La cooperativa di comunità dove l ' associazione è volontaria e la proprietà è comune
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La comunità cooperativa di Succiso

Un borgo montano che rischiava lo spopolamento ora fattura 700mila euro l ' anno

Alle porte del parco nazionale dell'Appennino tosco-emiliano, nell'Alta Val d'Enza, più precisamente a Succiso di Ramiseto in provincia di Reggio Emilia, gli abitanti di un piccolo borgo sono riusciti a salvare il paese dall'abbandono attraverso la creazione di una cooperativa di comunità . La Valle dei Cavalieri, questo il nome della coop, ora gestisce un bar, un agriturismo, un negozio di generi alimentari ed è attiva nel turismo, nell'allevamento di ovini, nel settore della manutenzione del territorio e nella gestione del centro visita del parco nazionale.

Negli anni ’90 il rischio che Succiso venisse abbandonata dai suoi 60 abitanti era reale, le attività commerciali stavano chiudendo, cosìcome la scuola elementare frequentata da soli otto alunni.
L’idea di Dario Torri, fondatore nel 1990 della cooperativa Valle dei Cavalieri che successivamente si è associata a Legacoop, è stata quella di reagire all’insostenibilità economica di singole attività e all’assenza di servizi di interesse generale con una risposta collettiva che coinvolgesse tutti i residenti del paese.

Partendo proprio dalla scuola elementare sono stati costruiti una bottega di alimentari, un bar, una sala convegni, un agriturismo con venti posti letto, un ristorante ed una “scuola di montagna” per organizzare camminate ed insegnare ai giovani la passione per la montagna. Oltre ad offrire questi servizi, la cooperativa produce il pecorino e la ricotta dell’Appennino reggiano (vengono venduti sessanta quintali l’anno).
Infine il pulmino per il servizio scolastico trasporta anche provviste e medicine.

Attualmente il fatturato della Valle dei Cavalieri si aggira intorno ai 700mila euro; in 20 anni sono stati investiti circa 1,5 milioni di euro.
La cooperativa è formata da 33 soci volontari, sette dipendenti fissi (oltre il 10% della popolazione) e altri stagionali; lo stipendio è di circa 1.000 euro al mese.
I numeri basterebbero a testimoniare il successo di una pratica che si sta sviluppando notevolmente negli ultimi anni nelle piccole realtà del nostro Paese: la cooperativa di comunità dove l’associazione è volontaria e la proprietà è comune.

Le risposte della collettività , spesso con il supporto degli enti locali, riescono a sopperire alle mancanze di servizi e a creare dei percorsi economici virtuosi che creano occupazione all’interno della comunità stessa.
Non sono quantificabili invece gli effetti positivi che inevitabilmente si riflettono sulla qualità della vita dei cittadini che rafforzano i loro legami sociali trovando soluzioni efficaci a problemi comuni; in caso di necessità infatti si mobilita l’intero paese.

Recentemente Naonori Tsuda, docente di economia all’Università St. Andrew’s di Osaka in Giappone e ricercatore nel settore no-profit, ha visitato Succiso perché interessato al modello realizzato dai suoi abitanti e più in generale al contesto emiliano ricco di queste esperienze (“I briganti di Cerreto”).



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