Far rinascere la città dagli "spazi abbandonati"
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A Napoli gli spazi abbandonati diventano beni comuni

Il " patrimonio " del Comune di Napoli verrà gestito dai cittadini

Nel Comune di Napoli, con due delibere della Giunta Comunale che saranno votate in Consiglio, si è deciso di assegnare, tramite bandi pubblici, la gestione dei beni demaniali e degli " spazi abbandonati " della città a privati cittadini. Lo scopo è riqualificare delle aree urbane, in stato di degrado e desolazione facendole gestire temporaneamente da cittadini attivi che hanno delle idee ma non hanno lo spazio fisico per poterle realizzare.

Le due delibere emanate dalla Giunta Comunale prevedono che, nel Comune di Napoli, gli spazi abbandonati e in stato di degrado, saranno assegnati a gruppi di cittadini o associazioni sulla base dei requisiti stabiliti nei bandi per l’assegnazione degli stessi. Lo scopo è ridare una funzione sociale a queste aree e beni, facendo un’operazione di rigenerazione urbana rendendo i cittadini partecipi alla gestione dei beni comuni della loro città . In questo modo potranno essere messi in contatto proprietari di edifici dismessi o sfittati con associazioni, cittadini attivi, giovani che hanno idee ma non hanno uno spazio dove poterle elaborare e verrano valorizzati tutti quei beni comuni come parchi abbandonati, giardini, locali inutilizzati attraverso una collaborazione che viene dal basso.

Come nasce l’idea?

L’idea di rendere degli spazi abbandonati beni comuni è nata all’interno dell’Osservatorio sui beni comuni ed è stata portata in Giunta dagli assessori Fucito e Piscopo. E’ prevista la concessione di beni demaniali o spazi privati in stato di abbandono per un totale di circa 391 bandi. Si vuole ribaltare il classico concetto di proprietà sancito nell’articolo 42 della Costituzione: si mantiene il presupposto che una proprietà privata è giuridicamente tutelata, ma tale tutela permane solo se quella proprietà ha finalità sociali, quindi, se uno ” spazio privato ” si trova in stato di degrado e abbandono, pur avendo un legittimo proprietario, la sua proprietà potrebbe tornare all’amministrazione locale. Infatti, le due delibere prevedono che il sindaco dopo aver accertato lo stato di perpetuato abbandono invita il proprietario con un atto notificato a ricostituire una funzione sociale sul bene, dopodiché quest’ultimo ha 150 giorni per rispondere, altrimenti si procede con la diffida a presentare le proprie deduzioni entro 60 giorni. In caso di riscontro negativo l’amministrazione comunale procederà all’acquisizione del bene decidendone la destinazione d’uso e senza dover erogare un risarcimento al legittimo proprietario se lo stato di abbandono è certo.

La città rinasce dai ” beni comuni ”

Questo modus operandi permetterebbe di scavalcare la rigidità della burocrazia per la gestione di tali beni, attraverso una formula di gestione temporanea concessa ad associazioni o gruppi di cittadini che hanno idee per la città . Si ridurrebbe anche il ” carico di lavoro ” per il Comune promuovendo un’ urbanizzazione Open source e mirando allo sviluppo della città , applicando il principio di sussidiarietà orizzontale. Basti pensare a quelle aree di Napoli come i quartieri Barra e Gianturco, oggi in stato di abbandono, con attività commerciali dismesse, edi ­fici a desti ­na ­zione abi ­ta ­tiva mai com ­ple ­tati o abban ­do ­nati sia per incu ­ria sia per gli eccessivi costi di manu ­ten ­zione o a tutte quelle aree verdi coltivabili ma lasciate abbandonate che, invece, in mano a ” cittadini attivi ” e volenterosi potrebbero tornare a nuovo splendore e rimetterebbero in moto la stessa economia della città .

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