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	<title>Fabrizio Rostelli, Autore presso Labsus</title>
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	<title>Fabrizio Rostelli, Autore presso Labsus</title>
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		<title>La democrazia in USA: Bene comune, nonostante tutto</title>
		<link>https://www.labsus.org/2020/11/la-democrazia-in-usa-bene-comune-nonostante-tutto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Rostelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Nov 2020 21:17:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[dati personali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alle recenti elezioni presidenziali negli Stati Uniti si sono presentati alle urne oltre 160 milioni di cittadini americani, il numero più alto di sempre. Al di là dei numeri, confortanti in termini di partecipazione, il diritto al voto in realtà rimane un percorso ad ostacoli, soprattutto per le minoranze. Partendo da una breve analisi dei dati sull’affluenza e da alcuni cenni storici sulle conquiste nell’ambito dei diritti civili e politici, cercherò di tracciare una panoramica sulle principali difficoltà che limitano il diritto di voto negli USA e sulla capacità di mobilitazione a livello comunitario. Infine tenterò di portare alla luce alcune criticità riguardanti la manipolazione delle informazioni e dell’opinione pubblica, un aspetto meno indagato rispetto alle strategie per la limitazione del diritto di voto, ma che rischia di minare il processo democratico e di corromperlo in modo irreversibile. L’affluenza importante Nel 2020 l’affluenza alle presidenziali è stata del 66,7%, per trovare una percentuale simile bisogna risalire al 1908, all’elezione del repubblicano Taft. All’epoca però la popolazione americana era meno di un terzo di quella attuale (circa 92 milioni &#8211; censimento del 1910), il voto era precluso alle donne e, in molte aree, alla popolazione afroamericana. Quattro anni fa votarono 139 milioni di americani, il 59,2% degli aventi diritto. Secondo le statistiche, nel 2020 hanno votato 20,6 milioni di latini, 19 milioni di afroamericani, 103,5 milioni di bianchi e 4,7 milioni di cittadini di origine asiatica. Joe Biden è stato quindi il presidente eletto con più voti nella storia degli USA: 75 milioni. Trump ha ottenuto 70 milioni di voti, record per un presidente uscente. Obama nel 2008 ne ottenne 69 milioni. Il diritto di voto negli USA Il suffragio femminile su tutto il territorio federale degli Stati Uniti venne approvato esattamente un secolo fa con la ratifica del XIX emendamento della Costituzione. Gli afroamericani invece dovettero attendere il Civil Rights Act del 1957 per esercitare il loro diritto di voto: prima di quell’anno la percentuale di neri americani che si erano registrati per votare era intorno al 20%. Il Civil Rights Act del 1964 rese successivamente illegali la discriminazione razziale e la segregazione. Nel 1965, dopo decenni di lotte per i diritti civili, venne infine approvato il Voting Rights Act che rappresentava un pilastro in materia di diritti civili, di diritto di voto e di lotta alla discriminazione razziale negli USA. Nel 2013, una sentenza della Corte Suprema ha però abrogato, ritenendola incostituzionale, la sezione 4 della legge, cioè quella che obbligava nove Stati (in prevalenza del sud) a richiedere un’autorizzazione preventiva federale per cambiare la propria legge elettorale, a causa della loro storia di discriminazione razziale. Proprio in questi Stati infatti, la legge elettorale era stata utilizzata come strumento per estromettere le minoranze dal voto. Negli anni successivi diversi Stati hanno approvato leggi che complicano e limitano l’accesso al voto: limitazione degli orari di apertura dei seggi, necessità di munirsi di un documento di identità (vedi paragrafi successivi), limitazioni al voto anticipato, cancellazione della possibilità di registrarsi nelle liste elettorali il giorno stesso delle elezioni. Voto anticipato Tornando ai numeri, nel 2020 a causa della pandemia da nuovo Coronavirus sono stati oltre 100 milioni gli americani che hanno deciso di esprimere il proprio voto anticipatamente (early voting) di persona o per posta. Senza entrare nei dettagli delle procedure di ogni singolo Stato, il voto anticipato è una formula molto diffusa poiché permette di recarsi ai seggi o di spedire la propria scheda elettorale fra i 45 e i 4 giorni prima dell’election day. Le schede vengono poi scrutinate tutte insieme alla chiusura dei seggi. Quest’anno circa il 62% dei votanti aveva già espresso la propria preferenza prima del 3 novembre. Il fattore Covid-19 è stato determinante e ha spinto diversi Stati ad allargare per la prima volta le possibilità del voto anticipato, anche per corrispondenza, per facilitare le procedure di voto e l’affluenza ai seggi. Diversi analisti politici avevano previsto che la formula del voto postale, apertamente contestata da Donald Trump (in realtà prevista dai tempi della guerra civile), sarebbe stata utilizzata in percentuale maggiore dagli elettori democratici, più sensibili al timore del virus rispetto ai repubblicani. Questo non è stato l’unico elemento determinante, la capacità di mobilitazione dei candidati democratici, ad esempio, ha fatto la differenza, ma nel complesso l’analisi si è rivelata corretta. In una mia recente intervista ad Oliver Stone, il regista ha commentato il recupero di Biden in diversi Stati chiave, proprio come conseguenza dell’early voting: «Sto seguendo i risultati minuto dopo minuto come te. Sono rimasto scioccato e sorpreso che Trump e Biden fossero testa a testa. Pensavo che sarebbe stata una vittoria schiacciante per Biden onestamente. Lo pensavo davvero, ma poi mi sono preoccupato perché durante lo spoglio dei voti stavano chiaramente accadendo due cose. Una era che c’era una resistenza incredibile dal cuore del Paese, possiamo chiamarle zone rurali-suburbane. [&#8230;] Poi sono rimasto sorpreso dal fatto che ci sia stato meno supporto per il cambiamento di quanto mi aspettassi. Mi aspettavo che il popolo americano fosse stanco di Trump, stanco del suo comportamento scorretto, ma non lo è. Trump è stato apertamente oltraggioso, nel suo ultimo discorso elettorale, quando ha detto: ‘Abbiamo vinto e dobbiamo smettere di contare i voti perché stanno rubando’. È vergognoso che il presidente degli Stati Uniti dica che stanno truccando le elezioni proprio mentre si stanno ancora svolgendo. È così fuori dalla legge. È come se stesse fingendo di poter essere sia il commentatore che il protagonista nel suo spettacolo. Ha abusato del suo ruolo e solo per questo dovrebbe essere buttato fuori. Sembrava che Biden stesse perdendo nel Michigan, in Pennsylvania e in Georgia ma poi i risultati sono cambiati e questo ha senso perché io stesso, come tante persone, ho votato prima delle elezioni e questi sono i voti postali che Trump vuole cancellare. Non è finita, Trump farà tutto ciò che può, non sa perdere, è quello che chiamano un pessimo perdente. Vorrà che ogni voto venga controllato e renderà tutto il più difficile</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Alle recenti elezioni presidenziali negli Stati Uniti si sono presentati alle urne oltre 160 milioni di cittadini americani, il numero più alto di sempre. Al di là dei numeri, confortanti in termini di partecipazione, il diritto al voto in realtà rimane un percorso ad ostacoli, soprattutto per le minoranze. Partendo da una breve analisi dei dati sull’affluenza e da alcuni cenni storici sulle conquiste nell’ambito dei diritti civili e politici, cercherò di tracciare <strong>una panoramica sulle principali difficoltà che limitano il diritto di voto negli USA</strong> e sulla capacità di mobilitazione a livello comunitario. Infine tenterò di portare alla luce alcune criticità riguardanti la manipolazione delle informazioni e dell’opinione pubblica, un aspetto meno indagato rispetto alle strategie per la limitazione del diritto di voto, ma che <strong>rischia di minare il processo democratico e di corromperlo in modo irreversibile</strong>.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>L’affluenza importante</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Nel 2020 l’affluenza alle presidenziali è stata del 66,7%, per trovare una percentuale simile bisogna risalire al 1908, all’elezione del repubblicano Taft. All’epoca però la popolazione americana era meno di un terzo di quella attuale (circa 92 milioni &#8211; censimento del 1910), il voto era precluso alle donne e, in molte aree, alla popolazione afroamericana. Quattro anni fa votarono 139 milioni di americani, il 59,2% degli aventi diritto. Secondo le statistiche, nel 2020 hanno votato 20,6 milioni di latini, 19 milioni di afroamericani, 103,5 milioni di bianchi e 4,7 milioni di cittadini di origine asiatica. <strong>Joe Biden è stato quindi il presidente eletto con più voti nella storia degli USA</strong>: 75 milioni. Trump ha ottenuto 70 milioni di voti, record per un presidente uscente. Obama nel 2008 ne ottenne 69 milioni.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Il diritto di voto negli USA</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il suffragio femminile</strong> su tutto il territorio federale degli Stati Uniti venne approvato esattamente un secolo fa con la ratifica del XIX emendamento della Costituzione. Gli afroamericani invece dovettero attendere il <em>Civil Rights Act</em> del 1957 per esercitare il loro diritto di voto: prima di quell’anno la percentuale di neri americani che si erano registrati per votare era intorno al 20%. Il <em>Civil Rights Act</em> del 1964 rese successivamente illegali la discriminazione razziale e la segregazione. Nel 1965, dopo decenni di lotte per i diritti civili, venne infine approvato il <em>Voting Rights Act</em> che rappresentava un pilastro in materia di diritti civili, di diritto di voto e di lotta alla discriminazione razziale negli USA. Nel 2013, una sentenza della Corte Suprema ha però abrogato, ritenendola incostituzionale, la sezione 4 della legge, cioè quella che obbligava nove Stati (in prevalenza del sud) a richiedere un’autorizzazione preventiva federale per cambiare la propria legge elettorale, a causa della loro storia di discriminazione razziale. Proprio in questi Stati infatti, <strong>la legge elettorale era stata utilizzata come strumento per estromettere le minoranze dal voto</strong>. Negli anni successivi diversi Stati hanno approvato <strong>leggi che complicano e limitano l’accesso al voto</strong>: limitazione degli orari di apertura dei seggi, necessità di munirsi di un documento di identità (vedi paragrafi successivi), limitazioni al voto anticipato, cancellazione della possibilità di registrarsi nelle liste elettorali il giorno stesso delle elezioni.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Voto anticipato</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Tornando ai numeri, nel 2020 a causa della pandemia da nuovo Coronavirus sono stati oltre 100 milioni gli americani che hanno deciso di esprimere <strong>il proprio voto anticipatamente</strong> (<em>early voting</em>) di persona o per posta. Senza entrare nei dettagli delle procedure di ogni singolo Stato, il voto anticipato è una formula molto diffusa poiché permette di recarsi ai seggi o di spedire la propria scheda elettorale fra i 45 e i 4 giorni prima dell’<em>election day</em>. Le schede vengono poi scrutinate tutte insieme alla chiusura dei seggi. Quest’anno circa il 62% dei votanti aveva già espresso la propria preferenza prima del 3 novembre. <strong>Il fattore Covid-19 è stato determinante</strong> e ha spinto diversi Stati ad allargare per la prima volta le possibilità del voto anticipato, anche per corrispondenza, per facilitare le procedure di voto e l’affluenza ai seggi. Diversi analisti politici avevano previsto che la formula del voto postale, apertamente contestata da Donald Trump (in realtà prevista dai tempi della guerra civile), sarebbe stata utilizzata in percentuale maggiore dagli elettori democratici, più sensibili al timore del virus rispetto ai repubblicani. <strong>Questo non è stato l’unico elemento determinante</strong>, la capacità di mobilitazione dei candidati democratici, ad esempio, ha fatto la differenza, ma nel complesso l’analisi si è rivelata corretta. In <a href="https://www.fanpage.it/esteri/oliver-stone-a-fanpage-it-trump-e-un-fuorilegge-ma-washington-per-biden-sara-una-palude/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>una mia recente intervista ad Oliver Stone</strong></a>, il regista ha commentato il recupero di Biden in diversi Stati chiave, proprio come conseguenza dell’<em>early voting</em>: «Sto seguendo i risultati minuto dopo minuto come te. Sono rimasto scioccato e sorpreso che Trump e Biden fossero testa a testa. Pensavo che sarebbe stata una vittoria schiacciante per Biden onestamente. Lo pensavo davvero, ma poi mi sono preoccupato perché durante lo spoglio dei voti stavano chiaramente accadendo due cose. Una era che c’era una resistenza incredibile dal cuore del Paese, possiamo chiamarle zone rurali-suburbane. [&#8230;] Poi sono rimasto sorpreso dal fatto che ci sia stato meno supporto per il cambiamento di quanto mi aspettassi. Mi aspettavo che il popolo americano fosse stanco di Trump, stanco del suo comportamento scorretto, ma non lo è. Trump è stato apertamente oltraggioso, nel suo ultimo discorso elettorale, quando ha detto: ‘Abbiamo vinto e dobbiamo smettere di contare i voti perché stanno rubando’. È vergognoso che il presidente degli Stati Uniti dica che stanno truccando le elezioni proprio mentre si stanno ancora svolgendo. È così fuori dalla legge. È come se stesse fingendo di poter essere sia il commentatore che il protagonista nel suo spettacolo. Ha abusato del suo ruolo e solo per questo dovrebbe essere buttato fuori. Sembrava che Biden stesse perdendo nel Michigan, in Pennsylvania e in Georgia ma poi i risultati sono cambiati e questo ha senso perché io stesso, come tante persone, ho votato prima delle elezioni e questi sono i voti postali che Trump vuole cancellare. <strong>Non è finita</strong>, Trump farà tutto ciò che può, non sa perdere, è quello che chiamano un pessimo perdente. Vorrà che ogni voto venga controllato e renderà tutto il più difficile possibile. Combatterà con le unghie e con i denti fino al 14 dicembre (data in cui i 538 grandi elettori si riuniranno per votare presidente e vicepresidente, <em>ndr</em>)».</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Le differenze con l’Italia</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Esistono <strong>almeno un paio di differenze</strong>, apparentemente banali, tra il sistema statunitense e <a href="https://www.labsus.org/2020/07/partecipazione-e-design-il-nuovo-volto-della-democrazia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>quello italiano</strong></a>. Un cittadino italiano è automaticamente iscritto nei registri elettorali del proprio comune di residenza, quindi il giorno delle elezioni può semplicemente recarsi al seggio di riferimento con una scheda elettorale valida e votare. Negli Stati Uniti essere cittadino non è una condizione sufficiente per votare, è necessario registrarsi come elettore democratico, repubblicano, o come indipendente. A volte la registrazione va effettuata con largo anticipo; mediamente negli Stati Uniti sono registrati solo il 70-75% dei potenziali elettori. <strong>Questo retaggio storico</strong>, voluto inizialmente per limitare il potere dei partiti e rendere il voto un atto individuale e volontario, oggi costituisce un ostacolo alla partecipazione perché non tutti i cittadini sono adeguatamente informati o hanno la volontà di registrarsi. Ciò accade soprattutto nelle comunità più povere e meno istruite, che spesso coincidono con le aree popolate da minoranze etniche. Inoltre, a differenza dell’Italia e di molti altri Paesi al mondo, negli Stati Uniti non esiste una vera carta d’identità come la intendiamo noi. Il documento d&#8217;identità più diffuso negli USA è la patente di guida. <strong>Alcune città</strong>, come New York, negli ultimi anni hanno deciso di concedere una carta d’identità municipale agli immigrati sprovvisti di documento (nel 2015 si stimavano circa 500mila persone solo a NY). Bisogna considerare infatti che nelle metropoli come NYC il numero di cittadini-lavoratori irregolari è molto elevato. Se si considera infine che il partito repubblicano in molti stati ha proposto di introdurre delle leggi per rendere obbligatoria la presentazione di un documento d’identità con foto per registrarsi come elettori, oppure per essere ammessi al seggio nel giorno delle elezioni, si comprende <strong>quanto questo possa risultare discriminatorio</strong>.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>L’attesa ai s</strong><strong>eggi</strong></h4>
<div id="attachment_68494" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-68494" class="wp-image-68494" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Seggio-Parkchester-Bronx-@Fabrizio-Rostelli-2-1-300x225.jpg" alt="Seggio Parkchester Bronx " width="300" height="225" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Seggio-Parkchester-Bronx-@Fabrizio-Rostelli-2-1-300x225.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Seggio-Parkchester-Bronx-@Fabrizio-Rostelli-2-1-1024x768.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Seggio-Parkchester-Bronx-@Fabrizio-Rostelli-2-1-100x75.jpg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Seggio-Parkchester-Bronx-@Fabrizio-Rostelli-2-1-768x576.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Seggio-Parkchester-Bronx-@Fabrizio-Rostelli-2-1-1536x1152.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Seggio-Parkchester-Bronx-@Fabrizio-Rostelli-2-1-2048x1536.jpg 2048w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Seggio-Parkchester-Bronx-@Fabrizio-Rostelli-2-1-810x608.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Seggio-Parkchester-Bronx-@Fabrizio-Rostelli-2-1-1140x855.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Seggio-Parkchester-Bronx-@Fabrizio-Rostelli-2-1-600x450.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-68494" class="wp-caption-text">Coda al Seggio Parkchester Bronx (Foto di Fabrizio Rostelli)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Un altro<span style="text-align: justify;"> aspet</span><span style="text-align: justify;">to che rischia di essere sottovalutato nell’analizzare l’affluenza al voto negli USA è </span><strong style="text-align: justify;">la lunga attesa ai seggi per poter votare</strong><span style="text-align: justify;">. Seguendo come corrispondente le elezioni presidenziali tra New York e Washington </span><span style="text-align: justify;">DC, ho avuto la possibilità di recarmi in alcuni seggi durante il periodo dell’</span><em style="text-align: justify;">early voting</em><span style="text-align: justify;">. In particolare ho trascorso delle giornat</span><span style="text-align: justify;">e</span><span style="text-align: justify;"> in aree particolarmente popolose di New York, come Parkchester nel Bronx, una comunità </span><span style="text-align: justify;">composta in prevalenza da afroamericani e latinos della </span><em style="text-align: justify;">working class</em><span style="text-align: justify;">. Durante la settimana che precedeva l’</span><em style="text-align: justify;">election day</em><span style="text-align: justify;">, all’orario di apertura dei seggi c’erano già oltre 2 ore di fila. Le persone, tra cui molti anziani (solo in alcuni seggi gli over 70 avevano la possibilità di saltare la fila), erano in coda intorno ai palazzi, tra mascherine, rassegnazione e distanziamento. Alcuni si erano portati delle sedie per l’attesa. Durante la giornata, a rotazione, arrivavano anche dei volontari per distribuire acqua e cibo alle persone in fila. </span></p>
<div id="attachment_68495" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-68495" class="wp-image-68495" style="text-align: justify;" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Seggio-Parkchester-Bronx-@Fabrizio-Rostelli-1-300x225.jpg" alt="Seggio Parkchester Bronx " width="300" height="225" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Seggio-Parkchester-Bronx-@Fabrizio-Rostelli-1-300x225.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Seggio-Parkchester-Bronx-@Fabrizio-Rostelli-1-1024x768.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Seggio-Parkchester-Bronx-@Fabrizio-Rostelli-1-100x75.jpg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Seggio-Parkchester-Bronx-@Fabrizio-Rostelli-1-768x576.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Seggio-Parkchester-Bronx-@Fabrizio-Rostelli-1-1536x1152.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Seggio-Parkchester-Bronx-@Fabrizio-Rostelli-1-2048x1536.jpg 2048w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Seggio-Parkchester-Bronx-@Fabrizio-Rostelli-1-810x608.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Seggio-Parkchester-Bronx-@Fabrizio-Rostelli-1-1140x855.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Seggio-Parkchester-Bronx-@Fabrizio-Rostelli-1-600x450.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-68495" class="wp-caption-text">Coda al Seggio Parkchester Bronx (Foto di Fabrizio Rostelli)</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify;">Alexandria Ocasio-Cortez, la carismatica leader democratica originaria di Parkch</span><span style="text-align: justify;">ester, si è presentata a questo stesso seggio per contestare il fatto che i cittadini dovessero aspettare anche </span><span style="text-align: justify;">4 ore prima di poter votare. </span><strong style="text-align: justify;">Conversando con le persone in fila</strong><span style="text-align: justify;">, spesso diffidenti nei confronti dei media, è emerso un forte senso di responsabilità civica. «C’è da aspettare circa 2 ore, non importa, è un’elezione storica, bisogna votare» mi hanno ripetuto in molti. Quelle del Bronx potrebbero sembrare delle condizioni limite ma in realtà accomunano molti quartieri delle metropoli americane e sono il simbolo di un sistema macchinoso ed inefficiente.</span></p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>L’impegno delle comunità</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Quella recente <strong>è stata una campagna elettorale <em>sui generis</em> per diversi motivi:</strong> l’irruzione della pandemia che ha stravolto le nostre vite e la conseguente crisi economica; la nuova esplosione del conflitto razziale che ha ulteriormente polarizzato la società statunitense; la figura di Donald Trump che da leader autoritario ha trasformato l’elezione presidenziale in un referendum su di sé. Negli ultimi mesi sono stati annullati quasi tutti gli eventi in presenza e non sono stati organizzati comitati e quartier-generali di partito nelle città. Ad eccezione dei comizi elettorali di Trump, sempre molto partecipati e che si sono intensificati nelle settimane prima del voto, <strong>il lavoro politico dei candidati locali è stato portato avanti a bassa e costante intensità attraverso la rete digitale e le reti di comunità</strong>. In merito a quest’ultimo aspetto posso far riferimento in particolare a quel gruppo di candidati democratici, provenienti dall’area progressista di Bernie Sanders e spesso rappresentanti di minoranze etniche, che hanno avuto la capacità di coniugare reti digitali e “analogiche”, veicolando efficacemente messaggi anche radicali per gli standard statunitensi, come l’assistenza sanitaria pubblica per tutti. <a href="https://ilmanifesto.it/emergenza-a-new-york-socialismo-o-barbarie/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>In questa intervista</strong></a> alla senatrice dello <strong>Stato di New York Julia Salazar</strong>, realizzata in piena emergenza Covid, abbiamo discusso del suo impegno politico a livello territoriale. Nelle settimane che hanno preceduto il voto è stato evidente lo sforzo di mobilitazione tra le comunità di afroamericani, latinos e asiatici per fare in modo che il più alto numero di cittadini possibile si registrasse per votare. <strong>Diffidenza, disinteresse e ignoranza sono state le principali sfide da affrontare</strong>, in aree spesso gravemente colpite dalla pandemia. Gli sforzi dei candidati, l’impatto della pandemia, le tensioni sociali vissute durante la presidenza Trump e il clima politico esasperato hanno indubbiamente stimolato la partecipazione elettorale. Non è un caso che le comunità di latinos, che normalmente hanno un tasso di partecipazione molto basso, questa volta siano andate a votare in massa (secondo <a href="https://www.nytimes.com/interactive/2020/11/03/us/elections/results-president.html?action=click&amp;pgtype=Article&amp;state=default&amp;module=styln-elections-2020&amp;region=TOP_BANNER&amp;context=election_recirc" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>l’analisi dei flussi elettorali realizzata dal New York Times</strong></a> – si può notare che nelle zone più ricche della Florida e del Texas abbiano permesso a Trump di aggiudicarsi la vittoria, mentre in California e in Nevada abbiano supportato Biden). Sono state centinaia inoltre le organizzazioni no-profit che, approfittando di eventi per la distribuzione di mascherine o di cibo, hanno sollecitato i cittadini alla partecipazione al voto. Senza addentrarsi in un’analisi politica, è necessario comunque segnalare come l’impegno dei gruppi che costituiscono il movimento <em>Black Lives Matter</em> sia stato determinante per la mobilitazione delle comunità afroamericane e non solo.</p>
<div id="attachment_68508" style="width: 820px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-68508" class="wp-image-68508 size-large" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Persone-in-fila-per-votare-@Fabrizio-Rostelli-1024x1024.jpg" alt="" width="810" height="810" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Persone-in-fila-per-votare-@Fabrizio-Rostelli-1024x1024.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Persone-in-fila-per-votare-@Fabrizio-Rostelli-225x225.jpg 225w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Persone-in-fila-per-votare-@Fabrizio-Rostelli-768x768.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Persone-in-fila-per-votare-@Fabrizio-Rostelli-1536x1536.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Persone-in-fila-per-votare-@Fabrizio-Rostelli.jpg 2048w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Persone-in-fila-per-votare-@Fabrizio-Rostelli-65x65.jpg 65w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Persone-in-fila-per-votare-@Fabrizio-Rostelli-810x810.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Persone-in-fila-per-votare-@Fabrizio-Rostelli-1140x1140.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Persone-in-fila-per-votare-@Fabrizio-Rostelli-300x300.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Persone-in-fila-per-votare-@Fabrizio-Rostelli-600x600.jpg 600w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/11/Persone-in-fila-per-votare-@Fabrizio-Rostelli-100x100.jpg 100w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /><p id="caption-attachment-68508" class="wp-caption-text">Elettori in fila per votare (Foto di Fabrizio Rostelli)</p></div>
<h4 style="text-align: justify;"><strong><em>Voter suppression</em></strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Esistono delle <strong>ragioni storiche che rendono complesse le procedure di voto negli Stati Uniti</strong>, ma esistono anche delle ragioni politiche che hanno alzato delle nuove barriere. Queste ultime vengono spesso giustificate con il timore di brogli elettorali, ma numerose inchieste confermano che il rischio di frodi elettorali negli USA è praticamente pari allo zero (si potrebbe fare un’eccezione per le elezioni presidenziali del 2000). La soppressione del voto è un problema radicato storicamente e consiste in una serie di procedure atte a impedire ai cittadini di partecipare liberamente alle elezioni, anche attraverso la cancellazione dai registri elettorali. <strong>Un caso eclatante</strong> fu quello della Georgia dove, nel 2018, il segretario di stato Brian Kemp cancellò oltre 85mila persone dalle liste elettorali nei tre mesi precedenti alle elezioni di <em>midterm</em>. Negli anni precedenti le persone cancellate furono circa 700mila. Per comprendere l’impatto di un tale numero bisogna considerare che nel 2018 i votanti in Georgia furono meno di 4 milioni. All’epoca Kemp era anche il candidato repubblicano che vinse le elezioni. <strong>Secondo un’indagine giornalistica</strong>, di quei 700mila elettori cancellati in realtà solo 200mila avevano lasciato lo Stato oppure erano deceduti, i restanti erano semplicemente cittadini che non avevano votato alle precedenti elezioni. Queste persone avrebbero dovuto registrarsi di nuovo ma Kemp bloccò oltre 50mila richieste, il 70% delle quali provenivano da afroamericani. La rivale democratica di Kemp, l’afroamericana Stacey Abrams, perse le elezioni per circa 55mila voti. La stessa Abrams ha intrapreso una battaglia per il diritto di voto, poiché la pratica della cancellazione dalle liste elettorali viene adottata in ogni stato.<br />
Secondo <strong>un’analisi del Brennan Center</strong>, tra il 2016 e il 2018, più di 17 milioni di nomi sono stati cancellati dalle liste elettorali, in media il 7% degli elettori di ciascuno Stato.<br />
<strong>Tra il 2012 e il 2018 sono stati inoltre soppressi 1.688 luoghi deputati alle votazioni</strong>, soprattutto nelle contee a maggioranza afroamericana. Questo ha determinato una maggiore difficoltà nel raggiungere i seggi nelle aree rurali e conseguentemente ha aumentato l’attesa ai seggi, sfiduciando l’elettorato. In Texas, ad esempio, il governatore repubblicano ha imposto di aprire un solo seggio per Contea per consegnare gli <em>early votes</em>. Durante l’amministrazione Trump inoltre sono stati tagliati i fondi del servizio postale che ha faticato a gestire l’enorme flusso di voti per corrispondenza. È evidente che quella del <em>voter suppression</em> sia una vera e propria strategia politica adottata dal partito repubblicano, attraverso l’adozione di provvedimenti legislativi e amministrativi, <strong>per limitare l’accesso al voto dei poveri e delle minoranze</strong>, che spesso votano per i democratici. Un discorso a parte va fatto per gli ex detenuti (la popolazione carceraria statunitense è costituita da circa 2 milioni di persone – in maggioranza afroamericani e ispanici – e rappresenta circa il 25% della popolazione carceraria mondiale). In molti Stati i pregiudicati non possono votare, in alcuni casi riacquistano il diritto di voto solo dopo aver completato tutte le procedure di riabilitazione, in altri lo perdono a tempo indeterminato. In altri casi ancora, il rilascio del certificato elettorale avviene solo in seguito all’avvenuto pagamento di multe, indennizzi e altre pene pecuniarie accessorie. Questa prassi esclude la maggioranza degli ex detenuti che non hanno la possibilità economica di riacquistare letteralmente il proprio diritto politico. A causa della complessità del sistema federale esistono centinaia di cause legali in atto, ma il dato rilevante è incontrovertibile: <strong>gli ex detenuti sono cittadini di seconda categoria</strong>.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>I dati e la manipolazione dell’opinione pubblica</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Le elezioni presidenziali USA del 2016 furono scosse dallo <strong>scandalo di Cambridge Analytica</strong>, la società di consulenza britannica che raccolse i dati personali di oltre 87 milioni di account Facebook, senza il loro consenso, e li usò per scopi di propaganda politica, interferendo nelle elezioni a supporto di Donald Trump. Nel 2020 è andata anche peggio. In questi quattro anni poco o nulla è stato fatto in termini di regolamentazione delle piattaforme social e le campagne elettorali su internet hanno ormai superato i confini della manipolazione, utilizzando strumenti sempre più sofisticati. Pochi giorni fa <a href="https://www.fanpage.it/esteri/brittany-kaiser-la-talpa-di-cambridge-analytica-queste-elezioni-usa-peggio-di-quelle-del-2016/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>ne ho discusso ampiamente con Brittany Kaiser</strong></a>, l’informatrice che fece scoppiare il caso Cambridge Analytica, oggi esperta di tutela dei dati personali (autrice del libro “Targeted – La dittatura dei dati” e protagonista del documentario “The Great Hack”). «Ci sono centinaia di agenzie di propaganda in tutto il mondo che hanno provato a condizionare le elezioni presidenziali americane. Alcune di queste società utilizzano tecnologie più avanzate rispetto a Cambridge Analytica. Ad esempio, sono specializzate nella creazione di grandi quantità di account falsi e nell’utilizzo di <em>troll</em> e <em>bot farm</em> attraverso account sui social media che non richiedono la tua identità, come Facebook e Twitter. Penso che <strong>questo lavoro nell’influenzare e persuadere le persone sia ora più pericoloso di quanto non lo fosse in passato</strong>. La disinformazione e l’uso senza regole dei dati sono ovunque», ha dichiarato <strong>Kaiser</strong>. «Uno degli aspetti più rilevanti di queste elezioni è stata la quantità di disinformazione. Molte persone non erano ben informate e hanno basato le proprie scelte su notizie false o <em>rumors</em>. Ero molto preoccupata. [&#8230;] Credo che queste elezioni siano state peggiori perché durante la pandemia di Coronavirus siamo stati presi di mira più che mai. Stiamo trascorrendo esponenzialmente più tempo <a href="https://www.labsus.org/2017/05/e-democracy-il-futuro-della-democrazia-viaggia-su-internet/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>sui nostri dispositivi e sui social media</strong></a> dove possiamo vedere pubblicità politica mirata. Questo rende l’intero elettorato molto più vulnerabile di quanto non fosse nel 2016. Al tempo stesso, la confusione su come votare durante una pandemia ha reso molto difficile per le persone ricevere le informazioni corrette in tempo. Anche chi ha sempre votato è molto probabile che non abbia mai richiesto di votare per corrispondenza. È stata una novità per molti elettori dover richiedere la scheda a casa e imparare a compilarla correttamente e a restituirla in tempo. Ci sono centinaia di migliaia o milioni di schede che non vengono conteggiate perché non sono state compilate correttamente o non sono state consegnate in tempo».</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>“Contate ogni voto! Ogni voto conta!</strong>”</h4>
<p style="text-align: justify;">“<strong>Contate ogni voto! Ogni voto conta!</strong>” è lo slogan che molti sostenitori di Biden hanno scandito durante le manifestazioni nel post-elezioni, in risposta alle accuse di frode elettorale, per ora del tutto infondate, portate avanti da Trump. Uno slogan legittimo, considerata anche la fatica fatta per esercitare il proprio diritto di voto, <strong>viene però da chiedersi se la scelta dei cittadini sia stata del tutto libera e genuina</strong>, oppure se sia stata condizionata dalla bolla social-mediatica che viene “cucita” addosso ad ognuno di noi. Al netto di tutte le problematiche legate alla soppressione del voto, credo che il tema del possesso e dello sfruttamento dei dati personali da parte delle <em>corporation</em> rappresenti ad oggi il pericolo più grande per qualsiasi sistema democratico.</p>
<p><em>Foto di copertina: Manifesto comparso a New York (credits: Fabrizio Rostelli)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2020/11/la-democrazia-in-usa-bene-comune-nonostante-tutto/">La democrazia in USA: Bene comune, nonostante tutto</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>New York, lo spazio urbano e la memoria dei luoghi abbandonati secondo Elisabetta Terragni</title>
		<link>https://www.labsus.org/2017/01/elisabetta-terragni-new-york-lo-spazio-urbano-e-la-memoria-dei-luoghi-abbandonati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Rostelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2017 05:03:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[elisabetta terragni]]></category>
		<category><![CDATA[new york]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Com&#8217;è concepito lo spazio urbano dai newyorkesi? Un aspetto importante di New York è il fatto che la città  è molto sentita nei luoghi pubblici. In Italia il privato è tutto, la tua casa è il tuo luogo. Qui tutti vivono in posti molto piccoli, in forma concentrata, tranne alcuni miliardari. La vita è fuori. Molti palazzi al piano terra ad esempio sono pubblici, tu puoi entrare, c&#8217;è il bar, il giardino. Se vai a Union Square d&#8217;estate trovi dei bei tavolini con l&#8217;ombrellone, tutti dello stesso colore, di altissima qualità . Qui c&#8217;è la cultura del pubblico. Il valore del quartiere sta nella qualità  della vita che si trascorre fuori di casa. Un newyorkese sceglie un determinato quartiere invece di un altro se ha il wi-fi nel parco, se sa che c&#8217;è una caffetteria particolarmente buona, se c&#8217;è un cinema d&#8217;essai che proietta film ricercati. Per quanto riguarda la mobilità  connessa allo spazio pubblico, sono in corso poi diverse esperienze di pedonalizzazione a Manhattan. C&#8217;è una guerra, anche della municipalità , contro le macchine e di conseguenza vengono ridotte le corsie; se percorri Broadway verso Times Square, ti accorgi che man mano si stringono le corsie per le auto. Negli spazi recuperati si mettono panchine e tavolini e la gente si siede con un atteggiamento anche molto provocatorio: questo adesso è mio, è pubblico, tu hai la macchina ma passi solo in uno spazio molto ristretto. Ci sono anche esperienze di gestione condivisa degli spazi in città ; se vivi in una strada molto poco frequentata si può chiedere alla municipalità  di &#8220;assegnarla&#8221; al quartiere, e sarà  il quartiere a gestirla. Se ad esempio c&#8217;è un cantiere stradale che dura 3 o 4 anni, quando i lavori sono finiti e il traffico non è aumentato i residenti chiedono di avere in gestione la strada. Queste esperienze sono realmente partecipate. L&#8217;origine di questo tipo di resistenza forse può essere ricondotta alla storia dei community gardens, soprattutto nell&#8217;East Village. Al di là  del fatto che erano dei lotti che nessuno voleva in quel momento, l&#8217;aspetto interessante è vedere come i residenti curano questi spazi verdi, come li mantengono, come li gestiscono e come legalmente sono diventati un landmark della città . Nessuno può più fare niente lì. Non si può tornare indietro. In realtà  quando termina la concessione per il giardino devono comunque ricontrattare l&#8217;accordo con la municipalità . E&#8217; vero ma le battaglie che si fanno qui non sono molte e quando la gente partecipa, partecipa davvero, magari anche per cose bizzarre però quando si mobilitano si mobilitano in forza. Qui il tempo è denaro in una maniera scandalosa quindi se un possibile investitore deve perdere 3 anni a litigare per un giardino lascia stare. Sanno dove non andare a farsi male. La città  è interessante anche perché ha dei vuoti, come nel caso di queste realtà , e gli spazi non sono necessariamente da riempire. Più diventa omogeneo un posto, meno risulta intrigante, e questo succede quando diventa molto costoso e l&#8217;area aumenta di qualità . Ad esempio nella zona di Bushwick a Brooklyn, dove attualmente sono stati spinti tutti gli artisti, c&#8217;è ancora molta manifattura e produzione ed è un luogo stimolante anche per lavorare. Bisogna vedere quanto ci vorrà  prima che questi luoghi vengano fagocitati nel meccanismo della città . E&#8217; sbagliata l&#8217;idea che New York, e Manhattan in particolare, sia una sorta di parco giochi per speculatori dove però si aprono molte possibilità  anche per gli architetti? L&#8217;architetto qui non conta niente. A New York lavorano grandi aziende, imprese e alcuni studi di architettura emergenti che hanno un rapporto diretto con i privati. Gli speculatori privati in realtà  non vanno quasi mai dagli architetti e si vede dalla qualità  che c&#8217;è in giro. Questo è un posto straordinario per le idee, per la ricerca, ma a Manhattan non si costruisce niente che non sia banale a meno che non sia un museo o un edificio istituzionale, ma in quel caso chiamano sempre gli stessi. Tutti vogliono costruire a Manhattan ma alla fine nessuno lo fa perché poi lo spazio non c&#8217;è. La città  in realtà  cambia molto poco, mentre si ha l&#8217;impressione che cambi molto. Chi viene trova sempre delle novità , un nuovo museo ad esempio, ma la vita che le persone fanno qui è ancora molto legata al proprio neighborhood. Da una parte sei al centro del mondo con tutti i tuoi collegamenti, dall&#8217;altra sei nel tuo villaggio nel senso che hai i tuoi punti di riferimento; secondo me è l&#8217;equilibrio tra queste due cose che è fondamentale. In una città  completamente tecnologica le persone anziane sarebbero tagliate fuori,   se fosse una città  &#8220;musealizzata&#8221; i giovani se ne andrebbero. Il sistema di rent control (sistema di controllo degli affitti ndr), che funziona piuttosto bene, permette inoltre di mantenere una diversità  nella città . New York riesce ancora a creare un misto di generazioni, a me questo piace molto. In una metropoli iperdinamica come New York si può parlare di memoria condivisa dei luoghi? Chi ha davvero il tempo per accorgersi dei cambiamenti ed assimilarli? La memoria è anche un po&#8217; una costruzione. Quello che vogliono che il turista immagini e veda, ad esempio. La legislazione di New York in tema di edifici storici comunque è chiarissima: ci sono certi edifici, certi landmark, che non possono essere demoliti. Ad esempio uno dei più grandi errori fatti a New York è stata la demolizione della Pennsylvania Station. La Penn Station non è stata demolita nell&#8217; &#8216;800, è stata demolita negli anni &#8217;60. Era una cattedrale, un luogo pubblico ed io conosco persone che erano qui, completamente sotto shock per l&#8217;avvenimento. Hanno costruito il Madison Square Garden ed hanno demolito la più bella stazione ferroviaria di New York (La distruzione della originaria struttura della stazione diede luogo a numerose proteste e originò una presa di coscienza degli abitanti di New York nei confronti della salvaguardia del patrimonio monumentale della città , che portò a salvare la stazione del Grand Central Terminal, dichiarata pochi anni dopo monumento</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/Orti-di-comunità _pd.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-42464" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/Orti-di-comunità _pd.jpg" alt="Orti di comunità _pd" width="5616" height="3744" /></a>Com&#8217;è concepito lo spazio urbano dai newyorkesi?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Un aspetto importante di New York è il fatto che la città  è molto sentita nei luoghi pubblici.</strong> In Italia il privato è tutto, la tua casa è il tuo luogo. Qui tutti vivono in posti molto piccoli, in forma concentrata, tranne alcuni miliardari. La vita è fuori. Molti palazzi al piano terra ad esempio sono pubblici, tu puoi entrare, c&#8217;è il bar, il giardino. Se vai a Union Square d&#8217;estate trovi dei bei tavolini con l&#8217;ombrellone, tutti dello stesso colore, di altissima qualità . <strong>Qui c&#8217;è la cultura del pubblico. Il valore del quartiere sta nella qualità  della vita che si trascorre fuori di casa.</strong> Un newyorkese sceglie un determinato quartiere invece di un altro se ha il wi-fi nel parco, se sa che c&#8217;è una caffetteria particolarmente buona, se c&#8217;è un cinema d&#8217;essai che proietta film ricercati.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Per quanto riguarda la mobilità  connessa allo spazio pubblico, sono in corso poi diverse esperienze di pedonalizzazione a Manhattan. C&#8217;è una guerra, anche della municipalità , contro le macchine e di conseguenza vengono ridotte le corsie; se percorri Broadway verso Times Square, ti accorgi che man mano si stringono le corsie per le auto. Negli spazi recuperati si mettono panchine e tavolini e la gente si siede con un atteggiamento anche molto provocatorio: questo adesso è mio, è pubblico, tu hai la macchina ma passi solo in uno spazio molto ristretto. Ci sono anche esperienze di gestione condivisa degli spazi in città ; <strong>se vivi in una strada molto poco frequentata si può chiedere alla municipalità  di &#8220;assegnarla&#8221; al quartiere, e sarà  il quartiere a gestirla.</strong> Se ad esempio c&#8217;è un cantiere stradale che dura 3 o 4 anni, quando i lavori sono finiti e il traffico non è aumentato i residenti chiedono di avere in gestione la strada. Queste esperienze sono realmente partecipate. <strong>L&#8217;origine di questo tipo di resistenza forse può essere ricondotta alla storia dei <a href="http://www.labsus.org/2016/03/new-york-chronicles-new-york-lungs-community-gardens/" target="_blank">community gardens</a>, soprattutto nell&#8217;East Village.</strong> Al di là  del fatto che erano dei lotti che nessuno voleva in quel momento, l&#8217;aspetto interessante è vedere come i residenti curano questi spazi verdi, come li mantengono, come li gestiscono e come legalmente sono diventati un <a href="http://www1.nyc.gov/site/lpc/index.page" target="_blank">landmark</a> della città . Nessuno può più fare niente lì. Non si può tornare indietro.</em></p>
<div id="attachment_42466" style="width: 797px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/Veduta-dello-studio-di-Elisabetta-Terragni-e-Kurt-Forster-Bogart-Building-New-York-2013-.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-42466" class="size-full wp-image-42466" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/Veduta-dello-studio-di-Elisabetta-Terragni-e-Kurt-Forster-Bogart-Building-New-York-2013-.jpg" alt="Veduta dello studio di Elisabetta-Terragni e Kurt-Forster." width="787" height="480" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/Veduta-dello-studio-di-Elisabetta-Terragni-e-Kurt-Forster-Bogart-Building-New-York-2013-.jpg 787w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/Veduta-dello-studio-di-Elisabetta-Terragni-e-Kurt-Forster-Bogart-Building-New-York-2013--300x183.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/Veduta-dello-studio-di-Elisabetta-Terragni-e-Kurt-Forster-Bogart-Building-New-York-2013--624x381.jpg 624w" sizes="(max-width: 787px) 100vw, 787px" /></a><p id="caption-attachment-42466" class="wp-caption-text">Veduta dello studio di Elisabetta Terragni e Kurt-Forster.</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>In realtà  quando termina la concessione per il giardino devono comunque ricontrattare l&#8217;accordo con la municipalità .</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em> E&#8217;  vero ma le battaglie che si fanno qui non sono molte e quando la gente partecipa, partecipa davvero, magari anche per cose bizzarre però quando si mobilitano si mobilitano in forza. Qui il tempo è denaro in una maniera scandalosa quindi se un possibile investitore deve perdere 3 anni a litigare per un giardino lascia stare. Sanno dove non andare a farsi male.</em><br />
<em><strong>La città  è interessante anche perché ha dei vuoti, come nel caso di queste realtà , e gli spazi non sono necessariamente da riempire. Più diventa omogeneo un posto, meno risulta intrigante, e questo succede quando diventa molto costoso e l&#8217;area aumenta di qualità .</strong> Ad esempio nella zona di Bushwick a Brooklyn, dove attualmente sono stati spinti tutti gli artisti, c&#8217;è ancora molta manifattura e produzione ed è un luogo stimolante anche per lavorare. Bisogna vedere quanto ci vorrà  prima che questi luoghi vengano fagocitati nel meccanismo della città .</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> E&#8217; </strong><strong> sbagliata l&#8217;idea che New York, e Manhattan in particolare, sia una sorta di parco giochi per speculatori dove però si aprono molte possibilità  anche per gli architetti?</strong></p>
<div id="attachment_42460" style="width: 510px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/Elisabetta-Terragni.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-42460" class="wp-image-42460 size-full" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/Elisabetta-Terragni.jpg" alt="Elisabetta Terragni" width="500" height="435" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/Elisabetta-Terragni.jpg 500w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/Elisabetta-Terragni-259x225.jpg 259w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a><p id="caption-attachment-42460" class="wp-caption-text">Elisabetta Terragni.</p></div>
<p style="text-align: justify;"><em>L&#8217;architetto qui non conta niente. A New York lavorano grandi aziende, imprese e alcuni studi di architettura emergenti che hanno un rapporto diretto con i privati. Gli speculatori privati in realtà  non vanno quasi mai dagli architetti e si vede dalla qualità  che c&#8217;è in giro. <strong>Questo è un posto straordinario per le idee, per la ricerca, ma a Manhattan non si costruisce niente che non sia banale a meno che non sia un museo o un edificio istituzionale</strong>, ma in quel caso chiamano sempre gli stessi. Tutti vogliono costruire a Manhattan ma alla fine nessuno lo fa perché poi lo spazio non c&#8217;è.</em><br />
<em> <strong>La città  in realtà  cambia molto poco, mentre si ha l&#8217;impressione che cambi molto. Chi viene trova sempre delle novità , un nuovo museo ad esempio, ma la vita che le persone fanno qui è ancora molto legata al proprio neighborhood.</strong> Da una parte sei al centro del mondo con tutti i tuoi collegamenti, dall&#8217;altra sei nel tuo villaggio nel senso che hai i tuoi punti di riferimento; secondo me è l&#8217;equilibrio tra queste due cose che è fondamentale. In una città  completamente tecnologica le persone anziane sarebbero tagliate fuori,   se fosse una città  &#8220;musealizzata&#8221; i giovani se ne andrebbero. Il sistema di rent control (sistema di controllo degli affitti ndr), che funziona piuttosto bene, permette inoltre di mantenere una diversità  nella città . New York riesce ancora a creare un misto di generazioni, a me questo piace molto.</em></p>
<div id="attachment_42465" style="width: 974px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/penn-station-cartolina.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-42465" class="wp-image-42465 size-full" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/penn-station-cartolina.jpg" alt="penn station cartolina" width="964" height="663" /></a><p id="caption-attachment-42465" class="wp-caption-text">Cartolina Pennsylvania Station @Beltman Cortis.</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>In una metropoli iperdinamica come New York si può parlare di memoria condivisa dei luoghi? Chi ha davvero il tempo per accorgersi dei cambiamenti ed assimilarli?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>La memoria è anche un po&#8217; una costruzione.</strong> Quello che vogliono che il turista immagini e veda, ad esempio. La legislazione di New York in tema di edifici storici comunque è chiarissima: ci sono certi edifici, certi landmark, che non possono essere demoliti. Ad esempio <strong>uno dei più grandi errori fatti a New York è stata la demolizione della Pennsylvania Station.</strong> La Penn Station non è stata demolita nell&#8217; &#8216;800, è stata demolita negli anni &#8217;60.<br />
</em><em><strong>Era una cattedrale, un luogo pubblico ed io conosco persone che erano qui, completamente sotto shock per l&#8217;avvenimento.</strong> Hanno costruito il Madison Square Garden ed hanno demolito la più bella stazione ferroviaria di New York</em> (La distruzione della originaria struttura della stazione diede luogo a numerose proteste e originò una presa di coscienza degli abitanti di New York nei confronti della salvaguardia del patrimonio monumentale della città , che portò a salvare la stazione del Grand Central Terminal, dichiarata pochi anni dopo monumento storico e protetta dalla legge del &#8220;New York City Landmarks Preservation act&#8221;, e ad impedire la realizzazione della &#8220;Lower Manhattan Expressway&#8221;, concepita da Robert Moses. <em>Fonte Wikipedia</em>).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parlando invece di luoghi abbandonati, ho letto del tuo progetto a Porto Palermo in Albania, il recupero di 24 strutture militari in disuso.</strong></p>
<div id="attachment_42461" style="width: 735px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/Elisabetta-Terragni-Progetto-del-Museo-di-Gjiri-o-PanormesPorto-Palermo-Albania-Courtesy-Elisabetta-Terragni.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-42461" class="size-full wp-image-42461" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/Elisabetta-Terragni-Progetto-del-Museo-di-Gjiri-o-PanormesPorto-Palermo-Albania-Courtesy-Elisabetta-Terragni.jpg" alt="Progetto del Museo di Gjiri a Panormes Porto Palermo (Albania). Courtesy Elisabetta Terragni." width="725" height="442" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/Elisabetta-Terragni-Progetto-del-Museo-di-Gjiri-o-PanormesPorto-Palermo-Albania-Courtesy-Elisabetta-Terragni.jpg 725w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/Elisabetta-Terragni-Progetto-del-Museo-di-Gjiri-o-PanormesPorto-Palermo-Albania-Courtesy-Elisabetta-Terragni-300x183.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/Elisabetta-Terragni-Progetto-del-Museo-di-Gjiri-o-PanormesPorto-Palermo-Albania-Courtesy-Elisabetta-Terragni-624x380.jpg 624w" sizes="(max-width: 725px) 100vw, 725px" /></a><p id="caption-attachment-42461" class="wp-caption-text">Progetto del Museo di Gjiri a Panormes, Porto Palermo (Albania). Courtesy Elisabetta Terragni.</p></div>
<p style="text-align: justify;"><em>La baia di Panorma, questo è il nome originale, è un posto incredibile dove il tempo si è fermato in lasciandoci un paesaggio intatto e completamente preservato. <strong>Il recupero della base militare, del tunnel e del suo sottomarino rappresenterà  un&#8217;immersione nella guerra Fredda</strong>. Questo progetto ha una forte componente di ricerca ed è legato ad altri progetti che stiamo portando avanti sul tema della memoria repressa. Io sto collaborando con il Ministro della cultura e con il suo team di storici e ricercatori. <strong>Adesso stiamo lavorando a Tirana in una casa del centro che era la sede dei servizi segreti durante il periodo comunista.</strong> Lavoriamo anche negli archivi e nella comunicazione con ex prigionieri politici, persone rimaste in carcere per 20 anni. <strong>Per me l&#8217;aspetto interessante dei luoghi abbandonati è la memoria, in che modo viene fatta riemergere la storia che c&#8217;è dentro un luogo.</strong> In questo caso la storia è talmente potente, si tratta della centrale operativa dalla quale hanno cablato la città  per spiare tutti. Una casa borghese degli anni &#8217;30 che si nascondeva nella città  come una villetta.</em></p>
<div id="attachment_42462" style="width: 735px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/Elisabetta-Terragni-Progetto-del-Museo-di-Gjiri-o-PanormesPorto-Palermo-Albania-Courtesy-Elisabetta-Terragni1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-42462" class="size-full wp-image-42462" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/Elisabetta-Terragni-Progetto-del-Museo-di-Gjiri-o-PanormesPorto-Palermo-Albania-Courtesy-Elisabetta-Terragni1.jpg" alt="Progetto del Museo di Gjiri a Panormes Porto Palermo, Albania. Courtesy Elisabetta Terragni." width="725" height="442" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/Elisabetta-Terragni-Progetto-del-Museo-di-Gjiri-o-PanormesPorto-Palermo-Albania-Courtesy-Elisabetta-Terragni1.jpg 725w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/Elisabetta-Terragni-Progetto-del-Museo-di-Gjiri-o-PanormesPorto-Palermo-Albania-Courtesy-Elisabetta-Terragni1-300x183.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/Elisabetta-Terragni-Progetto-del-Museo-di-Gjiri-o-PanormesPorto-Palermo-Albania-Courtesy-Elisabetta-Terragni1-624x380.jpg 624w" sizes="(max-width: 725px) 100vw, 725px" /></a><p id="caption-attachment-42462" class="wp-caption-text">Progetto del Museo di Gjiri a Panormes, Porto Palermo (Albania). Courtesy Elisabetta Terragni.</p></div>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Nella casa, ormai abbandonata, ci sono ancora tutte le attrezzature e i documenti. Si tratta di un&#8217;accozzaglia di strumentari vecchi e arrugginiti, se non tiri il filo giusto per raccontare la storia. Se hai 200 registratori è come avere 200 meccanismi che in parte funzionano in parte no, tutto dipende da come li metti in scena, da come riesci a far riemergere la storia. Il fattore umano è molto più importante della costruzione.</strong> La casa diventerà  un museo sulla sorveglianza e si chiamerà  House of Leaves, casa delle foglie, che è il nome in codice dei servizi segreti. I luoghi mi interessano se hanno una storia da raccontare non se devo trasformarli in un loft.  E&#8217;  un problema anche di tempo, in base al tempo che si ha a disposizione bisogna capire quali sono i progetti che possono fare veramente la differenza per le persone. Sul restauro degli edifici esistenti, lavorando come noi su luoghi in parte industriali in parte militari, sono pochissimi i progetti realizzati. Ci sono delle grandi idee, le amministrazioni pubbliche fanno fare progetti ma poi rimangono spesso sulla carta. Io sono interessata a lavorare su progetti pilota e a portarli a termine perché credo che i progetti sperimentali cambino davvero il mondo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In Italia hai realizzato qualche progetto sul tema del recupero dei luoghi abbandonati?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>In Italia abbiamo lavorato sul tema degli edifici abbandonati con un gruppo di artisti di Fermo che si chiama Air Terminal.</strong> Hanno utilizzato un edificio in mattoni, già  fatiscente senza mai essere stato utilizzato, dell&#8217;architetto italiano Casamonti, che doveva diventare una stazione degli autobus. Hanno allestito una mostra su un hotel abbandonato e organizzare dibattiti sui luoghi abbandonati, incompiuti e di frontiera.   L&#8217;edificio originario non è mai stato nemmeno inaugurato, classica situazione italiana. Daniele Cudini ne ha fatto un libro molto bello che uscirà  tra pochi mesi, un racconto ironico e tagliente che pone questioni che non possono essere ignorate qualunque cosa si faccia in futuro.</em></p>
<div id="attachment_42456" style="width: 535px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/Casa-del-Fascio-a-Como_Giuseppe-Terragni.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-42456" class="size-full wp-image-42456" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/Casa-del-Fascio-a-Como_Giuseppe-Terragni.jpg" alt="Casa del Fascio a Como, Giuseppe Terragni." width="525" height="378" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/Casa-del-Fascio-a-Como_Giuseppe-Terragni.jpg 525w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/Casa-del-Fascio-a-Como_Giuseppe-Terragni-300x216.jpg 300w" sizes="(max-width: 525px) 100vw, 525px" /></a><p id="caption-attachment-42456" class="wp-caption-text">Casa del Fascio a Como, Giuseppe Terragni.</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ti stai occupando anche dello spopolamento di Detroit.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sto svolgendo uno lavoro molto vasto su Detroit ma non sono interessata a come la città  verrà  recuperata ma a come la città  gestisce questo momento, che potrebbe durare dai 50 ai 100 anni. <strong>Come si gestiscono questi vuoti senza costruire? Come si reinventa una città ? </strong>Sto studiando questo parallelismo tra l&#8217;antica Roma e Detroit perché sono interessata ai meccanismi relativi a come le persone vivono i luoghi. <strong>I residenti di Detroit pensano di essere i primi al mondo ai quali è accaduto tutto questo, invece dopo la caduta dell&#8217;impero romano troviamo la stessa proporzione tra riduzione drastica della popolazione e dimensione dell&#8217;abitato.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In questo caso specifico, qual è stato il tuo metodo di lavoro?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Lavoro molto con gli studenti, ho lanciato 2 corsi di progetto sia nel dipartimento di landscape che in quello di architettura.</strong> L&#8217;insegnamento e il mio lavoro di architetto vanno completamente in parallelo, spesso si incontrano. La scuola è molto organizzata e ti permette di fare ricerca. Ho fatto un viaggio di studio con gli studenti assegnandogli un tema su Detroit. Abbiamo lavorato sulla città  andando in molte le organizzazioni non profit, abbiamo lavorato con il governo e abbiamo sviluppato dei progetti di ricerca. <strong>Quando ho portato i miei studenti a Detroit, siamo andati a visitare nel centro della città  il Michigan Theater abbandonato e negli anni &#8217;70 trasformato in un garage. Grazie al guardiano, che conosco, siamo entrati a vedere la vecchia sala ancora con le sedie e gli stucchi. I miei studenti sono rimasti a bocca aperta. Questa è una cultura che non conosce il significato delle rovine</strong>, è un Paese che non ha avuto la guerra all&#8217;interno dei propri confini. Quando gli americani vedono una cosa rovinata vanno fuori di testa e la rimuovono, però ci sono esempi di edifici abbandonati che cominciano ad essere apprezzati e c&#8217;è chi sta studiando il modo di farli rivivere.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><a href="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/Edifici-abbandonati_pd-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-42457" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/Edifici-abbandonati_pd-1.jpg" alt="Edifici abbandonati_pd (1)" width="1024" height="681" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/Edifici-abbandonati_pd-1.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/Edifici-abbandonati_pd-1-300x200.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/01/Edifici-abbandonati_pd-1-624x415.jpg 624w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>Detroit è oggi quello che era New York negli anni &#8217;70 per certi aspetti: ci sono pochissimi soldi, c&#8217;è un&#8217;energia incredibile, posti straordinari e spazio per idee. Io sono sempre attratta da questi posti un po&#8217; in rovina perché mi interessa molto il processo di rigenerazione, che non necessariamente vuol dire riportare qualcosa indietro nel tempo.</strong> I temi della rigenerazione industriale sono importanti perché portano ad un risultato inaspettato, a uno spazio nuovo. Ad esempio ho realizzato a Trento un progetto di trasformazione delle gallerie autostradali in un museo; lìl&#8217;unica certezza che avevamo era che non avremmo mai riportato le macchine dentro, è un nuovo concetto di restauro. Il restauro è sempre &#8220;com&#8217;era, dov&#8217;era&#8221;. Basta pensare agli slogan del terremoto. Per le basi militari in Albania e per il Museo della guerra fredda, non è possibile portare indietro la storia; qualsiasi cosa succeda il dittatore non tornerà , le macchine non torneranno nel tunnel e i sommergibili non saranno più nella base militare. <strong>E&#8217; finita. Cosa accadrà  a questi posti?  E&#8217;  tutto da immaginare, è questo che mi affascina.</strong> Non c&#8217;è questa retorica del restauro, che è anche incapacità  di muoversi. Tutto deve essere lasciato com&#8217;è, tutti gli strati della storia devono essere cristallizzati.  E&#8217;  orribile. In Italia poi si restaura senza sapere quello che si vuole fare, è una follia. Noi lavoriamo solo con budget bassi e con cose che possono essere smantellate, io ho l&#8217;idea che se fra 20 anni non hanno più voglia di tenere certe cose che abbiamo fatto, le possono semplicemente togliere. Non c&#8217;è nulla di cosìinvasivo. <strong>Puoi far emergere la storia da quello che c&#8217;è e questo è quello che rimane.</strong></em></p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.labsus.org/2016/01/cronache-da-new-york-citizens-committee-for-nyc/" target="_blank">Cronache da New York: Citizens Committee for NYC<br />
</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2016/02/new-york-chronicles-the-city-parks-foundation/" target="_blank">New York Chronicles: The City Parks Foundation</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2016/03/new-york-chronicles-new-york-lungs-community-gardens/" target="_blank">New York Chronicles: LUNGS &#8211; community gardens</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2016/04/new-york-chronicles-worker-justice-center-of-new-york/" target="_blank">New York Chronicles: Worker Justice Center of New York</a></li>
<li><a href="https://www.youtube.com/watch?v=ZDiRRY_H_zw" target="_blank">Labsus intervista Charles Krezell presidente di LUNGS &#8211; community gardens New York</a></li>
<li><a href="https://www.youtube.com/watch?v=skTjCXw8b1c" target="_blank">Labsus intervista Leanne Tory-Murphy del Worker Justice Center di New York</a></li>
<li><a href="https://www.youtube.com/watch?v=UN-x6v5-AXo&amp;t=1s" target="_blank">Labsus intervista Sabina Saragoussi &#8211; New York City Parks Foundation</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2017/01/elisabetta-terragni-new-york-lo-spazio-urbano-e-la-memoria-dei-luoghi-abbandonati/">New York, lo spazio urbano e la memoria dei luoghi abbandonati secondo Elisabetta Terragni</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Aperte le iscrizioni al Laboratorio di formazione itinerante 2017 promosso da SIBEC, Scuola Italiana Beni Comuni</title>
		<link>https://www.labsus.org/2016/12/aperte-le-iscrizioni-al-laboratorio-di-formazione-itinerante-2017-promosso-da-sibec-scuola-italiana-beni-comuni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Rostelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2016 15:38:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gli Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola italiana beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[sibec]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/?p=41704</guid>

					<description><![CDATA[<p>Da oggi è possibile iscriversi alla seconda edizione del Laboratorio di formazione itinerante &#8220;La gestione condivisa dei beni comuni&#8221; promosso da SIBEC, la Scuola Italiana Beni Comuni ideata da Euricse, Labsus e Università  degli Studi di Trento. Il Laboratorio si propone come luogo in cui analizzare le buone pratiche di gestione di beni comuni già  esistenti, dove disegnare assieme nuovi scenari di sviluppo, proporre strumenti concreti e condividere soluzioni efficaci e replicabili sui territori locali. La nuova edizione del Laboratorio itinerante, orientato allo studio e alle pratiche di gestione condivisa ed economicamente sostenibile dei beni comuni, si svilupperà  da marzo a giugno 2017. E&#8217; possibile consultare il programma dettagliato del corso visionando la brochure in allegato. Un Laboratorio itinerante Come è avvenuto nella prima edizione, il Laboratorio SIBEC sarà  articolato in quattro moduli che si svolgeranno in altrettante città  italiane, per consentire ai partecipanti di entrare a diretto contatto con una varietà  di contesti ed esperienze la cui esplorazione diverrà  parte integrante del percorso formativo. Il Laboratorio 2017 farà  tappa a Torino, Venezia, Siena e San Vito dei Normanni (Brindisi) attraversando l&#8217;Italia da Nord a Sud, come lo scorso anno ma con un itinerario diverso, esplorando quattro diverse realtà  territoriali. L&#8217;offerta formativa L&#8217;offerta formativa del corso di SIBEC si svilupperà  in quattro moduli: &#8220;Riconoscere e promuovere i Beni comuni (tra pubblico e privato)&#8221; 16-18 marzo &#124; Torino; &#8220;Organizzare e governare i Beni Comuni (tra impresa e comunità )&#8221; 6-8 aprile &#124; Venezia; &#8220;Attivare e valorizzare le risorse (tra finanza e persone)&#8221; 11-13 maggio &#124; Siena; &#8220;Progettare e presentare i beni comuni (tra teoria e pratica)&#8221; 9-11 Giugno &#124; San Vito dei Normanni (Bâ€‹R). Cifra comune sarà  l&#8217;abbinamento dell&#8217;apprendimento teorico con strumenti e metodi operativi. L&#8217;intervento di studiosi ed esperti sarà  affiancato da laboratori, esercitazioni e lavori di gruppo, il tutto con il supporto di tutor appositamente formati, di tecnologie digitali e visite studio sul campo. Un obiettivo importante sarà  valorizzare il ruolo attivo dei partecipanti, sia creando occasioni di confronto per apprendere dalle differenze (per esempio: funzionari con cittadini; eletti con funzionari; imprenditori con dirigenti del Terzo Settore; esperienze nord-sud ecc.); sia promuovendo la realizzazione di project work in cui applicare alla propria esperienza di beni comuni quanto appreso in aula. Formazione sul campo e project work Tra un modulo e l&#8217;altro i partecipanti lavoreranno a distanza allo sviluppo del proprio project work (seguiti online dal tutor didattico) in cui potranno sperimentare l&#8217;applicazione alle proprie idee progettuali degli strumenti operativi acquisiti in aula. Nell&#8217;ultima tappa i corsisti sottoporranno all&#8217;attenzione di discussant esperti una presentazione del proprio progetto. Il metodo proposto è dunque di tipo riflessivo: siamo infatti convinti che le soluzioni innovative emergano dal confronto delle esperienze, dalle lezioni degli esperti e, soprattutto, dal poter sperimentare attivamente le proprie capacità . Sviluppare una &#8220;comunità  di pratica&#8221; Uno degli obiettivi di SIBEC è alimentare una &#8221; comunità  di pratica &#8221; in cui i partecipanti alle attività  formative portano le proprie competenze ed esperienze per condividerle tra loro, per acquisirne di nuove e per applicarle ai propri progetti costruendo nuovi ambiti di lavoro. I destinatari dell&#8217;attività  formativa saranno professionisti, imprenditori (for profit e nonprofit), appartenenti ad associazioni e organizzazioni del Terzo Settore, amministratori pubblici (sia eletti sia funzionari). Come partecipare I partecipanti al Laboratorio di formazione itinerante in &#8221; Gestione condivisa dei Beni Comuni &#8221; saranno selezionati sulla base delle esperienze e delle competenze professionali maturate. Verrà  data preferenza a chi è già  coinvolto in progetti afferenti alla cura e rigenerazione di beni comuni. I posti disponibili sono massimo 25. La data ultima di presentazione della domanda di partecipazione è il 13 febbraio 2017. A tutti coloro che avranno inviato entro tale data la propria domanda di partecipazione sarà  data risposta entro il giorno 20 febbraio 2017. La quota di iscrizione è di 1.500,00 â‚¬ + IVA. La quota di iscrizione comprende la frequenza completa ai 4 moduli del Laboratorio di formazione, l&#8217;accesso alla piattaforma on-line riservata per lo sviluppo del project work nonché la partecipazione alle azioni di tutoraggio. Non sono compresi i costi relativi alle spese di viaggio e alloggio dei partecipanti per raggiungere le sedi di svolgimento dei moduli del Laboratorio. E&#8217; possibile il pagamento a rate della quota di iscrizione: â‚¬ 700,00 + iva entro il giorno 10 marzo 2017 â‚¬ 400,00 + iva entro il giorno 10 aprile 2017 â‚¬ 400,00 + iva entro il giorno 10 maggio 2017 A chi avrà  partecipato a tutte le attività  formative previste, sia itineranti sia a distanza, verrà  consegnato un attestato di partecipazione. E&#8217; possibile inoltrare domanda di partecipazione compilando l&#8217;apposito modulo sul sito: www.sibec.eu E&#8217; possibile consultare il programma dettagliato del Laboratorio 2017 di SIBEC visionando la brochure in allegato. Per ulteriori informazioni sul corso e sulle attività  promosse da SIBEC è possibile visitare il sito www.sibec.eu oppure scrivere a info@sibec.eu</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/12/aperte-le-iscrizioni-al-laboratorio-di-formazione-itinerante-2017-promosso-da-sibec-scuola-italiana-beni-comuni/">Aperte le iscrizioni al Laboratorio di formazione itinerante 2017 promosso da SIBEC, Scuola Italiana Beni Comuni</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da oggi è possibile iscriversi alla seconda edizione del Laboratorio di formazione itinerante &#8220;La gestione condivisa dei beni comuni&#8221; promosso da <strong>SIBEC, la Scuola Italiana Beni Comuni ideata da Euricse, Labsus e Università  degli Studi di Trento</strong>.<br />
Il Laboratorio si propone come luogo in cui analizzare le buone pratiche di gestione di beni comuni già  esistenti, dove disegnare assieme nuovi scenari di sviluppo, proporre strumenti concreti e condividere soluzioni efficaci e replicabili sui territori locali.<br />
<strong>La nuova edizione del Laboratorio itinerante</strong>, orientato allo studio e alle pratiche di gestione condivisa ed economicamente sostenibile dei beni comuni, <strong>si svilupperà  da marzo a giugno 2017</strong>.<br />
<em> E&#8217; </em><em> possibile consultare il programma dettagliato del corso visionando la brochure in allegato.</em></p>
<h1><strong>Un Laboratorio itinerante</strong></h1>
<p>Come è avvenuto nella prima edizione, il Laboratorio SIBEC sarà  articolato in quattro moduli che si svolgeranno in altrettante città  italiane, per consentire ai partecipanti di entrare a diretto contatto con una varietà  di contesti ed esperienze la cui esplorazione diverrà  parte integrante del percorso formativo.<br />
<strong>Il Laboratorio 2017 farà  tappa a Torino, Venezia, Siena e San Vito dei Normanni (Brindisi) attraversando l&#8217;Italia da Nord a Sud, come lo scorso anno ma con un itinerario diverso, esplorando quattro diverse realtà  territoriali.</strong></p>
<h1><strong>L&#8217;offerta formativa</strong></h1>
<p><strong>L&#8217;offerta formativa del corso di SIBEC si svilupperà  in quattro moduli:</strong><br />
&#8220;Riconoscere e promuovere i Beni comuni (tra pubblico e privato)&#8221; 16-18 marzo | Torino; &#8220;Organizzare e governare i Beni Comuni (tra impresa e comunità )&#8221; 6-8 aprile | Venezia; &#8220;Attivare e valorizzare le risorse (tra finanza e persone)&#8221; 11-13 maggio | Siena; &#8220;Progettare e presentare i beni comuni (tra teoria e pratica)&#8221; 9-11 Giugno | San Vito dei Normanni (Bâ€‹R).</p>
<p>Cifra comune sarà  l&#8217;abbinamento dell&#8217;apprendimento teorico con strumenti e metodi operativi. <strong>L&#8217;intervento di studiosi ed esperti sarà  affiancato da laboratori, esercitazioni e lavori di gruppo, il tutto con il supporto di tutor</strong> appositamente formati, di tecnologie digitali e visite studio sul campo.<br />
<span style="font-size: 1rem;">Un obiettivo importante sarà  valorizzare il ruolo attivo dei partecipanti, sia creando occasioni di confronto per apprendere dalle differenze (per esempio: funzionari con cittadini; eletti con funzionari; imprenditori con dirigenti del Terzo Settore; esperienze nord-sud ecc.); sia promuovendo la realizzazione di project work in cui applicare alla propria esperienza di beni comuni quanto appreso in aula.</span></p>
<h1><strong>Formazione sul campo e project work</strong></h1>
<p><strong>Tra un modulo e l&#8217;altro i partecipanti lavoreranno a distanza allo sviluppo del proprio project work (seguiti online dal tutor didattico) in cui potranno sperimentare l&#8217;applicazione alle proprie idee progettuali degli strumenti operativi acquisiti in aula. Nell&#8217;ultima tappa i corsisti sottoporranno all&#8217;attenzione di discussant esperti una presentazione del proprio progetto.</strong><br />
Il metodo proposto è dunque di tipo riflessivo: siamo infatti convinti che le soluzioni innovative emergano dal confronto delle esperienze, dalle lezioni degli esperti e, soprattutto, dal poter sperimentare attivamente le proprie capacità .</p>
<h1><strong>Sviluppare una &#8220;comunità  di pratica&#8221;</strong></h1>
<p>Uno degli obiettivi di SIBEC è alimentare una  &#8221; comunità  di pratica &#8221;  in cui i partecipanti alle attività  formative portano le proprie competenze ed esperienze per condividerle tra loro, per acquisirne di nuove e per applicarle ai propri progetti costruendo nuovi ambiti di lavoro.<br />
I destinatari dell&#8217;attività  formativa saranno professionisti, imprenditori (for profit e nonprofit), appartenenti ad associazioni e organizzazioni del Terzo Settore, amministratori pubblici (sia eletti sia funzionari).</p>
<h1><strong>Come partecipare</strong></h1>
<p>I partecipanti al Laboratorio di formazione itinerante in  &#8221; Gestione condivisa dei Beni Comuni &#8221;  saranno selezionati sulla base delle esperienze e delle competenze professionali maturate. Verrà  data preferenza a chi è già  coinvolto in progetti afferenti alla cura e rigenerazione di beni comuni.<br />
<strong>I posti disponibili sono massimo 25.</strong></p>
<p><strong>La data ultima di presentazione della domanda di partecipazione è il 13 febbraio 2017.</strong><br />
A tutti coloro che avranno inviato entro tale data la propria domanda di partecipazione sarà  data risposta entro il giorno 20 febbraio 2017.</p>
<p>La quota di iscrizione è di 1.500,00 â‚¬ + IVA.<br />
La quota di iscrizione comprende la frequenza completa ai 4 moduli del Laboratorio di formazione, l&#8217;accesso alla piattaforma on-line riservata per lo sviluppo del project work nonché la partecipazione alle azioni di tutoraggio.<br />
Non sono compresi i costi relativi alle spese di viaggio e alloggio dei partecipanti per raggiungere le sedi di svolgimento dei moduli del Laboratorio.</p>
<p> E&#8217;  possibile il pagamento a rate della quota di iscrizione:</p>
<ul>
<li>â‚¬ 700,00 + iva entro il giorno 10 marzo 2017</li>
<li>â‚¬ 400,00 + iva entro il giorno 10 aprile 2017</li>
<li>â‚¬ 400,00 + iva entro il giorno 10 maggio 2017</li>
</ul>
<p>A chi avrà  partecipato a tutte le attività  formative previste, sia itineranti sia a distanza, verrà  consegnato un attestato di partecipazione.<br />
 E&#8217;  possibile inoltrare domanda di partecipazione compilando l&#8217;apposito modulo sul sito: <a href="http://www.sibec.eu" target="_blank">www.sibec.eu</a></p>
<p><strong><em> E&#8217; </em></strong><strong><em> possibile consultare il programma dettagliato del Laboratorio 2017 di SIBEC visionando la brochure in allegato.</em></strong></p>
<p>Per ulteriori informazioni sul corso e sulle attività  promosse da SIBEC è possibile visitare il sito www.sibec.eu oppure scrivere a info@sibec.eu</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/12/aperte-le-iscrizioni-al-laboratorio-di-formazione-itinerante-2017-promosso-da-sibec-scuola-italiana-beni-comuni/">Aperte le iscrizioni al Laboratorio di formazione itinerante 2017 promosso da SIBEC, Scuola Italiana Beni Comuni</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>SIBEC: a breve le iscrizioni per l&#8217;edizione 2017 della Scuola Italiana dei Beni Comuni</title>
		<link>https://www.labsus.org/2016/11/sibec-2017-a-breve-si-apriranno-le-iscrizioni-per-la-seconda-edizione-della-scuola-italiana-dei-beni-comuni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Rostelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2016 19:58:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gli Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[Labsus]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola italiana beni comuni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/?p=40982</guid>

					<description><![CDATA[<p>A dicembre sul sito www.sibec.eu si apriranno le iscrizioni per la seconda edizione di SIBEC, la Scuola Italiana dei Beni Comuni ideata da Euricse, Labsus e Università  degli Studi di Trento. La Scuola, orientata allo studio e alle pratiche di gestione condivisa ed economicamente sostenibile dei beni comuni, si svilupperà  da marzo a giugno 2017 attraverso un laboratorio itinerante. Come è avvenuto nella prima edizione di SIBEC, il corso sarà  articolato in quattro moduli che si svolgeranno in altrettante città  italiane, per consentire ai partecipanti di entrare a diretto contatto con una varietà  di contesti ed esperienze la cui esplorazione diverrà  parte integrante del percorso formativo. Se nel 2016 il corso base di SIBEC ha fatto tappa a Milano, Napoli, Firenze e Calimera (Lecce), la nuova edizione attraverserà  di nuovo l&#8217;Italia da Nord a Sud, ma con un itinerario diverso, esplorando quattro diverse realtà  territoriali. I destinatari dell&#8217;attività  formativa saranno professionisti, imprenditori (for profit e nonprofit), appartenenti ad associazioni e organizzazioni del Terzo Settore, amministratori locali (sia eletti sia funzionari). L&#8217;offerta formativa della Scuola si comporrà  di più percorsi, di diversa durata e argomento. Cifra comune sarà  l&#8217;abbinamento dell&#8217;apprendimento teorico con strumenti e metodi operativi. L&#8217;intervento di studiosi ed esperti sarà  affiancato da laboratori, esercitazioni e lavori di gruppo, il tutto con il supporto di tutor appositamente formati, di tecnologie digitali e visite studio sul campo. L&#8217;attività  formativa alternerà  moduli di due o più giornate in presenza a periodi di formazione a distanza (soprattutto per occasioni di approfondimento e aggiornamento continuo). Un obiettivo importante sarà  valorizzare il ruolo attivo dei partecipanti, sia creando occasioni di confronto per apprendere dalle differenze (per esempio: funzionari con cittadini; eletti con funzionari; imprenditori con dirigenti del Terzo Settore; esperienze nord-sud ecc.); sia promuovendo la realizzazione di project work in cui applicare alla propria esperienza di beni comuni quanto appreso in aula. Il metodo proposto è dunque di tipo riflessivo: siamo infatti convinti che le soluzioni innovative emergano dal confronto delle esperienze, dalle lezioni degli esperti e, soprattutto, dal poter sperimentare attivamente le proprie capacità . La SIBEC vuole essere un luogo di apprendimento e al tempo stesso di sperimentazione. Per informazioni su SIBEC scrivere a info@sibec.eu Stay tuned! LEGGI ANCHE: Ultima tappa del Laboratorio SIBEC 2016, la Scuola Italiana dei Beni Comuni Giro di boa per SIBEC. III modulo a Firenze: &#8221; Governance e modelli organizzativi &#8221; Sibec, a Milano il primo modulo su &#8221; Beni comuni e società  della condivisione &#8221; #Sibec: il racconto fotografico del primo modulo a Milano Sibec, video interviste e immagini A Napoli il II modulo Sibec &#8221; Riconoscere e attivare le risorse &#8221; . Leggi lo Storify #Sibec: il racconto fotografico del secondo modulo a Napoli</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/11/sibec-2017-a-breve-si-apriranno-le-iscrizioni-per-la-seconda-edizione-della-scuola-italiana-dei-beni-comuni/">SIBEC: a breve le iscrizioni per l&#8217;edizione 2017 della Scuola Italiana dei Beni Comuni</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A dicembre sul sito<strong> <a href="http://www.sibec.eu" target="_blank">www.sibec.eu</a></strong> si apriranno le iscrizioni per la seconda edizione di <strong>SIBEC</strong>, la Scuola Italiana dei Beni Comuni ideata da Euricse, Labsus e Università  degli Studi di Trento.<br />
<strong>La Scuola, orientata allo studio e alle pratiche di gestione condivisa ed economicamente sostenibile dei beni comuni, si svilupperà  da marzo a giugno 2017 attraverso un laboratorio itinerante.</strong><br />
Come è avvenuto nella prima edizione di SIBEC, il corso sarà  articolato in quattro moduli che si svolgeranno in altrettante città  italiane, per consentire ai partecipanti di entrare a diretto contatto con una varietà  di contesti ed esperienze la cui esplorazione diverrà  parte integrante del percorso formativo.<br />
<strong>Se nel 2016 il corso base di SIBEC ha fatto tappa a Milano, Napoli, Firenze e Calimera (Lecce), la nuova edizione attraverserà  di nuovo l&#8217;Italia da Nord a Sud, ma con un itinerario diverso, esplorando quattro diverse realtà  territoriali.</strong></p>
<p>I <strong>destinatari</strong> dell&#8217;attività  formativa saranno professionisti, imprenditori (for profit e nonprofit), appartenenti ad associazioni e organizzazioni del Terzo Settore, amministratori locali (sia eletti sia funzionari).</p>
<p>L&#8217;<strong>offerta formativa</strong> della Scuola si comporrà  di più percorsi, di diversa durata e argomento. Cifra comune sarà  l&#8217;abbinamento dell&#8217;apprendimento teorico con strumenti e metodi operativi. L&#8217;intervento di studiosi ed esperti sarà  affiancato da laboratori, esercitazioni e lavori di gruppo, il tutto con il supporto di tutor appositamente formati, di tecnologie digitali e visite studio sul campo.<br />
L&#8217;attività  formativa alternerà  moduli di due o più giornate in presenza a periodi di formazione a distanza (soprattutto per occasioni di approfondimento e aggiornamento continuo). Un obiettivo importante sarà  valorizzare il ruolo attivo dei partecipanti, sia creando occasioni di confronto per apprendere dalle differenze (per esempio: funzionari con cittadini; eletti con funzionari; imprenditori con dirigenti del Terzo Settore; esperienze nord-sud ecc.); sia promuovendo la realizzazione di project work in cui applicare alla propria esperienza di beni comuni quanto appreso in aula.</p>
<p>Il metodo proposto è dunque di tipo riflessivo: siamo infatti convinti che le soluzioni innovative emergano dal confronto delle esperienze, dalle lezioni degli esperti e, soprattutto, dal poter sperimentare attivamente le proprie capacità .<br />
La SIBEC vuole essere un luogo di apprendimento e al tempo stesso di sperimentazione.</p>
<p><strong>Per informazioni su SIBEC scrivere a info@sibec.eu</strong><br />
<strong>Stay tuned!</strong></p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.labsus.org/2016/06/ultima-tappa-del-laboratorio-sibec-2016-la-scuola-italiana-dei-beni-comuni/" target="_blank">Ultima tappa del Laboratorio SIBEC 2016, la Scuola Italiana dei Beni Comuni</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2016/05/giro-di-boa-per-sibec-iii-modulo-firenze-governance-e-modelli-organizzativi/" target="_blank">Giro di boa per SIBEC. III modulo a Firenze:  &#8221; Governance e modelli organizzativi &#8221; </a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2016/03/sibec-a-milano-il-primo-modulo-su-beni-comuni-e-societa-della-condivisione/" target="_blank">Sibec, a Milano il primo modulo su  &#8221; Beni comuni e società  della condivisione &#8221;<br />
</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2016/03/sibec-il-racconto-fotografico-del-primo-modulo-a-milano/" target="_blank">#Sibec: il racconto fotografico del primo modulo a Milano</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/12/sibec-video-interviste-e-immagini/" target="_blank">Sibec, video interviste e immagini<br />
</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2016/04/a-napoli-il-ii-modulo-sibec-riconoscere-e-attivare-le-risorse-leggi-lo-storify/" target="_blank">A Napoli il II modulo Sibec  &#8221; Riconoscere e attivare le risorse &#8221; . Leggi lo Storify</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2016/04/sibec-il-racconto-fotografico-del-secondo-modulo-a-napoli/" target="_blank">#Sibec: il racconto fotografico del secondo modulo a Napoli</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/11/sibec-2017-a-breve-si-apriranno-le-iscrizioni-per-la-seconda-edizione-della-scuola-italiana-dei-beni-comuni/">SIBEC: a breve le iscrizioni per l&#8217;edizione 2017 della Scuola Italiana dei Beni Comuni</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Manutenzione e sostenibilità &#8220;: ultimo modulo di SIBEC a Calimera (Lecce) &#8211; Leggi lo storify</title>
		<link>https://www.labsus.org/2016/06/manutenzione-e-sostenibilita-ultimo-modulo-sibec-scuola-italiana-dei-beni-comuni-a-calimera-lecce-leggi-lo-storify/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Rostelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jun 2016 15:48:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[sibec]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/?p=35097</guid>

					<description><![CDATA[<p>Come anticipato, il modulo di Sibec a Calimera (Lecce) è stato dedicato all&#8217;approfondimento sugli strumenti necessari alla progettazione e pianificazione di una gestione economicamente sostenibile di beni condivisi, come sono appunto i beni comuni. Alle classiche tecniche di costruzione di business plan e business model, si affiancheranno specifici approfondimenti sulle strategie di progettazione multiattoriale necessarie per assicurare tanto le risorse quanto il governo e la manutenzione dei processi decisionali e delle relazioni interne alla comunità  di riferimento. L&#8217;approfondimento degli aspetti gestionali, organizzativi, finanziari e amministrativi è avvenuto attraverso le docenze di Gianluca Salvatori, segretario generale di Euricse, Michele Gravina di Banca Etica, Marco Tognetti dell&#8217;Agenzia Lama e il contributo dell&#8217;esperto locale Pasquale Bonasora, referente Labsus in Puglia. Leggi lo storify [View the story &#8220;Ultima tappa del Laboratorio SIBEC 2016, la Scuola Italiana dei Beni Comuni&#8221; on Storify]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/06/manutenzione-e-sostenibilita-ultimo-modulo-sibec-scuola-italiana-dei-beni-comuni-a-calimera-lecce-leggi-lo-storify/">&#8220;Manutenzione e sostenibilità &#8220;: ultimo modulo di SIBEC a Calimera (Lecce) &#8211; Leggi lo storify</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.labsus.org/2016/06/ultimo-modulo-di-sibec-a-lecce-la-presentazione-dei-project-work/" target="_blank">Come anticipato</a>, il modulo di Sibec a Calimera (Lecce) è stato dedicato all&#8217;approfondimento sugli strumenti necessari alla progettazione e pianificazione di una gestione economicamente sostenibile di beni condivisi, come sono appunto i beni comuni. Alle classiche tecniche di costruzione di business plan e business model, si affiancheranno specifici approfondimenti sulle strategie di progettazione multiattoriale necessarie per assicurare tanto le risorse quanto il governo e la manutenzione dei processi decisionali e delle relazioni interne alla comunità  di riferimento.<br />
L&#8217;approfondimento degli aspetti gestionali, organizzativi, finanziari e amministrativi è avvenuto attraverso le docenze di <strong>Gianluca Salvatori</strong>, segretario generale di Euricse, <strong>Michele Gravina</strong> di Banca Etica, <strong>Marco Tognetti</strong> dell&#8217;Agenzia Lama e il contributo dell&#8217;esperto locale <strong>Pasquale Bonasora</strong>, referente Labsus in Puglia.</p>
<h1>Leggi lo storify</h1>
<div class="storify"><iframe src="//storify.com/Labsus1/ultima-tappa-del-laboratorio-sibec-2016-la-scuola-/embed?border=false" width="100%" height="750" frameborder="no"></iframe><script src="//storify.com/Labsus1/ultima-tappa-del-laboratorio-sibec-2016-la-scuola-.js?border=false"></script><noscript>[<a href="//storify.com/Labsus1/ultima-tappa-del-laboratorio-sibec-2016-la-scuola-" target="_blank">View the story &#8220;Ultima tappa del Laboratorio SIBEC 2016, la Scuola Italiana dei Beni Comuni&#8221; on Storify</a>]</noscript></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/06/manutenzione-e-sostenibilita-ultimo-modulo-sibec-scuola-italiana-dei-beni-comuni-a-calimera-lecce-leggi-lo-storify/">&#8220;Manutenzione e sostenibilità &#8220;: ultimo modulo di SIBEC a Calimera (Lecce) &#8211; Leggi lo storify</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ultima tappa del Laboratorio SIBEC 2016, la Scuola Italiana dei Beni Comuni</title>
		<link>https://www.labsus.org/2016/06/ultima-tappa-del-laboratorio-sibec-2016-la-scuola-italiana-dei-beni-comuni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Rostelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jun 2016 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gli Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[euricse]]></category>
		<category><![CDATA[sibec]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/?p=34798</guid>

					<description><![CDATA[<p>Oggi a Calimera (Lecce) si è concluso il Laboratorio 2016 di SIBEC, la prima  scuola nazionale per la formazione alla gestione condivisa dei beni comuni, promossa da Euricse, Labsus &#8211; Laboratorio per la sussidiarietà  e Università  degli Studi di Trento, con il sostegno di  IFEL Fondazione Anci. La SIBEC, luogo di incontro tra apprendimento e sperimentazione, è la prima scuola nel suo genere in Italia. Pensata per formare professionalità  in grado di occuparsi della gestione condivisa dei beni comuni, riguarda  tutti quei servizi, quegli spazi pubblici, quegli edifici in stato di abbandono o sottoutilizzo che attraverso un recupero e una gestione economicamente sostenibile possono tornare a disposizione della comunità , creando opportunità  di sviluppo e occupazione.  Paolo Collini, Rettore dell&#8217;Università  degli Studi di Trento, commenta: &#8220;Siamo orgogliosi di aver contribuito alla realizzazione di questa Scuola sperimentale che ha attraversato l&#8217;Italia da Nord a Sud per formare una nuova figura professionale, quella dei facilitatori nella gestione dei beni comuni. Oggi si conclude l&#8217;ultimo modulo del corso base 2016 ma l&#8217;Università  di Trento sosterrà  la futura edizione di SIBEC ed i moduli locali già  in programmazione per questo autunno&#8220;. Valore aggiunto della Scuola è stata la creazione di un gruppo coeso ed eterogeneo formato da professionisti, imprenditori  (for profit e nonprofit), appartenenti ad  associazioni e organizzazioni del Terzo Settore e funzionari di enti locali. L&#8217;obiettivo del primo Laboratorio itinerante SIBEC è stato formare la figura professionale del &#8221; facilitatore&#8221; nella gestione di beni comuni, un ruolo che potrà  essere svolto sia all&#8217;interno delle pubbliche amministrazioni, sia nelle comunità  locali, combinando un solido background normativo e amministrativo con altrettanto solide abilità  imprenditoriali e manageriali. Carlo Borzaga, Presidente di Euricse e docente SIBEC cosìracconta il percorso: &#8220;Nel corso dei primi sei mesi del 2016 è stato sviluppato un programma formativo, sia in presenza sia a distanza, attraverso il quale i partecipanti hanno applicato le riflessioni teoriche sui beni comuni che sono state presentate durante un laboratorio che ha fatto tappa a Milano, Napoli, Firenze e Lecce, condividendo i saperi operativi maturati nelle rispettive esperienze professionali&#8220;. Le docenze all&#8217;interno dei singoli moduli, necessarie per trasmettere le conoscenze minime e i riferimenti teorici utili alla definizione del fenomeno, sono state integrate dal lavoro dei facilitatori che hanno aiutato i partecipanti a declinare le conoscenze acquisite in competenze operative. Ogni appuntamento è stato inoltre arricchito da una visita sul campo ad un &#8220;bene comune&#8221; del territorio dove si è svolto il modulo, coordinata da un esperto locale, finalizzata all&#8217;analisi di una best practice per comprenderne le peculiarità , nonché gli elementi che possono influire sulla replicabilità  dell&#8217;intervento di cura e sviluppo in altri territori. Durante tutto il percorso, i tutor di DOF Consulting e Itaca Cooperativa Sociale sono stati il punto di riferimento dei partecipanti, proponendo il bilancio delle competenze acquisite nonché lo sviluppo delle capacità  organizzative e relazionali necessarie per essere agente di sviluppo in una comunità . Il percorso di formazione si è concluso con la presentazione, da parte dei partecipanti alla SIBEC, di 20 project work che hanno come oggetto il recupero e la gestione condivisa di un bene comune all&#8217;interno della propria comunità . Ogni corsista infatti, a partire da un&#8217;idea progettuale iniziale, ha lavorato nel proprio territorio mettendo in pratica le conoscenze acquisite durante il laboratorio. Gregorio Arena, Presidente di Labsus e docente SIBEC, conclude: &#8220;Riscoperta di ferrovie &#8216;dimenticate&#8217;, recupero di caserme dismesse, trasformazione di cinema abbandonati, creazione di cooperative di comunità , costruzione di patti di collaborazione tra amministrazioni pubbliche e soggetti privati, apertura di case della memoria, attivazione di progetti di agricoltura sociale&#8230; queste sono solo alcune delle proposte che hanno preso corpo nel corso del laboratorio itinerante e che con l&#8217;affiancamento degli esperti della SIBEC si concretizzeranno nei prossimi mesi&#8221;. Per informazioni su SIBEC Ilana Gotz &#8211; 349.8803739 &#8211; info@sibec.eu Ufficio Stampa SIBEC Fabrizio Rostelli &#8211; 339.6059376 &#8211; rostelli@labsus.net</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/06/ultima-tappa-del-laboratorio-sibec-2016-la-scuola-italiana-dei-beni-comuni/">Ultima tappa del Laboratorio SIBEC 2016, la Scuola Italiana dei Beni Comuni</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi a Calimera (Lecce) si è concluso il Laboratorio 2016 di SIBEC, la prima  scuola nazionale per la formazione alla gestione condivisa dei beni comuni, promossa da Euricse, Labsus &#8211; Laboratorio per la sussidiarietà  e Università  degli Studi di Trento, con il sostegno di  IFEL Fondazione Anci.</p>
<p>La SIBEC, luogo di incontro tra apprendimento e sperimentazione, è la prima scuola nel suo genere in Italia. <strong>Pensata per formare professionalità  in grado di occuparsi della gestione condivisa dei beni comuni, riguarda  tutti quei servizi, quegli spazi pubblici, quegli edifici in stato di abbandono o sottoutilizzo che attraverso un recupero e una gestione economicamente sostenibile possono tornare a disposizione della comunità , creando opportunità  di sviluppo e occupazione.</strong></p>
<p><em>  </em><strong>Paolo Collini, Rettore dell&#8217;Università  degli Studi di Trento</strong>, commenta: <em>&#8220;Siamo orgogliosi di aver contribuito alla realizzazione di questa Scuola sperimentale che ha attraversato l&#8217;Italia da Nord a Sud per formare una nuova figura professionale, quella dei facilitatori nella gestione dei beni comuni. Oggi si conclude l&#8217;ultimo modulo del corso base 2016 ma <strong>l&#8217;Università  di Trento sosterrà  la</strong> <strong>futura edizione di SIBEC ed i moduli locali già  in programmazione per questo autunno</strong>&#8220;.</em></p>
<p>Valore aggiunto della Scuola è stata la creazione di un gruppo coeso ed eterogeneo formato da professionisti, imprenditori  (for profit e nonprofit), appartenenti ad  associazioni e organizzazioni del Terzo Settore e funzionari di enti locali.<br />
<strong>L&#8217;obiettivo del primo Laboratorio itinerante SIBEC è stato formare la figura professionale del  &#8221; facilitatore&#8221; nella gestione di beni comuni, un ruolo che potrà  essere svolto sia all&#8217;interno delle pubbliche amministrazioni, sia nelle comunità  locali, combinando un solido background normativo e amministrativo con altrettanto solide abilità  imprenditoriali e manageriali.</strong></p>
<p><strong>Carlo Borzaga, Presidente di Euricse e docente SIBEC </strong>cosìracconta il percorso: &#8220;<em>Nel corso dei primi sei mesi del 2016 è stato sviluppato un programma formativo, sia in presenza sia a distanza, attraverso il quale i partecipanti hanno applicato le riflessioni teoriche sui beni comuni che sono state presentate durante <strong>un laboratorio che ha fatto tappa a Milano, Napoli, Firenze e Lecce, condividendo i saperi operativi maturati nelle rispettive esperienze professionali</strong></em>&#8220;.<br />
Le docenze all&#8217;interno dei singoli moduli, necessarie per trasmettere le conoscenze minime e i riferimenti teorici utili alla definizione del fenomeno, sono state integrate dal lavoro dei facilitatori che hanno aiutato i partecipanti a declinare le conoscenze acquisite in competenze operative.<br />
Ogni appuntamento è stato inoltre arricchito da una visita sul campo ad un &#8220;bene comune&#8221; del territorio dove si è svolto il modulo, coordinata da un esperto locale, finalizzata all&#8217;analisi di una <em>best practice</em> per comprenderne le peculiarità , nonché gli elementi che possono influire sulla replicabilità  dell&#8217;intervento di cura e sviluppo in altri territori.</p>
<p>Durante tutto il percorso, i tutor di DOF Consulting e Itaca Cooperativa Sociale sono stati il punto di riferimento dei partecipanti, proponendo il bilancio delle competenze acquisite nonché lo sviluppo delle capacità  organizzative e relazionali necessarie per essere agente di sviluppo in una comunità .<br />
<strong>Il percorso di formazione si è concluso con la presentazione, da parte dei partecipanti alla SIBEC, di 20 project work che hanno come oggetto il recupero e la gestione condivisa di un bene comune all&#8217;interno della propria comunità .<br />
</strong>Ogni corsista infatti, a partire da un&#8217;idea progettuale iniziale, ha lavorato nel proprio territorio mettendo in pratica le conoscenze acquisite durante il laboratorio.</p>
<p><strong>Gregorio Arena, Presidente di Labsus e docente SIBEC</strong>, conclude:<em> <strong>&#8220;Riscoperta di ferrovie &#8216;dimenticate&#8217;, recupero di caserme dismesse, trasformazione di cinema abbandonati, creazione di cooperative di comunità , costruzione di patti di collaborazione tra amministrazioni pubbliche e soggetti privati, apertura di case della memoria, attivazione di progetti di agricoltura sociale</strong>&#8230; queste sono solo alcune delle proposte che hanno preso corpo nel corso del laboratorio itinerante e che con l&#8217;affiancamento degli esperti della SIBEC si concretizzeranno nei prossimi mesi&#8221;.</em></p>
<p><strong>Per informazioni su SIBEC<br />
</strong>Ilana Gotz &#8211; 349.8803739 &#8211; info@sibec.eu</p>
<p><strong>Ufficio Stampa SIBEC<br />
</strong>Fabrizio Rostelli &#8211; 339.6059376 &#8211; rostelli@labsus.net</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/06/ultima-tappa-del-laboratorio-sibec-2016-la-scuola-italiana-dei-beni-comuni/">Ultima tappa del Laboratorio SIBEC 2016, la Scuola Italiana dei Beni Comuni</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ultimo modulo di SIBEC a Lecce: la presentazione dei project work</title>
		<link>https://www.labsus.org/2016/06/ultimo-modulo-di-sibec-a-lecce-la-presentazione-dei-project-work/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Rostelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jun 2016 16:41:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gli Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[sibec]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/?p=34637</guid>

					<description><![CDATA[<p>La Scuola Italiana dei Beni Comuni è giunta all&#8217;appuntamento conclusivo. La squadra di SIBEC si ritroverà  a Calimera, in provincia di Lecce, dal 9 al 11 giugno, per il quarto e ultimo modulo &#8220;Manutenzione e sostenibilità &#8220;. Il laboratorio itinerante di SIBEC ha già  fatto tappa a Milano, Napoli e Firenze; i partecipanti alla Scuola nel corso di questi 5 mesi hanno avuto la possibilità  di acquisire conoscenze tecniche, normative, manageriali e relazionali; sviluppare le proprie competenze maturate nelle rispettive esperienze professionali; sperimentare strumenti operativi; condividere soluzioni efficaci per la gestione condivisa e sostenibile dei beni comuni. Il modulo di Lecce sarà  dedicato all&#8217;approfondimento sugli strumenti necessari alla progettazione e pianificazione di una gestione economicamente sostenibile di beni condivisi, come sono appunto i beni comuni. Alle classiche tecniche di costruzione di business plan e business model, si affiancheranno specifici approfondimenti sulle strategie di progettazione multiattoriale necessarie per assicurare tanto le risorse quanto il governo e la manutenzione dei processi decisionali e delle relazioni interne alla comunità  di riferimento. L&#8217;approfondimento degli aspetti gestionali, organizzativi, finanziari e amministrativi dovrà  essere calibrato ed equilibrato con le necessarie riflessioni sulla leadership e sull&#8217;engagement delle reti attivate, in una sorta di &#8221; educazione all&#8217;imprenditorialità  condivisa &#8221; , un allenamento allo sguardo sul lungo periodo che farà  da sfondo a tutto il modulo. Le docenze e la visita sul campo Giovedì9 pomeriggio è prevista la docenza di Gianluca Salvatori, segretario generale di Euricse, sul tema della sostenibilità  economica. Salvatori, con lo scopo di fornire i punti cardinali di una &#8220;mappa concettuale&#8221;, approfondirà  5 temi in particolare: il design come presupposto per una buona gestione; il fundraising e la finanza per il sociale; le donazioni; il patrimonio; il reporting e il community engagement. Sempre nel pomeriggio di giovedìe poi venerdìmattina, rispettivamente Michele Gravina di Banca Etica e Marco Tognetti dell&#8217;Agenzia Lama, nel ruolo di facilitatori, effettueranno un approfondimento sugli strumenti manageriali e finanziari con l&#8217;obiettivo di perfezionare le abilità  imprenditoriali del gruppo in un&#8217;ottica di amministrazione condivisa. Nel pomeriggio di venerdìi partecipanti alla Scuola avranno inoltre l&#8217;opportunità , grazie al supporto di Pasquale Bonasora, esperto locale e referente di Labsus per la Puglia, di approfondire sul campo l&#8217;esperienza del Nuovo Cinema Elio per comprenderne le peculiarità  nonché gli elementi e le  variabili che possono influire sulla replicabilità  dell&#8217;intervento di cura e sviluppo di un tale bene in altri territori. Dell&#8217;edificio originario (anni &#8217;50) destinato esclusivamente al cinematografo oggi restano solo il portale bugnato, il vano carraio ( &#8221; samportu &#8221; ) e il cortile interno. Nel 1965-68 diviene piccolo teatro, in seguito si impone come buon cinema di seconda visione, ma perde gradualmente di vivacità  fino a chiudere verso la fine degli anni &#8217;70. Negli anni &#8217;80 è stato preso in affitto dal comune di Calimera, diventando un vero e proprio Cine-Teatro Comunale: destinato non solo ad una normale programmazione cinematografica (comprendente anche cinema per ragazzi e per le scuole), ma anche a manifestazioni di musica classica, jazz, danza e a significative stagioni teatrali. Conclusasi la gestione comunale, dopo una breve stagione di cinema a luci rosse, è cessata ogni attività  e la struttura si è avviata lentamente al degrado più completo. Nel 2003 l&#8217;amministrazione comunale di Calimera, con un intervento urbanistico mirato all&#8217;adeguamento strutturale e architettonico finanziato dalla Comunità  Europea e dalla Regione Puglia, ha riconsegnato al pubblico il &#8221; Nuovo Cinema Elio &#8221; acquisendone la proprietà  e stipulando una convenzione con la cooperativa KAMA. La cooperativa KAMA, sin dalla sua costituzione, si è proposta di creare un laboratorio di idee, un polo di riferimento artistico-culturale, luogo di crescita, formazione e intrattenimento. La funzione di stimolo nei confronti delle realtà  produttive locali, la creazione e lo sviluppo di capacità  professionali, oltre alla diffusione di progetti e iniziative culturali, sono state le linee di sviluppo lungo le quali si è costituito il percorso professionale e imprenditoriale della cooperativa. Come di consueto, dopo una visita guidata dello spazio, i partecipanti si confronteranno con i protagonisti dell&#8217;esperienza di recupero del cinema di Calimera. I project work La peculiarità  del IV modulo di SIBEC sarà  la presentazione da parte dei corsisti dei rispettivi project work. Sabato mattina, nello spazio curato dai tutor di DOF Consulting e Itaca cooperativa sociale, i partecipanti alla Scuola illustreranno i 20 progetti di gestione condivisa e sostenibile dei beni comuni sviluppati in questi mesi. Ogni corsista infatti, a partire da un&#8217;idea progettuale iniziale, ha lavorato nel proprio territorio mettendo in pratica le conoscenze acquisite durante il laboratorio. I project work saranno presentati con lo scopo di implementare ulteriormente l&#8217;idea progettuale grazie ad un dibattito aperto con i docenti e con l&#8217;intero gruppo di SIBEC. Riscoperta di ferrovie &#8220;dimenticate&#8221;, recupero di caserme dismesse, trasformazione di cinema abbandonati, creazione di cooperative di comunità , costruzione patti di collaborazione tra amministrazioni pubbliche e soggetti privati, apertura di case della memoria, attivazione di progetti di agricoltura sociale, sono solo alcune delle proposte che hanno preso corpo nel corso di questo laboratorio itinerante e che con l&#8217;affiancamento degli esperti di Euricse, Labsus e dell&#8217;Università  di Trento si concretizzeranno nei prossimi mesi. LEGGI ANCHE: A Firenze il III modulo Sibec &#8221; Governance e modelli organizzativi &#8221; (Leggi lo storify) Giro di boa per SIBEC. III modulo a Firenze: &#8221; Governance e modelli organizzativi &#8221; Sibec, a Milano il primo modulo su &#8221; Beni comuni e società  della condivisione &#8221; #Sibec: il racconto fotografico del primo modulo a Milano Sibec, video interviste e immagini A Napoli il II modulo Sibec &#8221; Riconoscere e attivare le risorse &#8221; . Leggi lo Storify #Sibec: il racconto fotografico del secondo modulo a Napoli</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/06/ultimo-modulo-di-sibec-a-lecce-la-presentazione-dei-project-work/">Ultimo modulo di SIBEC a Lecce: la presentazione dei project work</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La Scuola Italiana dei Beni Comuni è giunta all&#8217;appuntamento conclusivo.</strong><br />
<strong> La squadra di SIBEC si ritroverà  a Calimera, in provincia di Lecce, dal 9 al 11 giugno, per il quarto e ultimo modulo &#8220;Manutenzione e sostenibilità &#8220;.</strong> Il laboratorio itinerante di SIBEC ha già  fatto tappa a Milano, Napoli e Firenze; i partecipanti alla Scuola nel corso di questi 5 mesi hanno avuto la possibilità  di acquisire conoscenze tecniche, normative, manageriali e relazionali; sviluppare le proprie competenze maturate nelle rispettive esperienze professionali; sperimentare strumenti operativi; condividere soluzioni efficaci per la gestione condivisa e sostenibile dei beni comuni.</p>
<p>Il modulo di Lecce sarà  dedicato all&#8217;approfondimento sugli strumenti necessari alla progettazione e pianificazione di una gestione economicamente sostenibile di beni condivisi, come sono appunto i beni comuni. <strong>Alle classiche tecniche di costruzione di business plan e business model, si affiancheranno specifici approfondimenti sulle strategie di progettazione multiattoriale necessarie per assicurare tanto le risorse quanto il governo e la manutenzione dei processi decisionali e delle relazioni interne alla comunità  di riferimento.</strong> L&#8217;approfondimento degli aspetti gestionali, organizzativi, finanziari e amministrativi dovrà  essere calibrato ed equilibrato con le necessarie riflessioni sulla leadership e sull&#8217;engagement delle reti attivate, in una sorta di  &#8221; educazione all&#8217;imprenditorialità  condivisa &#8221; , un allenamento allo sguardo sul lungo periodo che farà  da sfondo a tutto il modulo.</p>
<h1><strong>Le docenze e la visita sul campo</strong></h1>
<p><strong>Giovedì9 pomeriggio è prevista la docenza di Gianluca Salvatori, segretario generale di Euricse, sul tema della sostenibilità  economica.</strong> Salvatori, con lo scopo di fornire i punti cardinali di una &#8220;mappa concettuale&#8221;, approfondirà  5 temi in particolare: il design come presupposto per una buona gestione; il fundraising e la finanza per il sociale; le donazioni; il patrimonio; il reporting e il community engagement.<br />
Sempre nel pomeriggio di giovedìe poi venerdìmattina, rispettivamente <strong>Michele Gravina di Banca Etica e Marco Tognetti dell&#8217;Agenzia Lama, nel ruolo di facilitatori, effettueranno un approfondimento sugli strumenti manageriali e finanziari con l&#8217;obiettivo di perfezionare le abilità  imprenditoriali del gruppo in un&#8217;ottica di amministrazione condivisa.</strong></p>
<p>Nel pomeriggio di venerdì<strong>i partecipanti alla Scuola avranno inoltre l&#8217;opportunità , grazie al supporto di Pasquale Bonasora, esperto locale e referente di Labsus per la Puglia, di approfondire sul campo l&#8217;esperienza del Nuovo Cinema Elio</strong> per comprenderne le peculiarità  nonché gli elementi e le  variabili che possono influire sulla replicabilità  dell&#8217;intervento di cura e sviluppo di un tale bene in altri territori.<br />
Dell&#8217;edificio originario (anni &#8217;50) destinato esclusivamente al cinematografo oggi restano solo il portale bugnato, il vano carraio ( &#8221; samportu &#8221; ) e il cortile interno. Nel 1965-68 diviene piccolo teatro, in seguito si impone come buon cinema di seconda visione, ma perde gradualmente di vivacità  fino a chiudere verso la fine degli anni &#8217;70. Negli anni &#8217;80 è stato preso in affitto dal comune di Calimera, diventando un vero e proprio Cine-Teatro Comunale: destinato non solo ad una normale programmazione cinematografica (comprendente anche cinema per ragazzi e per le scuole), ma anche a manifestazioni di musica classica, jazz, danza e a significative stagioni teatrali. Conclusasi la gestione comunale, dopo una breve stagione di cinema a luci rosse, è cessata ogni attività  e la struttura si è avviata lentamente al degrado più completo.<br />
<strong>Nel 2003 l&#8217;amministrazione comunale di Calimera, con un intervento urbanistico mirato all&#8217;adeguamento strutturale e architettonico finanziato dalla Comunità  Europea e dalla Regione Puglia, ha riconsegnato al pubblico il  &#8221; Nuovo Cinema Elio &#8221;  acquisendone la proprietà  e stipulando una convenzione con la cooperativa KAMA.</strong><br />
La <a href="http://www.cinemaelio.it/chi-siamo.html" target="_blank">cooperativa KAMA</a>, sin dalla sua costituzione, si è proposta di creare un laboratorio di idee, un polo di riferimento artistico-culturale, luogo di crescita, formazione e intrattenimento. La funzione di stimolo nei confronti delle realtà  produttive locali, la creazione e lo sviluppo di capacità  professionali, oltre alla diffusione di progetti e iniziative culturali, sono state le linee di sviluppo lungo le quali si è costituito il percorso professionale e imprenditoriale della cooperativa.<br />
Come di consueto, dopo una visita guidata dello spazio, i partecipanti si confronteranno con i protagonisti dell&#8217;esperienza di recupero del cinema di Calimera.</p>
<h1><strong>I project work</strong></h1>
<p><strong>La peculiarità  del IV modulo di SIBEC sarà  la presentazione da parte dei corsisti dei rispettivi project work. Sabato mattina, nello spazio curato dai tutor di DOF Consulting e Itaca cooperativa sociale, i partecipanti alla Scuola illustreranno i 20 progetti di gestione condivisa e sostenibile dei beni comuni sviluppati in questi mesi.<br />
</strong>Ogni corsista infatti, a partire da un&#8217;idea progettuale iniziale, ha lavorato nel proprio territorio mettendo in pratica le conoscenze acquisite durante il laboratorio.<br />
I project work saranno presentati con lo scopo di implementare ulteriormente l&#8217;idea progettuale grazie ad un dibattito aperto con i docenti e con l&#8217;intero gruppo di SIBEC.<br />
<strong>Riscoperta di ferrovie &#8220;dimenticate&#8221;, recupero di caserme dismesse, trasformazione di cinema abbandonati, creazione di cooperative di comunità , costruzione <a href="http://www.labsus.org/patti-di-collaborazione/" target="_blank">patti di collaborazione</a> tra amministrazioni pubbliche e soggetti privati, apertura di case della memoria, attivazione di progetti di agricoltura sociale, sono solo alcune delle proposte che hanno preso corpo nel corso di questo laboratorio itinerante e che con l&#8217;affiancamento degli esperti di Euricse, Labsus e dell&#8217;Università  di Trento si concretizzeranno nei prossimi mesi.</strong></p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<p class="entry-title"><a href="http://www.labsus.org/2016/05/a-firenze-il-iii-modulo-sibec-governance-e-modelli-organizzativi-leggi-lo-storify/" target="_blank">A Firenze il III modulo Sibec  &#8221; Governance e modelli organizzativi &#8221;  (Leggi lo storify)</a><br />
<a href="http://www.labsus.org/2016/05/giro-di-boa-per-sibec-iii-modulo-firenze-governance-e-modelli-organizzativi/" target="_blank">Giro di boa per SIBEC. III modulo a Firenze:  &#8221; Governance e modelli organizzativi &#8221; </a><br />
<a href="http://www.labsus.org/2016/03/sibec-a-milano-il-primo-modulo-su-beni-comuni-e-societa-della-condivisione/" target="_blank">Sibec, a Milano il primo modulo su  &#8221; Beni comuni e società  della condivisione &#8221;<br />
</a><a href="http://www.labsus.org/2016/03/sibec-il-racconto-fotografico-del-primo-modulo-a-milano/" target="_blank">#Sibec: il racconto fotografico del primo modulo a Milano</a><br />
<a href="http://www.labsus.org/2015/12/sibec-video-interviste-e-immagini/" target="_blank">Sibec, video interviste e immagini<br />
</a><a href="http://www.labsus.org/2016/04/a-napoli-il-ii-modulo-sibec-riconoscere-e-attivare-le-risorse-leggi-lo-storify/" target="_blank">A Napoli il II modulo Sibec  &#8221; Riconoscere e attivare le risorse &#8221; . Leggi lo Storify</a><br />
<a href="http://www.labsus.org/2016/04/sibec-il-racconto-fotografico-del-secondo-modulo-a-napoli/" target="_blank">#Sibec: il racconto fotografico del secondo modulo a Napoli</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/06/ultimo-modulo-di-sibec-a-lecce-la-presentazione-dei-project-work/">Ultimo modulo di SIBEC a Lecce: la presentazione dei project work</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>A Firenze il III modulo Sibec &#8220;Governance e modelli organizzativi&#8221; (Leggi lo storify)</title>
		<link>https://www.labsus.org/2016/05/a-firenze-il-iii-modulo-sibec-governance-e-modelli-organizzativi-leggi-lo-storify/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Rostelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 May 2016 17:24:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gli Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[sibec]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il terzo modulo di Sibec ha visto l&#8217;intervento del presidente di Euricse Carlo Borzaga, massimo esperto italiano di impresa sociale, del sociologo e ricercatore Euricse  Flaviano Zandonai e dell&#8217;esperta locale Rossana Caselli, responsabile Labsus della rete regionale toscana. L&#8217;obiettivo di questo modulo è stato quello di fornire gli strumenti minimi necessari per una gestione dei beni comuni al tempo stesso economicamente sostenibile, produttiva di opportunità  di lavoro, ma rispettosa della loro peculiare caratteristica di beni condivisi, il cui sviluppo deve sempre essere nell&#8217;interesse generale. Tali strumenti devono declinarsi in concrete forme organizzative, delle quali comprendere punti di forza e debolezza, opportunità  e limiti. Ovviamente ogni forma organizzativa non può prescindere da specifici modelli di governance in grado di regolare ruoli, procedure, responsabilità  e processi decisionali. Abbinare conoscenze giuridiche-amministrative con capacità  imprenditoriali e manageriali rispettando la vocazione dei beni comuni è stata la sfida principale di questa tappa. [View the story &#8220;Governance e modelli organizzativi, a Firenze il terzo modulo di #Sibec&#8221; on Storify] Leggi lo Storify (versione integrale) LEGGI ANCHE: Giro di boa per SIBEC. III modulo a Firenze: &#8221; Governance e modelli organizzativi &#8221; Sibec, a Milano il primo modulo su &#8221; Beni comuni e società  della condivisione &#8221; #Sibec: il racconto fotografico del primo modulo a Milano Sibec, video interviste e immagini A Napoli il II modulo Sibec &#8221; Riconoscere e attivare le risorse &#8221; . Leggi lo Storify #Sibec: il racconto fotografico del secondo modulo a Napoli</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/05/a-firenze-il-iii-modulo-sibec-governance-e-modelli-organizzativi-leggi-lo-storify/">A Firenze il III modulo Sibec &#8220;Governance e modelli organizzativi&#8221; (Leggi lo storify)</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il terzo modulo di Sibec ha visto l&#8217;intervento del presidente di <strong>Euricse Carlo Borzaga</strong>, massimo esperto italiano di impresa sociale, del sociologo e ricercatore Euricse  <strong>Flaviano Zandonai</strong> e dell&#8217;esperta locale <strong>Rossana Caselli</strong>, responsabile <strong>Labsus</strong> della <a href="http://www.labsus.org/2015/10/nasce-la-rete-regionale-toscana-di-labsus-per-amministrazione-condivisa/" target="_blank">rete regionale toscana</a>.</p>
<p><strong>L&#8217;obiettivo di questo modulo è stato quello di fornire gli strumenti minimi necessari per una gestione dei beni comuni al tempo stesso economicamente sostenibile, produttiva di opportunità  di lavoro, ma rispettosa della loro peculiare caratteristica di beni condivisi, il cui sviluppo deve sempre essere nell&#8217;interesse generale</strong>. Tali strumenti devono declinarsi in concrete forme organizzative, delle quali comprendere punti di forza e debolezza, opportunità  e limiti. Ovviamente ogni forma organizzativa non può prescindere da specifici modelli di governance in grado di regolare ruoli, procedure, responsabilità  e processi decisionali. Abbinare conoscenze giuridiche-amministrative con capacità  imprenditoriali e manageriali rispettando la vocazione dei beni comuni è stata la sfida principale di questa tappa.</p>
<div class="storify"><iframe src="//storify.com/Labsus1/a-firenze-il-terzo-modulo-di-sibec/embed?header=false&amp;template=slideshow" width="100%" height="750" frameborder="no"></iframe><script src="//storify.com/Labsus1/a-firenze-il-terzo-modulo-di-sibec.js?header=false&amp;template=slideshow"></script><noscript>[<a href="//storify.com/Labsus1/a-firenze-il-terzo-modulo-di-sibec" target="_blank">View the story &#8220;Governance e modelli organizzativi, a Firenze il terzo modulo di #Sibec&#8221; on Storify</a>]</noscript></div>
<h1>Leggi lo Storify (<a href="https://storify.com/Labsus1/a-firenze-il-terzo-modulo-di-sibec" target="_blank">versione integrale</a>)</h1>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<p class="entry-title"><a href="http://www.labsus.org/2016/05/giro-di-boa-per-sibec-iii-modulo-firenze-governance-e-modelli-organizzativi/" target="_blank">Giro di boa per SIBEC. III modulo a Firenze:  &#8221; Governance e modelli organizzativi &#8221; </a><br />
<a href="http://www.labsus.org/2016/03/sibec-a-milano-il-primo-modulo-su-beni-comuni-e-societa-della-condivisione/" target="_blank">Sibec, a Milano il primo modulo su  &#8221; Beni comuni e società  della condivisione &#8221;<br />
</a><a href="http://www.labsus.org/2016/03/sibec-il-racconto-fotografico-del-primo-modulo-a-milano/" target="_blank">#Sibec: il racconto fotografico del primo modulo a Milano</a><br />
<a href="http://www.labsus.org/2015/12/sibec-video-interviste-e-immagini/" target="_blank">Sibec, video interviste e immagini<br />
</a><a href="http://www.labsus.org/2016/04/a-napoli-il-ii-modulo-sibec-riconoscere-e-attivare-le-risorse-leggi-lo-storify/" target="_blank">A Napoli il II modulo Sibec  &#8221; Riconoscere e attivare le risorse &#8221; . Leggi lo Storify</a><br />
<a href="http://www.labsus.org/2016/04/sibec-il-racconto-fotografico-del-secondo-modulo-a-napoli/" target="_blank">#Sibec: il racconto fotografico del secondo modulo a Napoli</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/05/a-firenze-il-iii-modulo-sibec-governance-e-modelli-organizzativi-leggi-lo-storify/">A Firenze il III modulo Sibec &#8220;Governance e modelli organizzativi&#8221; (Leggi lo storify)</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Roberto Giachetti ha accolto la proposta di Labsus per un Regolamento sui beni comuni a Roma</title>
		<link>https://www.labsus.org/2016/05/roberto-giachetti-ha-accolto-la-proposta-di-labsus-per-un-regolamento-sui-beni-comuni-gli-altri-candidati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Rostelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 May 2016 15:50:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[giachetti]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[regolamento]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/?p=33066</guid>

					<description><![CDATA[<p>Abbiamo più volte raccontato come il lavoro svolto da Labsus in collaborazione con l&#8217;amministrazione capitolina sia stato bruscamente interrotto con la caduta della giunta Marino. La bozza di Regolamento per l&#8217;amministrazione condivisa a Roma, che Labsus ha contribuito a redigere, è pronta. Da alcune settimane stiamo proponendo una petizione online per proporre a tutti i candidati sindaco di Roma di portare a termine il lavoro e approvare, dopo un fondamentale confronto con i Municipi e le realtà  sociali della capitale, il Regolamento per una gestione condivisa dei beni comuni. Cliccate qui per firmare la petizione. Il Regolamento potrebbe rappresentare una risposta anche politica agli effetti prodotti dalla delibera n.140 che indiscriminatamente sta minacciando di sgombero circa 860 spazi sociali. Leggi qui il nostro approfondimento sul tema. Questo il post di Giachetti pubblicato sulla sua pagina facebook: &#8220;Roma è piena di associazioni e comitati impegnati in azioni per la valorizzazione di spazi pubblici. Realtà  che svolgono azioni di pulizia, manutenzione e abbellimento di aree verdi, piazze e strade. Cittadini che progettano e realizzano interventi per il decoro urbano, per il recupero e il riuso di spazi e beni immobili inutilizzati, che portano creatività  in luoghi sino ad oggi lasciati all&#8217;incuria. Un patrimonio di impegno civico che non deve sostituirsi all&#8217;attività  del Comune, ma che deve essere valorizzato in un&#8217;amministrazione condivisa, partecipata e vitale. Nei primi 100 giorni da Sindaco adotterò il regolamento per l&#8217;amministrazione condivisa per favorire la cura dei beni comuni da parte dei cittadini e promuovere la loro collaborazione. E, in dialogo con le associazioni, riconoscerò loro agevolazioni concrete, riguardo ai luoghi utilizzati o ai tributi inerenti l&#8217;attività  che svolgono&#8220;. LEGGI ANCHE: Analogie e differenze nei nuovi regolamenti sui beni comuni urbani Liberare energie mediante la cura condivisa dei beni comuni Pubblico, Privato, Comune: nei migliori cinema (dismessi) della Capitale Vogliamo un regolamento per l&#8217;amministrazione condivisa anche a Roma. Firma la petizione! Bozza Regolamento Labsus sull&#8217;amministrazione condivisa dei beni comuni a Roma</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/05/roberto-giachetti-ha-accolto-la-proposta-di-labsus-per-un-regolamento-sui-beni-comuni-gli-altri-candidati/">Roberto Giachetti ha accolto la proposta di Labsus per un Regolamento sui beni comuni a Roma</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo più volte <a href="http://www.labsus.org/2015/08/storia-del-regolamento-per-i-beni-comuni-a-roma-prima-puntata/" target="_blank">raccontato come il lavoro svolto da Labsus in collaborazione con l&#8217;amministrazione capitolina</a> sia stato bruscamente interrotto con la caduta della giunta Marino.<br />
<strong>La <a href="http://www.labsus.org/2015/12/bozza-regolamento-labsus-amministrazione-condivisa-beni-comuni-roma/" target="_blank">bozza di Regolamento per l&#8217;amministrazione condivisa a Roma</a>, che Labsus ha contribuito a redigere, è pronta.<br />
</strong>Da alcune settimane stiamo proponendo una petizione online per proporre a tutti i candidati sindaco di Roma di portare a termine il lavoro e approvare, dopo un fondamentale confronto con i Municipi e le realtà  sociali della capitale, il Regolamento per una gestione condivisa dei beni comuni.<br />
<strong><a href="https://www.change.org/p/cittadini-vogliamo-un-regolamento-per-l-amministrazione-dei-beni-comuni-anche-a-roma" target="_blank">Cliccate qui per firmare la petizione</a>.</strong></p>
<p>Il Regolamento potrebbe rappresentare una risposta anche politica agli effetti prodotti dalla delibera n.140 che indiscriminatamente sta minacciando di sgombero circa 860 spazi sociali.<br />
<a href="http://www.labsus.org/2016/05/quanto-sei-bella-roma-comune-fermare-gli-sgomberi-decidere-insieme/" target="_blank">Leggi qui il nostro approfondimento sul tema</a>.</p>
<p>Questo il post di Giachetti pubblicato sulla sua pagina facebook: &#8220;<em>Roma è piena di associazioni e comitati impegnati in azioni per la valorizzazione di spazi pubblici. Realtà  che svolgono azioni di pulizia, manutenzione e abbellimento di aree verdi, piazze e strade. Cittadini che progettano e realizzano interventi per il decoro urbano, per il recupero e il riuso di spazi e beni immobili inutilizzati, che portano creatività  in luoghi sino ad oggi lasciati all&#8217;incuria. Un patrimonio di impegno civico che non deve sostituirsi all&#8217;attività  del C<span class="text_exposed_show">omune, ma che deve essere valorizzato in un&#8217;amministrazione condivisa, partecipata e vitale.<br />
</span><strong>Nei primi 100 giorni da Sindaco adotterò il regolamento per l&#8217;amministrazione condivisa per favorire la cura dei beni comuni da parte dei cittadini e promuovere la loro collaborazione. E, in dialogo con le associazioni, riconoscerò loro agevolazioni concrete, riguardo ai luoghi utilizzati o ai tributi inerenti l&#8217;attività  che svolgono</strong></em>&#8220;.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.labsus.org/2014/09/analogie-e-differenze-nei-nuovi-regolamenti-sui-beni-comuni-urbani/" target="_blank">Analogie e differenze nei nuovi regolamenti sui beni comuni urbani</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2014/12/liberiamo-energie-con-regolamento-per-la-cura-dei-beni-comuni/" target="_blank">Liberare energie mediante la cura condivisa dei beni comuni</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/03/nei-migliori-cinema-dismessi-della-capitale/" target="_blank">Pubblico, Privato, Comune: nei migliori cinema (dismessi) della Capitale</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/author/redazione/" target="_blank">Vogliamo un regolamento per l&#8217;amministrazione condivisa anche a Roma. Firma la petizione!</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/12/bozza-regolamento-labsus-amministrazione-condivisa-beni-comuni-roma/" target="_blank">Bozza Regolamento Labsus sull&#8217;amministrazione condivisa dei beni comuni a Roma</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/05/roberto-giachetti-ha-accolto-la-proposta-di-labsus-per-un-regolamento-sui-beni-comuni-gli-altri-candidati/">Roberto Giachetti ha accolto la proposta di Labsus per un Regolamento sui beni comuni a Roma</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Giro di boa per SIBEC. III modulo a Firenze:  &#8221; Governance e modelli organizzativi &#8221;</title>
		<link>https://www.labsus.org/2016/05/giro-di-boa-per-sibec-iii-modulo-firenze-governance-e-modelli-organizzativi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Rostelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 May 2016 00:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gli Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[euricse]]></category>
		<category><![CDATA[governance]]></category>
		<category><![CDATA[sibec]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/?p=32808</guid>

					<description><![CDATA[<p>La Scuola Italiana dei Beni Comuni ideata da Euricse, Labsus e Università  di Trento giunge al suo terzo appuntamento sul campo. Dal 12 al 14 maggio i partecipanti al laboratorio itinerante di SIBEC si ritroveranno a Firenze per approfondire il tema: &#8221; Governance e modelli organizzativi &#8221; . Dopo la partenza a Milano, il viaggio di SIBEC è proseguito verso Napoli e nei prossimi giorni, risalendo verso nord, la scuola farà  tappa a Firenze. In questo modulo ci si attende di riuscire a dare gli strumenti minimi necessari per una gestione dei beni comuni al tempo stesso economicamente sostenibile, produttiva di opportunità  di lavoro, ma rispettosa della loro peculiare caratteristica di beni condivisi, il cui sviluppo deve sempre essere nell&#8217;interesse generale. Tali strumenti devono declinarsi in concrete forme organizzative, delle quali comprendere punti di forza e debolezza, opportunità  e limiti. Ovviamente ogni forma organizzativa non può prescindere da specifici modelli di governance in grado di regolare ruoli, procedure, responsabilità  e processi decisionali. Abbinare conoscenze giuridiche-amministrative con capacità  imprenditoriali e manageriali rispettando la vocazione dei beni comuni sarà  la sfida principale di questa tappa. Un momento strategico per la formazione perché l&#8217;equilibrio tra una gestione sostenibile dei beni comuni e l&#8217;utilizzo di strumenti imprenditoriali risulta tanto delicato quanto indispensabile. Nel pomeriggio di giovedì12 maggio, presso la sede del Cesvot, il presidente di Euricse Carlo Borzaga terrà  una lezione sul tema &#8221; Verso un linguaggio comune: governance &#8221; . La docenza di Borzaga segnerà  l&#8217;orizzonte verso il quale la figura professionale del futuro &#8221; gestore di beni comuni &#8221; dovrà  tendere, costruendo una agile mappa concettuale di riferimento. La tre giorni fiorentina proseguirà  venerdìmattina con l&#8217;intervento del sociologo Flaviano Zandonai, ricercatore di Euricse, segretario di Iris Network ed esperto del settore non profit e dell&#8217;impresa sociale. Zandonai presenterà  ed illustrerà  ai partecipanti alcuni casi studio con l&#8217;obiettivo di declinare le conoscenze acquisite in competenze operative applicabili nei rispettivi territori. Nel pomeriggio l&#8217;esperta locale Rossana Caselli, responsabile della rete toscana di Labsus, introdurrà  i corsisti nella realtà  di Mondeggi, la fattoria senza padroni. Il  Comitato verso Mondeggi bene comune  è un movimento di cittadini che propone la  rinascita di Mondeggi come una &#8221; fattoria senza padroni &#8221; , ovvero un luogo di produzione agricola rispettosa dell&#8217;ambiente, a servizio della comunità  locale, generatore di lavoro e ricchezza diffusa. I partecipanti avranno la possibilità  di confrontarsi con il comitato che da circa due anni sperimenta dei modelli per introdurre nella fattoria un&#8217;economia partecipata. Dal sito di Mondeggi si legge: &#8221; Siamo una rete di produttori biologici, biodinamici certificati e non certificati, professori, architetti, studenti e semplici cittadini. Abbiamo deciso di creare una rete per trovare una linea comune con cui affrontare le varie tematiche legate alla terra ed ad un uso responsabile di questa. Crediamo fondamentale lo scambio di esperienze, conoscenze e nuove tecniche per sfuggire al controllo delle grandi multinazionali e per intraprendere un percorso condiviso di lotta e riappropriazione delle terre incolte mantenendole pubbliche &#8221; . Come di consueto il modulo terminerà  sabato mattina presso il centro AVIS con la fase di tutoraggio di  DOF Consulting e Itaca cooperativa sociale.   I partecipanti di SIBEC infatti hanno continuato il lavoro a distanza, attraverso una piattaforma online e con il supporto dei tutor, nella costruzione dei rispettivi project work in cui stanno sperimentando l&#8217;applicazione alle proprie idee progettuali degli strumenti operativi acquisiti nel laboratorio. LEGGI ANCHE: Sibec, a Milano il primo modulo su &#8221; Beni comuni e società  della condivisione &#8221; #Sibec: il racconto fotografico del primo modulo a Milano Sibec, video interviste e immagini A Napoli il II modulo Sibec &#8221; Riconoscere e attivare le risorse &#8221; . Leggi lo Storify #Sibec: il racconto fotografico del secondo modulo a Napoli  </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/05/giro-di-boa-per-sibec-iii-modulo-firenze-governance-e-modelli-organizzativi/">Giro di boa per SIBEC. III modulo a Firenze:  &#8221; Governance e modelli organizzativi &#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Scuola Italiana dei Beni Comuni ideata da Euricse, Labsus e Università  di Trento giunge al suo terzo appuntamento</strong> sul campo. Dal 12 al 14 maggio i partecipanti al laboratorio itinerante di <strong>SIBEC</strong> si ritroveranno a <strong>Firenze</strong> per approfondire il tema:<strong>  &#8221; Governance e modelli organizzativi &#8221; </strong>.</p>
<p>Dopo la <a href="http://www.labsus.org/2016/03/sibec-a-milano-il-primo-modulo-su-beni-comuni-e-societa-della-condivisione/" target="_blank">partenza a Milano</a>, il viaggio di SIBEC è proseguito verso <a href="http://www.labsus.org/2016/04/ii-modulo-sibec-riconoscere-e-attivare-le-risorse/" target="_blank">Napoli</a> e nei prossimi giorni, risalendo verso nord, la scuola farà  tappa a Firenze.<br />
<strong>In questo modulo ci si attende di riuscire a dare gli strumenti minimi necessari per una gestione dei beni comuni al tempo stesso economicamente sostenibile, produttiva di opportunità  di lavoro, ma rispettosa della loro peculiare caratteristica di beni condivisi, il cui sviluppo deve sempre essere nell&#8217;interesse generale</strong>. Tali strumenti devono declinarsi in concrete forme organizzative, delle quali comprendere punti di forza e debolezza, opportunità  e limiti. Ovviamente ogni forma organizzativa non può prescindere da specifici modelli di governance in grado di regolare ruoli, procedure, responsabilità  e processi decisionali. Abbinare conoscenze giuridiche-amministrative con capacità  imprenditoriali e manageriali rispettando la vocazione dei beni comuni sarà  la sfida principale di questa tappa.<br />
<strong>Un momento strategico per la formazione perché l&#8217;equilibrio tra una gestione sostenibile dei beni comuni e l&#8217;utilizzo di strumenti imprenditoriali risulta tanto delicato quanto indispensabile.</strong></p>
<p>Nel pomeriggio di giovedì12 maggio, presso la sede del <a href="http://www.cesvot.it/" target="_blank">Cesvot</a>, il <strong>presidente di Euricse Carlo Borzaga</strong> terrà  una lezione sul tema<strong>  &#8221; Verso un linguaggio comune: governance &#8221; </strong>. La docenza di Borzaga segnerà  l&#8217;orizzonte verso il quale la figura professionale del futuro  &#8221; gestore di beni comuni &#8221;  dovrà  tendere, costruendo una agile mappa concettuale di riferimento.</p>
<p>La tre giorni fiorentina proseguirà  venerdìmattina con l&#8217;intervento del sociologo <strong>Flaviano Zandonai</strong>, ricercatore di <strong>Euricse</strong>, segretario di<strong> Iris Network</strong> ed esperto del settore non profit e dell&#8217;impresa sociale. Zandonai presenterà  ed illustrerà  ai partecipanti alcuni casi studio con l&#8217;obiettivo di declinare le conoscenze acquisite in competenze operative applicabili nei rispettivi territori.</p>
<p>Nel pomeriggio l&#8217;esperta locale <strong>Rossana Caselli</strong>, responsabile della <a href="http://www.labsus.org/2015/10/nasce-la-rete-regionale-toscana-di-labsus-per-amministrazione-condivisa/" target="_blank">rete toscana di Labsus</a>, introdurrà  i corsisti nella realtà  di <a href="http://www.labsus.org/2014/05/verso-mondeggi-bene-comune/" target="_blank">Mondeggi, la fattoria senza padroni</a>. Il  Comitato verso Mondeggi bene comune  è un movimento di cittadini che propone la  rinascita di Mondeggi come una  &#8221; fattoria senza padroni &#8221; , ovvero un luogo di produzione agricola rispettosa dell&#8217;ambiente, a servizio della comunità  locale, generatore di lavoro e ricchezza diffusa. I partecipanti avranno la possibilità  di confrontarsi con il comitato che da circa due anni sperimenta dei modelli per introdurre nella fattoria un&#8217;economia partecipata. Dal sito di Mondeggi si legge:  &#8221; <em>Siamo una rete di produttori biologici, biodinamici certificati e non certificati, professori, architetti, studenti e semplici cittadini. Abbiamo deciso di creare una rete per trovare una linea comune con cui affrontare le varie tematiche legate alla terra ed ad un uso responsabile di questa. Crediamo fondamentale lo scambio di esperienze, conoscenze e nuove tecniche per sfuggire al controllo delle grandi multinazionali e per intraprendere un percorso condiviso di lotta e riappropriazione delle terre incolte mantenendole pubbliche</em> &#8221; .</p>
<p>Come di consueto il modulo terminerà  sabato mattina presso il centro AVIS con la <strong>fase di tutoraggio di  DOF Consulting e Itaca cooperativa sociale.  </strong><br />
<strong>I partecipanti di SIBEC infatti hanno continuato il lavoro a distanza, attraverso una piattaforma online e con il supporto dei tutor, nella costruzione dei rispettivi project work in cui stanno sperimentando l&#8217;applicazione alle proprie idee progettuali degli strumenti operativi acquisiti nel laboratorio.</strong></p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<p><a href="http://www.labsus.org/2016/03/sibec-a-milano-il-primo-modulo-su-beni-comuni-e-societa-della-condivisione/" target="_blank">Sibec, a Milano il primo modulo su  &#8221; Beni comuni e società  della condivisione &#8221;<br />
</a><a href="http://www.labsus.org/2016/03/sibec-il-racconto-fotografico-del-primo-modulo-a-milano/" target="_blank">#Sibec: il racconto fotografico del primo modulo a Milano</a><br />
<a href="http://www.labsus.org/2015/12/sibec-video-interviste-e-immagini/" target="_blank">Sibec, video interviste e immagini<br />
</a><a href="http://www.labsus.org/2016/04/a-napoli-il-ii-modulo-sibec-riconoscere-e-attivare-le-risorse-leggi-lo-storify/" target="_blank">A Napoli il II modulo Sibec  &#8221; Riconoscere e attivare le risorse &#8221; . Leggi lo Storify</a><br />
<a href="http://www.labsus.org/2016/04/sibec-il-racconto-fotografico-del-secondo-modulo-a-napoli/" target="_blank">#Sibec: il racconto fotografico del secondo modulo a Napoli</a></p>
<p><a href="http://www.labsus.org/2015/12/sibec-video-interviste-e-immagini/" target="_blank">  </a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/05/giro-di-boa-per-sibec-iii-modulo-firenze-governance-e-modelli-organizzativi/">Giro di boa per SIBEC. III modulo a Firenze:  &#8221; Governance e modelli organizzativi &#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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