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Il principale pregio di questo lavoro è certamente quello di ricongiungere la riflessione teorica ai suoi risvolti pratici: una prospettiva consentita all ' autore anche dalla preziosa esperienza condotta per quasi cinque anni nella veste di Autorità  per la partecipazione della regione Toscana
Recensioni Ricerche

La prossima democrazia: dialogo – deliberazione – decisione, Rodolfo Lewanski Editore, 2016

Il principale pregio di questo lavoro è certamente quello di ricongiungere la riflessione teorica ai suoi risvolti pratici: una prospettiva consentita all ' autore anche dalla preziosa esperienza condotta per quasi cinque anni nella veste di Autorità  per la partecipazione della regione Toscana

Da qualche anno i temi della democrazia partecipativa e della democrazia deliberativa sono tornati a rivendicare un ruolo di primo piano nel dibattito sulle dinamiche democratiche e sui metodi di governo della complessità  sociale, coinvolgendo tutti i livelli e tutti gli attori: la politica e le istituzioni, i cittadini e le comunità , gli studiosi.

Le amministrazioni si trovano a dover ripensare insieme con le comunità  e gli abitanti i fallimentari modelli di sviluppo del passato e a costruire nuovi modelli condivisi di governo sostenibile dei territori. I cittadini rivendicano spazi più ampi ed effettivi di esercizio concreto della sovranità , attraverso istituti e strumenti che travalichino i confini ristretti della cittadinanza in senso formale e si aprano alle più articolate vicende dell’abitare. Le nuove politiche sempre più necessitano di ricostruirsi attorno a paradigmi di tipo collaborativo, che sappiano integrare il sapere civico con il sapere politico e il sapere esperto. Le nuove crisi, infine, si stanno incaricando di svelare la fallacia di sistemi di governo basati sulla autoreferenzialità  della politica, ricongiungendo sovranità  e partecipazione proprio sul terreno delle comuni fragilità , e sollecitando l’adozione di paradigmi di tipo collaborativo nelle politiche di governo del vivere.

Le politiche hanno bisogno di metodo

Tutto ciò apre sfide continue per l’ordinamento e per le molte discipline (non solo giuridiche) che lo studiano, chiamate a ripensarne le regole e le garanzie, i metodi e gli strumenti.
Di là  dalle tante definizioni e dai tanti fraintendimenti che si sono accumulati nel tempo, i modelli di democrazia partecipativa e di democrazia deliberativa si rivelano oggi per quello che sono e che non possono non essere: non soltanto strumenti di rivitalizzazione della democrazia a fronte della crisi della politica rappresentativa, ma anche metodo complessivo di politiche capaci di produrre progettualità  sociale e crescita; non soltanto meccanismi procedurali astratti ma metodo di governo capace di innescare processi concreti di trasformazione delle città  e dei territori.

Il contributo di Lewansky tra teoria e pratica

In questo filone di riflessione si colloca il libro di Rodolfo Lewansky, che offre un nuovo contributo alla sistematizzazione di una materia in continuo movimento.
Il principale pregio di questo lavoro è certamente quello di ricongiungere la riflessione teorica ai suoi risvolti pratici: una prospettiva consentita all’autore anche dalla preziosa esperienza condotta per quasi cinque anni nella veste di Autorità  per la partecipazione della regione Toscana.
I fondamenti teorici delle principali tecniche costantemente si intrecciano con i loro risvolti pratico-applicativi, richiamando casi di buone pratiche che hanno l’intento di “mostrare come vi sia un’altra modalità  per coinvolgere i cittadini nella cosa pubblica in maniera ampia e profonda, superando i limiti e le difficoltà  che contraddistinguono le forme di partecipazione cui si è fatto tradizionalmente ricorso”. Un testo, insomma, che riesce nell’impresa (non sempre facile) di stare in equilibrio fra il “taglio accademico” e la “guida” pratica “per chi è disposto a interrogarsi nella ricerca di un modo per uscire dall’attuale condizione di affanno delle istituzioni rappresentative e burocratiche, per chi è curioso e interessato alle innovazioni, per chi è disposto a mettere in gioco certezze e modi usuali di fare le cose, senza troppi paraocchi aprioristici, con spirito pragmatico e aperto”. Preziosi, a questo fine, il quadro aggiornato dello stato dell’arte delle pratiche deliberative sia in Italia che in altri paesi, anche attraverso la illustrazione di alcuni casi di processi partecipativi; i numerosi riferimenti bibliografici nel corpo dell’esposizione; l’appendice in cui sono indicate altre risorse, come manuali, periodici, siti e organizzazioni.

La prossima democrazia: permanenza, e non episodicità , del principio di partecipazione

L’altro grande pregio di questo libro è l’attenzione posta sull’importanza delle metodologie e sulla loro necessaria strutturazione in metodo. Il modello di partecipazione cui l’Autore fa riferimento, condiviso oggi dai principali studiosi della materia, è un modello in cui “il coinvolgimento dei cittadini costituisce una componente fisiologica (piuttosto che meramente episodica), strutturata e istituzionalizzata, dei processi decisionali ai diversi livelli di governo – dal locale al nazionale – su cui esercita un’effettiva influenza”. E’ indubbiamente questa la sfida che oggi si impone per “La prossima democrazia”: un tipo di partecipazione che sappia essere Ë— insieme Ë— principio e metodo, una partecipazione volta a ridurre l’asimmetria del decisore pubblico attraverso l’utilizzo dei saperi e delle informazioni in possesso dei destinatari della decisione, non confinata in atti episodici e dinamiche contingenti ma strutturata in forme di interlocuzione permanente, secondo il modello di sovranità  sostanziale voluto (fra le altre) dalla Costituzione italiana.
La scelta di metodologie e competenze adeguate influisce in modo decisivo sull’efficacia dei processi partecipativi; e dunque, in ultima analisi, sull’effettività  delle regole e sulla stabilizzazione del metodo partecipativo.

Le regole servono ma non bastano

Chi scrive è giurista, e in quanto tale convinta dell’importanza delle regole quali strumenti indispensabili per strutturare e garantire gli istituti partecipativi all’interno dei processi decisionali: i diritti fondamentali che attraverso la partecipazione si realizzano possono sperare di raggiungere una piena effettività  solo se sostenuti da adeguate norme di carattere organizzativo e procedurale, che assicurino le condizioni materiali della partecipazione.
Ma tale convinzione convive con la altrettanto ferma consapevolezza del fatto che le regole possono realizzare soltanto una parte del gioco: un’altra parte spetta alle tecniche e ai processi, un’altra alla volontà  politica.

Regole, procedure e processi: definirli, anche per superare alcune diffidenze

Questo libro contribuisce a far luce sull’importanza delle tecniche e delle metodologie, peraltro chiarendo sullo sfondo le ricadute che esse sono destinate ad avere sulla dimensione politica, dal momento che proprio la dimostrazione sul campo dei benefici prodotti dalla partecipazione di qualità  può costituire il migliore argomento per convincere anche le retroguardie della politica più diffidente.
La relazione fra regole, procedure e processi è fondamentale: la fissazione di alcune regole vincolanti sulle procedure non è in contrasto con la mutevolezza delle forme che i processi partecipativi possono assumere e delle tecniche che possono essere utilizzate, né con l’informalità  che deve caratterizzare il concreto svolgersi dei processi stessi. Le garanzie procedurali codificate nelle norme mirano appunto a consentire che quell’informalità  possa aver luogo senza sfociare nella casualità  e Ë—dunqueË— nell’inefficacia; la rigidità  dei principi sul metodo è il presidio per la flessibilità  dei processi, che attraverso tecniche efficaci possono rendere effettive le norme, in un percorso circolare virtuoso.

Come assicurare che norme e principi giuridici siano effettivi, quando la partita si gioca su terreni che giuridici non sono?

Questo libro rappresenta dunque ben più che una guida pratica, come lo definisce il suo Autore: esso è anche un prezioso completamento per le riflessioni di chi (come chi scrive), dovendosi interrogare su come assicurare effettività  alle norme e ai principi giuridici, deve addentrarsi in terreni che giuridici non sono e affidarsi ad altre competenze per la costruzione delle tecniche e dei processi attraverso i quali quelle norme possano prendere vita.
E’ proprio verso la chiusura di questo cerchio fra regole-tecniche-processi che testardamente sospinge “La prossima democrazia”: perché senza regole la partecipazione è concretamente possibile ma priva di garanzie e affidata alla buona volontà  dei governanti di turno; senza tecniche la partecipazione è possibile ma la casualità  e l’improvvisazione ne ostacolano il buon esito, rendendola di fatto inefficace; senza processi la partecipazione può anche conseguire buone decisioni ma di certo non può giungere a strutturarsi in metodo.

Continuare a sperimentare

Del resto, l’Autore lo ricorda, il modello della democrazia partecipativa ha una naturale vocazione sperimentale, che può esprimersi compiutamente solo attraverso una maggiore interazione fra le norme e i processi, e più convinte forme di valutazione delle une e degli altri. L’attività  di valutazione, a cui opportunamente si dedica ampia attenzione nel libro, dovrebbe infatti consentire di verificare il raggiungimento degli obiettivi, sia in termini di efficacia, equità  e adeguatezza delle decisioni raggiunte, sia in termini di empowerment dei soggetti coinvolti, cioè di miglioramento delle relazioni e di accrescimento delle loro capacità  per il futuro. E’ vero che obiettivo immediato dei processi partecipativi è quello di favorire l’individuazione di soluzioni adatte a problemi complessi o controversi. Tuttavia, come ricorda anche Luigi Bobbio (2004) è altrettanto importante “quello che rimane quando l’esperienza di partecipazione si è conclusa, quello che succede dopo”: l’ulteriore sviluppo in termini di accrescimento del capitale sociale non deve essere assolutamente trascurato “perché qui si gioca la capacità  di innescare nuovi processi di partecipazione e di crescita della cittadinanza”.
E’ da questo secondo obiettivo, generalmente posto sullo sfondo come ricaduta solo eventuale, che in realtà  dipende la stabilizzazione di un metodo duraturo di costruzione condivisa delle decisioni, perché è attraverso la sperimentazione che gli scenari di futuro condivisi possono diventare guida costante delle decisioni collettive.

Guarda il video di presentazione dell’autore.

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