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Coinvolgere i cittadini in una riscoperta dei propri luoghi e della propria storia, con la speranza della nascita di una nuova sensibilità  civica
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Forlà¬, alla riconquista degli spazi abbandonati

L'intervista a Filippo Santolini, dell'Associazione Spazi Indecisi

L ' associazione Spazi Indecisi nasce a Forlìnel 2009 con la volontà  di valorizzare e far riscoprire alla cittadinanza gli spazi e i luoghi abbandonati, tramite eventi e campagne di comunicazione. Sostenitori del Regolamento per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani promosso da Labsus, abbiamo intervistato l ' architetto Filippo Santolini per capire il progetto, le sue evoluzioni e come il regolamento possa migliorarne l ' efficienza.

Logo Associazione Spazi indecisi

Spazi Indecisi nasce dalla volontà  di riflettere sulla città  e su tutti quei luoghi fisici che la comunità  ha dimenticato. Come si legge sul sito, gli ” spazi indecisi ” sono tutti quei luoghi ” dimenticati dall’uomo e dalla società  per incuranza, in-cultura o perché in attesa di un utilizzo migliore ” .
Nasce quindi l’esigenza di rispondere a ciò, tramite la riscoperta di questi luoghi, che portano con sé anche una memoria e una storia spesso dimenticate. Come ci ricorda Filippo Santolini, ” tutto nasce dal fatto che chi conosceva questi spazi cominciava a non vederli, per cui abbiamo sentito l’esigenza di riguardare gli spazi abbandonati con occhi diversi ” . L’obiettivo diventa quindi ” improntare nella memoria collettiva di una comunità  quei luoghi che hanno perso di significato e farli rivivere ” .
Come si è tradotto questa voglia di riscoperta? I progetti spaziano dalla mappatura online degli edifici abbandonati al loro riutilizzo temporaneo tramite eventi organizzati per l’occasione. Le parole chiave sono rigenerazione e rinnovamento culturale, con l’obiettivo di coinvolgere i cittadini in una riscoperta dei propri luoghi e della propria storia, con la speranza della nascita di una nuova sensibilità  civica.
Una riappropriazione rigorosamente dal basso di tutti quei beni comuni urbani lasciati in stato d’abbandono. Come specifica Filippo Santolini ” i beni comuni non sono intesi solo come edifici, ma sono anche quei luoghi e quegli spazi nel senso più ampio che non rientrano più nella vita quotidiana delle persone, ma che portano con sé frammenti di storia ” .

Le riappropriazioni simboliche

Fra i diversi progetti di Spazi Indecisi ritornano costantemente le tematiche legate all’importanza del territorio e alla partecipazione dal basso. La mappatura dei luoghi, per esempio, oltre ad essere suddivisa per tematiche (riconducibili alla storia degli edifici), permette anche la possibilità  di partecipare al progetto tramite segnalazioni sul sito.
Il lavoro sul territorio si esplica anche creando dei percorsi ad hoc, come il progetto ” Cicli indecisi ” . Questo progetto nasce come percorso cicloturistico per le vie di Forlì, permettendo una riappropriazione simbolica degli spazi tramite allestimenti temporanei e approfondimenti sulla storia degli edifici visitati. Sin dall’inizio si è riscontrata un’ampia partecipazione da parte della comunità , evidenziata nelle numerose richieste pervenute riguardo la possibilità  di ritornare nei luoghi visitati.
Questi ” percorsi culturali e potenzialmente anche turistici ” dimostrano innanzitutto la volontà  della comunità  di riscoprire la propria storia e la propria identità , oltre a permettere la rigenerazione del tessuto territoriale. Una rigenerazione che può esser vista come risposta al degrado delle città , oltre che come possibile fattore di aggregazione sociale e culturale.

L’incontro con Labsus

Spazi indecisi si lega quindi fortemente alla necessità  di riscoprire e valorizzare i beni comuni urbani. Ciò si è tradotto nell’incontro con Labsus e nella consapevolezza della necessità  di adottare il regolamento. Come spiega Filippo Santolini, il regolamento ” chiuderebbe un buco amministrativo enorme che abbiamo provato sulla nostra pelle e che molto spesso ostacola completamente le azioni delle diverse associazioni del territorio ” . ” Le amministrazioni ” , continua, ” devono capire il potenziale della comunità  ” .
Un concetto di comunità  che supera i confini della singola città . L’idea infatti è quella di far adottare il regolamento non solo a Forlì, ma anche nei comuni secondari limitrofi, per permettere ” l’intero risveglio del territorio ” .
Un regolamento necessario, volto a ” diventare punto di partenza per le sperimentazioni degli spazi ” , oltre che strumento per consentire alla comunità  stessa di scegliere quali interventi fare ” tramite un approccio dal basso e molto più sostenibile a livello economico ” .
Spazi indecisi propone quindi un’alternativa ” ai grandi progetti che non servono né alla città  né possono essere riutilizzati dai cittadini ” . Filippo Santolini ci spiega come sia necessaria un’alternativa che possa essere valutata dalla stessa comunità  e che possa esser vista in un’ottica futura. Ciò sicuramente può diventare possibile tramite l’adozione del regolamento, ” i cui valori sentiamo anche nostri ” , aggiunge, ” per questo nel futuro vorremmo diventare referenti territoriali di Labsus ” .

Quale futuro?

Come reagiscono le istituzioni? Filippo Santolini ci spiega che l’approvazione del regolamento di Labsus è ancora in corso, ma c’è comunque un avvicinamento. L’assessore che porta avanti il percorso ha infatti chiesto a Spazi Indecisi di mappare gli edifici inutilizzati dal Comune per poterli successivamente dare in gestione.
Il processo è ancora in corso, ma non mancano segnali positivi da parte delle istituzioni. Filippo Santolini ci racconta della vittoria del bando della regione Romagna per la riqualificazione dell’ex deposito Atr (Azienda trasporti Romagna). Una partnership tra Comune, privato (l’azienda è una Società  consortile a responsabilità  limitata, ndr) e associazionismo. Ci spiega come questa insolita collaborazione sia una grande sfida, ma anche una grande opportunità : ” se pensiamo di far rigenerare questi luoghi e far sopravvivere il pubblico dobbiamo pensare a questo tipo di innesto, soprattutto attraverso questo tipo di privati, cioè associazionismo e terzo settore che possono portare un grande contributo a questi percorsi ” .

Per quanto si tratti di processi ancora in corso, è indubbio che l’associazionismo attivo e la diffusione del regolamento di Labsus abbiano portato a una crescente attenzione verso la cura dei beni comuni da parte dei cittadini, oltre che ad un’apertura da parte delle istituzioni un tempo impensabile.

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