La finanza etica deve andare oltre l'economia del dono
Sussidiarietà ed economia

Etica e impresa

La finanza etica nelle parole di Emma Marcegaglia

Il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, intervenendo a Genova nel corso del ciclo di incontri " Cattedrale aperta " , è tornata sul tema del rapporto tra etica e impresa.
Richiamando l ' enciclica Caritas in veritate di Benedetto XVI, la Marcegaglia ha sottolineato nel suo intervento il significato che questo documento ha assunto per il mondo economico, che lo ha salutato fin dalla sua prima apparizione, con grande attenzione, come se attendesse da tempo di essere chiamato alle proprie responsabilità .

L’etica protestante vs. l’etica cattolica

La Marcegaglia, con riferimento ad una parte della letteratura classica, economica e non solo, sostiene che la tesi di Max Weber in base alla quale l’etica calvinista è alla base dello spirito del capitalismo, ha generato l’idea che il cattolicesimo fosse invece animato da un pregiudizio anticapitalista. In realtà , la dottrina della Chiesa nel magistero di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI ha dimostrato che non c’è contraddizione tra capitalismo ed etica cattolica, ma che la crescita, integrata con i cosiddetti indicatori dello sviluppo umano, quali quelli proposti da Amartya Sen, produce effetti anche migliori sul piano dello sviluppo economico e del benessere degli individui.

Etica e impresa

E’ proprio a partire da tali considerazioni che etica e impresa non appaiono più inconciliabili tra loro. L’etica – afferma la Marcegaglia – è un fondamento dell’impresa anche perché può contribuire a produrre migliori utili. Lo stesso libero mercato non è la lotta di tutti contro tutti, ma è una gara nel corso della quale a vincere non è il più forte, ma il più bravo. Ciò che l’attuale crisi economica ha evidenziato è l’alterazione di tali dinamiche, a tutto vantaggio di una finanza senza regole e senza confini.

La finanza etica oltre l’economia del dono

La finanza etica però, come afferma la Marcegaglia, non è solo quella dell’economia del dono, quella di chi divide il mantello per darne una parte al povero. Questa è l’economia sulla quale si reggono il volontariato e il terzo settore, essenziali per la sussidiarietà e per dare risposta alle domande alle quali lo Stato non può rispondere, non solo perché non ha le risorse, ma perché fa fatica a capire quali siano le esigenze di una società in continua trasformazione.
La finanza etica va oltre l’economia del dono. In campo pubblico chiede alla politica un contenimento del debito pubblico; in campo privato, significa dare credito a soggetti che, secondo i criteri attuali, non l’avrebbero facilmente. Il modello indicato dal Premio Nobel Yunus è da questo punto di vista alquanto significativo.
Fino ad ora l’etica è stata vista come un ostacolo allo sviluppo economico, in realtà essa è ” un moltiplicatore economico ” e non solo un comandamento morale.

Verso un nuovo modello economico?

Sulle pagine di questa rivista ci siamo più volte occupati di un cambiamento culturale che ha investito il mondo economico, sicuramente stimolato dalla crisi economica. ciò che è importante sottolineare è che il recupero di un rapporto tra etica ed economia non può essere una medicina per i tempi di crisi, ma è il vaccino contro malattie future alle quali l’economia va inevitabilmente incontro se si svincola da ogni forma di autoregolazione.



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