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Voglia di ritrovare quell ' idea di solidarietà  che si era persa nel tempo
Storie e notizie

Amici di Pontecarrega per lo storico ponte

Cresce l ' attenzione mediatica per l ' associazione nata dopo l ' alluvione

Il 4 novembre 2011 una terribile alluvione colpìla città  di Genova;  ancora una volta, dopo il 1970, i cittadini genovesi hanno dovuto rialzare la testa e lottare con tutte le proprie forze per ricostruire ciò che l ' alluvione aveva distrutto. Sei persone morirono nel disastro, ma la popolazione genovese non si è mai scoraggiata, decidendo di andare oltre le commemorazioni di rito e schierandosi in prima linea per sollecitare geologi ed esperti ad agire concretamente affinché l ' esperienza non si ripeta: è questo che ha condotto volenterosi cittadini a creare l ' associazione Amici di Pontecarrega.

Dopo l’alluvione del 4 novembre si è alimentata nei cittadini di Genova la voglia di ritrovare l’idea di solidarietà  che si era persa nel tempo. Il disastro ha incentivato il desiderio e la necessità  di ricostruire la comunità  proprio a partire dalla solidarietà  perduta.
E’ questo che ha stimolato un gruppo di cittadini a creare l’associazione Amici di Pontecarrega, movimento di quartiere.

Il perché dell’associazione

La spinta a reagire e a combattere è stata data soprattutto dal rischio di abbattimento dello storico ponte e di un’ulteriore cementificazione nel territorio.
La distruzione di Pontecarrega e di altri quattro ponti sul Bisagno dovrebbe consentire la costruzione di un ponte carrabile a quattro corsie per velocizzare la mobilità  in vista della futura urbanizzazione di cui l’area sarà  oggetto. Nel quartiere stanno infatti sorgendo due centri commerciali e il Comune intende costruire nuove arterie di scorrimento.
” Amici di Pontecarrega – spiega Fabrizio Spiniello, direttore legale – è un’associazione legata imprescindibilmente alla memoria storica e il ponte è proprio il nostro simbolo storico ” .

Una zona a rischio idrogeologico

L’associazione intende portare avanti un’operazione di conoscenza e di verità , ed ha per questo cercato la collaborazione con soggetti terzi ed esterni al fine di evidenziare le contraddizioni e i rischi che un processo di cementificazione selvaggia comporterebbero per il territorio.
Amici di Pontecarrega collabora regolarmente con Fai – Fondo Ambiente italiano, Cima Research Foundation, Wwf e Politecnico di Milano.
” Con il Politecnico sono stati portati avanti degli studi che hanno evidenziato il rischio dell’opera di cementificazione, con il conseguente restringimento degli argini del Bisagno. Pontecarrega sorge su un’area già  colpita dall’alluvione e a rischio idrogeologico. Continuare con la costruzione di edifici significa mettere a repentaglio la vita dei mille cittadini che vi risiedono ” , chiarisce Spiniello.

Il restauro di Pontecarrega

L’associazione è riuscita a scongiurare, seppure momentaneamente, l’abbattimento del ponte. E’ stata infatti organizzata una raccolta firme con il FAI per il censimento dei luoghi del cuore. ” Abbiamo raccolto circa 2000 firme ed è emerso che Pontecarrega è il luogo del cuore di Genova e provincia ” .
Con l’aiuto del FAI il ponte è stato vincolato alla Soprintendenza.
” Avevamo richiesto un finanziamento per il restauro del ponte – continua Spiniello – ma senza la collaborazione dell’amministrazione comunale è stato difficile e per alcuni problemi tecnici non siamo riusciti ad ottenerlo ” .
Amici di Pontecarrega è comunque riuscita nell’opera di pulizia e di restauro del ponte grazie all’autofinanziamento dei cittadini e all’aiuto di uno sponsor privato e di altre associazioni di volontariato.
” Lo scorso giugno con circa 100 volontari abbiamo prima carteggiato la ringhiera, che è stata poi verniciata con il materiale che ci è stato offerto. Il municipio IV (val Bisagno) ci ha aiutati fornendo l’assicurazione ai volontari ” .

Tentativi di compromesso

L’associazione continua nella ricerca di un compromesso con il Comune, per abolire definitivamente la proposta di distruzione del ponte sul Bisagno per far posto al ponte carrabile.
” Noi ci opponiamo a quest’opera di cementificazione perché la costruzione dei nuovi centri commerciali è pericolosa. Saranno costruiti in un’area che è già  a rischio di esondazione. Il territorio ormai è saturo ed abbiamo bisogno di piani di emergenza ” .

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