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Labsus e i social network: una breve riflessione

Non c’è partecipazione senza comunicazione: seguiteci anche su Instagram

In poche settimane due importanti novità ci hanno dato da riflettere sull’uso dei social network: la prima è stata l’introduzione, da parte di Facebook, di un nuovo algoritmo che riduce le capacità di diffusione delle pagine fan (come la nostra), un problema per chi, come noi, ha tante cose da dire ma poche risorse da investire (clicca qui per scoprire come continuare a vedere Labsus); l’altra è lo scandalo di “Cambridge Analytica” , che mette tutti di fronte alla pervasività dei social network e ai suoi aspetti più inquietanti.

Nel comunicare si trasmette una determinata visione del mondo, per far sì che coloro cui la si comunica la facciano propria e, di conseguenza, modifichino le proprie scelte ed i propri comportamenti”, scriveva Gregorio Arena qualche anno fa. In quest’ottica l’idea di Labsus è sempre stata quella di fare comunicazione, soprattutto se si rilegge la nostra prima descrizione, in cui sintetizzavamo così il nostro obiettivo: “Convincerti che ti conviene prenderti cura dei luoghi in cui vivi, perché dalla qualità dei beni comuni materiali e immateriali dipende la qualità della tua vita”.
In quest’opera negli anni abbiamo avuto un grande alleato: la rivoluzione digitale. Gli strumenti web ci hanno permesso di creare una vera e propria rivista, che quotidianamente ha pubblicato articoli e riflessioni, con una redazione diffusa e sparsa per tutta Italia. In questi anni con più di quattromila articoli abbiamo creato una community digitale di migliaia di persone distribuita tra Facebook, Twitter e la nostra Newsletter.

Il nuovo profilo Instagram

A voler fare un bilancio, dobbiamo ammettere che anche grazie a internet e all’uso dei social, abbiamo potuto realizzare quel “laboratorio per l’attuazione del principio di sussidiarietà, dove elaborare idee, raccogliere esperienze e segnalare iniziative” che i soci fondatori avevano in mente nel 2005. Per questo crediamo sia arrivato il momento di ampliare i nostri orizzonti e di affacciarci su Instagram.
Instagram è un social network nato nel 2010 che si basa sulla condivisione di foto e non prevede la possibilità di condividere link. Un social network con un trend di crescita incredibile, che – ad oggi – conta circa 700 milioni di utenti attivi (il doppio di quelli di twitter), di cui 14 milioni solo in Italia.
Un gigantesco album fotografico composto da miliardi di spunti, indicizzati grazie all’uso di hashtag, da cui però le nostre tematiche sono praticamente escluse: l’hashtag #benicomuni ha solo 1800 post, mentre #pattidicollaborazione appena 9 post. Riteniamo quindi di doverlo presenziare, anche tenendo conto che il 59% degli utenti ha meno di trent’anni.

Mandateci le vostre foto

Ogni social ha la sua metrica, le sue potenzialità e i suoi limiti, ed è fin troppo evidente che le foto non sono lo strumento giusto per parlare di giurisprudenza, di diritto o per introdurre un saggio di sociologia. Viceversa, quale migliore strumento per raccontare la forza della cittadinanza attiva?
Vogliamo usare Instagram per raccontare storie di rigenerazione urbana, di sussidiarietà, di amministrazione condivisa, per raccontare questa “piccola rivoluzione” che ha portato all’approvazione del regolamento per i beni comuni in più di 200 comuni in tutta Italia.

Nel farlo ci piacerebbe che questa esigenza di comunicare fosse il volàno per una rinnovata partecipazione della nostra community. Come? Usando le foto di tutte coloro che vorranno usare il nostro canale per raccontare la loro storia (inviando foto e descrizione a labsus.social@gmail.com). Insomma strumenti di comunicazione che crediamo ci aiuteranno a migliorare non solo la partecipazione al nostro progetto, ma in generale la gestione condivisa dei beni comuni.

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