L’articolo di Pierfilippo Gatti, dal titolo “I privati nella normativa sui beni culturali quali promotori di sviluppo materiale e spirituale della comunità”, è uno dei contributi raccolti nel fascicolo n. 1 del 2026 della Rivista Labsus Ricerche.
Abstract
La ricerca ripercorre, in primo luogo, la storia della normativa italiana per quanto riguarda il patrimonio culturale in rapporto al ruolo partecipativo da parte di singoli cittadini e comunità; poi tenta di individuare una declinazione del ruolo del privato che non si ponga in dialettica al sistema pubblico ma che possa affiancarlo nella gestione condivisa del bene comune. In altri termini, l’autonoma iniziativa dei cittadini attivi, in quanto espressione di una società solidale, secondo quanto affermato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 131 del 2020, potrebbe concorrere, insieme all’autorità pubblica, alla cura e alla valorizzazione dell’eredità culturale.
Questa auspicata prospettiva trova riconoscimento nell’art. 1 della legge n. 241 del 1990, il quale stabilisce che i rapporti tra il cittadino e la pubblica amministrazione sono improntati ai principi della collaborazione e della buona fede. La buona fede, quale presupposto della collaborazione, richiama il principio costituzionale di solidarietà sancito dall’art. 2 Cost. Quest’ultimo «garantisce i diritti inviolabili dell’uomo», tra i quali è annoverato il diritto alla partecipazione alla vita culturale, riconosciuto dall’art. 27 della Dichiarazione universale dei diritti umani, e «richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà», tra i quali rientra il dovere, sancito dall’art. 4, comma 2, Cost., di svolgere un’attività «che concorra al progresso materiale o spirituale della società».
La partecipazione dei privati cittadini alle funzioni riguardanti il patrimonio storico-artistico risponderebbe, dunque, tanto al diritto alla partecipazione culturale quanto al dovere di concorrere al progresso materiale o spirituale della società, in un’ottica di solidarietà sociale riconosciuta anche dall’art. 111, comma 4, del Codice dei beni culturali e del paesaggio.
La solidarietà richiede che ciascuna componente sociale trovi il proprio limite nella giusta considerazione degli interessi altrui, favorendo l’elaborazione di un rapporto improntato all’amministrazione condivisa. Tali pratiche valorizzano il principio di sussidiarietà orizzontale sancito dall’art. 118 Cost. e contribuiscono al pieno sviluppo della persona.
La ricerca individua, quindi, gli istituti giuridici attualmente disponibili per garantire un’effettiva partecipazione, soffermandosi, in particolare, sul partenariato speciale pubblico-privato, previsto dall’art. 134 del Codice dei contratti pubblici, di cui al d.lgs. n. 36 del 2023.
Questo istituto presenta caratteri innovativi, poiché consente il coinvolgimento dei cittadini non soltanto nella gestione dei beni culturali, ma anche nella fase ideativa e creativa «ascendente». Rispetto alle tradizionali forme di partenariato, i privati divengono parte integrante di un percorso condiviso con la pubblica amministrazione, nel quale il dialogo e il confronto costituiscono elementi sostanziali del progetto.
Queste forme di corresponsabilità emergono da una vocazione progettuale del territorio e consentono l’integrazione, come previsto dall’art. 112, comma 4, del Codice dei beni culturali e del paesaggio, delle infrastrutture e dei settori produttivi connessi, secondo una logica di sostenibilità e di redistribuzione dei benefici a favore della comunità.
Nelle conclusioni si auspica, pertanto, il passaggio da una concezione del patrimonio incentrata sulla «cosa» e sul proprietario a una prospettiva che valorizzi le persone, in conformità a quanto previsto dalla Convenzione di Faro, ratificata e resa esecutiva con la legge n. 133 del 2020.
Questo processo può realizzarsi soltanto attraverso il riconoscimento di un ruolo centrale alle comunità, intese come attrici e corresponsabili del proprio destino. Ciò assume particolare rilievo in Italia, dove la diffusione e la capillarità del patrimonio culturale rendono imprescindibile, ai fini di una tutela e di una valorizzazione efficaci, il coinvolgimento e la partecipazione della collettività.
Sommario
1. Introduzione. – 2. Il ruolo dei privati: storia e attualità nella normativa italiana sui beni culturali. – 2.1. Dalla tradizione romana alla legislazione preunitaria. – 2.2. La normativa italiana nello Stato unitario. – 2.3. La normativa italiana oggi: dal Testo unico alla Convenzione di Faro. – 3. PPP e PSPP: processi partecipativi per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali. – 3.1. Una nuova visione del rapporto pubblico-privato. – 4. Conclusione
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Immagine di copertina: 🇸🇮 Janko Ferlič su Unsplash.
