L’articolo di Sara Ciccarese, dal titolo “Le Comunità culturali: modelli ed esiti della partecipazione”, è uno dei contributi raccolti nel fascicolo n. 1 del 2026 della Rivista Labsus Ricerche.

Abstract

La partecipazione ha un duplice volto; da un lato, far acquisire consapevolezza ai cittadini e alle comunità che, associate formalmente o informalmente, si vedono attribuite delle competenze al fine di raggiungere un obiettivo comune. Dall’altro lato, permette di riconoscere a beni pubblici un nuovo ruolo, divenendo possibili veicoli di espressione democratica, oltre che divenire strumenti per far sorgere nuove reti comunitarie.
Tale riflessione può essere declinata anche nelle ipotesi in cui i beni oggetto della partecipazione siano beni culturali.
Innanzitutto, occorre premettere che un bene culturale può diventare un bene comune, ed una prima forma di riconoscimento giuridico in tal senso può ritrovarsi tanto nel D.lgs n. 42 del 2004 che in fonti internazionali.
Il D.Lgs 42/2004, al suo art.6 “valorizzazione del patrimonio culturale” comma 3 attribuisce a “la Repubblica” il compito di favorire e sostenere la partecipazione dei soggetti privati, anche in forma associata, dando così attuazione al principio di sussidiarietà orizzontale
con il fine di valorizzare il patrimonio culturale.
Va altresì evidenziato come, in analogo modola Convenzione di Faro nel suo Preambolo fornisca un ulteriore forma di legittimazione, nella convinzione “della necessità di coinvolgere ogni individuo nel processo continuo di definizione e di gestione del patrimonio culturale”. Ciò posto, la Convenzione permette, altresì, ad ogni stato membro di decidere i mezzi più idonei alla realizzazione degli obiettivi previsti dal Consiglio d’Europa.
Gli esiti del processo partecipativo attorno ad un bene culturale dovrebbero condurre a tre differenti finalità: a) riconoscere il bene come patrimonio culturale, ovvero la comunità diviene uno strumento propulsivo per il riconoscimento giuridico dei beni culturali; b) far divenire il bene culturale un vero e proprio “patrimonio” culturale da tramandare alle generazioni future, in altre parole l’oggetto della partecipazione viene trasformata in una risorsa da curare per essere consegnata a coloro che verranno; c) rendere il patrimonio culturale maggiormente accessibile alle comunità, favorendo processi di coinvolgimento alla fruizione del patrimonio culturale.
Vi è da dire che la partecipazione al patrimonio culturale costituisce una modalità partecipativa ancora in fase di sviluppo. Pur riconoscendo lodevoli esempi su tutto il territorio nazionale, con particolare riferimento al Sud Italia, risulta necessario verificare quali, tra i tre obiettivi sopra richiamati, abbiano effettivamente trovato attuazione e quali siano gli impatti concreti generati da tali forme di partecipazione.

Sommario

1. Il sistema delle competenze in materia di tutela e valorizzazione dei beni culturali – 2. Le Comunità culturali – 3. I modelli partecipativi – 4. Gli esiti della partecipazione – 5. Conclusioni

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Immagine di copertina: 🇸🇮 Janko Ferlič su Unsplash.