" Usano i materiali di scarto di una casa in ristrutturazione, cosìaiutano la proprietaria a disfarsi dell ' ingombro e ottengono gratis quello che gli serve "
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Nardò, autorecupero per le case dei braccianti stranieri

I volontari di Diritti a sud sostengono il contrasto allo sfruttamento dei migranti nelle campagne

Nelle campagne di Nardò (Lecce) i giovani volontari dell ' associazione Diritti a sud aiutano i braccianti stranieri a recuperare i vecchi ruderi abbandonati grazie al riutilizzo di materiali di scarto. L ' associazione è impegnata anche nella realizzazione di percorsi di integrazione e inclusione sociale (come i corsi di italiano) per favorire l'inserimento dei migranti nel tessuto sociale della città .  

Sono molti i luoghi in disuso e abbandonati che potrebbero prestarsi all’innovativa iniziativa di riuso dei giovani volontari di Diritti a sud, impegnati in azioni di solidarietà attiva come nel caso dell’autorecupero di un vecchio rudere di campagna a Nardò. I molti lavoratori stranieri stagionali vivono spesso in tendopoli adibite ad hoc, o in dimore di fortuna, mentre i pochi migranti che rimangono in Italia anche dopo la raccolta, durante i periodi più freddi, sono spesso rifugiati politici che continuano ad abitare le vecchie casupole di campagna, come Mussa.

Autorecupero dei ruderi di campagna

Mussa è un bracciante agricolo che vive a Nardò, impiegato da anni nella raccolta di angurie e pomodori nei campi salentini. I giovani volontari, per lo più studenti, dell’associazione Diritti a sud si sono offerti di aiutarlo a raggiungere una condizione abitativa più accogliente. Dopo aver cercato invano casa in affitto, sono in questi giorni impegnati nei lavori di recupero di un vecchio rudere presente nella campagna dove Mussa lavora. I volontari ” usano i materiali di scarto di una casa in ristrutturazione, cosìaiutano la proprietaria a disfarsi dell’ingombro e ottengono gratis quello che gli serve ” per isolare termicamente la casa abbandonata. Sì, perché non si muore di freddo solo sui barconi, ma anche in Italia. Anche i braccianti agricoli, il più delle volte sprovvisti di contratto e di qualsiasi tutela per il lavoratore, sono vittime di un sistema di sfruttamento quotidiano.

Vita e lavoro nei campi

Nel 2011 Mussa, rifugiato politico sudanese, è stato tra i leader della rivolta che ha portato lo Stato italiano a introdurre nel codice penale il reato di caporalato. In un’intervista dice ” un’ora di lavoro in campagna è come un giorno in fabbrica ” e a preoccupare è più che altro la mancanza di tutele e l’assenza di diritti di base per questi lavoratori. Possiamo riferirci alla stessa condizione abitativa dei migranti stranieri impiegati nelle campagne italiane. La criticità è dovuta non solo al lavoro pesante nei campi, quanto all’assenza di un’assistenza sanitaria e alla precarietà dei giacigli notturni in cui i braccianti passano la notte, che non permette di riposare il corpo e costringe i migranti a vivere in situazioni al limite dell’allarme umanitario. E’ la stessa Emergency a denunciare il pericolo causato dalle condizioni di vita e alloggiative dei braccianti agricoli stranieri, grazie al suo ambulatorio mobile che è presente nelle nostre campagne durante il periodo della raccolta.
Diritti a sud è una realtà che ha formalizzato il suo impegno solo di recente e ospita al suo interno “sensibilità differenti ma accomunate dalla convinzione che sia un dovere morale aiutare chi si trova in condizioni di disagio”. L’organizzazione si distingue per quella che è la sua più bella caratteristica e cioè la capacità di aver creato “una rete di relazioni stabili e di rapporti umani autentici che vanno aldilà delle differenze di nazionalità , religione o colore della pelle”.

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