Sotto il controllo del comune denominatore del neoliberismo forsennato, le menti degli individui sono state corrose dalla mercificazione onnicomprensiva
Cultura

Il territorio bene comune degli italiani

Proprietà collettiva, proprietà privata ed interesse pubblico

Da sempre dedito ad affrontare le problematiche che circondano la tutela dell'ambiente nel nostro Paese, Paolo Maddalena, con questa piccola monografia edita da Donzelli, riporta al centro del dibattito il concetto di territorio e di beni collettivi.  

Nel saggio Il territorio come bene comune degli italiani Paolo Maddalena racconta di come la nostra Costituzione, già nel ’48, seppur non menzionando esplicitamente l’obbligo di tutela dell’ambiente, ponesse le basi per un suo sviluppo negli anni seguenti, culminato poi con la riforma del Titolo V nel 2001.
L’introduzione al libro, ad opera di Salvatore Settis, ci ricorda inoltre come il testo ponga al centro dell’attenzione la tematica dell’ “utilità sociale” del territorio che spazia tra il ” diritto alla città e l’azione popolare ” .

L’autore, sin dalle prime pagine, esprime con chiarezza gli oggetti della sua arringa: un duplice colpevole individuato nella ” rottura dell’equilibrio mondiale contemporaneo ” , identificabile nello ” squilibrio ambientale ed in quello economico-finanziario ” . Sotto il controllo del comun denominatore del neoliberismo forsennato, le menti degli individui sono state corrose dalla mercificazione onnicomprensiva che è riuscita ad accaparrarsi perfino quello che è stato definito lo ius aedificandi, che ha contribuito, inutile negarlo, alla quasi totale distruzione del nostro paesaggio. Non sono bastati infatti, a detta dell’autore, gli appelli lanciati dalla comunità scientifica, culminati con l’appello del celebre giurista tedesco Haberle che ha invocato un passaggio dallo ” stato sociale di diritto ” ad uno ” stato ambientale di diritto ” ; per far questo però, sarebbe imprescindibile una ripartenza decisa che ponesse l’uomo e la biodiversità al centro delle politiche mondiali e che sapesse ridare fiato al valore della ” con-vivenza senza ridurla a mera con-presenza ” tra individui.

downloadL’assoggettamento della politica e del diritto alle norme imposte dall’economia finanziaria è, per l’ex giudice costituzionale, uno degli squilibri cui si accennava in precedenza; e l’allontanarsi della politica dal soddisfacimento dei bisogni primari dell’individuo è la realizzazione del pessimo e nefasto programma mondiale contemporaneo.

Nei capitoli che concludono la prima parte del libro, Paolo Maddalena si sofferma sulla trattazione dei concetti di proprietà privata e collettiva. Ed è rivoluzionario quanto espresso dall’autore che, ricalcando il pensiero di altri illustri cattedratici, conduce il lettore verso un abbattimento delle certezze imposte dalla moderna concezione di una ” proprietà privata che funge da limite a quella collettiva, e non viceversa ” . Si esaltano le voci del passato, utili a ricordare ai cittadini il diritto a recarsi su qualsivoglia suolo demaniale ed urlare, sulla scia dell’insegnamento offerto da Lorenzo Meucci, ” questa terra è nostra! ”

Maddalena, forse nella sua opera più incisiva, rammenta a tutti che quello che può apparire uno slogan come ” allo Stato il potere, ai cittadini la proprietà ” , non sia nient’altro che uno dei principi cardine imposti dalla nostra Costituzione, a dovere definita ” la più bella del mondo ” , proprio perché intenta ad affermare a gran voce, in ogni sua parte, l’imprescindibile importanza dell’umana dignità .

E’ il popolo il legittimo proprietario del territorio, il ” dominium eminens ” che riempie le pagine di questo bel saggio. Ed è opportuno ricordare che cosìcome la legge ha concesso illimitati poteri alla proprietà privata, cosìessa può, in ogni momento, limitarglieli. Per troppi anni si è voluto dimenticare il dovere del proprietario di un terreno di rispettare la funzione sociale del bene e di come un suo inadempimento possa comportare la rescissione dello stesso diritto di proprietà .

Per Maddalena quindi non occorre reinventarsi un politica mondiale ed un assetto socio-economico ex novo; basterebbe una decisa riforma globale che però sappia trarre spunto da quanto già posto in essere, proprio come la nostra Costituzione. Ad ognuno di noi spetta quindi il compito di mobilitarsi a difesa di quel bene collettivo che è il territorio di cui, piaccia o no, dobbiamo rivendicare, come cittadini, un solido e legittimo diritto di proprietà .

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