Pa, Università e imprese sotto la lente di Bertinoro per cambiare le cose
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Montiamoci la Testa, le proposte

Bertinoro chiama Italia: l'indefettibile esigenza del rinnovamento

Lo scorso 13 e 14 novembre a Bertinoro (Cesena-Forlì) si è svolto l'incontro "Montiamoci la Testa", a cui hanno partecipato giovani politici e professionisti animati dalla volontà di cambiare le cose. In particolare, le proposte avanzate, hanno riguardato il mondo dell'impresa, dell'Università e della pubblica amministrazione.

Lo spirito che ha animato l’evento è stato quello del cambiamento, del rinnovamento di un Paese ormai logoro e consunto da varie battaglie politiche e personaliste tali da dimenticare l’interesse generale. L’egoismo deve lasciar necessariamente spazio alla comunità . Tra le proposte avanzate dai partecipanti (appartenenti ai diversi schieramenti politici e al mondo dell’associazionismo e delle imprese) è emersa quella di Francesca Galli di Rena, che ha ipotizzato una Carta del buon amministratore locale.

La carta dell’amministratore

Francesca Galli ha lanciato l’idea di una carta del buon amministratore per la diffusione di “una nuova cultura dell’impegno civile e politico” (come spiega anche nel suo articolo sul portale Rena). “La Carta vorrebbe contribuire alla selezione di una classe politica a livello locale che dimostri di voler svolgere il proprio mandato in conformità con i principi minimi del senso civico e della ‘deontologia della politica’”, chiarisce la Galli.

Per tracciare l’identikit del buon ammistratore si potrebbe immaginare di unire tra loro, disegnando una linea immaginaria, quattro punti (che corrispondono anche ai quattro principi Rena): Apertura, Responsabilità , Trasparenza ed Equilibrio, delinenado cosìle fattezze del perfetto amministratore locale. Ma che significato rivestono nell’azione amministrativa questi quattro principi, per nulla scontati?

Per apertura si intende l’aggiornamento continuo rispetto all’attualità nazionale ed internazionale; per responsabilità si fa riferimento al “full-time“, nel senso di essere un amministratore a tempo pieno limitando l’assenteismo; per trasparenza si intende la pubblicizzazione delle decisioni prese e dei risultati raggiunti dalla propria amministrazione, rendendo noto, altresì, il proprio reddito. Infine, ultimo punto da seguire, è l’equilibrio: vale a dire impegnarsi ad un dibattito politico “sano ed equilibrato” nel rispetto dell’avversario politico evitando di strumentalizzare i media per i propri scopi. Principi semplici e chiari che mai come ora necessitano di essere concretizzati.

I destinatari

Francesca Galli e il gruppo di “arenauti” sostenitori della proposta si spingono oltre, ipotizzando la sottoscrizione da parte di ogni candidato della “Carta dei servizi del buon ammistratore” affinché non resti una semplice enunciazione di buoni propositi. La carta potrebbe essere il termometro della qualità dell’azione amministrativa e della democrazia sotto l’occhio vigile del cittadino. In questo caso la piattaforma informatica potrebbe configurarsi come lo strumento di monitoraggio da parte della cittadinanza.

I destinatari, dunque, non sono solamente i politici stricto sensu ma anche i cittadini che possono avere a disposizione uno strumento per valutare l’operato della amministrazione. Ma perchè ciò sia possibile “serve chiaramente – rimarca la Galli – che tanti cittadini sostengano il progetto, che i candidati la sottoscrivano (o spieghino pubblicamente perchè non intendono farlo) e che le associazioni e i cittadini stessi monitorino il comportamento degli eletti e diffondano pubblicamente a intervalli regolari eventuali violazioni della carta”.

La mappatura della Pa

Il progetto prevederebbe, in una seconda fase, dopo aver individuato delle città pilota come Bologna, Torino o Napoli, in cui sperimentare l’applicazione della carta ed il suo monitoraggio, anche la possibilità di tracciare la mappa degli amministratori locali individuando chi la applica e chi non ne rispetta i principi basilari. Di conseguenza chiedere anche alle altre amministrazioni locali la sottoscrizione della stessa per diffondere nel Paese una nuova cultura del fare superando le vane politiche dell’annuncio e del “dire” che condannano allo stallo (1).

Le imprese e la trasparenza

Nel corso della due giorni il dibattito si è focalizzato anche sul come favorire la trasparenza, la competitività e la sostenibilità delle imprese (2).
Per comprendere il contributo reale e la portata dell’operato di un’impresa bisogna prendere in esame il suo rapporto con i vari soggetti con cui si trova a dialogare ed interagire (dipendenti, fornitori, pubblica amministrazione ecc.). Questo vuol dire anche valutare l’azione della stessa non solo sulla base di meri parametri finanziari ed economici ma anche sulla base di quelli ambientali e sociali.

“Ad oggi le imprese sono tenute a comunicare dati accurati solo sulle loro performance finanziarie. Solo le imprese più ‘sensibili’ si impegnano volontariamente a rendere più trasparenti le loro performance ambientali e sociali”, sottolinea Agazzi. E’ stata avanzata l’ipotesi, dal gruppo di lavoro, di introdurre nel nostro ordinamento dei provvedimenti legislativi che incoraggino questi comporatamenti trasparenti e virtuosi, le cosiddette “comunicazioni extra-finanziarie delle imprese”.

L’Università , motore dello sviluppo

Si è discusso altresìdi fissare l’età pensionabile dei docenti universitari a 65 anni. Questo non vuol dire privare il Paese e l’Università italiana delle eccellenze, di molti docenti ultrasessantacinquenni ancora attivi nella ricerca, piuttosto significa rinnovare la classe dirigente italiana partendo dal motore di sviluppo di un Paese: l’Università . Il gruppo “dare concretezza al merito” ha appoggiato l’ipotesi di un pensionamento a 65 anni con la possibilità , però, di giovarsi dell’esperienza di questi illustri docenti stipulando contratti di ricerca e di insegnamento.

Infrastrutture e partecipazione

Infine, altro tema sul tavolo del dibattito, è stato quello degli investimenti in infrastrutture e processi di partecipazione locale. ll dibattito politico sembra essersi arenato sulla questione definita da più parti “ritardo infrastrutturale italiano” (3), in realtà , lontano da facili retoriche, è vero che in Italia esiste un reale problema negli investimenti in infrastrutture. Questo perché mancano le risorse. Il gruppo di lavoro a Bertinoro, per questi motivi, ha proposto di rendere maggiormente trasparente e partecipativo il processo di decision making sulla realizzazione di opere pubbliche che riguardano la comunità nel suo insieme. Introdurre, ad esempio, meccanismi di monitoring sui tempi (e sui costi) delle opere infrastrutturali, in modo tale che il cittadino possa controllare e valutare che la tempistica per la realizzazione dell’opera sia rispettata.

Dalla pubblica amministrazione, con la carta del buon amministratore locale, all’impresa, all’Università e agli investimenti nelle infrastrutture, il dibattito ha toccato i punti nevralgici di un Paese “vecchio e stanco”, che urge un rinnovamento dal basso. “Dare concretezza al merito”, garantire la trasperenza nei processi decisionali e favorire la partecipazione dei cittadini, questo quanto emerso dall’incontro che propone di ripetersi il prossimo anno.

(1) Se la proposta ha suscitato interesse e siete disposti a realizzare a livello locale il progetto per un’amministrazione più responsabile e responsiva verso i bisogni degli elettori/cittadini potete contattare Francesca Galli all’indirizzo di posta elettronica: f.galli@progetto-rena.it.
(2) Si veda Davide Agazzi, “Favorire la trasparenza, la competitività e la sostenibilità delle imprese“, in www.progetto-rena.it.
(3) Si veda Davide Agazzi, “Investimenti in infrastrutture e processi di partecipazione locale“, in www.progetto-rena.it.



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