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FabLab a Roma: quando all’incontro tra bit e atomi si affianca quello tra Regione e Ater

Un protocollo d'intesa tra Regione Lazio e Ater Roma per la realizzazione di FabLab e Coworking negli edifici dismessi dell'ATER

Quella dei FabLab è una realtà che ha subito avuto un grandissimo successo e il protocollo d'intesa siglato tra Regione Lazio e Ater Roma va in questa direzione. Vediamo da vicino di cosa si tratta, cominciando con un breve approfondimento sui FabLab.  

Innanzitutto sorge spontaneo chiedersi: che cos’è un FabLAb? Dall’inglese Fabrication Laboratory, si tratta di spazi caratterizzati dalla presenza di tecnologie necessarie per la fabbricazione digitale. Sono dei veri e propri laboratori, al cui interno si trovano macchinari di vario tipo quali, ad esempio, stampanti 3D, laser cutter e postazioni elettroniche. Detta così, sembrerebbero un’officina o un laboratorio come tanti altri, ma non è cosìperché, a rendere i FabLab tali, non sono solo gli strumenti, ma anche e soprattutto le persone che attraversano questi spazi e generano processi al loro interno: non solo fisici, volti alla progettazione e alla realizzazione di nuovi oggetti, ma anche processi immateriali che prendono avvio dall’incontro e dallo scambio di idee, esperienze e professionalità .

Uno spazio dove si incontrano bit e atomi, ma anche persone

Tra le cose più innovative che si possono ritrovare all’interno di un FabLab e, per molti aspetti anche tra le più interessanti, non vi è solo la strumentazione disponibile, ma anche la comunità che con quella strumentazione lavora. Oltre ad essere spazi in cui bit e atomi si incontrano, i Fab Lab incentivano l’incontro e la collaborazione tra le persone che rendono possibile questo intreccio. Non vi è solo la comunità locale; ogni FabLab a sua volta è un nodo di un network mondiale che costituisce una comunità globale. Un fenomeno tanto diffuso non può che essere vario, nonché in continuo mutamento e non è raro incontrare modelli ibridi o affini; per questo, sia il Center for Bits and Atoms, sia la Fab Foundation, si sono impegnati a definire le caratteristiche che contraddistinguono un FabLab, arrivando a elencare 4 condizioni necessarie affinché un FabLab possa definirsi tale, tra cui l’accesso pubblico e la sottoscrizione della FabCharter. La Fondazione Make in Italy CDB ha inoltre realizzato una pagina apposita nel wiki per continuare a sviluppare il concetto di FabLab nel tempo.

Il concetto di FabLab nasce da un’idea del prof. Neil Gershenfeld del Massachusetts Institute of Technology all’inizio del millennio (è del 2005 il suo testoFab. Dal personal computer al personal fabricator) e non tarda ad arrivare in Italia. Nel 2011 a Torino, presso la mostra “Stazione futuro” allestita in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, viene allestito un FabLab temporaneo: è il primo laboratorio italiano, che prende il nome di FabLab Italia. L’anno seguente a Roma si svolge il WorldWideRome, un evento intitolato Makers! che porta sul palcoscenico le prime esperienze italiane. Nel 2013, sempre a Roma, ha luogo la prima edizione della MakerFaire Rome, visitata da 35mila persone che aumentano a 90mila l’anno seguente, quando ormai in Italia i FabLab sono oltre 50. Nel Lazio, ad esempio, è presente il FabLab distribuito della Regione Lazio, nato dal progetto ” START UP – Creazione di FabLab regionali per imprese operanti nel campo culturale, creativo e delle arti figurative ” promosso dall’Assessorato alla Cultura e Politiche giovanili della Regione Lazio.

Promuovere la nascita di FabLab e Coworking all’interno di edifici dismessi

All’interno di questa cornice brevemente riassunta si inserisce l’accordo firmato dal vicepresidente della Regione Lazio, Massimiliano Smeriglio e dal commissario straordinario di Ater Roma, Giovanni Tamburino. Il protocollo d’intesa riguarda ” la promozione di attività sinergiche con l’obiettivo di rafforzare iniziative di formazione professionale ed incentivare realtà imprenditoriali giovanili sul territorio ” . Il partenariato con Ater Roma permette ” la possibilità di favorire la locazione di immobili ad uso commerciale di proprietà Ater oggi non utilizzati e la sperimentazione di forme di partenariato diretto fra le parti ” . Il primo progetto sorgerà nel quartiere della Garbatella, presso la sede dell’ex falegnameria aziendale di via Guglielmo Massaia, con il nome ” Coworking-fab lab Garbatella ” . Sarà uno spazio di 700 metri quadrati in cui, alle attrezzature già presenti e ancora funzionanti, si aggiungeranno le tecnologie per la fabbricazione del digitale, un FabLab in piena regola, volto ad accogliere una sua comunità e a fornire gli strumenti necessari all’incontro tra bit e atomi.

Nell’intervista rilasciata al quotidiano “La Repubblica”, Smeriglio sottolinea come questo progetto abbia “un duplice valore: da una parte, l’individuazione di spazi idonei ad attività formative, dall’altra, l’utilizzo di immobili oggi inutilizzati. Con questo protocollo nei prossimi mesi saremo in grado di mettere a disposizione dei cittadini del Lazio spazi pubblici dove potranno essere effettuate iniziative di formazione, con l’obiettivo di favorire l’imprenditorialità ” . Concorda Tamburino, che aggiunge come questi interventi ” contribuiranno alla rigenerazione urbana dei quartieri e del patrimonio immobiliare pubblico di proprietà dell’Azienda in linea con le finalità sociali di Ater Roma ” .

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