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	<title>Alessandra Valastro, Autore presso Labsus</title>
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	<title>Alessandra Valastro, Autore presso Labsus</title>
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		<title>La cura condivisa dei beni comuni e i bambini. Gioco, formazione o vita “vera”?</title>
		<link>https://www.labsus.org/2024/06/la-cura-condivisa-dei-beni-comuni-e-i-bambini-gioco-formazione-o-vita-vera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Valastro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jun 2024 15:29:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il punto di Labsus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 1980 una costituzionalista acuta e sensibile come Lorenza Carlassare affermava che «Non è facile definire la posizione dei minori nella società politica», sottolineando quanto varia e complessa sia «la serie di questioni che si pongono in ordine al peso e all’estensione della loro partecipazione alla vita politica del Paese». Richiamandosi ad una lettura sistematica e non formalistica dei principi contenuti negli artt. 2 e 3, comma 2, della Costituzione, Carlassare riteneva che fosse insufficiente ridurre il discorso alle politiche di tutela e protezione, pur fondamentali, e occorresse affiancare ad esse politiche capacitanti, guardando alle istanze di espansione e potenziamento dei più giovani. Da ciò la necessità di costruire situazioni e strumenti che favoriscano l’esercizio concreto di libertà che, pur non traducendosi in diritti politici stricto sensu (come il diritto di voto), implicano comunque comportamenti destinati a mettere anche i più piccoli nella condizione di «agire nella società, di portare il loro contributo, di esprimere scelte autonome» (L. Carlassare, Posizione costituzionale dei minori e sovranità popolare, in M. De Cristofaro – A. Belvedere, L’autonomia dei minori tra famiglia e società, Milano, 1980). Dalle Consulte ai Patti Nei decenni scorsi, affacciandomi con curiosità sul tema della partecipazione dei più giovani alla vita politica del Paese, avevo guardato con entusiasmo il nascere delle Consulte dei bambini e dei ragazzi. Presi parte alla scrittura di alcuni regolamenti comunali in proposito, e a vari incontri con i nuovi giovanissimi rappresentanti. Ma col tempo, via via che lo sguardo si allargava ai tanti e variegati strumenti partecipativi e alle esperienze concrete delle consulte, soprattutto quelle degli “adulti”, ho cominciato a diffidare di strumenti che replicano le dinamiche della rappresentanza. E la scarsa efficacia delle consulte, ahimè, lo dimostra. Per i giovani, è vero, si tratta di esperienze che mantengono un alto valore formativo; e dunque esse meritano di essere incentivate e valorizzate. Ma oggi penso che la più efficace scuola di sovranità sostanziale per i più giovani sia quella che li immette in modo immediato e concreto, ciascuno con la propria testa ma insieme agli altri &#8211; grandi e piccoli &#8211; nelle vicende quotidiane del loro vivere, attraverso i beni comuni che li circondano e di cui proprio loro possono offrire nuove visioni e possibilità. Anche in questo i fatti lo dimostrano, con la creatività ed efficacia dei tanti patti di cui sono protagonisti giovani abitanti. “Ogni centro è il centro del mondo” Questo è quanto ho potuto constatare anche nel progetto che ho seguito in questi mesi con i giovani studenti di alcune scuole dell’Umbria, “Ogni centro è il centro del mondo”: un titolo perfetto per catturare l’attenzione rapace di un gruppo di bambini che vive a piene mani il suo quotidiano fatto di luoghi e volti amici. Ma perfetto anche per catturare la mia di attenzione, che bambina non lo sono più ma che sono andata recuperando negli anni il sapore buono dei ricordi del paese in cui sono cresciuta, dei suoi vicoli rassicuranti, delle sue piazzette teatro dei nostri giochi, degli amici, della maestra, delle botteghe, dei soprannomi… Dietro al progetto l’idea sapiente di Angelo, della Cooperativa Frontiera Lavoro di Perugia, che conosco ormai da molti anni e che da sempre mantiene lo sguardo sui più giovani, sulle loro opportunità di prendere parte attivamente alla comunità cui appartengono, di costruire il proprio posto nel mondo. “Rigeneriamo!” Questa volta, il progetto che Angelo mi ha chiesto di accompagnare e che è stato finanziato dalla Fondazione Perugia, si occupa di rigenerazione e si rivolge ai giovani studenti di alcune scuole dell’Umbria, compresi fra i 10 e i 12 anni. L’obiettivo? Invitarli a pensare insieme come valorizzare o sottrarre all’abbandono luoghi a loro cari, intrecciando sguardi, camminate, idee, sogni, curiosità, sfide, racconti. Cosa può esserci di più entusiasmante?! Tanto più che si è trattato di paesi medio-piccoli, rispetto ai quali le sensibilità dei ragazzi hanno potuto sprigionarsi con grande competenza. È incredibile: sembra proprio che gli esseri umani, man mano che crescono, non solo per età ma anche per statura, e vedono allungarsi la distanza che separa gli occhi dal terreno, perdano di vista i tanti dettagli che i più giovani mantengono invece ben presenti e nitidi ai loro occhi curiosi, e a loro modo non meno esigenti. Anzi! Città della Pieve E così mi sono ritrovata catapultata in una girandola di incontri, di sorrisi, di domande, di ipotesi, di filmati, di disegni, che mi hanno entusiasmata. E mi hanno riempito il cuore di dolcezza anche in giorni in cui la vita adulta che mi portavo dietro non era propriamente leggera. A Città della Pieve, con le tre classi prime della scuola secondaria di primo grado Pietro Vannucci, abbiamo parlato del regolamento sull’amministrazione condivisa, dei patti di collaborazione, delle tante esperienze che in giro per l’Italia vedono come protagonisti ragazzi come loro. Abbiamo visto filmati e immagini di luoghi progettati insieme a bambini e ragazzi, abbiamo immaginato i luoghi che loro avrebbero voluto migliorare. Proposte di patto sotto forma di plastico! Poi, con l’aiuto della fantasiosa e biondissima Miriam, i ragazzi hanno letteralmente progettato, in plastici bellissimi, la rigenerazione dei loro luoghi: la ludoteca, la biblioteca comunale, i campetti e i parchi di Città della Pieve, di Moiano, di Po Bandino, di San Litardo, di Ponticelli. Panchine, aiuole di fiori, piste ciclabili in cui ogni passante deve seminare un fiore, lampioni, campi gioco polifunzionali, vie di accesso fra i campi per unire quartieri, libri per non vedenti e giochi usati per i nuovi nati, cinema all’aperto nella piazza, murales permanenti e tanto altro. Nel giorno della restituzione avrei voluto essere il loro Sindaco, per firmare subito un patto di collaborazione con ciascun gruppo. Perché vi assicuro che le loro idee non solo erano tutte fattibili, ma davvero coglievano nel segno ciò di cui quei luoghi hanno bisogno. E nei loro plastici sembrava già di vederli, fin nel minimo dettaglio! C’era con me anche Barbara, ex assessore alle politiche sociali che proprio lì a Città della Pieve aveva voluto il regolamento già nel dicembre del</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel 1980 una costituzionalista acuta e sensibile come Lorenza Carlassare affermava che «Non è facile definire la posizione dei minori nella società politica», sottolineando quanto varia e complessa sia «la serie di questioni che si pongono in ordine al peso e all’estensione della loro partecipazione alla vita politica del Paese». Richiamandosi ad una lettura sistematica e non formalistica dei principi contenuti negli <a href="https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione/principi-fondamentali/articolo-2" target="_blank" rel="noopener">artt. 2 e 3, comma 2, della Costituzione</a>, Carlassare riteneva che fosse insufficiente ridurre il discorso alle politiche di tutela e protezione, pur fondamentali, e occorresse affiancare ad esse politiche capacitanti, guardando alle <strong>istanze di espansione e potenziamento dei più giovani</strong>. Da ciò la necessità di costruire situazioni e strumenti che favoriscano l’esercizio concreto di libertà che, pur non traducendosi in diritti politici <em>stricto sensu</em> (come il diritto di voto), implicano comunque comportamenti destinati a mettere anche i più piccoli nella condizione di «agire nella società, di portare il loro contributo, di esprimere scelte autonome» (L. Carlassare, <em>Posizione costituzionale dei minori e sovranità popolare</em>, in M. De Cristofaro – A. Belvedere, <em>L’autonomia dei minori tra famiglia e società</em>, Milano, 1980).</p>
<h4 style="text-align: justify;">Dalle Consulte ai Patti</h4>
<p style="text-align: justify;">Nei decenni scorsi, affacciandomi con curiosità sul tema della partecipazione dei più giovani alla vita politica del Paese, avevo guardato con entusiasmo il nascere delle Consulte dei bambini e dei ragazzi. Presi parte alla scrittura di alcuni regolamenti comunali in proposito, e a vari incontri con i nuovi giovanissimi rappresentanti. Ma col tempo, via via che lo sguardo si allargava ai tanti e variegati strumenti partecipativi e alle esperienze concrete delle consulte, soprattutto quelle degli “adulti”, ho cominciato a diffidare di strumenti che replicano le dinamiche della rappresentanza. E la scarsa efficacia delle consulte, ahimè, lo dimostra.<br />
Per i giovani, è vero, si tratta di esperienze che mantengono un alto valore formativo; e dunque esse meritano di essere incentivate e valorizzate. Ma oggi penso che la più efficace scuola di sovranità sostanziale per i più giovani sia quella che li immette in modo immediato e concreto, ciascuno con la propria testa ma insieme agli altri &#8211; grandi e piccoli &#8211; nelle vicende quotidiane del loro vivere, attraverso i beni comuni che li circondano e di cui proprio loro possono offrire nuove visioni e possibilità. Anche in questo i fatti lo dimostrano, con la creatività ed efficacia dei tanti patti di cui sono protagonisti giovani abitanti.</p>
<h4 style="text-align: justify;">“Ogni centro è il centro del mondo”</h4>
<p style="text-align: justify;">Questo è quanto ho potuto constatare anche nel <strong>progetto</strong> che ho seguito in questi mesi con i giovani studenti di alcune scuole dell’Umbria,<strong> “Ogni centro è il centro del mondo”</strong>: un titolo perfetto per catturare l’attenzione rapace di un gruppo di bambini che vive a piene mani il suo quotidiano fatto di luoghi e volti amici. Ma perfetto anche per catturare la mia di attenzione, che bambina non lo sono più ma che sono andata recuperando negli anni il sapore buono dei ricordi del paese in cui sono cresciuta, dei suoi vicoli rassicuranti, delle sue piazzette teatro dei nostri giochi, degli amici, della maestra, delle botteghe, dei soprannomi…<br />
Dietro al progetto l’idea sapiente di Angelo, della Cooperativa Frontiera Lavoro di Perugia, che conosco ormai da molti anni e che da sempre mantiene lo sguardo sui più giovani, sulle loro <strong>opportunità di prendere parte attivamente alla comunità cui appartengono</strong>, di costruire il proprio posto nel mondo.</p>
<h4 style="text-align: justify;">“Rigeneriamo!”</h4>
<p style="text-align: justify;">Questa volta, il progetto che Angelo mi ha chiesto di accompagnare e che è stato finanziato dalla Fondazione Perugia, si occupa di <strong>rigenerazione</strong> e <strong>si rivolge ai giovani studenti di alcune scuole dell’Umbria</strong>, compresi fra i 10 e i 12 anni. <strong>L’obiettivo</strong>? <strong>Invitarli a pensare insieme come valorizzare o sottrarre all’abbandono luoghi a loro cari</strong>, intrecciando sguardi, camminate, idee, sogni, curiosità, sfide, racconti. Cosa può esserci di più entusiasmante?! Tanto più che si è trattato di paesi medio-piccoli, rispetto ai quali le sensibilità dei ragazzi hanno potuto sprigionarsi con grande competenza. È incredibile: sembra proprio che gli esseri umani, man mano che crescono, non solo per età ma anche per statura, e vedono allungarsi la distanza che separa gli occhi dal terreno, perdano di vista i tanti dettagli che i più giovani mantengono invece ben presenti e nitidi ai loro occhi curiosi, e a loro modo non meno esigenti. Anzi!</p>
<h4 style="text-align: justify;">Città della Pieve</h4>
<p style="text-align: justify;">E così mi sono ritrovata catapultata in una girandola di incontri, di sorrisi, di domande, di ipotesi, di filmati, di disegni, che mi hanno entusiasmata. E mi hanno riempito il cuore di dolcezza anche in giorni in cui la vita adulta che mi portavo dietro non era propriamente leggera.<br />
A Città della Pieve, con le <strong>tre classi prime della scuola secondaria di primo grado</strong> Pietro Vannucci, abbiamo parlato del <strong>regolamento sull’amministrazione condivisa</strong>, dei <strong>patti di collaborazione</strong>, delle <strong>tante esperienze che in giro per l’Italia vedono come protagonisti ragazzi come loro</strong>. Abbiamo visto filmati e immagini di luoghi progettati insieme a bambini e ragazzi, abbiamo immaginato i luoghi che loro avrebbero voluto migliorare.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Proposte di patto sotto forma di plastico!</h4>
<p style="text-align: justify;">Poi, con l’aiuto della fantasiosa e biondissima Miriam,<strong> i ragazzi hanno letteralmente progettato, in plastici bellissimi, la rigenerazione dei loro luoghi</strong>: la ludoteca, la biblioteca comunale, i campetti e i parchi di Città della Pieve, di Moiano, di Po Bandino, di San Litardo, di Ponticelli.<br />
Panchine, aiuole di fiori, piste ciclabili in cui ogni passante deve seminare un fiore, lampioni, campi gioco polifunzionali, vie di accesso fra i campi per unire quartieri, libri per non vedenti e giochi usati per i nuovi nati, cinema all’aperto nella piazza, murales permanenti e tanto altro.</p>
<div id="attachment_84097" style="width: 356px" class="wp-caption alignleft"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-84097" class="wp-image-84097" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG-20240606-WA0023-169x225.jpg" alt="" width="346" height="461" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG-20240606-WA0023-169x225.jpg 169w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG-20240606-WA0023-768x1024.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG-20240606-WA0023-1152x1536.jpg 1152w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG-20240606-WA0023-810x1080.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG-20240606-WA0023-1140x1520.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG-20240606-WA0023-600x800.jpg 600w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG-20240606-WA0023.jpg 1200w" sizes="(max-width: 346px) 100vw, 346px" /><p id="caption-attachment-84097" class="wp-caption-text">Foto: Alessandra Valastro</p></div>
<div id="attachment_84098" style="width: 356px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-84098" class="wp-image-84098" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG-20240606-WA0029-300x225.jpg" alt="" width="346" height="260" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG-20240606-WA0029-300x225.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG-20240606-WA0029-1024x768.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG-20240606-WA0029-100x75.jpg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG-20240606-WA0029-768x576.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG-20240606-WA0029-1536x1152.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG-20240606-WA0029-810x608.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG-20240606-WA0029-1140x855.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG-20240606-WA0029-600x450.jpg 600w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG-20240606-WA0029-rotated.jpg 1600w" sizes="(max-width: 346px) 100vw, 346px" /><p id="caption-attachment-84098" class="wp-caption-text">Foto: Alessandra Valastro</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nel giorno della restituzione avrei voluto essere il loro Sindaco, per firmare subito un patto di collaborazione con ciascun gruppo. Perché vi assicuro che le loro idee non solo erano tutte fattibili, ma davvero coglievano nel segno ciò di cui quei luoghi hanno bisogno. E nei loro plastici sembrava già di vederli, fin nel minimo dettaglio! C’era con me anche Barbara, ex assessore alle politiche sociali che proprio lì a Città della Pieve aveva voluto il regolamento già nel dicembre del 2014 e curato i primi patti: è stato uno scambio fittissimo ed entusiasmante di consigli e di riferimenti ai luoghi. Credo che a molte persone di Città della Pieve, quella mattina, siano fischiate le orecchie, mentre parlavamo coi ragazzi degli adulti che potrebbero essere coinvolti nella proposta di patto da presentare al Comune. Il nonno falegname, il gestore del bar vicino al campetto, il concessionario come possibile sponsor, il parroco della chiesa vicino al parco…<br />
Questo Comune, come moltissimi altri in Italia, vedrà tra pochi giorni una nuova amministrazione: mi piace pensare che una folla di giovanissimi abitanti si presenterà con le loro ben 10 proposte di patto, per portare la loro piccola ma grande rivoluzione colorata.</p>
<div id="attachment_84096" style="width: 2570px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-84096" class="wp-image-84096 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240603110401-scaled.jpg" alt="" width="2560" height="2330" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240603110401-scaled.jpg 2560w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240603110401-247x225.jpg 247w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240603110401-1024x932.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240603110401-768x699.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240603110401-1536x1398.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240603110401-2048x1864.jpg 2048w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240603110401-810x737.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240603110401-1140x1038.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240603110401-600x546.jpg 600w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /><p id="caption-attachment-84096" class="wp-caption-text">Progetto presentato dalle tre classi prime della Scuola secondaria di primo grado Pietro Vannucci (Foto: Alessandra Valastro)</p></div>
<h4 style="text-align: justify;">Montecastello di Vibio</h4>
<p style="text-align: justify;">Chi conosce questo piccolissimo borgo vicino a Todi, certamente, lo conosce perché vi si trova il Teatro più piccolo del mondo (almeno così si dice). Un vero gioiello. Ma un altro gioiello, che neanche io conoscevo, è la scuola primaria 2 Giugno affacciata su un panorama che rapisce: una classe quinta e un’interclasse, con bambini di seconda terza e quarta.</p>
<div id="attachment_84094" style="width: 429px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-84094" class="wp-image-84094 " src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG-20240607-WA0009.jpg" alt="" width="419" height="314" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG-20240607-WA0009.jpg 1600w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG-20240607-WA0009-300x225.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG-20240607-WA0009-1024x768.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG-20240607-WA0009-100x75.jpg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG-20240607-WA0009-768x576.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG-20240607-WA0009-1536x1152.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG-20240607-WA0009-810x608.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG-20240607-WA0009-1140x855.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG-20240607-WA0009-600x450.jpg 600w" sizes="(max-width: 419px) 100vw, 419px" /><p id="caption-attachment-84094" class="wp-caption-text">Bambini che lavorano al progetto di rigenerazione del percorso panoramico (Foto: Alessandra Valastro)</p></div>
<p style="text-align: justify;">E prima ancora di proseguire devo dirvelo: se non lo avete già fatto, correte a vedere il film “Un mondo a parte”, uscito nei cinema all’inizio di quest’anno per la regia di Riccardo Milani e con degli interpreti strepitosi: non soltanto i due protagonisti (Antonio Albanese e Virginia Raffaele), ma i bambini e gli abitanti di un paesino sperduto dell’alta val di Sangro, nel cuore del Parco nazionale d’Abruzzo. Cercatelo e vedetelo.<br />
Per me è stato come vivere una specie di allucinazione, perché tutto corrispondeva a ciò che pochi giorni prima avevo vissuto nella scuola di Montecastello!</p>
<div id="attachment_84095" style="width: 346px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-84095" class="wp-image-84095" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604095413-scaled.jpg" alt="" width="336" height="336" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604095413-scaled.jpg 2560w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604095413-225x225.jpg 225w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604095413-1024x1024.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604095413-768x768.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604095413-1536x1536.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604095413-2048x2048.jpg 2048w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604095413-810x810.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604095413-1140x1140.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604095413-300x300.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604095413-600x600.jpg 600w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604095413-100x100.jpg 100w" sizes="(max-width: 336px) 100vw, 336px" /><p id="caption-attachment-84095" class="wp-caption-text">Progetto di rigenerazione della passeggiata della classe 5A (Foto: Alessandra Valastro)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Quando si parla di aree interne e di spopolamento, di scuole a rischio di chiusura, la mente va in genere a luoghi sperduti, a territori aspri, disagiati. Difficilmente si immagina che quelle realtà possano esistere anche in zone dove la natura è generosa, dove il turismo non manca. Come in questa parte dell’Umbria.<br />
Eppure, nelle lacrime della Sindaca uscente durante il filmato in cui<strong> i bambini raccontavano il loro progetto di rigenerazione del bellissimo percorso panoramico che gira intorno al borgo partendo proprio dalla loro scuola</strong>, in quelle lacrime c’erano tutta la rabbia e l’incapacità di arrendersi di fronte a chi brandisce la scure della crisi e della mancanza di risorse per sostenere la folle idea di chiudere la scuola.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Un patto in erba… e fiori</h4>
<p style="text-align: justify;">Le cose che ho sentito dai bambini di quella classe quinta raccontano una storia diversa. Le idee per migliorare la Passeggiata del Toppo, i ricordi assorbiti dalle loro famiglie sui luoghi e sui personaggi del paese, la storia del cagnolino Milo amato da tutti e al quale è stata dedicata una piccola statua su una delle panchine della passeggiata, il desiderio di piantare fiori e accogliere i turisti in un punto di osservazione con dei nuovi cannocchiali, ecc. ecc.: tutto questo racconta di una scuola che è fisicamente &#8211; e non solo simbolicamente &#8211; avamposto di una striscia di terra (la Passeggiata del Toppo, appunto) tanto breve (la si percorre in dieci minuti) quanto lunga l’intera vita delle persone che vi abitano, come testimoniano anche i racconti e gli occhi lucidi dei più grandi.</p>
<div id="attachment_84092" style="width: 358px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-84092" class="wp-image-84092" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604111306-225x225.jpg" alt="" width="348" height="348" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604111306-225x225.jpg 225w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604111306-1024x1024.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604111306-768x768.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604111306-1536x1536.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604111306-2048x2048.jpg 2048w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604111306-810x810.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604111306-1140x1140.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604111306-300x300.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604111306-600x600.jpg 600w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604111306-100x100.jpg 100w" sizes="(max-width: 348px) 100vw, 348px" /><p id="caption-attachment-84092" class="wp-caption-text">Statua cagnolino Milo (Foto: Alessandra Valastro)</p></div>
<div id="attachment_84091" style="width: 356px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-84091" class="wp-image-84091 " src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604095407-225x225.jpg" alt="" width="346" height="346" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604095407-225x225.jpg 225w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604095407-1024x1024.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604095407-768x768.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604095407-1536x1536.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604095407-2048x2048.jpg 2048w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604095407-810x810.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604095407-1140x1140.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604095407-300x300.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604095407-600x600.jpg 600w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/IMG20240604095407-100x100.jpg 100w" sizes="(max-width: 346px) 100vw, 346px" /><p id="caption-attachment-84091" class="wp-caption-text">La passeggiata del Toppo (Foto: Alessandra Valastro)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Perché alla presentazione del progetto dei bambini, con foto, plastico e disegni oltre al filmato, erano presenti questa volta anche molti genitori. E una mamma, durante la divertente merenda a seguire, ci ha detto che alcuni di loro si sono accordati per aiutare <strong>la realizzazione delle proposte dei bambini</strong>. <strong>Eccolo, un altro patto di collaborazione in erba. In “erba e fiori”, è proprio il caso di dirlo.</strong></p>
<h4 style="text-align: justify;">Tavernelle</h4>
<p style="text-align: justify;">È stata poi la volta della scuola primaria Don Milani di Tavernelle, dove un&#8217;altra classe quinta non ha esitato a <strong>decidere all’unanimità quale fosse il suo bene comune</strong>: il parco dei caduti di Nassirya, a cui si accede dalla scuola attraverso dei ponticelli che ne fanno un luogo quasi magico. Una magia che tuttavia non sembra essere stata percepita dagli adulti, amministratori e abitanti, che lo hanno semplicemente dimenticato. Anzi, come si scopre dalle divertenti interviste dei bambini, molte persone del paese neppure lo conoscono. Anche in questo caso, con l’aiuto di disegni, foto e video e dell’abile Romina, i bambini hanno pensato, discusso, disegnato, camminato, ipotizzato. <strong>Piccoli amministratori possibili</strong>. “E’ vero che il parco è del Comune… però è anche nostro!”.</p>
<div id="attachment_84082" style="width: 350px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-84082" class="wp-image-84082" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/Immagine-WhatsApp-2024-06-06-ore-15.39.33_5e826321-300x225.jpg" alt="" width="340" height="255" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/Immagine-WhatsApp-2024-06-06-ore-15.39.33_5e826321-300x225.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/Immagine-WhatsApp-2024-06-06-ore-15.39.33_5e826321-1024x768.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/Immagine-WhatsApp-2024-06-06-ore-15.39.33_5e826321-100x75.jpg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/Immagine-WhatsApp-2024-06-06-ore-15.39.33_5e826321-768x576.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/Immagine-WhatsApp-2024-06-06-ore-15.39.33_5e826321-1536x1152.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/Immagine-WhatsApp-2024-06-06-ore-15.39.33_5e826321-810x608.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/Immagine-WhatsApp-2024-06-06-ore-15.39.33_5e826321-1140x855.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/Immagine-WhatsApp-2024-06-06-ore-15.39.33_5e826321-600x450.jpg 600w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/06/Immagine-WhatsApp-2024-06-06-ore-15.39.33_5e826321.jpg 1600w" sizes="(max-width: 340px) 100vw, 340px" /><p id="caption-attachment-84082" class="wp-caption-text">Classi 5A e 5B insieme per il Parco di Nassirya (Foto: Alessandra Valastro)</p></div>
<p style="text-align: justify;">E allora eccola l’esplosione di idee, dalle staccionate rinforzate e colorate alle piante aromatiche, dalle panchine nuove alle altalene in sicurezza, dalla cannella dell’acqua accanto al monumento ai caduti allo spazio per i cani. E io che mi ritrovo, un po&#8217; commossa e un po&#8217; infervorata, a dire loro “Vi prego, ragazzi, non mollate! Ora che lascerete questa scuola per proseguire in un’altra, non mollate questo progetto, tartassate il Sindaco, i genitori, altri abitanti. Gli adulti sono più pigri di voi, ma di fronte alle cose belle e possibili a volte si risvegliano! E vedrete che molti vi seguiranno…”. Ingenua? Un po&#8217; patetica tipo vecchia zia nostalgica vittima dell’improvviso caldo afoso del pomeriggio?</p>
<h4 style="text-align: justify;">Gioco? Si, ma non come gli altri</h4>
<p style="text-align: justify;">Non lo so. L’unica cosa che so è che tornerò fra qualche tempo in quei luoghi. Sono curiosa di vedere, di scoprire se qualcuno di quei ragazzi ha tenuto duro, e con loro qualche adulto che abbia fatto la differenza. Lo spero tanto. Perché mentre la guerra incombe, mentre le persone arrancano fra crisi reali e crisi strumentali, mentre i diritti sociali languono fra nuove povertà e vincoli di bilancio, mentre i territori e le comunità sono storditi dalle contraddizioni di un discorso pubblico che ne decanta la centralità e il “capitale sociale” (o la più abusata e ambigua resilienza) e allo stesso tempo ne mortifica pesantemente l’autonomia e le potenzialità, mentre tutto questo accade <strong>vi è una palestra a cielo aperto che sono convinta possa generare anticorpi preziosi nei muscoli di chi erediterà questo nostro mondo complicato</strong>.<br />
<strong>E questa palestra è la cura dei beni comuni</strong>. <strong>Per i più piccoli, certamente, è innanzitutto un gioco</strong>. <strong>Ma non un gioco come gli altri, perché</strong> anziché cimentarli in attività che simboleggiano il mondo dei grandi e ne simulano le competenze, <strong>li vedono abitanti attivi, già coinvolti nel destino e nella salute dei luoghi e dei beni che loro già “sentono” comuni</strong>. I<strong>l loro sentire immediato</strong> è qui <strong>la fonte principale di una competenza già spendibile</strong>.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Formazione? Imparare facendo</h4>
<p style="text-align: justify;">Ma non si tratta solo di un gioco. Certamente è qui in ballo anche <strong>un modo di “imparare” che segue vie diverse da quelle tradizionali</strong>: le “vie” dei borghi che queste giovani persone abitano, verrebbe da dire. Vie concrete, percorse ogni giorno, raccontate da chi è più grande, trascurate o amate, che attraverso lo sguardo dei bambini cercano di dire qualcosa anche agli adulti. Anzi, chiedono. E allora il gioco non è più soltanto un gioco. Il plastico in cui si rappresenta quel luogo con le modifiche immaginate è un imparare facendo. E se quel plastico si tradurrà in realtà, come in molti Comuni sta avvenendo attraverso i patti, allora <strong>quei giovani saranno stati fortunati perché avranno imparato qualcosa di ancora più grande</strong>: <strong>avranno assorbito, prima ancora di studiarlo sui libri, l’insieme dei principi fondamentali che caratterizzano il modello di democrazia sociale inscritto nella nostra Costituzione, fondato su pluralismo, solidarietà, partecipazione, eguaglianza, cooperazione.</strong></p>
<h4 style="text-align: justify;">Vita “vera”? Ebbene si</h4>
<p style="text-align: justify;">Ma allora, le <strong>esperienze</strong> che ho avuto la fortuna di seguire in questi mesi grazie al <strong>progetto “Ogni centro è il centro del mondo”</strong> non sono soltanto gioco, non sono soltanto formazione, ma sono <strong>scampoli di una vita materiale che, sebbene ancora giovane, si affaccia concretamente sugli orizzonti della sovranità sostanziale, imbracciando gli strumenti di una cittadinanza attiva che non ha limiti anagrafici &#8211; né minimi né massimi &#8211; per potersi esprimere.<br />
</strong><strong>Loris Malaguzzi</strong>, grande pedagogista emiliano del secolo scorso, ci ha lasciato in eredità la convinzione che la scuola sia (debba essere) un cantiere aperto e laboratoriale nel quale i processi di ricerca tanto dei bambini quanto degli adulti s’intersecano fortemente e, nello stesso tempo, si arricchiscono reciprocamente. Egli affermava che <strong>«i significati e le finalità della gestione sociale sono parte significativa e unitaria delle scelte di contenuto e di metodo del progetto educativo»</strong>. Erano gli anni ’70, un tempo in cui il filo rosso della partecipazione sembrava davvero poter divenire l’asse portante della democrazia sociale come prefigurata nell’art. 3, comma 2, della Costituzione: consigli di quartiere, consigli di fabbrica, consigli di gestione. «La <strong>gestione sociale</strong> &#8211; sostiene ancora Malaguzzi &#8211; è la forma organizzativa e culturale con cui si riassume l’insieme di quei processi di partecipazione, di democrazia, di corresponsabilizzazione, di approfondimento dei problemi e delle scelte che appartengono a ogni istituzione e che trovano sintesi e arricchimenti di orientamento sia nei momenti di collaborazione e interazione con i Consigli di Circoscrizione, sia in sede di confronto e di definizione politica più generale nell’organismo di Coordinamento Comunale dei Consigli di Gestione che è il massimo organo elaborativo e consulti vo dell’Amministrazione della città. Le sue finalità sono conseguibili attraverso un ampio patto di volontà e convergenza ideali e strumentali da parte delle famiglie, degli operatori scolastici, degli amministratori e politici che hanno competenza sull’intera iniziativa» (L. Malaguzzi, <em>La gestione sociale come progetto educativo</em>, 1982).<br />
Ebbene molte cose sono cambiate, ma di questo pensiero rimane profondamente il senso: l’idea del “patto di volontà”, di alleanze rivolte all’interesse generale. Oggi, grazie alla <strong>visione della scuola stessa come bene comune</strong>, non solo in sé ma in quanto laboratorio proteso verso l’esterno, e al <strong>nuovo strumento dei patti di collaborazione</strong>, quella “gestione sociale” di cui parlava Malaguzzi può tradursi in <strong>azioni di cura e di cittadinanza concreta</strong> <strong>capaci di sprigionare le risorse e le capacità di un ulteriore e preziosissimo pezzo di società: i più giovani.</strong></p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.labsus.org/2020/12/a-piccoli-patti-le-bambine-e-i-bambini-reinventano-la-citta/" target="_blank" rel="noopener">A piccoli Patti. Le bambine e i bambini reinventano la città</a></li>
<li><a href="https://www.labsus.org/2021/01/le-competenze-cittadinanza-di-cui-tutti-abbiamo-bisogno/" target="_blank" rel="noopener">Le competenze di cittadinanza di cui (tutti) abbiamo bisogno</a></li>
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</ul>
<p><em>Immagine di copertina: Robert Collins su Unsplash</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2024/06/la-cura-condivisa-dei-beni-comuni-e-i-bambini-gioco-formazione-o-vita-vera/">La cura condivisa dei beni comuni e i bambini. Gioco, formazione o vita “vera”?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La magia delle Storie dietro ai beni comuni</title>
		<link>https://www.labsus.org/2023/10/la-magia-delle-storie-dietro-ai-beni-comuni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Valastro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Oct 2023 13:48:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Il punto di Labsus]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Borgo San Paolo]]></category>
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		<category><![CDATA[Torino]]></category>
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		<category><![CDATA[Welfare di comunità ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A volte le magie accadono. Accadono eccome. E non soltanto dentro alle favole. Quando un gruppo di persone si incontra e comincia ad immaginare il mondo che vorrebbe, quando le piccole e grandi esperienze quotidiane diventano il terreno di incontro su cui misurare comunanza di visioni e di vissuti, quando le memorie di ciascuno soccorrono in aiuto per rivendicare futuri immaginati in passato che sono ancora in attesa come serbatoi di possibilità, ebbene le magie possono accadere eccome. Mettere in risonanza le storie consente a ciascuno di aprirsi ad un “noi” che non è soltanto transitoria consolazione di vulnerabilità comuni, ma presupposto e punto di partenza di una ricostruzione di visioni e di progettualità condivisa. Ragionare insieme di beni comuni, dai più piccoli ai più complessi, costruire Patti di collaborazione, è riportare la dignità dell’esistenza e delle condizioni materiali del vivere a tema di ragionamento pubblico. Di là dalle mode del momento, che ahimè imperversano con facilità svuotando di senso parole preziose (come resilienza, spesso piegata in passivo adattamento; partecipazione, umiliata nei “mi piace”; storytelling, affidata alla vanità dei social), vi è un grande bisogno di riaccostare le storie individuali, di avvicinarle e farle dialogare per attingere da ciascun vissuto esistenziale pezzi di una visione da ricomporre, per scrivere “dal di dentro” nuove narrazioni da affiancare, se non contrapporre, a quelle ufficiali. Perché quando le storie dialogano possono diventare pezzi di vera e propria progettualità politica, di una proposta altra di governo e cura delle vite. Allora anche la favola può diventare un modo giocoso per raccontare una magia concreta, che accade ogni giorno sotto gli occhi distratti di molti, ma tenace come lo sono i personaggi delle favole. Alla faccia di chi pensa che la politica stia solo nel “macro” e nelle grandi teorie anziché nei “piccoli passi” Questo è ad esempio ciò che è accaduto a Torino, nella Portineria di Borgo San Paolo, in una settimana ventosa del marzo scorso. Nell’ambito delle Residenze d’artista organizzate dalla &#8220;Rete italiana di cultura popolare&#8221;, una settimana ha visto residente anche me, coinvolta in incontri con abitanti, ospiti di RSA, bambini di scuola primaria, persone con problemi passati di salute mentale. Una girandola di voci, di sguardi, di idee, di ricordi, di “forse si potrebbe”. Incontri in cui si racconta, si ride, ci si commuove, si immagina, si progetta e &#8211; soprattutto &#8211; si fa. Sì, concretamente si fa. Alla faccia di chi pensa che la politica stia solo nel “macro” e nelle grandi teorie anziché nei “piccoli passi”, come diceva Bobbio. Alla faccia dei grandi simposi in cui gruppi di esperti si parlano addosso, anziché programmare politiche “del piede di casa”, come diceva Federico Caffè. La favola riportata qui sotto, in cui le parole in stampatello sono tratte dagli scritti che gli abitanti hanno condiviso, può davvero essere considerata come nulla più che un gioco, un collage come quelli che si facevano da piccoli. Oppure molto di più. Manifesto sociale e politico di una visione del mondo. Espressione corale della scelta di un certo modo di stare al mondo e di occuparsene. Sta a ciascuno di noi scegliere. Portineria di comunità a Borgo San Paolo di Torino. Residente per una settimana C’era una volta una ragazzina che da grande voleva fare la cantastorie. Ma per far questo non le bastava la sua storia. Aveva bisogno delle storie degli altri. Aveva bisogno delle loro parole per completare le sue. Così si mise in cammino. E in una sera ventosa di quasi primavera arrivò nei pressi di una piccola casetta colorata in mezzo agli alberi. “Stai a vedere che mi sono trasformata in Cenerentola e questa è la casetta dei 7 nani…” pensò divertita. Ma quando bussò, invece dei 7 nani, tante persone di ogni età la accolsero sorridendo. I loro nomi non li ricorda, ma di cognome si chiamavano tutti Abitanti. “Che strana famiglia” pensò. “Dicono di essere parenti ma non si assomigliano per niente!”. Quando timidamente chiese loro chi erano e da dove venivano, scoprì che doveva esserci sotto qualche magia. Scoprì che fra loro c’erano ben tre VIAGGIATORI, che lì si erano trasformati in EDUCATRICE, DONNA SOCIALE e OPERATORE SOCIALE. “Ma guarda un po&#8217;”, pensò, “il loro viaggiare li ha portati verso lo stesso approdo, il mondo degli altri…”. C’Era anche un viaggiatore più inquieto, un ESULE? (sì, un esule col punto interrogativo), che in fondo era approdato non molto distante da quel mondo degli altri perché aveva scoperto il mondo della terra, e si era trasformato in COLTIVATORE DIRETTO. Ma anche il CONTABILE, l’OPERAIO e l’INSEGNANTE DI SCUOLA ELEMENTARE avevano subìto la stessa magia, e lì si ritrovavano come CARE GIVER e RESPONSABILE PEDAGOGICO. Poi c’era chi aveva viaggiato nella ricerca: un POETASTRO, GRAFOMANE E RICERCATORE che lì era ancora RICERCATORE in cerca, una CURIOSA DI STORIA E TRADUTTRICE che ora era IN ASCOLTO DELLE DONNE E DEI BAMBINI, una RICERCATRICE che ora era una CURIOSA AFFATICATA, un RICERCATORE NOIOSO (a suo dire) che ora era un DISCRETO PROFESSIONISTA MENO NOIOSO (sempre a suo dire). Poi si avvicinò una GIOVANE SOGNATRICE che era qui ancora intatta. E dietro di lei quattro donne che lì avevano portato il gioco dei loro volti: una BAMBINA che aveva scambiato i ruoli e ora era MAMMA, una FIGLIA che ora era DEBORA, un’AMICA che ora era una DONNA LIBERA, e una DONNA che era diventata &#8211; ebbene sì &#8211; una DONNA. C’era anche un BAMBINO che lì era diventato un ABITANTE DELLE PORTINERIE. “Chissà”, pensò la ragazzina, “forse è lui il capofamiglia che ha dato a tutti gli altri il cognome di Abitanti?”. Eppure non le pareva abbastanza anziano. Mah. Poi c’erano una TENNISTA, un LAVORATORE che aveva dedicato il suo tempo al lavoro e una PERSONA A CUI PAREVA DI NON ESSERE STATA ABBASTANZA VIVA E PARTECIPE IN PASSATO: ora si strizzavano l’occhio provando la stessa CURIOSITÀ, VOGLIA DI CREATIVITÀ E DI ESPERIENZE DIVERSE. Compresa l’ATTIVATRICE che qui si era trasformata in OSSERVATRICE. Perché in questa casetta, a quanto pare, era</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">A volte le magie accadono. Accadono eccome. E non soltanto dentro alle favole.<br />
Quando un gruppo di persone si incontra e comincia ad immaginare il mondo che vorrebbe, quando le piccole e grandi esperienze quotidiane diventano il terreno di incontro su cui misurare <strong>comunanza</strong> di visioni e di vissuti, quando le memorie di ciascuno soccorrono in aiuto per rivendicare <strong>futuri immaginati</strong> in passato che sono ancora in attesa come <strong>serbatoi di possibilità</strong>, ebbene le magie possono accadere eccome.<br />
Mettere in risonanza le storie consente a ciascuno di <strong>aprirsi ad un “noi”</strong> che non è soltanto transitoria consolazione di vulnerabilità comuni, ma presupposto e punto di partenza di una <strong>ricostruzione di visioni e di progettualità condivisa</strong>.<br />
Ragionare insieme di beni comuni, dai più piccoli ai più complessi, costruire Patti di collaborazione, è riportare la dignità dell’esistenza e delle condizioni materiali del vivere a tema di ragionamento pubblico.<br />
Di là dalle mode del momento, che ahimè imperversano con facilità svuotando di senso parole preziose (come resilienza, spesso piegata in passivo adattamento; partecipazione, umiliata nei “mi piace”; <em>storytelling</em>, affidata alla vanità dei social), <strong>vi è un grande bisogno di riaccostare le storie individuali</strong>, di avvicinarle e farle dialogare per attingere da ciascun vissuto esistenziale pezzi di una visione da ricomporre, per scrivere “dal di dentro” nuove narrazioni da affiancare, se non contrapporre, a quelle ufficiali. Perché quando le storie dialogano possono diventare pezzi di vera e propria progettualità politica, di una proposta altra di governo e cura delle vite.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora anche la favola può diventare un modo giocoso per raccontare una magia concreta, che accade ogni giorno sotto gli occhi distratti di molti, ma <strong>tenace</strong> come lo sono i personaggi delle favole.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Alla faccia di chi pensa che la politica stia solo nel “macro” e nelle grandi teorie anziché nei “piccoli passi”</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Questo è ad esempio ciò che è accaduto a Torino, nella <a href="https://www.spacciocultura.it/lo-spaccio-di-cultura-borgo-san-paolo/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Portineria di Borgo San Paolo</strong></a>, in una settimana ventosa del marzo scorso. Nell’ambito delle Residenze d’artista organizzate dalla &#8220;Rete italiana di cultura popolare&#8221;, una settimana ha visto residente anche me, coinvolta in incontri con <strong>abitanti, ospiti di RSA, bambini di scuola primaria, persone con problemi passati di salute mentale</strong>. Una girandola di voci, di sguardi, di idee, di ricordi, di “forse si potrebbe”. Incontri in cui si racconta, si ride, ci si commuove, si immagina, si progetta e &#8211; soprattutto &#8211; si fa. Sì, concretamente si fa. Alla faccia di chi pensa che la politica stia solo nel “macro” e nelle grandi teorie anziché nei “piccoli passi”, come diceva Bobbio. Alla faccia dei grandi simposi in cui gruppi di esperti si parlano addosso, anziché programmare politiche “del piede di casa”, come diceva <strong>Federico Caffè</strong>.<br />
La favola riportata qui sotto, in cui le parole in stampatello sono tratte dagli scritti che gli abitanti hanno condiviso, può davvero essere considerata come nulla più che un gioco, un collage come quelli che si facevano da piccoli. Oppure molto di più. Manifesto sociale e politico di una visione del mondo. <strong>Espressione corale della scelta di un certo modo di stare al mondo e di occuparsene</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sta a ciascuno di noi scegliere.</p>
<h4><strong>Portineria di comunità a Borgo San Paolo di Torino.</strong><br />
<strong>Residente per una settimana</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><em>C’era una volta una ragazzina che da grande voleva fare la cantastorie.</em><br />
<em>Ma per far questo non le bastava la sua storia. Aveva bisogno delle storie degli altri. <strong>Aveva bisogno delle loro parole per completare le sue</strong>.</em><br />
<em>Così si mise in cammino. E in una sera ventosa di quasi primavera arrivò nei pressi di una piccola casetta colorata in mezzo agli alberi. “Stai a vedere che mi sono trasformata in Cenerentola e questa è la casetta dei 7 nani…” pensò divertita.</em><br />
<em>Ma quando bussò, invece dei 7 nani, tante persone di ogni età la accolsero sorridendo.</em><br />
<em>I loro nomi non li ricorda, ma di cognome <strong>si chiamavano tutti Abitanti</strong>.</em><br />
<em>“Che strana famiglia” pensò. “Dicono di essere parenti ma non si assomigliano per niente!”.</em><br />
<em>Quando timidamente chiese loro chi erano e da dove venivano, scoprì che doveva esserci sotto qualche magia.</em><br />
<em>Scoprì che fra loro c’erano ben tre VIAGGIATORI, che lì si erano trasformati in EDUCATRICE, DONNA SOCIALE e OPERATORE SOCIALE. “Ma guarda un po&#8217;”, pensò, “il loro viaggiare li ha portati verso lo stesso approdo, il <strong>mondo degli altri</strong>…”.</em><br />
<em>C’Era anche un viaggiatore più inquieto, un ESULE? (sì, un esule col punto interrogativo), che in fondo era approdato non molto distante da quel mondo degli altri perché aveva scoperto il <strong>mondo della terra</strong>, e si era trasformato in COLTIVATORE DIRETTO.</em><br />
<em>Ma anche il CONTABILE, l’OPERAIO e l’INSEGNANTE DI SCUOLA ELEMENTARE avevano subìto la stessa magia, e lì si ritrovavano come CARE GIVER e RESPONSABILE PEDAGOGICO.</em><br />
<em>Poi c’era chi aveva viaggiato nella ricerca: un POETASTRO, GRAFOMANE E RICERCATORE che lì era ancora RICERCATORE in cerca, una CURIOSA DI STORIA E TRADUTTRICE che ora era IN ASCOLTO DELLE DONNE E DEI BAMBINI, una RICERCATRICE che ora era una CURIOSA AFFATICATA, un RICERCATORE NOIOSO (a suo dire) che ora era un DISCRETO PROFESSIONISTA MENO NOIOSO (sempre a suo dire).</em><br />
<em>Poi si avvicinò una GIOVANE SOGNATRICE che era qui ancora intatta. E dietro di lei quattro donne che lì avevano portato il gioco dei loro volti: una BAMBINA che aveva scambiato i ruoli e ora era MAMMA, una FIGLIA che ora era DEBORA, un’AMICA che ora era una DONNA LIBERA, e una DONNA che era diventata &#8211; ebbene sì &#8211; una DONNA.</em><br />
<em>C’era anche un BAMBINO che lì era diventato un ABITANTE DELLE PORTINERIE. “Chissà”, pensò la ragazzina, “forse è lui il capofamiglia che ha dato a tutti gli altri il cognome di Abitanti?”. Eppure non le pareva abbastanza anziano. Mah.</em><br />
<em>Poi c’erano una TENNISTA, un LAVORATORE che aveva dedicato il suo tempo al lavoro e una PERSONA A CUI PAREVA DI NON ESSERE STATA ABBASTANZA VIVA E PARTECIPE IN PASSATO: ora si strizzavano l’occhio provando la stessa CURIOSITÀ, VOGLIA DI CREATIVITÀ E DI ESPERIENZE DIVERSE. Compresa l’ATTIVATRICE che qui si era trasformata in OSSERVATRICE. Perché in questa casetta, a quanto pare, era possibile anche questo. Dopo essere stati tanti cose e aver tanto viaggiato, <strong>ci si poteva anche riposare. E concedersi il lusso di osservare</strong>. Almeno un po&#8217;. In compagnia.</em><br />
<em>La ragazzina cominciava a capire la famiglia dei signori Abitanti: in effetti si assomigliavano tutti, si assomigliavano eccome. Non nelle fattezze ma nella voglia degli altri e nell’istinto di PENSARE LIBERAMENTE.</em><br />
<em>La ragazzina si sedette. Fuori il vento brontolava ma lì dentro c’era un tepore delizioso. Pensò che si sentiva a casa in quella famiglia numerosa. Lei che una famiglia numerosa non l’aveva mai avuta.</em><br />
<em>Chiese di sapere qualcosa di più dei lunghi viaggi che li aveva portati fino a lì, alla casetta con la stufa accesa e le pareti azzurre con le foglie gialle e rosse.</em><br />
<em>E così scoprì che c’era chi aveva viaggiato nei flutti del mare familiare: PADRI SPECIALI CHE AVEVANO SAPUTO COSTRUIRE PACE E ASCOLTARE, una MADRE CHE ANCORA SPINGEVA ALLA RICERCA DI SÉ, una FAMIGLIA NUMEROSA, l’INCONTRO CON UN MARITO.</em><br />
<em>E poi chi aveva attraversato lo spaesamento: dalla BOCCIATURA ALLE SUPERIORI alla MORTE DEGLI AFFETTI; l’incontro con LA FRAGILITÀ E LA SOFFERENZA, SIA PROPRIA CHE DEGLI ALTRI; La CONFUSIONE CHE SEGUE LA SPENSIERATEZZA INCONSAPEVOLE, ma che si fa presagio benefico &#8211; seppur faticoso &#8211; di altro.</em><br />
<em>E poi chi aveva attraversato fisicamente luoghi e terre: dall’ARSENALE DELLA SPERANZA A SAN PAOLO DEL BRASILE al PRIMO ANNO LONTANO DA CASA A BUENOS AIRES; dall’ORATORIO E I PICCOLI FRATELLI DI CHARLES DE FOUCAULD al PRIMO VIAGGIO FORMATIVO DA SOLO FATTO DI NATURA E DI SCOPERTA, ai QUARTIERI URBANI DOVE ABITANO I PROBLEMI VERI DELLA POVERTÀ.</em><br />
<em>C’era anche chi si chiedeva SE I SUOI TANTI PERCORSI AVESSERO DAVVERO CONDOTTO DA QUALCHE PARTE… ma la ragazzina pensò che se quell’Abitante si trovava lì, evidentemente da qualche parte era arrivato eccome.</em><br />
<em>E c’era chi ripensava alle sue PROVE DI RIENTRO; ed anche uno SPIRITELLO che volteggiava con la sua VISIONE.</em><br />
<em>Poi una signora Abitante ricordò LA FORZA DEI PROGETTI COMUNI. E un’altra ricordò GLI INDOVINELLI E LE ESPERIENZE DI GIOCO CHE LA FACEVANO SOGNARE.</em><br />
<em>Allora anche la ragazzina improvvisamente ricordò. Ricordò tutto. Ricordò perché si era messa in viaggio, ricordò cosa cercava.</em><br />
<em>Stava cercando di ritrovare la memoria dei suoi desideri e delle sue possibilità.</em><br />
<em>E così chiese loro ancora qualcosa. Gli chiese di donarle alcune delle loro possibilità, delle loro memorie del futuro.</em><br />
<em>Sapeva di chiedere tanto, ma la famiglia dei signori Abitanti, ormai lo aveva capito, era tutt’altro che avara e cominciò come per magia a tirare fuori davanti ai suoi occhi possibilità di ogni colore. Fu una vera esplosione, e man mano che ognuno offriva la sua, la ragazzina smemorata ritrovava <strong>un pezzo della sua memoria. E della sua storia</strong>.</em><br />
<em>Ritrovò la RICERCA DELLA SUA STORIA E DELLE SUE RELAZIONI IN UNA PROGETTUALITÀ CHE NON FOSSE PIÙ SOLO SUA, e la MEMORIA FAMILIARE e degli INCONTRI CHE L’AVEVANO PLASMATA.</em><br />
<em>Ritrovò la gioia del CREARE PER DARE, del COSTRUIRE COMUNITÀ DI PERSONE CAPACI DI DONARE AMORE.</em><br />
<em>Ritrovò persino il SOGNO DI BAMBINA DI FARE DA GRANDE LA MAESTRA DELLE MAESTRE, ritrovò intatto il sogno del PRIMO VIAGGIO DA SOLA, di IMMERGERSI NELLA NATURA, di FARE LA MUSICISTA.</em><br />
<em>E in chi AVEVA DIPINTO E POI AVEVA SMESSO… E POI AVEVA RIPRESO E POI AVEVA SMESSO… la ragazzina ritrovò lo stesso suo passo altalenante di scrittrice mancata, o non ancora trovata.</em><br />
<em>E come in un caleidoscopio che non smetteva più di proiettare immagini, la ragazzina rivedeva tutti i balzi della RICERCA DI SICUREZZA E MATURITÀ quando si rivolge fuori da sé, per PROGETTARE PROCESSI E NON SOLO SPAZI, LUOGHI SPECIALI NELLE PERIFERIE, CENTRI DI INCONTRO E DI ARTE IN CUI CI SI FONDE CON GLI ALTRI, MAGIC MOMENT ARTISTICI CHE POSSANO DIVENTARE LABORATORI…</em><br />
<em>Insomma, la ragazzina ritrovò tutte le sue INCONSAPEVOLEZZE CHE SI TRASFORMANO GIORNO PER GIORNO, E DIVENTANO CONSAPEVOLEZZE MAI FERME MA IN TRASFORMAZIONE ULTERIORE.</em><br />
<em>Alla fine, quando quell’esplosione si fermò, la ragazzina ebbe l’impressione che la famiglia dei signori Abitanti avesse fatto un’altra delle sue magie sparigliando le carte, perché non sapeva più quali erano le storie degli altri e quale era la sua.</em><br />
<em>Dopo l’emozione dei saluti, con molte sporte piene delle parole dei signori Abitanti, calde come pane appena sfornato, la ragazzina riprese la via di casa, ripensando ai tanti volti e alle tante memorie del possibile che aveva incontrato in quella casetta variopinta.</em><br />
<em>Una cosa era certa: nell’ascolto delle storie altrui aveva avuto LA POSSIBILITÀ DI TESTIMONIARE LA PROPRIA. E di questo era PROFONDAMENTE RICONOSCENTE.</em></p>
<p><strong>LEGGI ANCHE</strong>:</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2023/10/la-magia-delle-storie-dietro-ai-beni-comuni/">La magia delle Storie dietro ai beni comuni</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Comune di Perugia. Deliberazione di Consiglio comunale 6 febbraio 2017, n. 12</title>
		<link>https://www.labsus.org/2017/04/perugia-deliberazione-di-consiglio-comunale-6-febbraio-2017-n-12/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Valastro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Apr 2017 20:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Norme]]></category>
		<category><![CDATA[Regolamenti comunali]]></category>
		<category><![CDATA[Umbria]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[perugia]]></category>
		<category><![CDATA[regolamento]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/?p=45680</guid>

					<description><![CDATA[<p>La struttura generale richiama in gran parte quello del regolamento di Bologna; ma vi sono anche alcuni profili che se ne distanziano e che non appaiono di poco conto, anche rispetto all&#8217;influenza che potranno di fatto avere nell&#8217;attuazione concreta delle norme. Di sicuro interesse è la complessiva apertura che emerge dai primi tre articoli del regolamento. Nell&#8217;art. 1, accanto all&#8217;art. 118 Cost. e al principio di sussidiarietà  orizzontale si richiamano l&#8217;art. 2 sul principio di solidarietà , l&#8217;art. 9 sulla tutela del paesaggio, nonché gli artt. 42, 43 e 44 sui limiti e vincoli alla proprietà  pubblica e privata che possono discendere dalla necessità  di assicurarne la funzione sociale e di garantire l&#8217;interesse generale. Nell&#8217;art. 2, nella definizione dei &#8221; beni comuni urbani &#8221; si fa riferimento anche all&#8217;interesse delle generazioni future; si introduce la definizione di &#8221; beni culturali &#8221; ; si parla di &#8221; soggetti attivi &#8221; , anziché di cittadini, con il chiaro intento di riferirsi alla categoria più significativa degli abitanti; si introduce la figura della &#8221; Comunità  di riferimento &#8221; , composta da quei soggetti che si attivano in modo stabile in relazione a un determinato bene comune (e che diviene &#8221; comunità  di eredità  &#8221; quando i beni costituiscono, per loro intrinseca natura o funzione, parte dell&#8217;eredità  culturale). Assai condivisibile è anche il rilievo che il Comune di Perugia ha inteso riconoscere alla Convenzione di Faro e al Codice dei beni culturali e del paesaggio. In particolare, negli artt. 10 e 11, il regolamento riconosce la stretta connessione esistente fra il diritto di partecipare alla cura e valorizzazione dei luoghi di vita, da un lato, e il diritto all&#8217;eredità  culturale e al rispetto dei rispettivi beni e paesaggi. Si attribuisce quindi al Comune il compito di promuovere e favorire &#8221; l&#8217;incontro degli operatori della cultura e dell&#8217;artigianato, delle associazioni culturali e dei cittadini per mettere insieme saperi, coordinare progetti, creare un linguaggio comune per le politiche culturali della Città  &#8221; ; e di favorire &#8221; le iniziative da parte delle comunità  di eredità  volte alla valorizzazione e conservazione dell&#8217;eredità  culturale &#8221; . L&#8217;intento di valorizzare il ruolo di questi ultimi soggetti, individuati dalla specificità  e continuità  della &#8221; missione &#8221; legata all&#8217;eredità  culturale, ha poi portato all&#8217;inserimento di norme che qualche perplessità  potrebbero suscitare rispetto alla coerenza complessiva con la struttura del regolamento e il modello dell&#8217;amministrazione condivisa (queste norme richiamano -in forma semplificata- quelle adottate dal Comune di Chieri). Il Capo V del regolamento, dedicato alla &#8221; Gestione dei beni comuni &#8221; , disciplina infatti una forma di partecipazione che in parte si discosta da quella che fa perno sui patti di collaborazione fra cittadini e amministrazioni: si fa riferimento ad &#8221; esperienze di autogoverno &#8221; di beni comuni urbani, condotte dalle comunità  di riferimento in forma assembleare e previa adesione al &#8221; documento di partecipazione &#8221; , che l&#8217;assemblea stessa dovrà  approvare per regolare lo svolgimento delle attività  all&#8217;interno di ciascuno dei beni comuni. Altre scelte che si discostano dalla maggior parte dei regolamenti si rinvengono nella procedura riguardante le proposte di collaborazione e nella disciplina delle esenzioni e dei profili assicurativi e di sicurezza dei lavori. Nel primo caso, l&#8217;art. 12, co. 3, si afferma che il Comune deve esprimersi sulla proposta di collaborazione entro sessanta giorni dalla sua formulazione, e che in caso contrario &#8221; l&#8217;istante acquisisce il diritto alla collaborazione tipica &#8221; . Sebbene si tratti di norma evidentemente tesa a rafforzare la posizione dei cittadini nei casi di inerzia del Comune, l&#8217;istituto del silenzio assenso non sarebbe di per sé compatibile con la dichiarata natura pattizia e non autoritativa della procedura e dei Patti. Nel secondo caso, l&#8217;art. 26 del regolamento rinuncia ad individuare fin da subito talune forme di esenzione e agevolazione in materia di canoni e tributi locali, affermando che esse &#8221; saranno stabilite di volta in volta dall&#8217;Amministrazione comunale, con proprio atto, nel rispetto della normativa vigente &#8221; . Stabilire nel regolamento taluni principi e criteri sarebbe forse stato utile per orientare la successiva azione comunale. Inoltre, in materia di assicurazione, l&#8217;art. 30 non prevede fra i costi rimborsabili quelli relativi a polizze assicurative; mentre l&#8217;art. 37 espressamente pone in capo ai privati gli oneri assicurativi, la responsabilità  in materia si sicurezza sui luoghi di lavoro nonché le &#8221; responsabilità  connesse, ivi compresi l&#8217;obbligo di smaltimento dei materiali di risulta, nel rispetto della tutela ambientale e ogni altra incombenza prevista dalla legislazione vigente &#8221; . Su questi punti si poteva forse osare di più, manifestando una maggiore propensione collaborativa rispetto agli oneri materiali ed economici connessi alle attività ; tanto più alla luce delle nuove forme di assicurazione agevolata che i Comuni hanno oggi a disposizione proprio per gli interventi dei cittadini sui beni comuni. Ma molte cose potranno correggersi e migliorarsi in corso d&#8217;opera, grazie alle indicazioni che verranno da tutti colori che vorranno mettersi in gioco nell&#8217;applicazione del nuovo regolamento. &#160;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2017/04/perugia-deliberazione-di-consiglio-comunale-6-febbraio-2017-n-12/">Comune di Perugia. Deliberazione di Consiglio comunale 6 febbraio 2017, n. 12</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La struttura generale richiama in gran parte quello del regolamento di Bologna; ma vi sono anche alcuni profili che se ne distanziano e che non appaiono di poco conto, anche rispetto all&#8217;influenza che potranno di fatto avere nell&#8217;attuazione concreta delle norme.</p>
<p style="text-align: justify;">Di sicuro interesse è la complessiva apertura che emerge dai primi tre articoli del regolamento. Nell&#8217;art. 1, accanto all&#8217;art. 118 Cost. e al principio di sussidiarietà  orizzontale si richiamano l&#8217;art. 2 sul <strong>principio di solidarietà </strong>, l&#8217;art. 9 sulla tutela del paesaggio, nonché gli artt. 42, 43 e 44 sui limiti e vincoli alla proprietà  pubblica e privata che possono discendere dalla necessità  di assicurarne la funzione sociale e di garantire l&#8217;interesse generale. Nell&#8217;art. 2, nella definizione dei  &#8221; beni comuni urbani &#8221;  si fa riferimento anche all&#8217;interesse delle generazioni future; si introduce la definizione di  &#8221; beni culturali &#8221; ; si parla di  &#8221; soggetti attivi &#8221; , anziché di cittadini, con il chiaro intento di riferirsi alla categoria più significativa degli abitanti; si introduce la figura della  &#8221; <strong>Comunità  di riferimento</strong> &#8221; , composta da quei soggetti che si attivano in modo stabile in relazione a un determinato bene comune (e che diviene  &#8221; comunità  di eredità  &#8221;  quando i beni costituiscono, per loro intrinseca natura o funzione, parte dell&#8217;eredità  culturale).</p>
<p style="text-align: justify;">Assai condivisibile è anche il rilievo che il Comune di Perugia ha inteso riconoscere alla Convenzione di Faro e al Codice dei beni culturali e del paesaggio. In particolare, negli artt. 10 e 11, il regolamento riconosce la stretta connessione esistente fra il <strong>diritto di partecipare</strong> alla cura e valorizzazione dei luoghi di vita, da un lato, e il <strong>diritto all&#8217;eredità  culturale</strong> e al rispetto dei rispettivi beni e paesaggi. Si attribuisce quindi al Comune il compito di promuovere e favorire  &#8221; l&#8217;incontro degli operatori della cultura e dell&#8217;artigianato, delle associazioni culturali e dei cittadini per mettere insieme saperi, coordinare progetti, creare un linguaggio comune per le politiche culturali della Città  &#8221; ; e di favorire  &#8221; le iniziative da parte delle comunità  di eredità  volte alla valorizzazione e conservazione dell&#8217;eredità  culturale &#8221; .</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;intento di valorizzare il ruolo di questi ultimi soggetti, individuati dalla specificità  e continuità  della  &#8221; missione &#8221;  legata all&#8217;eredità  culturale, ha poi portato all&#8217;inserimento di norme che qualche perplessità  potrebbero suscitare rispetto alla coerenza complessiva con la struttura del regolamento e il modello dell&#8217;amministrazione condivisa (queste norme richiamano -in forma semplificata- quelle adottate dal Comune di Chieri). Il Capo V del regolamento, dedicato alla  &#8221; Gestione dei beni comuni &#8221; , disciplina infatti una forma di partecipazione che in parte si discosta da quella che fa perno sui patti di collaborazione fra cittadini e amministrazioni: si fa riferimento ad  &#8221; <strong>esperienze di autogoverno</strong> &#8221;  di beni comuni urbani, condotte dalle comunità  di riferimento in forma assembleare e previa adesione al  &#8221; documento di partecipazione &#8221; , che l&#8217;assemblea stessa dovrà  approvare per regolare lo svolgimento delle attività  all&#8217;interno di ciascuno dei beni comuni.</p>
<p style="text-align: justify;">Altre scelte che si discostano dalla maggior parte dei regolamenti si rinvengono nella procedura riguardante le proposte di collaborazione e nella disciplina delle esenzioni e dei profili assicurativi e di sicurezza dei lavori.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel primo caso, l&#8217;art. 12, co. 3, si afferma che il Comune deve esprimersi sulla proposta di collaborazione entro sessanta giorni dalla sua formulazione, e che in caso contrario  &#8221; l&#8217;istante acquisisce il diritto alla collaborazione tipica &#8221; . Sebbene si tratti di norma evidentemente tesa a rafforzare la posizione dei cittadini nei casi di inerzia del Comune, l&#8217;istituto del <strong>silenzio assenso</strong> non sarebbe di per sé compatibile con la dichiarata natura pattizia e non autoritativa della procedura e dei Patti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel secondo caso, l&#8217;art. 26 del regolamento rinuncia ad individuare fin da subito talune forme di esenzione e agevolazione in materia di canoni e tributi locali, affermando che esse  &#8221; saranno stabilite di volta in volta dall&#8217;Amministrazione comunale, con proprio atto, nel rispetto della normativa vigente &#8221; . Stabilire nel regolamento taluni principi e criteri sarebbe forse stato utile per orientare la successiva azione comunale.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, in materia di assicurazione, l&#8217;art. 30 non prevede fra i costi rimborsabili quelli relativi a polizze assicurative; mentre l&#8217;art. 37 espressamente pone in capo ai privati gli oneri assicurativi, la responsabilità  in materia si sicurezza sui luoghi di lavoro nonché le  &#8221; responsabilità  connesse, ivi compresi l&#8217;obbligo di smaltimento dei materiali di risulta, nel rispetto della tutela ambientale e ogni altra incombenza prevista dalla legislazione vigente &#8221; .</p>
<p style="text-align: justify;">Su questi punti si poteva forse osare di più, manifestando una <strong>maggiore propensione collaborativa</strong> rispetto agli oneri materiali ed economici connessi alle attività ; tanto più alla luce delle nuove forme di assicurazione agevolata che i Comuni hanno oggi a disposizione proprio per gli interventi dei cittadini sui beni comuni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma molte cose potranno correggersi e migliorarsi in corso d&#8217;opera, grazie alle indicazioni che verranno da tutti colori che vorranno mettersi in gioco nell&#8217;applicazione del nuovo regolamento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2017/04/perugia-deliberazione-di-consiglio-comunale-6-febbraio-2017-n-12/">Comune di Perugia. Deliberazione di Consiglio comunale 6 febbraio 2017, n. 12</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La prossima democrazia: dialogo &#8211; deliberazione &#8211; decisione, Rodolfo Lewanski Editore, 2016</title>
		<link>https://www.labsus.org/2016/05/la-prossima-democrazia-dialogo-deliberazione-decisione-rodolfo-lewanski-editore-2016/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Valastro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 May 2016 11:05:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/?p=32310</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le amministrazioni si trovano a dover ripensare insieme con le comunità  e gli abitanti i fallimentari modelli di sviluppo del passato e a costruire nuovi modelli condivisi di governo sostenibile dei territori. I cittadini rivendicano spazi più ampi ed effettivi di esercizio concreto della sovranità , attraverso istituti e strumenti che travalichino i confini ristretti della cittadinanza in senso formale e si aprano alle più articolate vicende dell&#8217;abitare. Le nuove politiche sempre più necessitano di ricostruirsi attorno a paradigmi di tipo collaborativo, che sappiano integrare il sapere civico con il sapere politico e il sapere esperto. Le nuove crisi, infine, si stanno incaricando di svelare la fallacia di sistemi di governo basati sulla autoreferenzialità  della politica, ricongiungendo sovranità  e partecipazione proprio sul terreno delle comuni fragilità , e sollecitando l&#8217;adozione di paradigmi di tipo collaborativo nelle politiche di governo del vivere. Le politiche hanno bisogno di metodo Tutto ciò apre sfide continue per l&#8217;ordinamento e per le molte discipline (non solo giuridiche) che lo studiano, chiamate a ripensarne le regole e le garanzie, i metodi e gli strumenti. Di là  dalle tante definizioni e dai tanti fraintendimenti che si sono accumulati nel tempo, i modelli di democrazia partecipativa e di democrazia deliberativa si rivelano oggi per quello che sono e che non possono non essere: non soltanto strumenti di rivitalizzazione della democrazia a fronte della crisi della politica rappresentativa, ma anche metodo complessivo di politiche capaci di produrre progettualità  sociale e crescita; non soltanto meccanismi procedurali astratti ma metodo di governo capace di innescare processi concreti di trasformazione delle città  e dei territori. Il contributo di Lewansky tra teoria e pratica In questo filone di riflessione si colloca il libro di Rodolfo Lewansky, che offre un nuovo contributo alla sistematizzazione di una materia in continuo movimento. Il principale pregio di questo lavoro è certamente quello di ricongiungere la riflessione teorica ai suoi risvolti pratici: una prospettiva consentita all&#8217;autore anche dalla preziosa esperienza condotta per quasi cinque anni nella veste di Autorità  per la partecipazione della regione Toscana. I fondamenti teorici delle principali tecniche costantemente si intrecciano con i loro risvolti pratico-applicativi, richiamando casi di buone pratiche che hanno l&#8217;intento di &#8220;mostrare come vi sia un&#8217;altra modalità  per coinvolgere i cittadini nella cosa pubblica in maniera ampia e profonda, superando i limiti e le difficoltà  che contraddistinguono le forme di partecipazione cui si è fatto tradizionalmente ricorso&#8221;. Un testo, insomma, che riesce nell&#8217;impresa (non sempre facile) di stare in equilibrio fra il &#8220;taglio accademico&#8221; e la &#8220;guida&#8221; pratica &#8220;per chi è disposto a interrogarsi nella ricerca di un modo per uscire dall&#8217;attuale condizione di affanno delle istituzioni rappresentative e burocratiche, per chi è curioso e interessato alle innovazioni, per chi è disposto a mettere in gioco certezze e modi usuali di fare le cose, senza troppi paraocchi aprioristici, con spirito pragmatico e aperto&#8221;. Preziosi, a questo fine, il quadro aggiornato dello stato dell&#8217;arte delle pratiche deliberative sia in Italia che in altri paesi, anche attraverso la illustrazione di alcuni casi di processi partecipativi; i numerosi riferimenti bibliografici nel corpo dell&#8217;esposizione; l&#8217;appendice in cui sono indicate altre risorse, come manuali, periodici, siti e organizzazioni. La prossima democrazia: permanenza, e non episodicità , del principio di partecipazione L&#8217;altro grande pregio di questo libro è l&#8217;attenzione posta sull&#8217;importanza delle metodologie e sulla loro necessaria strutturazione in metodo. Il modello di partecipazione cui l&#8217;Autore fa riferimento, condiviso oggi dai principali studiosi della materia, è un modello in cui &#8220;il coinvolgimento dei cittadini costituisce una componente fisiologica (piuttosto che meramente episodica), strutturata e istituzionalizzata, dei processi decisionali ai diversi livelli di governo &#8211; dal locale al nazionale &#8211; su cui esercita un&#8217;effettiva influenza&#8221;. E&#8217; indubbiamente questa la sfida che oggi si impone per &#8220;La prossima democrazia&#8221;: un tipo di partecipazione che sappia essere Ë— insieme Ë— principio e metodo, una partecipazione volta a ridurre l&#8217;asimmetria del decisore pubblico attraverso l&#8217;utilizzo dei saperi e delle informazioni in possesso dei destinatari della decisione, non confinata in atti episodici e dinamiche contingenti ma strutturata in forme di interlocuzione permanente, secondo il modello di sovranità  sostanziale voluto (fra le altre) dalla Costituzione italiana. La scelta di metodologie e competenze adeguate influisce in modo decisivo sull&#8217;efficacia dei processi partecipativi; e dunque, in ultima analisi, sull&#8217;effettività  delle regole e sulla stabilizzazione del metodo partecipativo. Le regole servono ma non bastano Chi scrive è giurista, e in quanto tale convinta dell&#8217;importanza delle regole quali strumenti indispensabili per strutturare e garantire gli istituti partecipativi all&#8217;interno dei processi decisionali: i diritti fondamentali che attraverso la partecipazione si realizzano possono sperare di raggiungere una piena effettività  solo se sostenuti da adeguate norme di carattere organizzativo e procedurale, che assicurino le condizioni materiali della partecipazione. Ma tale convinzione convive con la altrettanto ferma consapevolezza del fatto che le regole possono realizzare soltanto una parte del gioco: un&#8217;altra parte spetta alle tecniche e ai processi, un&#8217;altra alla volontà  politica. Regole, procedure e processi: definirli, anche per superare alcune diffidenze Questo libro contribuisce a far luce sull&#8217;importanza delle tecniche e delle metodologie, peraltro chiarendo sullo sfondo le ricadute che esse sono destinate ad avere sulla dimensione politica, dal momento che proprio la dimostrazione sul campo dei benefici prodotti dalla partecipazione di qualità  può costituire il migliore argomento per convincere anche le retroguardie della politica più diffidente. La relazione fra regole, procedure e processi è fondamentale: la fissazione di alcune regole vincolanti sulle procedure non è in contrasto con la mutevolezza delle forme che i processi partecipativi possono assumere e delle tecniche che possono essere utilizzate, né con l&#8217;informalità  che deve caratterizzare il concreto svolgersi dei processi stessi. Le garanzie procedurali codificate nelle norme mirano appunto a consentire che quell&#8217;informalità  possa aver luogo senza sfociare nella casualità  e Ë—dunqueË— nell&#8217;inefficacia; la rigidità  dei principi sul metodo è il presidio per la flessibilità  dei processi, che attraverso tecniche efficaci possono rendere effettive le norme, in un percorso circolare virtuoso. Come assicurare che norme e principi giuridici siano effettivi, quando la partita si gioca su terreni che giuridici non sono? Questo libro rappresenta dunque</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/05/la-prossima-democrazia-dialogo-deliberazione-decisione-rodolfo-lewanski-editore-2016/">La prossima democrazia: dialogo &#8211; deliberazione &#8211; decisione, Rodolfo Lewanski Editore, 2016</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le amministrazioni si trovano a dover ripensare insieme con le comunità  e gli abitanti i fallimentari modelli di sviluppo del passato e a costruire nuovi modelli condivisi di governo sostenibile dei territori. I cittadini rivendicano spazi più ampi ed effettivi di esercizio concreto della sovranità , attraverso istituti e strumenti che travalichino i confini ristretti della cittadinanza in senso formale e si aprano alle più articolate vicende dell&#8217;abitare. Le nuove politiche sempre più necessitano di ricostruirsi attorno a paradigmi di tipo collaborativo, che sappiano integrare il sapere civico con il sapere politico e il sapere esperto. Le nuove crisi, infine, si stanno incaricando di svelare la fallacia di sistemi di governo basati sulla autoreferenzialità  della politica, ricongiungendo sovranità  e partecipazione proprio sul terreno delle comuni fragilità , e sollecitando l&#8217;adozione di paradigmi di tipo collaborativo nelle politiche di governo del vivere.</p>
<h1>Le politiche hanno bisogno di metodo</h1>
<p>Tutto ciò apre sfide continue per l&#8217;ordinamento e per le molte discipline (non solo giuridiche) che lo studiano, chiamate a ripensarne le regole e le garanzie, i metodi e gli strumenti.<br />
Di là  dalle tante definizioni e dai tanti fraintendimenti che si sono accumulati nel tempo, i modelli di democrazia partecipativa e di democrazia deliberativa si rivelano oggi per quello che sono e che non possono non essere: non soltanto strumenti di rivitalizzazione della democrazia a fronte della crisi della politica rappresentativa, ma anche metodo complessivo di politiche capaci di produrre progettualità  sociale e crescita; non soltanto meccanismi procedurali astratti ma metodo di governo capace di innescare processi concreti di trasformazione delle città  e dei territori.</p>
<h1>Il contributo di Lewansky tra teoria e pratica</h1>
<p>In questo filone di riflessione si colloca il libro di Rodolfo Lewansky, che offre un nuovo contributo alla sistematizzazione di una materia in continuo movimento.<br />
Il principale pregio di questo lavoro è certamente quello di ricongiungere la riflessione teorica ai suoi risvolti pratici: una prospettiva consentita all&#8217;autore anche dalla preziosa esperienza condotta per quasi cinque anni nella veste di Autorità  per la partecipazione della regione Toscana.<br />
I fondamenti teorici delle principali tecniche costantemente si intrecciano con i loro risvolti pratico-applicativi, richiamando casi di buone pratiche che hanno l&#8217;intento di &#8220;mostrare come vi sia un&#8217;altra modalità  per coinvolgere i cittadini nella cosa pubblica in maniera ampia e profonda, superando i limiti e le difficoltà  che contraddistinguono le forme di partecipazione cui si è fatto tradizionalmente ricorso&#8221;. Un testo, insomma, che riesce nell&#8217;impresa (non sempre facile) di stare in equilibrio fra il &#8220;taglio accademico&#8221; e la &#8220;guida&#8221; pratica &#8220;per chi è disposto a interrogarsi nella ricerca di un modo per uscire dall&#8217;attuale condizione di affanno delle istituzioni rappresentative e burocratiche, per chi è curioso e interessato alle innovazioni, per chi è disposto a mettere in gioco certezze e modi usuali di fare le cose, senza troppi paraocchi aprioristici, con spirito pragmatico e aperto&#8221;. Preziosi, a questo fine, il quadro aggiornato dello stato dell&#8217;arte delle pratiche deliberative sia in Italia che in altri paesi, anche attraverso la illustrazione di alcuni casi di processi partecipativi; i numerosi riferimenti bibliografici nel corpo dell&#8217;esposizione; l&#8217;appendice in cui sono indicate altre risorse, come manuali, periodici, siti e organizzazioni.</p>
<h1>La prossima democrazia: permanenza, e non episodicità , del principio di partecipazione</h1>
<p>L&#8217;altro grande pregio di questo libro è l&#8217;attenzione posta sull&#8217;importanza delle metodologie e sulla loro necessaria strutturazione in metodo. Il modello di partecipazione cui l&#8217;Autore fa riferimento, condiviso oggi dai principali studiosi della materia, è un modello in cui &#8220;il coinvolgimento dei cittadini costituisce una componente fisiologica (piuttosto che meramente episodica), strutturata e istituzionalizzata, dei processi decisionali ai diversi livelli di governo &#8211; dal locale al nazionale &#8211; su cui esercita un&#8217;effettiva influenza&#8221;. E&#8217; indubbiamente questa la sfida che oggi si impone per &#8220;La prossima democrazia&#8221;: un tipo di partecipazione che sappia essere Ë— insieme Ë— principio e metodo, una partecipazione volta a ridurre l&#8217;asimmetria del decisore pubblico attraverso l&#8217;utilizzo dei saperi e delle informazioni in possesso dei destinatari della decisione, non confinata in atti episodici e dinamiche contingenti ma strutturata in forme di interlocuzione permanente, secondo il modello di sovranità  sostanziale voluto (fra le altre) dalla Costituzione italiana.<br />
La scelta di metodologie e competenze adeguate influisce in modo decisivo sull&#8217;efficacia dei processi partecipativi; e dunque, in ultima analisi, sull&#8217;effettività  delle regole e sulla stabilizzazione del metodo partecipativo.</p>
<h1>Le regole servono ma non bastano</h1>
<p>Chi scrive è giurista, e in quanto tale convinta dell&#8217;importanza delle regole quali strumenti indispensabili per strutturare e garantire gli istituti partecipativi all&#8217;interno dei processi decisionali: i diritti fondamentali che attraverso la partecipazione si realizzano possono sperare di raggiungere una piena effettività  solo se sostenuti da adeguate norme di carattere organizzativo e procedurale, che assicurino le condizioni materiali della partecipazione.<br />
Ma tale convinzione convive con la altrettanto ferma consapevolezza del fatto che le regole possono realizzare soltanto una parte del gioco: un&#8217;altra parte spetta alle tecniche e ai processi, un&#8217;altra alla volontà  politica.</p>
<h1>Regole, procedure e processi: definirli, anche per superare alcune diffidenze</h1>
<p>Questo libro contribuisce a far luce sull&#8217;importanza delle tecniche e delle metodologie, peraltro chiarendo sullo sfondo le ricadute che esse sono destinate ad avere sulla dimensione politica, dal momento che proprio la dimostrazione sul campo dei benefici prodotti dalla partecipazione di qualità  può costituire il migliore argomento per convincere anche le retroguardie della politica più diffidente.<br />
La relazione fra regole, procedure e processi è fondamentale: la fissazione di alcune regole vincolanti sulle procedure non è in contrasto con la mutevolezza delle forme che i processi partecipativi possono assumere e delle tecniche che possono essere utilizzate, né con l&#8217;informalità  che deve caratterizzare il concreto svolgersi dei processi stessi. Le garanzie procedurali codificate nelle norme mirano appunto a consentire che quell&#8217;informalità  possa aver luogo senza sfociare nella casualità  e Ë—dunqueË— nell&#8217;inefficacia; la rigidità  dei principi sul metodo è il presidio per la flessibilità  dei processi, che attraverso tecniche efficaci possono rendere effettive le norme, in un percorso circolare virtuoso.</p>
<h1>Come assicurare che norme e principi giuridici siano effettivi, quando la partita si gioca su terreni che giuridici non sono?</h1>
<p>Questo libro rappresenta dunque ben più che una guida pratica, come lo definisce il suo Autore: esso è anche un prezioso completamento per le riflessioni di chi (come chi scrive), dovendosi interrogare su come assicurare effettività  alle norme e ai principi giuridici, deve addentrarsi in terreni che giuridici non sono e affidarsi ad altre competenze per la costruzione delle tecniche e dei processi attraverso i quali quelle norme possano prendere vita.<br />
E&#8217; proprio verso la chiusura di questo cerchio fra regole-tecniche-processi che testardamente sospinge &#8220;La prossima democrazia&#8221;: perché senza regole la partecipazione è concretamente possibile ma priva di garanzie e affidata alla buona volontà  dei governanti di turno; senza tecniche la partecipazione è possibile ma la casualità  e l&#8217;improvvisazione ne ostacolano il buon esito, rendendola di fatto inefficace; senza processi la partecipazione può anche conseguire buone decisioni ma di certo non può giungere a strutturarsi in metodo.</p>
<h1>Continuare a sperimentare</h1>
<p>Del resto, l&#8217;Autore lo ricorda, il modello della democrazia partecipativa ha una naturale vocazione sperimentale, che può esprimersi compiutamente solo attraverso una maggiore interazione fra le norme e i processi, e più convinte forme di valutazione delle une e degli altri. L&#8217;attività  di valutazione, a cui opportunamente si dedica ampia attenzione nel libro, dovrebbe infatti consentire di verificare il raggiungimento degli obiettivi, sia in termini di efficacia, equità  e adeguatezza delle decisioni raggiunte, sia in termini di empowerment dei soggetti coinvolti, cioè di miglioramento delle relazioni e di accrescimento delle loro capacità  per il futuro. E&#8217; vero che obiettivo immediato dei processi partecipativi è quello di favorire l&#8217;individuazione di soluzioni adatte a problemi complessi o controversi. Tuttavia, come ricorda anche Luigi Bobbio (2004) è altrettanto importante &#8220;quello che rimane quando l&#8217;esperienza di partecipazione si è conclusa, quello che succede dopo&#8221;: l&#8217;ulteriore sviluppo in termini di accrescimento del capitale sociale non deve essere assolutamente trascurato &#8220;perché qui si gioca la capacità  di innescare nuovi processi di partecipazione e di crescita della cittadinanza&#8221;.<br />
E&#8217; da questo secondo obiettivo, generalmente posto sullo sfondo come ricaduta solo eventuale, che in realtà  dipende la stabilizzazione di un metodo duraturo di costruzione condivisa delle decisioni, perché è attraverso la sperimentazione che gli scenari di futuro condivisi possono diventare guida costante delle decisioni collettive.</p>
<p><em><strong><a href="https://laprossimademocrazia.com/" target="_blank">Guarda il video di presentazione dell&#8217;autore</a>.</strong></em></p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.labsus.org/2014/12/la-democrazia-resiliente-nellera-della-fragilita/" target="_blank">La democrazia resiliente nell&#8217;era della fragilità </a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2014/06/cittadinanza-attiva-e-qualita-della-democrazia/" target="_blank">Cittadinanza attiva e qualità  della democrazia</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/09/fra-partecipazione-e-democrazia-dal-basso-la-sfida-per-il-costituzionalismo-del-xxi-secolo/" target="_blank">Fra partecipazione e democrazia  &#8221; dal basso &#8221;  la sfida per il costituzionalismo del XXI secolo</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/05/la-prossima-democrazia-dialogo-deliberazione-decisione-rodolfo-lewanski-editore-2016/">La prossima democrazia: dialogo &#8211; deliberazione &#8211; decisione, Rodolfo Lewanski Editore, 2016</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La democrazia resiliente nell &#8216; era della fragilità </title>
		<link>https://www.labsus.org/2014/12/la-democrazia-resiliente-nellera-della-fragilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Valastro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2014 15:25:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il punto di Labsus]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia partecipativa]]></category>
		<category><![CDATA[Labsus]]></category>
		<category><![CDATA[resilienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; fondamentale recuperare il significato originario del concetto di democrazia partecipativa nella particolare fase storica che stiamo vivendo, perché questa è l&#8217;epoca delle crisi o, meglio, della scoperta della fragilità  come condizione strutturale delle società  umane in tutte le loro proiezioni (individuali e comunitarie, territoriali e politiche). Nonostante la moltitudine di aggettivi con cui sempre più spesso si accompagna il termine democrazia nel tentativo di restituire centralità  al ruolo delle persone (democrazia partecipativa, deliberativa, sussidiaria, amministrativa, scientifica, economica, ambientale, urbana, etc.), l&#8217;espressione &#8221; democrazia partecipativa &#8221; è insostituibile perché esprime la necessità  che le persone possano esercitare in modo effettivo e permanente la sovranità  popolare, prendendo parte alle scelte che le riguardano. La partecipazione come metodo Come infatti affermarono già  i Padri Costituenti durante la scrittura dell&#8217;art. 3 della Costituzione, la partecipazione dei cittadini non può esaurirsi nei momenti episodici di esercizio del diritto di voto ma richiede strumenti di confronto continuo fra le istituzioni e i cittadini. E al riconoscimento dei diritti fondamentali si affianca un generale dovere di solidarietà  e collaborazione che rende tutti i soggetti, pubblici e privati, protagonisti dell&#8217;attuazione dei valori democratici. In base al modello della democrazia partecipativa la partecipazione è dunque un vero e proprio metodo di decisione e di azione dei poteri pubblici, di tipo inclusivo e collaborativo. E tale metodo trova il proprio completamento nel principio di sussidiarietà  orizzontale contenuto nell&#8217;art. 118 ultimo comma della Costituzione: la collaborazione dei cittadini alla realizzazione del bene comune è un percorso circolare in cui le virtù civiche e il confronto con i poteri pubblici deve poter transitare dal piano dei processi decisionali a quello della loro attuazione concreta, e viceversa. Governare la vulnerabilità  Questo particolare metodo in cui si esprime la democrazia partecipativa è particolarmente adatto ad affrontare i problemi che si pongono nell&#8217;era della fragilità . Fragilità  è concetto ben diverso da quelli, assai più utilizzati nelle democrazie contemporanee, di crisi e di debolezza. Questi ultimi due termini sono stati infatti fortemente congeniali al modello di sviluppo capitalista, perché imperniati su un sistema valoriale che alimentava i miti della normalità  e della forza: ciò che non funziona o che è diverso può essere confinato nel recinto delle patologie/eccezioni anziché indurre a mettere in discussione la validità  del modello di sviluppo. Ma l&#8217;illusorietà  di quel sistema valoriale è stata ormai svelata. E allora gli ordinamenti democratici riavvolgono il nastro e si interrogano sulla fragilità  del vivere; le politiche pubbliche diventano politiche di governo della vulnerabilità , la quale non può essere eliminata ma soltanto compresa, rispettata e governata; la ricerca delle soluzioni da parte di decisori e amministratori non può più essere affrontata nella logica della contrapposizione fra gli individui e lo Stato ma richiede forme di collaborazione e circolarità  nella costruzione e attuazione delle politiche. La parola agli abitanti nell&#8217;era della fragilità  La necessità  di recuperare il collegamento con i territori e i loro abitanti richiede la costruzione di strumenti per poter attingere a quel bacino di informazioni, competenze esperienziali e saperi d&#8217;uso degli abitanti, che ormai travalica i saperi esperti ma anche il criterio formale della cittadinanza: quest&#8217;ultima non è più garanzia di conoscenza dei luoghi, mentre lo è la vicenda dell&#8217;abitare e sperimentare quotidianamente quei luoghi. La vera sfida per le nuove politiche di governo della fragilità  sarà  dunque quella di riuscire ad integrare i saperi civici e le inclinazioni collaborative (il c.d. capitale sociale) sia nei processi decisionali di tipo politico che nell&#8217;amministrazione e cura concreta dei bisogni. Un nuovo ruolo per i Comuni E&#8217; indubbiamente verso questo tipo di consapevolezza che sta evolvendo l&#8217;atteggiamento delle amministrazioni, pur nell&#8217;ambito di un quadro ancora fortemente eterogeneo. Se dopo la riforma costituzionale del 2001 si era assistito ad un certo rilancio dei temi della partecipazione e della collaborazione nei nuovi statuti regionali e nella legislazione di alcune Regioni, negli ultimi anni un ruolo decisivo è stato progressivamente assunto dai Comuni, che non a caso si trovano insieme ai propri abitanti a fronteggiare in modo più immediato la pressione delle nuove emergenze e dei nuovi bisogni: sono ormai assai numerosi i regolamenti comunali che disciplinano gli istituti di democrazia partecipativa (consultazione, dibattito pubblico, etc.). E a partire dal febbraio di quest&#8217;anno ha cominciato a diffondersi il Regolamento redatto da Labsus insieme con il comune di Bologna che disciplina le forme di collaborazione fra amministrazioni e cittadini per la cura condivisa dei beni comuni. Democrazia partecipativa e amministrazione condivisa, insieme Ma negli ultimi mesi di questo stesso anno si sta assistendo ad un fenomeno ulteriore: la   tendenza a considerare insieme e in modo organico i due aspetti, portando avanti congiuntamente le proposte di regolamento sulla democrazia partecipativa e sull&#8217;amministrazione condivisa, o addirittura interrogandosi sull&#8217;opportunità  di redigere atti unitari. Molti sono i Comuni che si stanno orientando in questo senso; molto ci sarà  da approfondire e discutere su quali siano le migliori opzioni di tecnica normativa e i contenuti possibili; molto ancora ci sarà  da impegnarsi per sperimentare le ricadute operative e organizzative delle nuove regole. Per il momento, ciò che più conta è il fatto inedito che la necessità  di una regolazione sia avvertita sia dalle amministrazioni che dalle persone, quale veicolo di garanzie che (pur non sacrificando la flessibilità  delle forme di partecipazione e collaborazione) ne assicurino le condizioni e l&#8217;effettività . Era del resto questo il senso originario del concetto di federalismo, ampiamente trascurato dal dibattito politico italiano: un significato che, fedele alla propria etimologia (foedus: patto, alleanza), intendeva valorizzare le dinamiche di tipo cooperativo e reticolare fra tutti i soggetti dell&#8217;ordinamento, pubblici e privati. Verso una &#8221; democrazia resiliente &#8221; ? Ebbene, se queste tendenze si consolideranno ulteriormente e se è vero che gli aggettivi della democrazia ci raccontano le età  e le evoluzioni della nostra storia, la prossima erede della democrazia partecipativa e sussidiaria potrà  forse essere una &#8221; democrazia resiliente &#8221; : un sistema capace di rispondere ai cambiamenti attuando strategie adattive e creando continuamente nuove forme di equilibrio, diverse da quella di partenza. Una democrazia fondata dunque su un paradigma</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2014/12/la-democrazia-resiliente-nellera-della-fragilita/">La democrazia resiliente nell &#8216; era della fragilità </a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; fondamentale recuperare il significato originario del concetto di democrazia partecipativa nella particolare fase storica che stiamo vivendo, perché questa è l&#8217;epoca delle crisi o, meglio, della scoperta della fragilità  come condizione strutturale delle società  umane in tutte le loro proiezioni (individuali e comunitarie, territoriali e politiche).<br />
Nonostante la moltitudine di aggettivi con cui sempre più spesso si accompagna il termine democrazia nel tentativo di restituire centralità  al ruolo delle persone (democrazia partecipativa, deliberativa, sussidiaria, amministrativa, scientifica, economica, ambientale, urbana, etc.), l&#8217;espressione  &#8221; democrazia partecipativa &#8221;  è insostituibile perché esprime la necessità  che le persone possano esercitare in modo effettivo e permanente la sovranità  popolare, prendendo parte alle scelte che le riguardano.</p>
<h1>La partecipazione come <i>metodo</i></h1>
<p><strong>Come infatti affermarono già  i Padri Costituenti durante la scrittura dell&#8217;art. 3 della Costituzione, la partecipazione dei cittadini non può esaurirsi nei momenti episodici di esercizio del diritto di voto ma richiede strumenti di confronto continuo fra le istituzioni e i cittadini.</strong> E al riconoscimento dei diritti fondamentali si affianca un generale dovere di solidarietà  e collaborazione che rende tutti i soggetti, pubblici e privati, protagonisti dell&#8217;attuazione dei valori democratici.<br />
In base al modello della democrazia partecipativa<strong> la partecipazione è dunque un vero e proprio <i>metodo</i> di decisione e di azione dei poteri pubblici</strong>, di tipo inclusivo e collaborativo.</p>
<p>E tale metodo trova il proprio completamento nel principio di sussidiarietà  orizzontale contenuto nell&#8217;art. 118 ultimo comma della Costituzione: la collaborazione dei cittadini alla realizzazione del bene comune è un percorso circolare in cui le virtù civiche e il confronto con i poteri pubblici deve poter transitare dal piano dei processi decisionali a quello della loro attuazione concreta, e viceversa.</p>
<h1>Governare la vulnerabilità </h1>
<p>Questo particolare <i>metodo</i> in cui si esprime la democrazia partecipativa è particolarmente adatto ad affrontare i problemi che si pongono nell&#8217;era della fragilità .<br />
<strong>Fragilità  è concetto ben diverso da quelli, assai più utilizzati nelle democrazie contemporanee, di crisi e di debolezza. Questi ultimi due termini sono stati infatti fortemente congeniali al modello di sviluppo capitalista</strong>, perché imperniati su un sistema valoriale che alimentava i miti della normalità  e della forza: ciò che non funziona o che è diverso può essere confinato nel recinto delle patologie/eccezioni anziché indurre a mettere in discussione la validità  del modello di sviluppo.</p>
<p>Ma l&#8217;illusorietà  di quel sistema valoriale è stata ormai svelata. E allora gli ordinamenti democratici riavvolgono il nastro e si interrogano sulla fragilità  del vivere; le politiche pubbliche diventano <i>politiche di governo della vulnerabilità </i>, la quale non può essere eliminata ma soltanto compresa, rispettata e governata; la ricerca delle soluzioni da parte di decisori e amministratori non può più essere affrontata nella logica della contrapposizione fra gli individui e lo Stato ma richiede forme di collaborazione e circolarità  nella costruzione e attuazione delle politiche.</p>
<h1>La parola agli <i>abitanti </i>nell&#8217;era della fragilità </h1>
<p>La necessità  di recuperare il collegamento con i territori e i loro abitanti richiede la costruzione di strumenti per poter attingere a quel bacino di informazioni, competenze esperienziali e saperi d&#8217;uso degli abitanti, che ormai travalica i saperi esperti ma anche il criterio formale della cittadinanza: quest&#8217;ultima non è più garanzia di conoscenza dei luoghi, mentre lo è la vicenda dell&#8217;<i>abitare</i> e sperimentare quotidianamente quei luoghi.<br />
<strong>La vera sfida per le nuove politiche di governo della fragilità  sarà  dunque quella di riuscire ad <i>integrare i saperi civici e le inclinazioni collaborative (il c.d. capitale sociale) sia nei processi decisionali di tipo politico che nell&#8217;amministrazione e cura concreta dei bisogni</i>.</strong></p>
<h1>Un nuovo ruolo per i Comuni</h1>
<p>E&#8217; indubbiamente verso questo tipo di consapevolezza che sta evolvendo l&#8217;atteggiamento delle amministrazioni, pur nell&#8217;ambito di un quadro ancora fortemente eterogeneo.</p>
<p><strong>Se dopo la riforma costituzionale del 2001 si era assistito ad un certo rilancio dei temi della partecipazione e della collaborazione nei nuovi statuti regionali e nella legislazione di alcune Regioni, negli ultimi anni un ruolo decisivo è stato progressivamente assunto dai Comuni</strong>, che non a caso si trovano insieme ai propri abitanti a fronteggiare in modo più immediato la pressione delle nuove emergenze e dei nuovi bisogni: sono ormai assai numerosi i regolamenti comunali che disciplinano gli istituti di democrazia partecipativa (consultazione, dibattito pubblico, etc.). <strong>E a partire dal febbraio di quest&#8217;anno ha cominciato a diffondersi il Regolamento redatto da Labsus insieme con il comune di Bologna che disciplina le forme di collaborazione fra amministrazioni e cittadini per la cura condivisa dei beni comuni.</strong></p>
<h1>Democrazia partecipativa e amministrazione condivisa, insieme</h1>
<p>Ma negli ultimi mesi di questo stesso anno si sta assistendo ad un fenomeno ulteriore: la   <strong>tendenza a considerare insieme e in modo organico i due aspetti, portando avanti congiuntamente le proposte di regolamento sulla democrazia partecipativa e sull&#8217;amministrazione condivisa, o addirittura interrogandosi sull&#8217;opportunità  di redigere atti unitari.</strong></p>
<p><strong>Molti sono i Comuni che si stanno orientando in questo senso</strong>; molto ci sarà  da approfondire e discutere su quali siano le migliori opzioni di tecnica normativa e i contenuti possibili; molto ancora ci sarà  da impegnarsi per sperimentare le ricadute operative e organizzative delle nuove regole. Per il momento, ciò che più conta è il fatto inedito che la necessità  di una regolazione sia avvertita sia dalle amministrazioni che dalle persone, quale veicolo di garanzie che (pur non sacrificando la flessibilità  delle forme di partecipazione e collaborazione) ne assicurino le condizioni e l&#8217;effettività .<br />
Era del resto questo il senso originario del concetto di federalismo, ampiamente trascurato dal dibattito politico italiano: un significato che, fedele alla propria etimologia (<i>foedus</i>: patto, alleanza), intendeva valorizzare le dinamiche di tipo cooperativo e reticolare fra tutti i soggetti dell&#8217;ordinamento, pubblici e privati.</p>
<h1>Verso una  &#8221; democrazia resiliente &#8221; ?</h1>
<p><strong>Ebbene, se queste tendenze si consolideranno ulteriormente e se è vero che gli aggettivi della democrazia ci raccontano le età  e le evoluzioni della nostra storia, la prossima erede della democrazia partecipativa e sussidiaria potrà  forse essere una  &#8221; <i>democrazia resiliente</i> &#8221; : un sistema capace di rispondere ai cambiamenti attuando strategie adattive e creando continuamente nuove forme di equilibrio, diverse da quella di partenza.</strong><br />
Una democrazia fondata dunque su un paradigma profondamente diverso da quello apparentemente analogo di resistenza, che presuppone la difesa dell&#8217;equilibrio iniziale come l&#8217;unico possibile e desiderabile.</p>
<p>Una democrazia in cui la resilienza non è un risultato imposto dall&#8217;alto (come nel caso della ricostruzione dell&#8217;Aquila) ma piuttosto un processo, basato sull&#8217;incremento e l&#8217;utilizzo costante dei saperi e delle capacità  (individuali, comunitarie e istituzionali) per permettere a chiunque insista sul territorio di sviluppare un senso di responsabilità  nei suoi confronti.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
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</ul>
<h2><strong>Per tutti gli aggiornamenti sullo stato di attuazione del Regolamento nei Comuni italiani vai alla  <a href="http://www.labsus.org/category/cantieri/regolamento-amministrazione-condivisa-cantieri/" target="_blank">sezione dedicata</a>  di Labsus</strong></h2>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2014/12/la-democrazia-resiliente-nellera-della-fragilita/">La democrazia resiliente nell &#8216; era della fragilità </a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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