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"Lo scopo è creare una cittadella della cultura e del fare in cui possano nascere nuove idee o dove la gente possa andare per realizzare le proprie"
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Spazio Grisù, una ex caserma dei vigili del fuoco riprende vita a Ferrara

La prima 'factory creativa' dell ' Emilia-Romagna

Nel 2012 nasceva in Emilia-Romagna " Spazio Grisù " . Precisamente, il 5 ottobre 2012 una ex caserma dei vigili del fuoco fu ufficialmente adottata dell ' Associazione culturale e di promozione sociale non profit " Grisù " e trasformata in uno spazio di produzione e condivisione, ma anche di arte e cultura.

” La finalità  – come si legge sul sito web del progetto Spazio Grisùè quella di agevolare l’espansione di realtà  imprenditoriali avviate da poco ma potenzialmente in forte crescita e, successivamente, avviare start up di imprese creative, dando gli spazi in gratuità  ” .
Luoghi abbandonati da anni diventano cosìfonte immensa di risorse in un contesto di collaborazione e scambio.
Singoli imprenditori possono richiedere in concessione temporanea spazi di produzione, che saranno forniti dall’Associazione Grisù sulla base della qualità  dei progetti presentati al momento della richiesta stessa.SpazioGrisù1
Un sorta di centro di raccolta di eccellenze, dunque, che ha come obiettivo non solo l’incentivo allo sviluppo territoriale da un punto di vista economico, ma anche la creazione di relazioni e collaborazioni innovative.
Abbiamo intervistato Fabrizio Casetti presidente dell’Associazione ” Grisù ” . Ci ha spiegato quanto innovativa sia questa iniziativa, quanti vantaggi può portare alla collettività  locale e a che punto è arrivato il progetto a qualche anno dalla sua nascita.

Da dove nasce l’idea di trasformare una ex Caserma dei Vigili del Fuoco in una ” factory creativa ” ? E quali sono i motivi per cui si è deciso di puntare proprio sul settore della cultura e della creatività  per far risorgere questo luogo, ormai abbandonato da anni?
“In un contesto cittadino come quello di Ferrara è abbastanza facile intercettare bisogni ed esperienze molto trasversali, si ha cioè la possibilità  di conoscere persone e situazioni varie e diversificate; questo ha permesso ad alcuni di noi di sentire un desiderio comune e diffuso che era quello di provare a crearsi qualcosa da sé. Il terremoto del 2012, poi, ha accresciuto questa spinta. Teniamo anche conto che Ferrara è una sede universitaria che conta circa 15 mila studenti, da cui nascono idee e competenze che necessitano di uno sbocco professionale. Il problema rilevato è che, dopo i primi passi in città , spesso le idee devono migrare altrove per inseguire lo sviluppo. Abbiamo quindi cominciato a ragionare su quale poteva essere il modo di trattenere a Ferrara queste competenze e queste nuove imprese. La soluzione più semplice ed immediata sarebbe stata quella di trovare loro dei finanziamenti, ma, come sappiamo, questa strada non è quasi più praticabile. Approfondendo l’analisi, abbiamo visto che spesso i fondi disponibili venivano impiegati per pagare l’affitto della sede. Molte delle imprese più promettenti rientravano tra le ICC, Imprese Culturali Creative. Queste imprese hanno alcune caratteristiche peculiari: essendo atipiche, hanno bisogno di sedi molto particolari, che non sono né uffici né laboratori, ma entrambe le cose e in misura variabile, quindi non si può fornire loro un luogo ” preconfezionato ” . Le ICC hanno generalmente un basso impatto ambientale, ciò le rende adatte anche a contesti urbani. Rivolgendosi ad una clientela di ambito culturale, hanno bisogno di sedi di rappresentanza e fascino, quindi spesso costose. A questo punto l’esperienza personale di alcuni dei fondatori ci ha fatto esaminare la normativa ” anti squat ” , in vigore nei Paesi Bassi, in base alla quale i proprietari di immobili sfitti possono nominare dei ” custodi ” che li abitino, a patto di mantenerli in ordine e di liberarli in breve tempo su richiesta del proprietario. A perfezionare l’idea ci hanno aiutato anche alcuni docenti e studenti della Facoltà  di Architettura che hanno esaminato circa 70 casi simili in Europa, mettendo in luce le ” best practices ” da imitare, ma soprattutto le ” worst practices ” da evitare. Da questi studi è nato poi lo studio OURlab (Other Urban Resources Lab), che ora ha sede a Spazio Grisù.
Abbiamo esaminato vari possibili edifici, sia pubblici che privati, e la scelta è ricaduta sull’ex Caserma dei Vigili del Fuoco, in disuso dal 2004, ma in buone condizioni strutturali. Alla Provincia di Ferrara, proprietaria dell’immobile, abbiamo chiesto di poterla usare per insediarvi le ICC che, a fronte di un comodato gratuito, si sarebbero impegnate a recuperare a loro spese gli spazi loro assegnati. Le imprese possono creare i propri spazi, adattandoli ai loro specifici bisogni, rendendoli attraenti e funzionali. Essendo poi imprese profit, possono generare i capitali per i restauri”.

In un momento di crisi economica come quello che stiamo vivendo da qualche anno a questa parte è importante sostenere le imprese nella loro attività , soprattutto quelle avviate da ragazzi giovani, e che affiancano alla produzione e allo scambio economico la cultura, la creatività , il sociale. Secondo la vostra esperienza, sono molto diffuse in Italia imprese di questo genere? L’imprenditoria culturale è abbastanza valorizzata?
“La crisi in atto ha disgregato i tradizionali approcci al mondo del lavoro, generando molteplici nuove attività , che spesso non hanno un codice Ateco univoco. Le nuove tecnologie e i nuovi stili di vita hanno ulteriormente complicato le cose e un più diffuso senso sociale ha messo in luce il fatto che il bilancio aziendale non deve essere solo quello economico.
Un’indagine effettuata sul territorio ferrarese da parte di SIPRO e del Cento Studi Santagata di Torino ha rilevato una ricca presenza di ICC sul territorio ferrarese; ha quindi senso pensare ad una politica di supporto alle nuove imprese. Prendere in considerazione solo quelle composte da giovani è riduttivo, in quanto sempre più esperienza ed innovazione di mescolano con i dati anagrafici degli imprenditori. Per valorizzare le ICC serve una rete di supporto, promozione, comunicazione che parte dalle agenzie per lo sviluppo, passa attraverso le associazioni di categoria e arriva a tutti i possibili stakeholder. Ciò significa che il sistema deve essere integrato, organizzato e condiviso, superando le tradizionali divisioni settoriali dei compiti; ovvero ci si sta necessariamente lavorando”.

Spazio Grisù è spesso luogo di eventi culturali e artistici, e, tra i progetti, sono previste anche collaborazioni con imprese estere. A questo proposito, a che punto sono le attività ?
“Il progetto Spazio Grisù è a lungo termine ed è composto da step successivi. Ci sono già  stati contatti con realtà  estere che operano in ambiti analoghi e verranno intensificati in futuro. Una volta superata la prima fase di insediamento nella struttura, sono otto le imprese che vi lavorano attualmente, per un totale di circa 40 persone stabilmente presenti; altre tre imprese stanno finendo di sistemare i loro spazi.
Ora si è aperta la prima fase sociale di apertura dello spazio ai cittadini e a breve anche alle scuole. Quando anche questa fase sarà  ben avviata avremo un ampio ventaglio di proposte con cui attirare l’interesse, anche dall’estero”.

Uno degli scopi del progetto Spazio Grisù è anche creare un ” dialogo proficuo e di scambio con le realtà  locali, del quartiere e del territorio ” , offrendo la possibilità  concreta alle imprese selezionate, mediante la costruzione di aree comuni, di scambiare idee e confrontarsi. Nella quotidianità , si respira effettivamente questo clima di condivisione? C’è qualche aneddoto a testimonianza di questo ambiente di collaborazione?
“Spazio Grisù è un luogo di ” promiscuità  lavorativa ” : le ICC traggono naturalmente vantaggio nel lavorare ” gomito a gomito ” , specie se vi è eterogeneità  di campi di interesse, la biodiversità  vince sempre. Sono già  molti i progetti nati dentro a Spazio Grisù che vedono la collaborazione, a vario titolo, di diverse imprese. Per il territorio abbiamo organizzato varie iniziative ed eventi per presentare il progetto e sono stati fatti molti concerti nell’ampio cortile per riportare l’edificio nella mappa mentale della gente. Agrimercato
Da questa primavera ospitiamo settimanalmente l’Agrimercato della Coldiretti che, oltre ad essere un servizio per il quartiere, è anche un punto di aggregazione e socialità  che coinvolge una diversa fascia di popolazione.

Sono poi in preparazione attività  rivolte alle scuole, soprattutto in ambito informatico, grazie alle competenza che alcune delle imprese insediate mettono a disposizione. L’ultima iniziativa in ordine di tempo è ” Grisù incontra il design ” , durante la quale un selezionato gruppo di stakeholder ha avuto l’occasione di ascoltare alcuni designer, ferraresi e non, raccontarsi e presentare le loro creazioni, il tutto durante una cena preparata da un food designer. Lo scopo è sempre quello di mostrare alla città  quali ricchezze sono presenti e permettere alle imprese di incontrare il mercato. Alcuni esempi sulle sinergie possono essere quello di Tryeco che, avendo avuto l’incarico di rilevare le lesioni post sisma in alcune chiese, ha avuto il supporto di Innova, impresa che ha progettato e realizzato un drone con caratteristiche specifiche, aggiungendovi anche maggiori funzionalità . Oppure Quantility che, per i siti di e-commerce che gestisce, utilizza un grafico ed un fotografo (Obst e Spaziografia) entrambi insediati a Spazio Grisù”.

In tutto ciò, i cittadini sono totalmente coinvolti nel progetto: dagli eventi per i bambini delle scuole, al coinvolgimento dei più anziani, passando per l’apertura periodica degli studi ai cittadini, che, in questo modo, hanno la possibilità  di ” monitorare ” le imprese selezionate. In che termini la cittadinanza sta partecipando all’iniziativa?
“Per ora, l’accesso ai cittadini è controllato, ma la Provincia ha ottenuto un finanziamento regionale con cui verranno fatti lavori di manutenzione straordinarie e verranno resi accessibili vari spazi. In questo modo sarà  più facile per i cittadini usufruire degli spazi e incontrare le imprese.IMG_1025-150x150
In previsione di ciò, abbiamo già  iniziato i preparativi stringendo un accordo con un internet provider (Acantho) che ci fornirà  la connessione in fibra ottica a 100 mega ad un prezzo agevolato, cosìda poter fornire una rete wifi gratuita negli spazi comuni e l’artista Silvia Donini ci ha donato la sua opera esposta alla Biennale di Venezia, che è composta da alcune panchine appese agli alberi che sono dotate di prese usb alimentate da pannelli solari, naturalmente progettate e realizzate con la collaborazione di MiDo e Unbeldì, due imprese di Spazio Grisù”.

Chiudendo gli occhi e provando a fare un bilancio delle attività , delle collaborazioni e dei progetti realizzati fino ad ora, potete ritener soddisfatte le vostre aspettative?
“L’immobile pubblico dismesso ha ripreso vita, senza investimenti pubblici. Le imprese hanno potuto creare ad un costo contenuto la sede più adatta ai propri bisogni. Con il denaro risparmiato hanno fatto migliori investimenti e alcune hanno incrementato notevolmente il numero degli addetti. Il quartiere si sta rivitalizzando. Lo scopo finale è quello di creare una cittadella della cultura e del fare in cui possano nascere nuove idee o dove la gente possa andare per realizzare le proprie. C’è ancora molto da fare”.

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