"La sussidiarietà è uno dei più significativi terreni di incontro tra alcune delle correnti ideali fondanti del progetto del PD"
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Finalmente nel PD si parla di sussidiarietà

Una presa di posizione importante sulla sussidiarietà

L’Assemblea Nazionale del PD del 4 e 5 febbraio ha approvato all'unanimità, fra gli altri, anche un documento sulla pubblica amministrazione redatto da Oriano Giovanelli e Marco Meloni. Ill documento si articola in 13 paragrafi che affrontano in maniera sintetica ma chiara altrettanti temi centrali per una pubblica amministrazione moderna. E si parla anche di sussidiarietà.

Il par. 5 si intitola infatti “Le amministrazioni pubbliche per la promozione della sussidiarietà” e afferma che “Il principio costituzionale della sussidiarietà orizzontale, chiave per definire correttamente l’integrazione tra intervento pubblico e ruolo del settore privato, non significa – come vorrebbe la destra – circoscrivere il primo ai soli casi in cui il privato non ritenga opportuno intervenire, ma considerare quest’ultimo come una risorsa in una nuova prospettiva delle dinamiche Stato-società.
Dunque, niente affatto una rinuncia al ruolo del pubblico, chiamato a garantire l’interesse collettivo necessario per assicurare lo sviluppo e la coesione, a partire dal suo ruolo di regolatore, e ad intervenire direttamente in tutte le circostanze in cui l’iniziativa dei cittadini non sia in grado di soddisfare adeguatamente un bisogno pubblico. In questo senso, la sussidiarietà è uno dei più significativi terreni di incontro tra alcune delle correnti ideali fondanti del progetto del PD, quali il cattolicesimo politico e la cultura civica della sinistra riformista.
Più concretamente, la reale attuazione della sussidiarietà comporta un intervento legislativo e amministrativo che supporti la libera iniziativa dei cittadini, dei gruppi sociali e degli enti privati e un atteggiamento attivo da parte della PA. Il decisore pubblico deve, infatti, definire un percorso di riconoscimento, sostegno e incentivazione delle funzioni di interesse collettivo in capo a esponenti di diverso livello della società civile (famiglia, associazionismo, cooperativismo, imprenditorialità)”.

Poche righe, ma significative. Benché trattata all’interno di un documento riguardante la riforma dell’amministrazione pubblica, della sussidiarietà viene messa in rilievo non soltanto la valenza “tecnica” come principio regolatore “in una nuova prospettiva delle dinamiche Stato-società”, bensì anche la politicità.
Questo è evidente innanzitutto dove si sottolinea la differenza di interpretazione del principio rispetto alla destra, che vorrebbe circoscrivere l’intervento pubblico “ai soli casi in cui il privato non ritenga opportuno intervenire”. Ma poi soprattutto dove si fa notare come “la sussidiarietà è uno dei più significativi terreni di incontro tra alcune delle correnti ideali fondanti del progetto del PD, quali il cattolicesimo politico e la cultura civica della sinistra riformista”.
Questa ultima notazione è particolarmente significativa sia in generale, sia nella situazione attuale del Partito Democratico, percorso da tensioni dovute alle differenti sensibilità delle principali correnti ideali presenti al suo interno. Mettere in evidenza ciò che unisce anziché ciò che divide, secondo la lezione di Giovanni XXIII, è un esercizio sempre utile. Tanto più se lo si può praticare facendo leva su un grande principio come la sussidiarietà.

Il documento, di cui alleghiamo il testo integrale, è comunque nel complesso molto interessante. Per esempio, è senz’altro condivisibile nell’introduzione l’approccio al tema della riforma, concepita correttamente come un “processo” quotidiano di manutenzione anziché come un “evento”: “Anziché rincorrere perennemente la grande riforma della PA, velleità che produce (come Brunetta dimostra) un inaccettabile processo di centralizzazione e conduce al fallimento, pensiamo che si debba dare continuità ai processi di riforma, attraverso una costante e mirata manutenzione delle leggi esistenti e delle riforme necessarie dove e quando servono. Attuazione, manutenzione, miglioramento dei processi, riforme mirate che siano il fulcro dell’azione del governo”.
Altrettanto condivisibile è la forte sottolineatura nel par. 11 dei temi della trasparenza: “Trasparenza totale: accesso alla documentazione amministrativa senza vincoli; campagna di informazione di massa sulla trasparenza totale; pubblicazione chiaramente accessibile sul sito di ogni PA dei servizi resi e dei termini massimi di conclusione, decorsi i quali il cittadino può chiedere di essere forfetariamente indennizzato; pubblicazione di ogni atto di spesa – a pena di nullità dell’atto – sui siti istituzionali delle amministrazioni; pubblicazione on line quotidiana o settimanale di aggiornamenti sintetici (anche, per esempio, coi social network) sull’attività svolta nei singoli uffici”, nel par. 12 del tema della semplificazione delle procedure per le imprese e infine, nel par. 13, dell’importanza dell’innovazione tecnologica per la trasparenza e lo sviluppo.



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