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“Cittadini creativi”, un fab-lab di servizi dove cittadini, designer e istituzioni si incontrano

A Milano, un progetto per l'ideazione di veri e propri prototipi di servizio da parte dei cittadini in collaborazione con designer e istituzioni

Esiste uno spazio di coproduzione e coprogettazione dove cittadini, designer, istituzioni e attori locali si incontrano per raccogliere idee e sperimentarle, un fab-lab di servizi in cui i cittadini partecipano all'ideazione dei servizi di cui hanno bisogno per la vita quotidiana nel quartiere.

Questo spazio si chiama ” Cittadini Creativi ” e nasce all’interno del dottorato di ricerca di Daniela Selloni, service designer, ricercatrice e docente presso la laurea magistrale in Product service system design del Politecnico di Milano, nell’ambito del design dei servizi.
Il progetto è ospitato da Cascina Cuccagna a Milano e ambisce a creare un nuovo formato di intervento e collaborazione, dove i cittadini sono “veri e propri service-thinkers e service-makers.
A
parlarci del progetto è la sua ideatrice, Daniela Selloni, che ci ha spiegato come ha preso forma l’idea che ne sta alla base e come ha trovato concreta realizzazione.

Come è nata l’idea che sta alla base del progetto “Cittadini Creativi”?
Cittadini Creativi è un progetto nato all’interno del mio dottorato di ricerca presso il POLIMI DESIS Lab del Politecnico di Milano, nell’ambito del design dei servizi e dell’innovazione sociale. Si tratta di uno spazio di incontro tra cittadini, designer, istituzioni e attori locali, un contenitore collaborativo per co-progettare e co-produrre servizi per la vita quotidiana nel quartiere. Il progetto è stato ospitato da Cascina Cuccagna e ha avuto una specifica applicazione territoriale nella Zona 4 di Milano.
L’idea iniziale è stata quella di portare la ricerca fuori dalle università e dentro la società , mettendola in contatto diretto con la città e i suoi abitanti, proprio in un luogo simbolo dell’attivismo milanese come la Cascina Cuccagna. Lo scopo principale era testare metodi e strumenti di co-design in un ambito di servizi inedito, e quindi diverso dal settore privato e aziendale dove il design dei servizi si è sempre concentrato, lavorando insieme a una comunità di cittadini e non solo di ” utenti ” . Non è un caso che negli ultimi anni la sfera pubblica sia diventata oggetto di studio e di sperimentazione in molti laboratori di ricerca che si occupano di co-design e service design.

Cosa si intende per “design dei servizi”?
Domanda molto ampia, perché richiede la definizione di un’area disciplinare i cui confini si stanno continuamente modulando ed espandendo. Pur essendo restìa a fornire definizioni a scatola chiusa, si può affermare che in generale il design dei servizi è un’attività che progetta lo spazio in cui hanno luogo le interazioni tra il sistema di erogazione e il suo fruitore e, quindi, che progetta un ambiente fisico e sensoriale e l’insieme delle informazioni funzionali e simboliche necessarie per fruire del servizio. Attraverso un’attività di design dei servizi si cerca di predisporre le condizioni affinché un servizio si svolga in maniera efficace, efficiente e piacevole, auspicabilmente sostenibile da un punto di vista ambientale e sociale. Non è una scienza esatta, perché il comportamento delle persone (e quindi la reazione degli utenti) non si può progettare; si progettano, appunto, le condizioni favorevoli.

Progettare servizi in maniera condivisa nell’interesse pubblico

Secondo lei, l’autoproduzione di servizi da parte dei cittadini può rappresentare una risposta concreta ai nuovi bisogni emersi nella società ?
L’autoproduzione di servizi da parte dei cittadini per adesso non è possibile, né rappresenta uno scenario vicino nel futuro; parlerei, piuttosto, di una progettazione e produzione condivisa tra più attori che perseguono l’interesse pubblico. Nel mio lavoro di ricerca parlo, appunto, di ‘public-interest services‘, ossia di servizi che non sono né pubblici né privati, ma stanno in un’area ibrida in cui il provider di questi servizi è un insieme di attori di varia provenienza (cittadini, aziende, associazioni, imprese del terzo settore, il comune o il ministero) che hanno stretto un’alleanza, hanno ” allineato i propri interessi ” anche grazie a metodi e strumenti di co-design.

“Cittadini Creativi” è un progetto che vede la partecipazione congiunta di cittadini e designer. Chiunque può partecipare al progetto e proporre la propria idea?
In teoria si, perché si tratta di un processo democratico, certamente ci sono delle ” regole e dei ruoli ” da accettare e da impersonare che garantiscono una corretta partecipazione al processo. Chi ha partecipato ha dimostrato apertura, flessibilità , capacità di cambiare idea e di costruire sulle idee dell’altro; più o meno tutti, con dovuti distinguo, hanno mostrato un certo ” comfort with ambiguity ” ( per dirla con un’espressione di Tim Brown) nel senso che si è lavorato in uno spazio sperimentale dove c’erano poche certezze e dove era chiaro che tutti avevamo la possibilità di sbagliare, le stesse idee progettuali che avevamo concepito insieme potevano poi rivelarsi poco convincenti e, quindi, dovevamo essere pronti a ricominciare da capo.

Ci può parlare di un servizio o progetto ideato nell’ambito di “Cittadini Creativi”?
Tra i servizi nati c’è lo Sportello del Cittadino, che poi è diventato ” Gli sportelli della Cuccagna al servizio di Cittadino ” . Si tratta di un servizio che fornisce al cittadino un primo orientamento di fronte a un problema legale o burocratico, ecco perché nello sportello sono presenti differenti figure professionali: l’architetto, il commercialista, l’avvocato, etc. e appunto ci sono diversi sportelli (sportello legale, sportello fiscale, sportello architetto, sportello energia). Il servizio si avvale degli spazi della Cascina Cuccagna e funziona su appuntamento, ma possiede un sistema di pronto soccorso telefonico e digitale, che serve anche da filtro per valutare le richieste e gestirle in ordine di importanza. A una prima richiesta di contatto segue poi la consulenza face- to-face che dura massimo mezz’ora: una specie di speed-coaching dove, cittadini preparati (che sono dei veri e propri professionisti), assistono altri cittadini su una particolare problematica.
Il servizio per adesso è gratuito, non si esclude che in futuro possa passare da no-profit a low-profit con un tariffario di base che, nella percezione degli utenti, aumenta l’affidabilità Ì€ del servizio (cosìcome è stato riscontrato da varie interviste) e, al tempo stesso, costituisce una micro-economia per i professionisti coinvolti.

Il progetto “Cittadini Creativi” sarà esportabile in altre città ?
La preparazione del progetto ha richiesto un anno di “immersione ambientale” all’interno della comunità . Attraverso metodi di ricerca etnografica, partecipazione ad attività ed eventi locali, sono riuscita ad entrare in contatto con un gruppo di circa trenta cittadini, in parte già attivi nel quartiere, in parte semplici interessati, ma tutti disponibili ad iniziare una sperimentazione per “riprogettarsi la vita quotidiana” e conseguire risultati reali, ossia dei servizi che ricadono sul territorio e sulla comunità locale. Replicare questa prima parte del processo, che a DESIS abbiamo teorizzato con un approccio noto come ” community centred-design ” è difficile e costoso in termini di tempo, tuttavia credo sia necessario per costruire le premesse di lavoro. Si potrebbe certamente agire su una comunità già attiva, invece che spendere un anno a costituire un gruppo, questo faciliterebbe il processo, ma ad ogni modo ci vorrebbe un po’ di tempo per raccogliere dati di contesto.
L’altro ostacolo è che processi di questo tipo hanno bisogno della presenza di designer esperti per poter essere progettati e sviluppati, e attualmente ce ne sono pochi. Al Politecnico stiamo lavorando per formarli con la laurea specialistica in Product Service System Design, ma siamo solo all’inizio di questo percorso!

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