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La “bellezza” di Brunello Cucinelli nei beni comuni

Brunello Cucinelli, imprenditore umbro di successo, e il suo impegno per la valorizzazione del territorio. Una storia di beni comuni e bellezza.

Parafrasando il motto del noto imprenditore umbro, "i beni comuni salveranno il mondo ogni volta che il mondo salverà i beni comuni". Breve viaggio nell'impegno di Brunello Cucinelli per la tutela della sua terra d'origine, l'Umbria, in cui ha investito idee e denaro. Una storia di successo all'insegna del rispetto del territorio.

L’imprenditore, si sa, è orientato al profitto, al successo della propria impresa. Cosa può legare, quindi, questo suo mondo a quello dei beni comuni? Nel caso di Brunello Cucinelli la bellezza. Del territorio, delle sue tradizioni, delle storie di chi ha permesso a quelle comunità di resistere al tempo. ” La bellezza salverà il mondo ogni volta che il mondo salverà la bellezza ” si legge nelle pagine che presentano la filosofia aziendale della sua attività . Un impegno reale che ha portato l’imprenditore umbro a diventare un simbolo di capitalismo etico. Dal 1978 il “re del cashmere”, come è stato più volte definito dalla stampa nazionale e internazionale, ha sorpreso tutti con le sue innovazioni nel campo del tessile (sua l’idea di colorare il cashmere) e l’abilità di saper coniugare le esigenze della propria impresa a quelle del proprio territorio e della propria comunità . Infatti ai successi imprenditoriali (oltre ai riconoscimenti formali, nel 2012 ha quotato in borsa la sua azienda) ha sempre legato il sogno di un capitalismo che valorizzi l’uomo (non solo idealmente, a seguito della quotazione in borsa ha diviso gli utili con i propri dipendenti). Dal borgo medievale di Solomeo, sede della sua impresa, a pochi chilometri dal paese natale di Castel Rigone, lo stilista ha esportato nel mondo l’immagine di come il recupero del territorio possa risultare funzionale all’attività lavorativa e viceversa. Un circolo virtuoso con al centro l’uomo e la sua dignità , che nel lavoro si realizza. Il piccolo paesino in provincia di Perugia è l’emblema del recupero dell’ambiente cittadino. Invece di costruire nuovi edifici per ospitare uffici e laboratori, l’imprenditore umbro ha riallocato e ristrutturato gli edifici già esistenti, realizzando un ambiente lavorativo accogliente e affascinante, che gode del supporto economico del proprio lavoro, in quanto gli utili aziendali sono per la gran parte investiti per la sua cura e il suo miglioramento. Un lavoro al servizio della bellezza.

“Lo stato di alcune città è anche colpa di noi cittadini”

Cura del territorio, riscoperta della bellezza, lotta al degrado. Sono temi di stretta attualità per ogni amministrazione comunale e Brunello Cucinelli ne ha fatto la propria missione, dandone dimostrazione nel borgo medievale di Solomeo. In un incontro presso l’associazione Pro Ponte di Ponte San Giovanni ha spiegato la sua posizione: ” Dobbiamo far sìche le nostre città tornino ad essere più belle, più pulite. Non è vero che la colpa è solo delle amministrazioni, è colpa di tutti noi. Il fine dell’architettura nella storia, dagli Etruschi fino a cinquant’anni fa, era la bellezza; ora sembra essere la novità . A Solomeo sono vent’anni che non abbiamo più lo spazzino, ma c’è sempre stato qualcuno che ha pulito le strade del paese di propria iniziativa ” . Un messaggio che è stato presto recepito dall’associazione perugina con diverse iniziative legate alla pulizia delle strade. Una condivisione, quindi, delle responsabilità per un fine comune: la salvaguardia del proprio territorio.

La bellezza e i beni comuni

Beni comuni e bellezza. Il caso di Brunello Cucinelli può rappresentare un esempio di come anche un’impresa possa essere il volà no di quel cambiamento auspicato in termini di consapevolezza delle proprie responsabilità , nei confronti dell’ambiente e della comunità . Perché, come afferma il virtuoso imprenditore sul suo sito internet, ” il denaro riveste un vero valore solo quando è speso per migliorare l’esistenza e la crescita dell’uomo, ed è questo il nostro fine ” .

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