Ci vuole armonia fra libertà di mercato e giustizia sociale
Sussidiarietà ed economia

Sussidiarietà ed economia sociale di mercato

Un incontro per la proposta di nuove prospettive

Giovedì 26 marzo, a palazzo Montecitorio, si è tenuto il convegno “Crisi, sussidiarietà ed economia sociale di mercato" promosso dall'Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà e da Network fondazioni e associazioni.

L’incontro si proponeva lo scopo di analizzare se e come la sussidiarietà e i meccanismi dell’economia sociale di mercato possano rappresentare una risposta alla crisi economica internazionale che negli ultimi tempi ha colpito anche il nostro Paese. La presentazione e il coordinamento del convegno sono stati affidati al vicepresidente della Camera dei deputati, nonché fondatore dell’intergruppo parlamentare per la sussidiarietà, Maurizio Lupi.
Dopo un breve saluto da parte del presidente della Camera Gianfranco Fini, si sono avvicendati i tre relatori principali, il Prof. Tony Atkinson, il dott. Michael Borchard, e il prof. Marco Fortis.

Reddito minimo per i figli e test distress

Il primo intervento è stato quello del Prof. Tony Atkinson (Senior Research Fellow, Nuffield College Oxford), che ha analizzato il tema della crisi internazionale ripercorrendone i passaggi principali:

  • crisi finanziaria localizzata;
  • crisi finanziaria globale;
  • crisi economica globale;
  • crisi sociale e politica globale.

Il prof. Atkinson propone una particolare prospettiva che vede lo studio degli attuali fenomeni non tanto in funzione dell’economia aggregata, quanto su come questi influenzino la vita di singoli e famiglie.

Chi sarà colpito dalla depressione? Quando si parla di crisi del ’29, si pensa a Wall Street e ai colossi finanziari; oggi si parla, innanzitutto di crisi dell’occupazione con attenzione a due particolari parametri: il numero di disoccupati per nucleo familiare e la loro collocazione territoriale.
In tale contesto risulta necessario il potenziamento del sistema di protezione sociale che, da una relazione Ocse dell’ottobre 28, risulta essere inefficiente nella maggior parte dei Paesi membri.

Oltre alla categoria dei disoccupati il professor Aktinson pone l’attenzione su altri due gruppi sociali: quello dei pensionati e quello dell’infanzia. I primi hanno visto mutare nel tempo il proprio diritto alla pensione, rivolgendosi in alcuni casi (soprattutto negli Usa), ad istituti privati dipendenti dall’andamento dei mercati finanziari e quindi, anch’essi, instabili. Ma è per l’infanzia che Aktinson prevede le conseguenze più gravi della crisi. In una relazione dell’Unione europea, i dati relativi ai bambini che vivono al di sotto della soglia di povertà sono preoccupanti; la situazione si complica perché la durata della crisi si pensa possa protrarsi per i prossimi sette, otto anni, periodo fondamentale per la crescita di un bambino.

La relazione si è conclusa prospettando due possibili interventi da parte dei vari Paesi coinvolti:

  • la previsione di un reddito minimo per i figli;
  • l’utilizzo di un test distress che stabilisca come affrontare la crisi analizzando punti forza e punti deboli delle istituzioni.

Il tutto nella prospettiva di un modello di sviluppo più equo in un mondo che ha visto una diminuzione della presenza dello Stato nei processi economici e sociali.

Verso uno scenario internazionale

Il secondo intervento è stato affidato al dott. Michael Borchard, Capo dipartimento political consulting della Fondazione Konrad Adenauer di Berlino. Questi, facendo un’analisi rispetto all’attuale economia internazionale, ha posto una questione ben precisa: vi è stata in passato una generale diffidenza nei confronti dell’economia sociale di mercato rispetto al modello di capitalismo attuale, che oggi però mostra tutti i suoi limiti e sembra avviato sulla via del tramonto.

La domanda che occorre porsi è se ci troviamo di fronte ad una crisi causata dalla violazione dei principi di libero mercato o dal capitalismo in sè stesso? Secondo Borchard l’economia sociale di mercato può offrire libertà responsabile e concorrenza ordinata, valori tesi ad innescare dinamiche più positive che negative, soltanto qualora su rispettino i principi che la rappresentano, rispetto al capitalismo sfrenato, i cui automatismi non sono in grado di stabilire nè un ordine economico, nè un ordine sociale.

Pertanto ove il singolo non è responsabile di sé stesso, deve subentrare il principio di sussidiarietà. A parere di Borchard è possibile incrementare lo sviluppo dell’economia sociale di mercato mediante la valorizzazione di tre fattori principali.

In primis l’istruzione che, secondo il relatore tedesco, pecca, soprattutto in Germania, di una scarsa cultura economica causata dalla mancanza di cattedre universitarie di politica economica, di sociologia economica o di storia del pensiero economico. Tuttavia, non meno rilevante è il rapporto che si viene a creare tra famiglia e scuola: la prima fondamentale per il ruolo educativo che rappresenta, nonché per l’incremento dello sviluppo demografico; la seconda necessaria non solo per una formazione economica, ma religiosa e morale, una formazione tesa al rispetto e all’autodisciplina.

Il secondo elemento riguarda la politica monetaria: secondo Borchard vanno prese in considerazione nuove teorie, oltre a quelle affermate da Keynes, che superino il semplice intervento pubblico nell’economia con misure di politica fiscale e monetaria, in quanto l’esperienza dimostra che teorie errate portano gli attori economici a compiere errori, come nel caso dell’inflazione e della politica di indebitamento.

In terzo luogo, Borchard ho sottolineato l’importanza degli aspetti dello scenario internazionale, nonché della rilevanza di una collaborazione fra Paesi, accennando ai piccoli passi che negli ultimi tempi hanno raggiunto organizzazioni quali il Fondo monetario internazionale. Riferendosi poi alla Carta dell’attività economia sostenibile nel quadro del G2, proposta dalla Cancelliera federale Angela Merkel, Borchard ha evidenziato come la crisi possa offrire opportunità verso una cooperazione mondiale, intesa non come semplice sostegno, ma come strumento di valutazione e contrappesi.

Per concludere, una politica che abbia il primato sul mercato, il cui obiettivo sia ridefinirne la stabilità ed il recupero della fiducia da parte dei risparmiatori, nonché la creazione di nuove regole rispetto ad un sistema che negli ultimi tempi ha fallito.

Sussidiarietà, solidarietà e solidità

L’ultima relazione presentata al convegno è stata quella del prof. Marco Fortis, docente di Economia industriale all’Università cattolica del Sacro cuore di Milano, nonché vicepresidente della fondazione Edison.

In un periodo storico non facile come quello attuale, Fortis ha illustrato, dati alla mano, che il quadro socio-economico e territoriale italiano è tutto sommato rassicurante. La tesi principale sostenuta da Fortis è quella per cui la solidità del sistema sarebbe garantita da due principi fondamentali che trovano riscontro nel nostro Paese: la sussidiarietà e la solidarietà tra i pilastri dell’economia italiana e i distretti industriali e produttivi presenti sul territorio.

L’Italia ha, sì, un deficit commerciale, ma nel settore manifatturiero conserva un saldo commerciale largamente attivo: 41 miliardi di euro. E nelle quattro "A" di base del suo sistema produttivo (Abbigliamento-moda, Arredo-casa, Automazione meccanica, Agro-alimentare) presenta un saldo commerciale di 85 miliardi di euro. Quindi, secondo Fortis, abbiamo le basi per poter ripartire e rilanciare la nostra economia: soprattutto in una prospettiva di lungo periodo si può constatare come il nostro Paese sia in Europa l’unico, insieme alla Germania, che possa ancora competere con i grandi giganti manifatturieri dell’Asia, che stanno diventando sempre più importanti a livello di saldo commerciale nei manufatti non alimentari.

In alcuni dei settori del Made in Italy quali moda, arredo casa e meccanica, l’Italia ha un numero di imprese superiore addirittura a quello dei cinque altri più grandi Paesi manifatturieri d’Europa. Ci sono pochi “campioni” nazionali, ma abbiamo tanti “campioni” territoriali, che sono i distretti: le medie imprese strutturate sono probabilmente la risposta di un sistema che non può certamente creare dal nulla nuove Fiat tutti i giorni.

Il modello italiano di liberalismo sociale è basato sull’applicazione dei concetti di sussidiarietà e solidità. In particolare Fortis identifica la sussidiarietà orizzontale, nel contesto dell’economia italiana, con quel processo spontaneo rappresentato dalla nascita dei distretti industriali. Altri esempi sono le organizzazioni locali nell’ambito dei settori del turismo e dell’agricoltura, o le varie banche popolari presenti sul territorio. A tutto questo, va aggiunto quell’humus culturale favorevole e solidale caratteristico della storia della nostra Penisola. Quindi, “sussidiarietà” più “solidarietà” rappresentano la “solidità del sistema”: ecco la nuova prospettiva verso cui guardare per superare la crisi economica e finanziaria.

Perché allora, nonostante questa visione rassicurante, si sente nell’aria un eccesso di pessimismo sulla nostra competitività?

Probabilmente perché si tende ad estendere alle imprese che competono con successo sui mercati, il giudizio di un sistema-Paese indebolito dalle sacche di improduttività che purtroppo si ritrovano nell’Italia meridionale. Quella che si evince dall’analisi economica di Marco Fortis è, infatti, un’Italia divisa in due in cui nel 26 regioni come Lombardia ed Emilia-Romagna presentavano un Pil procapite maggiore rispetto a quello dell’Olanda e dell’Austria, quello del Friuli-Venezia Giulia era maggiore rispetto a quello della Germania, ed ancora, quello del Piemonte e della Toscana più alto di quello della Francia. Tuttavia, nello stesso rapporto, i dati relativi alle regioni meridionali italiane, risultavano praticamente dimezzati rispetto a quelle del settentrione.

Conclusioni

Al termine dei tre rapporti, hanno preso la parola gli onorevoli Enrico Letta, Linda Lanzillotta ed Ermete Realacci, tutti membri dell’intergruppo parlamentare per la sussidiarietà. Nei loro interventi si è posto l’accento sulla ridefinizione dell’agenda dell’intergruppo affinché si metta al primo posto una forte e decisa politica per il Sud, perché l’Italia è una, e soltanto unita potrà affrontare questo difficile momento di crisi e tutte le sfide attuali e future; perché si deve gioire dei successi di alcuni, ma non si possono trascurare le difficoltà degli altri.



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