Reciprocità e beni comuni sono le basi di un economia civile
Cultura

L’economia del bene comune

Nel volume “L’economia del bene comune” Stefano Zamagni si occupa di uno temi principali dell’economia moderna, ovvero la possibilità di coniugare il mercato capitalistico con il concetto di bene comune.

La ricerca dell’autore riprende diverse teorie filosofiche ed economiche che sono alla base della triplice distinzione tra bene pubblico, privato e comune. Nel bene comune il vantaggio di cui il singolo individuo gode per il semplice fatto di far parte di una comunità non può essere scisso dal vantaggio che tutti gli appartenenti a quella stessa comunità traggono. Come sostiene lo stesso Zamagni, infatti, l’interesse dell’uno si realizza insieme a quello degli altri, non contro come avviene per il bene privato né a prescindere dall’interesse degli altri come nel caso del bene pubblico.

Ai suoi inizi l’economia di mercato si caratterizzava come economia dal valore civile, in cui ai principi di scambio di valore e redistributivo si associava il principio di reciprocità. Fu con l’avvento dell’economia capitalistica che il principio di reciprocità venne abbandonato e con esso cadde anche l’interesse verso il bene comune. Il modello economico che prevalse fu, dunque, quello basato sulla filosofia utilitaristica di Bentham, in cui il concetto stesso di uomo ha perso di valore, essendo stato ridotto a numeri e variabili che non tengono in conto le singole specificità dell’uomo e l’importanza che riveste il concetto di relazione per il genere umano.

Ciò su cui l’autore si interroga è il perché, soprattutto negli ultimi anni, questi principi siano stati oggetto di critiche che hanno evidenziato i limiti di un mercato capitalistico che escluda i beni comuni. La crisi della “one best way” è correlata con la perdita di concetti chiave come reciprocità e relazionalità di cui il terzo settore si sta facendo, viceversa, promotore. Gli oggetti delle transizioni sono indissociabili da coloro che li pongono in essere, lo scambio non può essere impersonale e anonimo. È questa la base del progetto di economia civile che le no profit cercano, in mezzo a mille difficoltà, di far decollare.

È dunque possibile un modello economico diverso? Un modello che tenga conto dell’interesse generale, che dia valore all’idea di comunità, di condivisione e cura dei beni comuni? Questi sono gli interrogativi più interessanti del percorso compiuto da Zamagni e su cui la scienza economica moderna dovrà riflettere nel prossimo futuro.

Stefano Zamagni, L’economia del bene comune, Città Nuova, 27



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