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Leggi Scomodo: nella Roma abbandonata un giornale “vero”, fondato dai ragazzi

- 12 marzo 2017

È per questo che non troverete Leggi Scomodo on line, nonostante i fondatori possano essere annoverati tra i cosiddetti nativi digitali. Scomodo è un mensile di 50 pagine rigorosamente cartaceo, fatto di interviste, fumetti, approfondimenti (come la rubrica “Roma Abbandonata”) per chi vuole leggere attentamente la realtà, e nutrirsi di un immaginario proprio, diverso, critico e collettivo allo stesso tempo. Un immaginario scomodo.

scomodoPerché interagire, commentare, postare su Facebook non basta. Perché a furia di limitarci a cliccare like, attratti dai toni sloganistici o dalle belle foto in anteprima, finiamo pure col ragionarci, per slogan. Perché la riflessione, l’immaginazione e l’impegno, quelli veri, hanno i loro tempi, non durano 30 secondi, non sono immediati. Certo, i social sono uno strumento utile per raggiungere capillarmente le persone, per trasmettere il messaggio, e altro ancora. Ma i contenuti profondi, la complessità del reale, difficilmente possono sottostare alle logiche del bombardamento fulmineo di notizie, dell’informazione mordi e fuggi, della like-based competition.

La vera accessibilità di Leggi Scomodo sta nella distribuzione gratuita, sempre più diffusa, e non solo a Roma. La sua community è fatta di una redazione volontaria composta da quasi 200 ragazzi, dalle migliaia di lettori che ricevono in mano il giornale, dagli artisti che hanno scelto di sostenerli mettendo a disposizione il proprio lavoro, dalle tantissime persone che partecipano ai loro eventi. La sua indipendenza, nell’autofinanziamento.

Sveglia Roma, c’è la Notte Scomoda

Stampare 7.500 copie al mese costa circa 5.000 euro, e da qualche parte bisognerà pure trovarli. Così è nata l’idea della “Notte Scomoda”, un evento culturale, una festa, “un contenitore senza precedenti di idee ed espressioni artistiche, di divertimento e cultura”, che coinvolge ragazzi provenienti da tutte le zone e realtà della città, così come artisti emergenti ed alcuni tra i più importanti light artist d’Italia. La caratteristica peculiare, però, è data soprattutto dalla location: spazi abbandonati di Roma, spazi simbolici, magari storici, come facilmente può capitare nella Capitale, in preda all’incuria e al degrado, che vengono occupati per una sola notte e poi restituiti esattamente com’erano.

arsenale

“Alla base delle serate c’è l’intento di valorizzare determinati luoghi, scoprendo nuove possibilità di utilizzo o restituendo alla collettività siti importanti troppo spesso abbandonati al degrado e alle speculazioni edilizie”. Allo scopo economico si accompagna così una forte motivazione di rinascita culturale e di denuncia, che mira a smuovere le acque politiche e culturali di Roma e non solo. Una visione di futuro, insomma, proprio quella: quell’aspirazione verso un ordine futuro diverso che, si dice, non sia affatto appannaggio dei nostri millennials.
Abbiamo rivolto qualche domanda al Direttore Tommaso Salaroli (18 anni) ed alla redazione.

C’è una storia particolare dietro la nascita di Leggi Scomodo? Ci sono altre esperienze a cui è legato il giornale o da cui è in qualche modo partita l’iniziativa?

Scomodo nasce nell’agosto del 2016 da un’idea di tre ragazzi provenienti da diverse realtà. A questi se ne sono aggiunti tanti altri, ragazzi con la voglia di creare uno strumento di informazione differente e una piattaforma di lancio per idee, eventi e progetti in grado di rendere questa città più vivibile e più vicina a noiProprio perché in precedenza non ci sono state altre esperienze come la nostra abbiamo sentito il bisogno di dare vita ad una realtà alternativa che colmasse il vuoto istituzionale da cui la nostra generazione è circondata.

Una redazione composta da quasi 200 ragazzi, eventi con una partecipazione massiva, oltre 7mila follower su FB. Leggi Scomodo è stato definito, in maniera secondo me molto azzeccata, un “Giornale comunità”… Perché tanto interesse? Come siete riusciti in così poco tempo a coinvolgere tante persone?

Se tanti ragazzi si sono uniti e continuano ad unirsi al nostro giornale è perché Scomodo si presenta come una possibile soluzione ad un problema generazionale che non va sottovalutato: quello della mancanza di spazi per coltivare i nostri interessi e sviluppare le nostre idee. Per fare ciò, cerchiamo di proporre un’informazione che approfondisca i contenuti lontana dal nozionismo del web e di dare vita a momenti alternativi di socialità e aggregazione.

altanL’antifascismo è un valore fondante della rivista. Perché è ancora una posizione “scomoda”?

Partendo dal presupposto che Scomodo è una realtà del tutto indipendente e che non è portavoce di alcuna realtà politica, consideriamo l’antifascismo non solo un dovere civile ma anche un valore da tutelare.

Come descrivereste il rapporto con le istituzioni avuto finora, soprattutto, ma non soltanto, rispetto alle occupazioni estemporanee delle “notti scomode”?

Scomodo non si pone in maniera conflittuale nei confronti delle istituzioni. Il progetto delle Notti Scomode vuole essere una campagna di protezione degli spazi abbandonati che denuncia la mancanza di certe istituzioni nel rendere accessibili spazi di competenza statale ma di proprietà pubblica.

A proposito di notti scomode… Il riuso a fini culturali, anche solo per una notte, di un bene abbandonato lancia segnali molto chiari alle istituzioni. Vi è capitato di commentare in redazione proposte come quella di RomaDecide e quella di Labsus, per un Regolamento per la gestione condivisa dei beni comuni?

Per ora non ci è ancora capitato di discuterne in redazione, ma sono entrambe iniziative interessanti su cui è importante essere informati.

E mentre il quinto numero è già in circolazione, i ragazzi Scomodi non riescono proprio a stare fermi: dall’organizzazione di serate techno alle conferenze su speculazione e degrado, la voglia di cambiare insieme la città, rimboccandosi le maniche in prima persona, è più forte che mai.

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