Michele Grassadonia: l'architetto ecologista.
Cultura Recensioni

La città ideale, i cittadini un po’ meno?

" La città ideale " , l ' esordio alla regia di Luigi Lo Cascio.

Si può essere ecologisti convinti in un mondo di totali indifferenti? La risposta del regista-attore Luigi Lo Cascio sembra essere sì, ma fino a un certo punto. Sebbene ci si trovi ne "La città ideale", non è detto che gli abitanti lo siano.

Michele Grassadonia, interpretato dallo stesso Luigi Lo Cascio, è un architetto, ecologista accanito. Porta avanti nel suo piccolo una rivoluzione: ridurre i consumi il più possibile. Ciò non solo nella sua vita privata, ma anche invadendo quella altrui. Disprezzato dalla maggior parte dei suoi colleghi per la sua invadenza e ostinazione a imporre questo stile a tutti i costi, appare un emarginato, un sognatore. Come se le azioni di un singolo potessero cambiare le sorti del pianeta, eppure Michele ci prova, ci prova con tutto se stesso a cambiare le cose. Michele è un siciliano, emigrato dalla sua terra, ma ” cosa c’è venuto a fare a Siena? ” , la risposta è semplice questa ” è la città ideale ” , peccato che i cittadini, scoprirà ben presto, non siano all’altezza delle sue aspettative.

In una sera però accade qualcosa che cambia le carte in tavola determinando notevolmente le sorti della propria vita. Dopo otto lunghi anni senza guidare un’auto, scelta radicale in difesa dell’ambiente, si ritrova costretto a prenderne una. Ovviamente la scelta ricade su un’auto ibrida, la quale fino a 50 km/h sfrutta soltanto l’energia elettrica. L’andatura del protagonista è lenta e attenta, ma il tempo non è molto d’aiuto. Il vetro è tutto appannato e anziché utilizzare il condizionatore per spannarlo, utilizzando un vecchio metodo provvede con le mani. Manovra sbagliata, che causa un doppio incidente: uno contro un corpo indefinito, l’altro contro una macchina parcheggiata. Qui il regista prende le distanze dalla narrazione e quando il malcapitato Michele trova il corpo di un uomo sull’asfalto, lascia un po’ l’illusione, il dubbio, che potesse esser stata colpa dell’architetto stesso. Un corpo che Grassadonia aveva intravisto e pensando fosse un sacco d’immondizia, lasciato all’incuria in mezzo alla strada, aveva deciso poi di tornare indietro a raccoglierlo, scoprendo invece un uomo in fin di vita.

I poliziotti non hanno dubbi e Michele è incriminato per aver investito il pover’uomo. ” E ora cosa succede? ” ” non pensi a quello che succede, ma pensi a quello che ha fatto ” . Cosìinizia la ricerca della verità sull’accaduto, che diventerà nel suo percorso una ricerca più profonda, una riflessione in generale sulla sua vita, sul suo stile di vita. Da uomo forte e convinto, il cui unico pensiero era rappresentato dalla riduzione dei consumi e dal rispetto dell’ecosistema, pian piano quest’uomo si sgretola su se stesso. La sua visione di Siena, come città ideale inizia a deteriorarsi. A nessuno importa chi sia il vero colpevole, l’importante è trovarne uno. Cosìneanche il suo avvocato prende le sue difese proponendogli un patteggiamento, poiché tanto ” il patteggiamento non è una condanna è un’applicazione concordata della pena ” . Michele, tuttavia, non si arrende perché sa di non essere lui il colpevole, peccato però essere individuato come tale.

L’architetto è abbandonato su tutti fronti. Innanzitutto dal sistema giudiziario nel quale, convito di trovare giustizia per l’appunto, freme per spiegare il fraintendimento. Dimostra quindi totale disponibilità ma ogni sua parola è usata contro di lui. La medesima situazione avviene al lavoro, dove anche gli unici che sopportavano le sue manie, lo isolano e Grassadonia è cosìlicenziato. Ad abbandonarlo anche il suo stesso movimento, infatti, i cittadini ‘ideali’ che come lui sono per l’integrità morale, per la solidarietà nei confronti della comunità e del pianeta lo rinnegano, nonostante sia l’inventore del motto buona “notte agli sprechi”.

Provato dalla situazione di degrado morale dalla quale è circondato, si abbandona alla scelta più facile, rivolgendosi a un avvocato siciliano, specializzato nella difesa di uomini di malo affare. Il suo metodo è semplice ed efficace poiché ” tutti hanno una fogna dentro ” , basta trovarla. Anche il padre, Grassadonia senior, si era rivolto a quest’avvocato, rimasto anche lui coinvolto in una situazione incresciosa, che non è mai specificata. Il parallelismo tra padre e figlio è ripreso più volte nel corso della narrazione, soprattutto verso la fine dallo stesso avvocato. E se comunque ” l’importante è uscirne bene alla fine ” , è un unico quesito a risuonare nella testa dello stesso Michele ” alla luce di quello che è successo lei lo rifarebbe? ” .

Una domanda che lascia con il fiato sospeso. Chi lo rifarebbe? O meglio fino a che punto le proprie convinzioni giustificano e restano sopportabili nel momento in cui la propria vita viene rapita, intrappolata, corrotta da quest’ultime. Il gioco vale la candela? Luigi Lo Cascio non dà una risposta a questo quesito. La riflessione spetta allo spettatore. E per quanto il modo di vita di Michele sia strano esagerato ed esasperato in alcuni tratti, denota una necessità che pian piano diventa sempre più un obbligo nella società moderna: ridurre gli sprechi. Le innovazioni e la tecnologia hanno facilitato le nostre vite, ma hanno anche mostrato le conseguenze di questo sfruttamento continuo del pianeta. La consapevolezza del male che anche semplici azioni quotidiane fanno all’ecosistema è sempre più radicata. Fare a meno del riscaldamento, dell’energia, delle auto ecc., appare esagerato. E se annullare questi consumi è molto difficile, bisogna però convincersi che una via di mezzo è possibile. Quindi, non esagerare come nel caso di Michele, ma diventare consumatori consapevoli diviene un obbligo morale. Essere più attenti nelle piccolezze di tutti i giorni, questo è fondamentale. Utilizzare le odierne forme di condivisione appare cosìla strada giusta:condividere mezzi, risorse, oggetti riducendone il consumo di massa. Si aprono cosìsempre più le strade per la creazione di servizi carsharing, carpooling. E accanto a queste dilagano sempre più anche i giardini e gli orti condivisi. Realtà che aiutano a preservare l’ecosistema e che danno un forte supporto anche alla vita dei singoli. I rischi? Minimi o inesistenti. E una domanda comunque resta: se Michele Grassadonia avesse intrapreso questa strada, avrebbe rovinato ugualmente la sua vita? Magari no.



Lascia un commento