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Etica e beni comuni: la lezione di Bauman

Un abisso che ci invita a conoscere l’altro in un processo di rielaborazione di sé

“L’etica non ha un’essenza. La sua ‘essenza’, se vogliamo, consiste proprio nel non avere un’essenza, nel dissolvere le essenze. La sua “identità” consiste proprio nel non avere un’identità, nel disfare le identità”.
Emmanuel Lévinas, Ethics and Infinity: Conversations with Philippe Nemo (1985).

La questione dell’etica nella società contemporanea

Si vuole proporre con questa breve analisi una rilettura di un saggio di Zygmunt Bauman, spesso associato al concetto di società liquida ma i cui lavori spaziano andando a includere temi di ben più ampio respiro. Fin dall’introduzione, sono evidenti l’altezza e l’ambizione di Le sfide dell’etica: “Questo saggio è guidato dalla speranza che le fonti della forza morale, che nell’etica e nella pratica politica moderne erano nascoste alla vista, possano essere rese visibili, e al tempo stesso le ragioni della loro passata invisibilità possano essere meglio comprese; e che alla fine le opportunità di “rendere morale” la vita sociale possano – chissà? – aumentare”. Sempre nell’introduzione, Bauman evidenzia come i grandi temi dell’etica non abbiano in realtà perso importanza nella società contemporanea. Ciò che sembra necessario, piuttosto, è una nuova prospettiva.

Cenni sull’etica

Prima di ogni cosa, è bene dare una definizione di etica, nonostante le parole di Emmanuel Lévinas, in apertura, evidenzino la complessità del tema. L’etica, che secondo l’etimologia greca indica ciò che è relativo al costume, assume nella sfera del pensiero filosofico la fisionomia di una scienza, quella della morale. Nel linguaggio filosofico, secondo la definizione data dal Vocabolario Treccani, l’etica è “ogni dottrina o riflessione speculativa intorno al comportamento pratico dell’uomo”, soprattutto quando essa intenda “indicare quale sia il vero bene e quali i mezzi atti a conseguirlo, quali siano i doveri morali verso sé stessi e verso gli altri, e quali i criteri per giudicare sulla moralità delle azioni umane”. L’etica ha poi implicazioni anche nell’ambito teologico e della morale religiosa. Volgendo lo sguardo al passato, essere “nel giusto” secondo i dettami della Chiesa non significava scegliere; la vita intera veniva considerata prodotto della creazione divina. Essere “nel giusto” significava, semplicemente, non discostarsi dalla consuetudine, non scegliere.
Con l’allargamento e la differenziazione delle prospettive religiose e spirituali, gli uomini si sono riscoperti come individui, identità “non ancora attribuite”, con l’inevitabile conseguenza del peso della scelta. Proprio questa scelta, peso e privilegio, circoscrive e determina le basi dell’etica dei giorni nostri. Forse oggi, in una società fortemente influenzata dai processi di comunicazione, dal martellante tam-tam delle notizie, più o meno attendibili, dal consumismo delle informazioni, tendenti all’usa-e-getta e alle esagerazioni, è ancora possibile riscoprire l’etica.
La tendenza allo smarrimento e tale consumistica frenesia si ritrovano anche negli ambienti che abitiamo e negli spazi che frequentiamo e viviamo, specie nelle nostre città. È da considerare, infatti, che la città non è sempre un luogo facile dove vivere e condividere. Come afferma Richard Sennett in Il declino dell’uomo pubblico, molte opere architettoniche dei nostri giorni sembrano finalizzate al transito piuttosto che alla sosta. Inevitabile conseguenza di questa struttura è proprio che gli incontri non attivamente cercati possono essere evitati, con il pericolo che la comunità si dissolva, perda la propria identità fondamentale per un senso del comune. Insomma, in questo clima di lontananza e non-incontro l’etica pare essere fuori moda. Una riscoperta, però, non è impossibile.

Societas, communitas e il governo di Nessuno

Una distinzione su cui Bauman concentra parte della sua analisi riguarda i concetti di societas e communitas. Se, da una parte, la prima si contraddistingue per una certa eterogeneità (ci sono diverse classi sociali, status e ineguaglianze), dall’altra, l’idea di communitas sembra racchiudere in sé concetti quali uguaglianza, assenza di status e di anonimato. Tale distinzione risulta cruciale per gli obiettivi che Labsus si pone quotidianamente. Prendersi cura dei beni comuni, del bene comune, trae proprio origine dall’idea di comunità e appartenenza. Senza un senso di communitas, è impensabile costruire un nuovo modello di società. Hannah Arendt ha con grande coloritura definito la dispersione del senso di responsabilità, appartenenza e condivisioneil governo di Nessuno”. Capita infatti frequentemente che la responsabilità rimanga sospesa nell’aria, quasi fosse un palloncino colorato non appartenente a nessuno. La sensazione di fondo è che l’azione del singolo non comporti un cambiamento sufficiente.

Conoscere l’Altro, sapere dell’Altro

Dire che vivere comporta necessariamente essere in relazione con altri è una banalità. Diversamente, comprendere che quando parliamo di “altri” ci riferiamo a quanto noi sappiamo di loro è elaborazione più impegnativa. Abbiamo un’innata pre-concezione, ingenua, dell’altro per cui di frequente non ci concediamo il tempo di meditare su chi ci sta attorno. Già ne abbiamo immaginato i confini e a questo ci limitiamo. Vige la reciprocità delle prospettive secondo la quale “tu vedi ciò che io vedo perché gli oggetti che vediamo sono i medesimi”. Noi ci comprendiamo significa che tu capisci le mie parole perché le comprendi come le intendo io.
Attenzione, allora, se nasce l’incomprensione. L’incomprensione, infatti, è sconvolgente, disorientante, foriera di nuove prospettive. Se non comprendo, chiedo spiegazioni, rifletto, utilizzo la mia mente e innesco un processo di costruzione consapevole della conoscenza. La sfida della conoscenza scaturisce da un punto di rottura, da un’interruzione, da un’incomprensione. E, con queste parole, Labsus non solo vi invita a leggere questo libro denso, difficile e “dissacrante”, ma anche a non tirarsi indietro qualora si prospetti un’incomprensione, una divergenza di opinioni. Tramite il dialogo, purché in un clima di rispetto reciproco, si arriva ben oltre quelli che si pensavano essere i confini, personali e della società.