Il "Laboratorio urbanistico" contribuirà a dare un nuovo "look" a periferie e ad aree dismesse
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Laboratorio urbanistico di Albano

Cittadini attivi e riqualificazione del territorio

Interessante iniziativa di riqualicazione del tessuto urbano ad opera del “Coordinamento dei comitati di quartiere” di Albano Laziale, comune di 40mila abitanti a sud-est della capitale, nella zona dei Castelli Romani.

Al fine di “riempire di contenuti le richieste e le proposte formalizzate all’Amministrazione” e finalizzate ad una riqualificazione del territorio comunale, il Coordinamento ha promosso un “Laboratorio urbanistico”, diretto dall’architetto Vittorio De Santis, con il compito di formulare progetti che conferiscano “maggiore funzionalità e decoro” alla città. Il laboratorio, sarà costituito da “tecnici di alta professionalità” e da giovani neo-laureati o laureandi in varie aree (architettura, geologia, archeologia, botanica, ambiente, storia, etc.) che, dopo un’attenta analisi del tessuto urbano, avranno la possibilità di contribuire a dare un “look” nuovo a periferie e ad aree dismesse, elaborando progetti di riqualificazione delle varie zone. I progetti saranno poi illustrati ai residenti e, se apprezzati da questi ultimi, presentati all’amministrazione comunale. Il tutto, s’intende, a titolo gratuito.

Manutenzione civica e sussidiarietà

Questa iniziativa si inserisce pienamente nello spirito della sussidiarietà, in una prospettiva che vede i cittadini “uscire dal loro guscio di amministrati” per divenire parte attiva nella risoluzione dei problemi comuni (altre iniziative di questo genere qui e qui). Sempre secondo Gregorio Arena (1), “I cittadini possono essere per le amministrazioni, soprattutto quelle locali, una risorsa, non un problema. Lo dimostra il fatto che ci sono in tutta Italia cittadini che non rivendicano diritti o esigono prestazioni, bensì si impegnano in iniziative utili per la comunità.” A volte, però, le amministrazioni non riescono ad accorgersi dell’intrinseco potenziale di siffatta collaborazione e spesso guardano ai cittadini attivi con una certa diffidenza.

Il contributo dei cittadini attivi

Ma in che modo i cittadini possono rendersi utili e contribuire alla risoluzione di problemi comuni? Qual è l’apporto, il contributo che essi possono dare alle amministrazioni? “Essi portano nella cura dei beni comuni idee, esperienze, competenze, tempo, relazioni, saperi e sensibilità che normalmente non vengono usate nell’interesse generale. Sono risorse di vario genere, alcune quantificabili, altre meno […] Tutte, ad ogni modo, sono risorse che si aggiungono spontaneamente a quelle di cui dispone l’amministrazione.” E nel caso dell’iniziativa di Albano un ulteriore plusvalore è dato dalle capacità e conoscenze che questi “cittadini attivi” possiedono, grazie alla loro professione e ai loro studi.

I cittadini attivi, inoltre, pur non essendone consapevoli, “mettono radicalmente in crisi il paradigma bipolare tradizionale che ha dominato il nostro Diritto amministrativo negli ultimi duecento anni, secondo il quale spetta unicamente all’amministrazione pubblica prendersi cura dell’interesse generale, perché si suppone che i privati siano incapaci di occuparsi di ciò che esula dalla loro sfera immediata di interessi.
Per rendere fruttuoso l’impegno di questi cittadini, vi è dunque bisogno che le amministrazioni non siano sorde alle proposte presentate ma che, al contrario, favoriscano in vari modi queste iniziative, in linea con il dettato dell’articolo 118 costituzionale.

(1) Questa e le successivi citazioni sono tratte da una lettera di Gregorio Arena al quotidiano telematico "Governare il territorio"



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