Ciò che da questo quadro emerge è la necessità di una nuova cultura politica che sia in grado di far fronte ai problemi della convivenza, nella prospettiva di una più matura democrazia partecipativa.
Saggi

“Tolleranza zero” o cittadinanza attiva?

Volendo tentare un bilancio dei primi otto mesi del quarto governo Berlusconi, ciò che emerge in modo evidente, è come la «strategia della sicurezza» con la quale questo ha inteso affrontare i nuovi gravi problemi emergenti, riducendoli a questioni di «ordine pubblico», si è dimostrata del tutto inadeguata a perseguire il suo scopo, impedendo di fatto al nostro Paese di tenere il passo con le democrazie occidentali più progredite.

Come evidenzia l’Autore, infatti, banalizzare questioni come l’immigrazione, la prostituzione e la lotta alla criminalità, praticando nei loro confronti una «tolleranza zero» che rischia il più delle volte di sfociare nella xenofobia e nel razzismo, piuttosto che elaborare una comune base di convivenza attraverso il confronto e il dialogo leale, non è servito a ridurre le emergenze croniche.

A tal fine, il Governo ha più volte manifestato l’intenzione di ricorrere alle forze dell’ordine e all’impiego dell’esercito, ma se da una parte ciò garantisce una sua immagine forte accrescendo così il consenso dell’opinione pubblica, dall’altra non può sostituirsi all’impegno solidale e responsabile dei cittadini che rappresenta, ad oggi, l’unico strumento per costruire una società pluralistica oltre che giusta.

Nel frattempo, l’estensione del disagio sociale a tutte le fasce e la crescente incertezza sul futuro, hanno esasperato quella naturale competizione che c’è tra diversi. In questo contesto, la «strategia della sicurezza» si mostra per ciò che realmente è, risultando socialmente dannosa in quanto alimenta attese difficilmente realizzabili, spingendo di conseguenza i cittadini a guardare solo ai problemi del singolo, quando in un’umanità che si va unificando, soprattutto alla luce dei cambiamenti in atto nel mondo, è necessario imparare a vivere nel rispetto delle differenze.

L’elezione del primo presidente afro-americano degli Stati Uniti e l’internazionale crisi finanziaria, mostrano quanto questa strategia sia lontana dalla realtà. La vera urgenza, allora, consiste piuttosto nel favorire rapporti interpersonali, interculturali e interreligiosi.

Ciò che da questo quadro emerge, dunque, è si la necessità di una nuova strategia ma, soprattutto, di una nuova cultura politica che sia in grado di far fronte ai nuovi problemi della convivenza, nella prospettiva di una più matura democrazia partecipativa. Affinché ciò si realizzi, tuttavia, è necessario incoraggiare la comunità civile a riappropriarsi della sua funzione politica e ad impegnarsi in modo attivo e responsabile nella costruzione di un tessuto sociale maturo.

Queste, certamente, di fronte alla insufficienza della «strategia della sicurezza», sono solo alcune delle piste lungo le quali è possibile muoversi ma, invece di soffiare sul fuoco, come sottolinea l’Autore, sarebbe auspicabile incoraggiare tutti a far meglio la propria parte di cittadini.



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