Le politiche locali, come queste, con i limiti dell ' essere una microprogettualità , possono fungere da sperimentazioni per migliorare il benessere dei cittadini
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Fare leva sulle aspettative reciproche

L’articolo di Di Palma, Pozzobon e Visentin, pubblicato in Animazione Sociale, n. 2/2009, esamina lo sviluppo di processi di partecipazione in una società di nuoto agonistico. Per circa un anno e mezzo, un gruppo di lavoro formato da allenatori e dirigenti, e nell’ultima parte, un gruppo i genitori hanno lavorato per migliorare la “salute” dell’organizzazione sportiva e il benessere dei partecipanti stessi.

Ciò che l’articolo mette in luce, al di là dei singoli obiettivi raggiunti e dell’ importanza di promuovere la qualità del servizio da vari punti di vista, è l’importanza di conoscere e lavorare insieme sulla soggettività più profonda degli attori coinvolti.

Sapere leggere e gestire le emozioni dei soggetti, fatte di aspettative reciproche, punti di vista , stati emotivi, rappresenta un primo passo per promuovere processi partecipativi attivi e orizzontali.

Attualmente sembra scontato scrivere e parlare di partecipazione e sussidiarietà, ma non è poi così scontato chiedersi qual è il momento in cui gli individui diventino cittadini. E la promozione della soggettività partecipativa degli stakeholders può rappresentare un buon punto di partenza. Che siano politiche di family decision making o processi di politiche giovanili, è fondamentale chiedersi chi è l’Altro che abbiamo davanti, portatore di una soggettività sì complessa, ma che non possiamo ignorare.

Lo scotto da pagare è di rimanere sempre in vecchi schemi e retoriche partecipative incapaci di dare uno spazio reale a processi innovativi. Le politiche locali, come queste, con i limiti dell’essere una microprogettualità, possono fungere da sperimentazioni per migliorare il benessere dei cittadini.

In particolare qui vediamo come l’incrocio delle aspettative reciproche, modalità assai interessante utilizzata dagli operatori sociali, favorisca una maggior chiarezza nel flusso comunicativo fra tutti gli attori, permettendo un’elaborazione condivisa delle tre azioni finali del progetto, migliorando così la simmetria informativa e comunicativa fra tutti gli stakeholders.

Il codice della soggettività è relazionale e dialogico, capace di informare innanzitutto su come guardiamo l’altro. Cogliere la globalità relazionale del soggetto che partecipa (e spesso a cui è destinato un servizio) può essere un impulso alla costruzione di politiche sociali condivise, umanizzanti e sussidiarie.

DI PALMA L., POZZOBON A., VISENTIN S., Fare leva sulle aspettative reciproche, in Animazione Sociale 2/29, pp. 79-85.



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