Una sana educazione civica è un " bene comune " fondamentale per la prosperità dell ' Italia
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La nuova sfida educativa

L ' importanza dell ' educazione civica

La reintroduzione dell’educazione civica nelle scuole annunciata dal Governo fornisce l’occasione per sottolineare l’importanza della questione e pensare le modalità con le quali agire. Diversi protagonisti della società, dalle scuole alle famiglie, dalle imprese alla televisione sono chiamate a collaborare.

Il comportamento dei cittadini è direttamente proporzionale con la qualità della vita in un determinato Paese; per questo sin dai tempi antichi si elogia la convivenza urbana legata al rispetto di norme civili, capaci di rendere la vita nella comunità piacevole ed eccellente.

Ma questo tipo di comportamenti responsabili possono mancare ed è per questo che l’educazione, sin dai primi anni di vita svolge un ruolo fondamentale. In particolare l’educazione civica, come siamo abituati a chiamarla, intende adoperarsi gettando le basi per dei cittadini a tutto tondo, attivi, informati, partecipi.

Ritorna l’educazione civica

L’annunciata reintroduzione dell’educazione civica a scuola è quindi un’occasione che non va sprecata, è necessario disciplinarla in maniera adeguata, non lasciarla nelle mani di presidi o professori disinteressati alla sua valorizzazione e renderla utile agli studenti ed alla società intera. Tutti ricordiamo quanto possa essere noiosa ed a tratti inutile un’educazione civica “tradizionale”, semplice presentazione di nozioni giuridiche troppo presto dimenticate e troppo difficili da attuare nei comportamenti di tutti i giorni. Un tipo di educazione alla cittadinanza deve poter essere trasversale alle varie materie e deve poter essere chiara così da indicare concretamente un modo di vivere la comunità responsabile e collaborativo.

Un’alleanza educativa

Quindi ben venga l’attenzione che da più parti della società italiana arriva su quella che anche il Papa ha chiamato “l’emergenza dell’educazione”. Ripreso dal cardinal Camillo Ruini che propone un’alleanza educativa, progetto della Conferenza episcopale italiana (Cei), con il quale coinvolgere tutti i protagonisti della società: Governo, istituzioni, imprese. Soprattutto riguardo questo ultimo punto al rapporto-progetto “La sfida educativa”, ha risposto Emma Marcegaglia presidente di Confindustria sottolineando come le aziende migliori e più competitive si avvalgano di un’educazione ed un’etica superiore, capaci a loro volta di educare le persone. Tutti concordi quindi nel sostenere quello che il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha chiamato “nuovo patto educativo della società” fondato principalmente su scuola e famiglia.

Come agire?

E’ proprio questo richiamo ai diversi pilastri dell’educazione che deve farci riflettere sull’importanza delle modalità con cui attuarla. Infatti se gli esempi che arrivano dai diversi contesti di vita come il lavoro, l’impresa, il consumo, lo sport e forse ancora di più oggi, la comunicazione (principalmente quella) televisiva sono diseducativi e contraddicono gli insegnamenti civici, la battaglia è persa in partenza. Se dopo aver assistito ad una lezione di educazione stradale i ragazzi tornano a casa con genitori che infrangono tutte le regole di guida tutto è vano.

Non solo i ragazzi

E’ quindi importante attuare un’educazione costante e generalizzata anche per gli adulti, per esempio negli ambienti di impresa, dove la responsabilità sociale di queste dovrebbe essere messa in luce, allargando così la governance e conciliando gli interessi dei più diversi protagonisti, dai finanziatori ai singoli lavoratori.

Educare alla sussidiarietà?

Ed è altrettanto importante che l’educazione civica non sia una semplice riproposizione di norme giuridiche, ma possa davvero pesare sul comportamento sociale delle persone e dei ragazzi. Per questo dovrebbe avvicinarsi ad una sorta di educazione alla cittadinanza, per non dire alla sussidiarietà, ossia dovrebbe formare una popolazione attiva, responsabile, informata, partecipe alla vita collettiva, in quanto soltanto in questo modo si può creare l’humus culturale necessario affinché l’educazione possa dare i veri frutti. Avere cittadini “educati” e quindi capaci di vivere in società non è soltanto utile per le singole persone, ma è bensì un bene comune fondamentale per migliorare culturalmente, economicamente e perché no spiritualmente il nostro Paese.



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