenti risultati: migliorare la cultura organizzativa verso la modalità  dell&#8217;amministrazione condivisa; definire i ruoli delle strutture dell&#8217;amministrazione chiamate a gestire la relazione con i cittadini attivi; definire le procedure attraverso le quali acquisire e istruire le proposte di collaborazione e monitorarne l&#8217;attuazione; diffondere, attraverso efficaci forme di comunicazione, il Regolamento e i risultati raggiunti.</p>
<p>Il gruppo ha identificato 4 macroaree di analisi, affidando ciascuna di esse ad un sottogruppo tematico, composto in modo da prevedere la partecipazione degli uffici comunali più direttamente coinvolti in relazione al tema.<br />
In sintesi le aree individuate sono:<br />
a) aspetti giuridici, in cui rientrano ambiti e schemi di &#8220;patti di collaborazione&#8221; ; problematiche assicurative; risorse e forme di sostegno; allineamento/verifica con gli altri regolamenti dell&#8217;amministrazione.<br />
b) aspetti organizzativi, in cui rientrano le fasi procedimentali: flusso di ingresso, fasi interne, tempi e responsabilità ; rapporti tra i servizi; formazione.<br />
c) Comunicazione interna ed esterna, in cui rientrano tematiche inerenti la comunicazione interna ed esterna del regolamento e delle fasi di attuazione, oltre all&#8217;individuazione degli strumenti e delle relative modalità  operative e gestionali necessari alla promozione e allo stimolo della partecipazione attiva.<br />
d) Rendicontazione civica, in cui rientrano modalità  e strumenti per la rendicontazione della visibilità /efficacia complessiva del progetto oltre che per la valutazione del capitale sociale generato anche in relazione a tutti i progetti/interventi messi in opera dalle varie articolazioni comunali.<br />
I gruppi completeranno la loro analisi entro la fine di ottobre: i risultati verranno poi validati e recepiti dall&#8217;amministrazione.</p>
<h1>Soluzioni amministrative nuove</h1>
<p>Il processo di attuazione del Regolamento presenta numerosi elementi di complessità , sia perché presuppone la graduale e capillare acquisizione dei suoi contenuti da parte di tutti gli uffici, sia perché alcune delle sue previsioni &#8211; in particolare quelle che aprono alla collaborazione anche con gruppi informali &#8211; ci mettono di fronte a situazioni nuove che richiedono soluzioni amministrative nuove.<br />
Man mano che il Regolamento viene utilizzato ci pone esigenze concrete di carattere interpretativo o amministrativo. Stiamo cercando di mettere a frutto tali esperienze per consolidare le soluzioni che stiamo sperimentando ma anche per capire se, alla prova dei fatti, il regolamento approvato necessita di eventuali aggiustamenti.</p>
<p><em><strong>Donato Di Memmo  Responsabile Ufficio Promozione della cittadinanza attiva &#8211; Comune di Bologna</strong></em></p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
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</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Per tutti gli aggiornamenti sullo stato di attuazione del Regolamento nei Comuni italiani vai alla  <a href="http://www.labsus.org/category/cantieri/regolamento-amministrazione-condivisa-cantieri/" target="_blank" rel="noopener">sezione dedicata</a>  di Labsus</strong></h2>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2014/10/lattuazione-del-regolamento-amministrazione-condivisa-bologna/">L &#8216;attuazione del Regolamento sull&#8217;amministrazione condivisa a Bologna</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;amministrazione condivisa dal punto di vista dell&#8217;amministrazione</title>
		<link>https://www.labsus.org/2014/03/lamministrazione-condivisa-dal-punto-di-vista-dellamministrazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Donato Di Memmo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Mar 2014 19:10:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il punto di Labsus]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Regolamento amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[comune bologna]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/?p=13381</guid>

					<description><![CDATA[<p>Per conto del comune di Bologna ho avuto l&#8217;opportunità  di partecipare al progetto &#8221; Le città  come beni comuni &#8221; e di coordinare il gruppo di lavoro che ha prodotto la proposta di &#8221; Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani &#8221; , presentato dal Sindaco Merola all&#8217;opinione pubblica lo scorso 22 febbraio e attualmente in corso di approvazione da parte del Consiglio comunale. Innanzitutto una considerazione sul metodo: il regolamento nasce dall&#8217;interno del Comune e fa tesoro dell&#8217;esperienza e della competenza dei funzionari e dei dirigenti. Il lavoro parte da una chiara consapevolezza degli ostacoli e dei vincoli che si frappongono tra l&#8217;amministrazione ed i cittadini che intendono collaborare nella cura dei beni comuni: l&#8217;intento perseguito è di rendere possibile il superamento di tali ostacoli, ponendo i colleghi chiamati a gestire la collaborazione con i cittadini nelle condizioni di poter individuare le soluzioni più idonee. &#8220;Si può fare&#8221;, anzi &#8220;si deve fare&#8221; Il regolamento presenta alcuni importanti punti di forza. In primo luogo, offre una risposta inequivoca alla domanda: &#8221; Si può fare? &#8221; Ossia: può il Comune coinvolgere i cittadini nell&#8217;opera di cura, manutenzione e rigenerazione urbana? La risposta è che non solo lo può fare, ma lo deve fare. L&#8217;art. 10 comma 1, nell&#8217;includere la &#8221; gestione della collaborazione con i cittadini &#8221; tra le funzioni istituzionali del Comune, elimina definitivamente qualsiasi margine di ambiguità  che, anche dopo l&#8217;introduzione del principio di sussidiarietà  orizzontale in Costituzione, comunque resisteva: il funzionario che avvia o recepisce iniziative di cura condivisa dei beni comuni non deve più avvertire la sensazione di camminare sopra il filo o il timore di non riuscire a giustificare le sue scelte. Anzi, al contrario, d&#8217;ora in avanti chi farà  fatica a giustificare le sue scelte sarà  il funzionario che tratta con sufficienza una proposta di collaborazione o lascia che la pratica rimanga inesorabilmente attratta verso il fondo delle sue priorità . Soluzioni flessibili, legittime e adeguate In secondo luogo, offre una risposta impegnativa alla domanda: &#8221; Come farlo? &#8221; Ossia: come inquadrare, regolare e favorire l&#8217;intervento dei cittadini attivi? La risposta è impegnativa, nel senso letterale del termine: richiede l&#8217;impegno del funzionario nella ricerca delle soluzioni più adeguate e presuppone che l&#8217;assunzione delle proprie responsabilità  nei confronti dei cittadini attivi non venga vissuta come un &#8221; fastidio occasionale &#8221; , ma rappresenti il modo normale di svolgere le funzioni del proprio ufficio. Il regolamento non è un contenitore di soluzioni preconfezionate, un erogatore di risposte pronte all&#8217;uso: ma un sofisticato &#8221; disciplinare di produzione &#8221; di soluzioni flessibili, legittime e adeguate. Il patto di collaborazione Il patto di collaborazione rappresenta proprio lo strumento per configurare, in relazione alle necessità  del caso concreto, ambito, condizioni e limiti dell&#8217;intervento condiviso, le forme di sostegno più utili e le modalità  per verificare e comunicare quanto realizzato. Ciò non significa che ogni qualvolta ci si trovi a gestire una proposta di collaborazione occorra ripartire da zero. Il regolamento prevede che le soluzioni individuate possano essere standardizzate e che, grazie al regime di pubblicità  cui i patti sono sottoposti, le buone pratiche possano essere replicate uniformemente nei diversi contesti territoriali. Come &#8220;favorire&#8221; i cittadini attivi In terzo luogo il regolamento riempie di significato concreto il verbo &#8221; favorire &#8221; che la Costituzione utilizza per descrivere l&#8217;atteggiamento che le amministrazioni devono avere verso i cittadini attivi. Il capo VI del regolamento è dedicato alle varie forme di sostegno che il Comune può attivare: riduzione di canoni e tributi, spazi da utilizzare, materiali di consumo e beni strumentali, affiancamento nella progettazione, concorso ai costi etc. Se questi benefici rappresentano sicuramente l&#8217;aspetto più tangibile del &#8221; favorire &#8221; , non ne esauriscono la portata: l&#8217;amministrazione favorisce anche attraverso un modo nuovo e paritario di impostare la relazione col cittadino, attraverso la traduzione in comportamenti diffusi dei principi e valori elencati all&#8217;art. 3, attraverso l&#8217;attitudine al lavoro trasversale e alla collaborazione tra uffici, grazie ai quali non si scaricano sull&#8217;interlocutore privato le contraddizioni e le fatiche che derivano dal pensare e dall&#8217;agire per compartimenti stagni. Una legittimità  sostanziale Infine, il regolamento offre una chiave solida per assicurare la legittimità  delle scelte assunte. L&#8217;impalcatura dell&#8217;intero regolamento poggia con forza sulla necessità  che la pubblicità  e la trasparenza siano praticate in tutte le fasi e per tutti gli aspetti della collaborazione; non vanno lette come adempimento collaterale, ma come elemento connaturato alle esperienze di amministrazione condivisa. Praticare la massima apertura, garantire la piena conoscibilità  e favorire il più ampio coinvolgimento sono elementi centrali al fine di assicurare alle scelte adottate quella legittimità  che difficilmente può arrivare dal tentativo di comporre senza incongruenze un quadro normativo spesso sclerotico e inaffidabile. Investire sulle persone, riconoscere il merito Il regolamento, quindi, pone i presupposti normativi perché la collaborazione con i cittadini sia una delle modalità  che l&#8217;amministrazione può attivare per raggiungere le sue finalità  istituzionali. Il regolamento, però, da solo non basta. Affinchè il soggetto pubblico si accrediti nei confronti del cittadino quale potenziale alleato per la cura dei beni comuni occorre un forte investimento in semplificazione amministrativa, innovazione digitale e comunicazione collaborativa. Ma forse, più e prima di ogni altra cosa, occorre un investimento sulle persone che sono chiamate, all&#8217;interno degli enti, a trovare risposte a domande sempre più complesse, con risorse sempre più scarse: il che vuol dire,essenzialmente, offrire idonei percorsi formativi e poter disporre di strumenti efficaci per distinguere il merito. LEGGI ANCHE: Un regolamento per la cura condivisa dei beni comuni La terza rivoluzione istituzionale Guarda il video integrale della presentazione del regolamento a Bologna il 22 febbraio. Leggi la rassegna stampa del progetto. Guarda il video sintesi &#8221; Un tesoro nascosto &#8221; . Scarica il Regolamento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2014/03/lamministrazione-condivisa-dal-punto-di-vista-dellamministrazione/">L&#8217;amministrazione condivisa dal punto di vista dell&#8217;amministrazione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per conto del <strong>comune di Bologna</strong> ho avuto l&#8217;opportunità  di partecipare al progetto  &#8221; <a href="http://www.cittabenicomuni.it/bologna/" target="_blank"><strong>Le città  come beni comuni</strong></a> &#8221;  e di coordinare il gruppo di lavoro che ha prodotto la proposta di  &#8221; <a href="http://www.labsus.org/scarica-regolamento/" target="_blank">Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani</a> &#8221; , presentato dal Sindaco Merola all&#8217;opinione pubblica lo <a href="http://www.labsus.org/2014/02/presentato-bologna-il-regolamento-per-lamministrazione-condivisa/" target="_blank">scorso 22 febbraio</a> e attualmente in corso di approvazione da parte del Consiglio comunale.</p>
<p>Innanzitutto una considerazione sul metodo: il regolamento nasce dall&#8217;interno del Comune e fa tesoro dell&#8217;esperienza e della competenza dei funzionari e dei dirigenti. <strong>Il lavoro parte da una chiara consapevolezza degli ostacoli e dei vincoli che si frappongono tra l&#8217;amministrazione ed i cittadini che intendono collaborare nella cura dei beni comuni</strong>: l&#8217;intento perseguito è di rendere possibile il superamento di tali ostacoli, ponendo i colleghi chiamati a gestire la collaborazione con i cittadini nelle condizioni di poter individuare le soluzioni più idonee.</p>
<h1>&#8220;Si può fare&#8221;, anzi &#8220;si deve fare&#8221;</h1>
<p>Il regolamento presenta alcuni importanti punti di forza. In primo luogo, offre una risposta inequivoca alla domanda: <strong> &#8221; Si può fare? &#8221;  Ossia: può il Comune coinvolgere i cittadini nell&#8217;opera di cura, manutenzione e rigenerazione urbana? La risposta è che non solo lo può fare, ma lo deve fare.</strong> L&#8217;art. 10 comma 1, nell&#8217;includere la  &#8221; gestione della collaborazione con i cittadini &#8221;  tra le funzioni istituzionali del Comune, elimina definitivamente qualsiasi margine di ambiguità  che, anche dopo l&#8217;introduzione del principio di sussidiarietà  orizzontale in Costituzione, comunque resisteva: il funzionario che avvia o recepisce iniziative di cura condivisa dei beni comuni non deve più avvertire la sensazione di camminare sopra il filo o il timore di non riuscire a giustificare le sue scelte. Anzi, al contrario, d&#8217;ora in avanti chi farà  fatica a giustificare le sue scelte sarà  il funzionario che tratta con sufficienza una proposta di collaborazione o lascia che la pratica rimanga inesorabilmente attratta verso il fondo delle sue priorità .</p>
<h1>Soluzioni flessibili, legittime e adeguate</h1>
<p>In secondo luogo, offre una risposta impegnativa alla domanda: <strong> &#8221; Come farlo? &#8221;  Ossia: come inquadrare, regolare e favorire l&#8217;intervento dei cittadini attivi? La risposta è impegnativa, nel senso letterale del termine: richiede l&#8217;impegno del funzionario nella ricerca delle soluzioni più adeguate e presuppone che l&#8217;assunzione delle proprie responsabilità  nei confronti dei cittadini attivi non venga vissuta come un  &#8221; fastidio occasionale &#8221; </strong>, ma rappresenti il modo normale di svolgere le funzioni del proprio ufficio. Il regolamento non è un contenitore di soluzioni preconfezionate, un erogatore di risposte pronte all&#8217;uso: ma un sofisticato  &#8221; disciplinare di produzione &#8221;  di soluzioni flessibili, legittime e adeguate.</p>
<h1>Il patto di collaborazione</h1>
<p><strong>Il patto di collaborazione rappresenta proprio lo strumento per configurare, in relazione alle necessità  del caso concreto, ambito, condizioni e limiti dell&#8217;intervento condiviso, le forme di sostegno più utili e le modalità  per verificare e comunicare quanto realizzato.</strong> Ciò non significa che ogni qualvolta ci si trovi a gestire una proposta di collaborazione occorra ripartire da zero. Il regolamento prevede che le soluzioni individuate possano essere standardizzate e che, grazie al regime di pubblicità  cui i patti sono sottoposti, le buone pratiche possano essere replicate uniformemente nei diversi contesti territoriali.</p>
<h1>Come &#8220;favorire&#8221; i cittadini attivi</h1>
<p>In terzo luogo il regolamento riempie di significato concreto il verbo  &#8221; favorire &#8221;  che la Costituzione utilizza per descrivere l&#8217;atteggiamento che le amministrazioni devono avere verso i cittadini attivi. Il capo VI del regolamento è dedicato alle <strong>varie forme di sostegno che il Comune può attivare: riduzione di canoni e tributi, spazi da utilizzare, materiali di consumo e beni strumentali, affiancamento nella progettazione, concorso ai costi etc</strong>. Se questi benefici rappresentano sicuramente l&#8217;aspetto più tangibile del  &#8221; favorire &#8221; , non ne esauriscono la portata: l&#8217;amministrazione favorisce anche attraverso un modo nuovo e paritario di impostare la relazione col cittadino, attraverso la traduzione in comportamenti diffusi dei principi e valori elencati all&#8217;art. 3, attraverso l&#8217;attitudine al lavoro trasversale e alla collaborazione tra uffici, grazie ai quali non si scaricano sull&#8217;interlocutore privato le contraddizioni e le fatiche che derivano dal pensare e dall&#8217;agire per compartimenti stagni.</p>
<h1>Una legittimità  sostanziale</h1>
<p>Infine, il regolamento offre una chiave solida per assicurare la legittimità  delle scelte assunte. <strong>L&#8217;impalcatura dell&#8217;intero regolamento poggia con forza sulla necessità  che la pubblicità  e la trasparenza siano praticate in tutte le fasi e per tutti gli aspetti della collaborazione</strong>; non vanno lette come adempimento collaterale, ma come elemento connaturato alle esperienze di amministrazione condivisa. Praticare la massima apertura, garantire la piena conoscibilità  e favorire il più ampio coinvolgimento sono elementi centrali al fine di assicurare alle scelte adottate quella legittimità  che difficilmente può arrivare dal tentativo di comporre senza incongruenze un quadro normativo spesso sclerotico e inaffidabile.</p>
<h1>Investire sulle persone, riconoscere il merito</h1>
<p><strong>Il regolamento, quindi, pone i presupposti normativi perché la collaborazione con i cittadini sia una delle modalità  che l&#8217;amministrazione può attivare per raggiungere le sue finalità  istituzionali.</strong> Il regolamento, però, da solo non basta. Affinchè il soggetto pubblico si accrediti nei confronti del cittadino quale potenziale alleato per la cura dei beni comuni occorre un forte investimento in semplificazione amministrativa, innovazione digitale e comunicazione collaborativa. Ma forse, più e prima di ogni altra cosa, <strong>occorre un investimento sulle persone che sono chiamate, all&#8217;interno degli enti, a trovare risposte a domande sempre più complesse, con risorse sempre più scarse</strong>: il che vuol dire,essenzialmente, offrire idonei percorsi formativi e poter disporre di strumenti efficaci per distinguere il merito.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
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<h1><em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=kUPSrK5d8lE" target="_blank">Guarda il video integrale della presentazione del regolamento a Bologna il 22 febbraio</a>.</em></h1>
<h1><em><a href="http://www.labsus.org/2014/02/rassegna-stampa-presentazione-regolamento-per-amministrazione-condivisa/" target="_blank">Leggi la rassegna stampa del progetto</a>.</em></h1>
<h1><em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=53-MsksrM0s" target="_blank">Guarda il video sintesi  &#8221; Un tesoro nascosto &#8221; </a>.</em></h1>
<h1><em><a href="http://www.labsus.org/scarica-regolamento/" target="_blank">Scarica il Regolamento</a>.</em></h1>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2014/03/lamministrazione-condivisa-dal-punto-di-vista-dellamministrazione/">L&#8217;amministrazione condivisa dal punto di vista dell&#8217;amministrazione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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