Come di consueto la dottrina nostrana è stata coinvolta in un inarrestabile entusiasmo che ha lasciato lungo il suo cammino molte " ombre " e che vanno a costituire " il lato oscuro"
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Il lato oscuro della sussidiarietà

Nelle librerie il saggio a cura di Pizzolato e Costa, edito da Giappichelli.

Uscito alla ribalta all'inizio degli anni '90, il principio di sussidiarietà ha potuto riscontrare una vorticosa ascesa che gli ha permesso di conoscere sempre più fortuna, principalmente all'interno del panorama politico-amministrativo contemporaneo.

Dal Trattato di Maastricht fino ad oggi, passando dalla Riforma del Titolo V della Costituzione del 2001, la sussidiarietà ha dimostrato di potersi ritagliare uno spazio di indubbio valore all’interno di quell’insieme di proposte volte a trovare concreta soluzione ad una crisi amministrativa. La sua derivazione ” orizzontale ” ha inoltre permesso di riprendere quel difficile e tortuoso percorso che, già molti anni prima, aveva cercato di eludere il serrato binomio pubblico-privato che monopolizzava la tutela e la gestione di qualsivoglia bene o servizio.

Come di consueto però, la dottrina nostrana è stata coinvolta da un inarrestabile entusiasmo che ha lasciato lungo il suo cammino molte di quelle che Filippo Pizzolato e Paolo Costa individuano come ” ombre ” e che vanno a costituire, appunto, ” Il lato oscuro della Sussidiarietà ” .

Occorre affermare però che il titolo può apparire fuorviante, assumendo una parvenza di rivelatore delle magagne che il principio costituzionale in questione può nascondere. Nelle volontà dei due curatori non alberga però la necessità di addentrarsi nella vana ricerca di un aspetto sinistro all’interno del principio sussidiario stesso, bensìil desiderio di analizzare con dettaglio gli aspetti troppo frettolosamente dimenticati da cattedratici e politici negli ultimi anni, che difficilmente sarebbero in grado di gestire, in un futuro ormai prossimo, l’applicazione concreta della sussidiarietà .

E’ ampio ma quantomai invisibile il divario che separa la trattazione teorica dalla concreta applicabilità del principio di sussidiarietà , senza un’esposizione e un’analisi del quale si corre il rischio di rendere vani decenni di studio e di buone intenzioni.

Nel saggio non si discute l’indubbio valore di cui è foriero il principio di sussidiarietà , se ne discute la superficialità con cui, spesso, si omettono dettagli assai rilevanti, fondamentali a garantirne un’applicazione efficace.

Emerge, dalla lettura di questa interessante raccolta di saggi, la necessità di uno studio ben elaborato del concetto, che sappia fornire al lettore la conoscenza necessaria per poter compiere, comunque, gli opportuni distinguo, imprescindibili per una comprensione esaustiva del messaggio lanciato. Una conoscenza che sappia indirizzare il lettore lungo un percorso in cui egli possa comprendere le opportune distinzioni del principio di sussidiarietà fra ambito amministrativo e costituzionale, fra sussidiarietà ” civica ” e ” neo-corporativa ” e all’interno di quel infinito dibattito che ruota attorno al concetto di democrazia partecipativa e di beni comuni.

E’ un’analisi onnicomprensiva delle ombre che circondano il principio di sussidiarietà , da quelle di carattere teorico e più astratto, sino a quelle di essenza più concreta e che, nel dettaglio pratico, parlano di sicurezza partecipata, servizi pubblici locali e ” logica dei territori ” .

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