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Storie e notizie

La Cascina Roccafranca a Torino

Dalle rovine di un rudere abbandonato nasce un centro di aggregazione

La fondazione "Cascina Roccafranca", unica nel suo genere, è un caso molto avanzato di collaborazione tra istituzioni, privato e cittadini. La fondazione appartiene alla categoria delle fondazioni di partecipazione e si pone l ' obiettivo di favorire l ' auto - organizzazione dei cittadini ed è aperta alla partecipazione delle organizzazioni del Terzo Settore e di tutti i cittadini che vogliano dare un contributo al progetto.

La Cascina Roccafranca, la prima Casa del quartiere a Torino a vedere la luce, nasce dal progetto di recupero di uno spazio di grandi dimensioni. La Cascina Roccafranca era una ex cascina rurale, con 2500 metri quadri di spazi coperti e un cortile di altri 1000 metri quadri[1].

Il progetto di recupero della Cascina Roccafranca nasce nell’ambito del progetto europeo Urban 2. L’obiettivo del programma Urban 2 era di coinvolgere i cittadini nella fase di progettazione del recupero fisico del bene e nella fase della gestione dello spazio. La Cascina al tempo era un bene di proprietà  privata vincolato a destinazione d’uso sociale che fu subito giudicato di forte interesse da parte del Comune, tenuto conto dell’interessante posizione della Cascina e del fatto che uno degli obiettivi del programma era la creazione di nuove centralità , che favorissero le relazioni tra le persone. Prima di procedere all’acquisto del bene, i cittadini sono stati coinvolti in un processo di progettazione partecipata, dal quale è emersa la necessità , per gli abitanti di quella zona di Torino, di avere a disposizione un luogo, che poi è stato progettato come un centro polivalente, che aggregasse diverse attività  e fasce sociali e culturali.

Terminata la consultazione, la Città  di Torino ha quindi proceduto all’acquisto del bene con i fondi europei del programma e ne ha ordinato la ristrutturazione secondo criteri specifici: la Cascina è stata progettata per dare la sensazione a chi entra di trovarsi in una ” casa di vetro” dove, nello stesso momento, ci sono persone che pranzano, ballano, dipingono. Per questo sono state costruite delle grandi vetrate interne, per trasmettere l’idea della trasparenza e della condivisione di uno spazio comune.

Una fondazione di partecipazione, per favorire la collaborazione

L’ente gestore della Cascina Roccafranca è una fondazione atipica in partecipazione. L’idea era di creare un clima di corresponsabilità  tra pubblico e privato, nel recupero fisico del bene e nello sviluppo economico e sociale locale (grazie alla fondazione sono stati creati venti posti di lavoro) e di sviluppo sociale.

Lo Statuto prevede che ” La Fondazione ” Cascina Roccafranca ” ha lo scopo di gestire lo spazio definito ” Cascina Roccafranca ” nella prospettiva di promuovere azioni in materia di gestione urbana che colleghino il quartiere Mirafiori ad altre istituzioni e lo rendano luogo di sperimentazione di forme di promozione e di aggregazione sociale. La gestione della Cascina Roccafranca dovrà  porre particolare attenzione alla sperimentazione di soluzioni integrate che tengano conto delle potenzialità  e delle esigenze specifiche della popolazione residente nell’area. La Fondazione ha inoltre lo scopo di migliorare le condizioni di vita quotidiana degli abitanti”.

La Fondazione opera attraverso una co-programmazione ed una gestione dell’attività  che garantisca l’integrazione tra amministrazione pubblica, nelle sue articolazioni centrali e decentrate, e privato sociale. La fondazione atipica in partecipazione prevede dei soci fondatori (in questo caso il socio fondatore è unico, il Comune di Torino) e un collegio dei partecipanti. Il Comune ha assegnato in comodato d’uso gratuito l’edificio alla fondazione Cascina Roccafranca per l’intera durata della Fondazione come previsto dallo Statuto, quindi fino al 2015. Alcuni costi, legati alla manutenzione, sono a carico del Comune. Lo staff tecnico e amministrativo della Cascina è costituito da dipendenti comunali e da dipendenti della Fondazione.

Oltre al socio fondatore la fondazione prevede dei soci partecipanti che compongono il Collegio dei partecipanti i quali possono apportate alla fondazione un contributo sotto forma di risorse anche di tipo immateriale. In questo modo viene dato un riconoscimento a tutti i soggetti che danno un contributo all’interno della fondazione, in molti casi si tratta di associazioni che danno disponibilità  di tempo e impegno. Viene data la possibilità  di partecipare anche a gruppi informali, che non sono ancora costituiti. L’organismo gestore è il Consiglio direttivo, è costituito da 5 membri, tre nominati dal socio fondatore (Assessore alle politiche per l’integrazione, Presidente Circoscrizione 2, membro nominato su indicazione della Circoscrizione 2) e due dal collegio dei partecipanti (il collegio è composto da 45 associazioni e gruppi che operano nella struttura).

Le risorse

Le risorse della Cascina Roccafranca provengono per il 65% da fondi pubblici e dalle attività  di auto – finanziamento. Come ci racconta Renato Bergamin: ” Noi cerchiamo di auto sostenerci e di aumentare le entrate attraverso l’affitto di alcuni spazi ad aziende oppure ai privati per feste e cerimonie. Quest’anno abbiamo fatto un’iniziativa di fund raising, ” Mille amici per Roccafranca ” , con la quale abbiamo raccolto circa dodicimila euro ” . La Cascina quest’anno ha anche siglato una convenzione con la divisione servizi educativi del Comune di Torino per uno spazio per i bambini. Il nome del progetto è “Ludo piccoli”. Il restante 35% viene coperto dai contributi delle fondazioni bancarie, in particolare della fondazione San Paolo.

Le attività 

La Cascina Roccafranca è un centro culturale e ricreativo, un luogo di aggregazione sociale per gli abitanti della Circoscrizione 2 della Città  di Torino. Il direttore Renato Bergamin, uno dei protagonisti del progetto Cascina Roccafranca fin dalla sua nascita, ci racconta che, fin dal momento della sua ristrutturazione, ” abbiamo pensato a un centro polivalente che aggregasse diverse attività  e fasce sociali e culturali, persone che hanno bisogno e persone che vogliono impegnarsi nel sociale ” . Nella Cascina lavorano infatti più di quaranta volontari.

Tutte le attività  sono orientate a favorire l’auto organizzazione dei cittadini e il mutuo soccorso. Gli operatori della Cascina forniscono sostegno e accompagnamento ai progetti, finché non riescono a camminare sulle loro gambe. Numerose sono le attività  per l’infanzia, (la Rocca Incantata, un servizio di baby parking gestito dalla Coop. Educazione Progetto) e per bambini e genitori, attività  a sostegno di persone in difficoltà ,  le attività  per i ragazzi (scuola di arabo, un  progetto realizzato in partenariato con il Consolato del Marocco a Torino e con la Fondazione Has ­san II di Rabat, rivolta ai cittadini stranieri presenti sul territorio e il doposcuola per le scuole elementari e le scuole medie), le attività  laboratoriali e l’attività  corsistica (circa 100 corsi annuali da ottobre a maggio, con circa 1200 iscritti). Queste attività , circa 160 l’anno (spettacoli, conferenze, proiezioni, reading, momenti aggregativi domenicali per famiglie, ecc.), vengono proposte da associazioni, gruppi, enti, o promosse direttamente dalla Fondazione sempre in stretta collaborazione con le realtà  del territorio. Alla Cascina vengono anche organizzati eventi e manifestazioni.

Una parte importante delle attività  della Cascina è svolta dai gruppi di cittadinanza attiva, che possono proporre alla Fondazione progetti di utilità  sociale da realizzarsi all’interno della Cascina. Tra le attività  più strutturate, il GAS – gruppi di acquisto solidale – che va avanti da sette anni, la Banca del Tempo, il Gruppo Roccafranca film. Sono presenti inoltre una decina di gruppi informali auto-organizzati.

Una cabina di regia per la rete delle Case del quartiere

La Cascina Roccafranca, insieme alle altre otto esperienze che compongono la rete delle Case del quartiere, ha deciso di partecipare al bando ” Che fare ” promosso dall’associazione Doppiozero, facendosi promotrice del progetto ” di Casa in Casa ” . Questo progetto vuole consolidare la rete esistente, dando vita ad un percorso di formazione permanente, costruire nuovi network con i vari gruppi che operano nelle case per favorire la creazione di sinergie tra progetti simili[2], promuovere un maggior grado di integrazione sul versante del reperimento dei fondi e soprattutto elaborare una strategia di comunicazione interna ed esterna integrata.

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[1] Cfr A. Bertello, L’esperienza delle case del quartiere di Torino, in Italianieuropei, n. 10 , 2012.

[2]G. Ferrero, Welfare urbano e case del quartiere, in Urbanistica informazioni, n. 242, 2012.

[2] L’obiettivo della rete ” di Casa in Casa ” sarà  quello di «sperimentare un nuovo modello di welfare community leggero capace di alimentare pratiche di inclusione sociale che utilizzino le reti informali, vicinali, familiari e amicali; sviluppare la maggiore auto-sostenibilità  possibile, condividendo attività  economiche socialmente compatibili, attività  di fundraising e di crowdfunding; dar vita ad una comunicazione efficace fra le Case e con i cittadini, utilizzando al meglio i social network e valorizzando le reti sociali territoriali; progettare insieme per la città , contribuendo ad una politica cittadina fondata sui quartieri come risorsa e sui cittadini come protagonisti ». Disponibile su : http://www.che-fare.com/progetti-approvati/di-casa-in-casa/


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