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Recensioni Ricerche

Il Diritto del Terzo Settore: un punto di vista

Il volume di Pierluigi Consorti, Luca Gori ed Emanuele Rossi mette in luce gli aspetti più rilevanti della riforma del Terzo settore

Oggi parliamo di Terzo settore e lo facciamo con una recensione, sfogliando e commentando le pagine del volume Diritto del Terzo Settore di Pierluigi Consorti, Luca Gori ed Emanuele Rossi, edito da Il Mulino per la collana “Itinerari” (2018). Si tratta di un tema centrale nella riflessione sulla capacità della società civile organizzata di promuovere modelli sociali avanzati, in grado di promuovere grazie alla solidarietà società integrate e coese.

“Diritto del Terzo Settore”: dare forma a una riforma

Il titolo del volume è chiaro e il contenuto va dritto al punto: come è cambiata la riforma del Terzo Settore (Ts) a seguito dei decreti del 2017/18. Frutto di un’attenta riflessione da parte degli autori, questo volume mette magistralmente in luce gli aspetti più rilevanti della riforma in atto. La natura giuridica di questo testo fa emergere una novità non scontata: i destinatari non sono più esclusivamente giuristi o professionisti del settore, ma un pubblico più variegato in grado di andare oltre i tradizionali aspetti legislativi.
Il Ts infatti è anzitutto portatore di quei valori civili e solidaristici insiti nella nostra cultura, per questo è importante averne una visione multidisciplinare. È in tal modo che si possono cogliere le molteplici sfumature di un settore così variegato e sempre più esteso. Attraverso un percorso ordinato e un’analisi globale in materia di Ts, gli autori ripercorrono le sue origini e gli sviluppi di questo spazio d’azione, allo scopo di “individuare quei principi di fondo che permettano di comprendere e definire quegli aspetti giuridicamente più rilevanti” (p. 13).

Un’origine solidaristica

La storia del Ts è radicata profondamente nell’identità del nostro paese e nel suo sviluppo. Attraverso l’istituzione delle Confraternite di Beneficienza e altri enti di natura privata con finalità solidaristiche, esso nasce come organo di tutela verso i più bisognosi. La sua evoluzione andrà a ricoprire poi tutti quei servizi (ospedali, assistenza sociale ecc.) legati alla tutela dei diritti sociali.
Sul territorio nazionale si costituisce dunque una realtà ben consolidata che, seppur priva di legislazione, segna l’inizio di un sistema sempre più ampiamente diffuso. È nell’unificazione nazionale però che, come sottolineato dagli autori, si rintraccia l’origine del moderno Ts. Di fronte ai variegati “enti caritatevoli” (poi “Opere Pie” con la legge n.753/1862), il neonato Stato unitario decide, da un lato, di riconoscerne il ruolo, dall’altro, di disciplinarne costituzione e operato a livello legislativo, legittimando la loro autonomia e lo spirito d’iniziativa. Si dà il via al lungo intreccio e alla promiscuità fra pubblico e privato, in cui lo Stato tenta di farsi garante dell’intervento pubblico, mentre il privato vede limitata la propria autonomia organizzativa.

Il pluralismo sociale alla base

Per lungo tempo, dunque, la categoria del Ts, ormai ampiamente diffusa e riconosciuta, restò priva o carente di una normativa giuridica capace di riconoscere e “catalogare” gli enti che ne facevano parte. Inoltre, considerando che alla base del Ts non vi è mai stato un concetto univoco, la multidimensionalità caratterizzante gli Enti del Terzo Settore (Ets) necessitava di una sempre maggiore attenzione. Sul piano costituzionale, sebbene non si faccia esplicito riferimento al Ts, sono numerosi gli articoli che ne regolano lo spazio d’azione e ne riconoscono la natura pluralistica (artt. 2, 3, 18, 118 della Costituzione italiana).
La Costituzione dunque richiama i cosiddetti enti intermedi, protagonisti di quel principio di sussidiarietà che, affiancato a quello solidaristico, fa del pluralismo sociale del Ts un modello di cui l’attuale contesto storico-sociale non può fare a meno. La dimensione orizzontale della sussidiarietà funge da strumento regolatore tra Pubblica amministrazione (PA) e soggetti privati. La sussidiarietà infatti, se ben applicata, fa sì che il potere pubblico favorisca l’azione dei privati (singoli individui e associazioni), valorizzando le attività proposte dalla società civile fin dalla fase iniziale del progetto. In tal modo, può cambiare anche la prospettiva degli Ets, non solo più caratterizzati dalle finalità che perseguono quanto dalle modalità con cui svolgono azioni d’interesse generale. Ciononostante, data la varietà degli Ets e il principio pluralistico che li contraddistingue, fare dello statuto costituzionale l’unico mezzo regolante il Ts non è sufficiente.

La Riforma del 2017

Il travagliato percorso giuridico del Ts sembra essersi attenuato con l’emanazione della legge delega n. 106/2016 prima e n. 117/2017, poi. Quest’ultima in particolare, pur rappresentando una semplice “revisione organica”, fornisce una panoramica generale per la riforma di quattro materie specifiche: codice civile in materia di associazioni, fondazioni ecc., redazione di un codice per il riordino della disciplina tributaria degli Ets, revisione in materia d’impresa sociale e revisione della disciplina legata al servizio civile nazionale. Come sottolineato dagli autori infatti, “il rinnovamento della disciplina speciale connessa agli Ets […] avrebbe «dato il là» per il successivo e coordinato riordino della disciplina speciale […] in maniera più organica e moderna. Il governo ha invece preferito concentrarsi sulla redazione di un codice speciale del Ts, prevalentemente ricognitorio della disciplina già vigente senza toccare l’impianto del codice civile: e questo è avvenuto con l’emanazione del d.lgs. n.117/2017 […], chiamato Codice del TS”.
Il Ts, spesso ritenuto “immobile”, si ritrova dunque a essere oggetto di rinnovamento e mobilitazione a livello nazionale. Il nuovo disegno di legge, presentato meticolosamente dal terzo al nono capitolo del nostro volume, include una revisione globale delle categorie oggetto del Ts, che va dalla definizione stessa di Ts fino alle riforme relative agli Ets. Tuttavia, oltre ai contenuti più tecnici, pregio del volume in questione sono le modalità con cui gli autori riescono a semplificare un argomento così complesso. Attraverso un approccio top-down, ricco di riflessioni e contributi “snelli” e ben definiti, il Diritto del Terzo Settore offre tutti gli strumenti necessari per avere un quadro chiaro dell’intero processo di riforma, a fronte di uno scenario normativo ampio e articolato.

Alcune riflessioni conclusive

Il percorso presentato dagli autori è dunque oggetto di svariate riflessioni e interpretazioni da cui, inevitabilmente, scaturiscono domande e si aprono nuovi possibili scenari.  Nella prospettiva messa a punto dal governo, che mette in luce la dinamicità e la malleabilità del Ts, tutte le sue categorie vengono chiamate in causa.  La revisione a cui sono sottoposte tenta, da un lato, di armonizzare i principi del Codice del Ts (Cts), dall’altra, pare però dimenticarsi del disegno originario, quello di conservare una finalità solidaristica a tutela dei bisogni più profondi delle persone.
Ricorrendo a un gioco di parole, gli autori rimarcano che tale riforma, tuttora in fase di correzione, può essere considerata più un’operazione formale (di dare forma), ovvero: “un primo e semplice tentativo di mettere in ordine un settore che è significativamente cresciuto dal punto di vista del rilievo sociale, economico e occupazionale, in mancanza però di una «infrastruttura normativa» in grado di sorreggerlo adeguatamente” (p. 201). Una “manutenzione straordinaria” dell’impianto giuridico, dunque, e non un radicale rinnovamento.

Un Terzo settore “produttivo”?

Riservando alla lettura del testo i particolari inerenti alle riflessioni in materia, è possibile richiamare due punti chiave dell’impostazione del nuovo Codice del Ts data dal governo:

  1. Il nuovo Cts è senza dubbio un tentativo di razionalizzazione e riordino del disegno giuridico del Ts. L’accorpamento di determinate categorie, l’introduzione di una specifica legislazione da inserirsi parallelamente a livello nazionale ed europeo e il delinearsi di confini precisi rispetto a un settore così complesso sono sicuramente segnali rilevanti e qualificanti per gli Ets sempre più in evoluzione.
  2. Tuttavia, la lettura data a questa riforma rivela un aspetto non trascurabile. Nel nuovo disegno di legge a essere valorizzati sono tutti quegli enti che, attraverso la produzione di bene e servizi, svolgono un’attività economica e commerciale. Si parla di “Ts produttivo” (p. 202), in grado di assicurare una stabilità economica. A cambiare è dunque la direzione del Ts; la “vecchia” natura solidaristica e sociale si trasforma così in natura imprenditoriale.

Tale prospettiva, nel lungo periodo, condurrà inevitabilmente a conseguenze rilevanti, a partire dalle modalità di organizzazione interna degli enti stessi. Solidarietà e sussidiarietà rischiano di essere dimenticate, per lasciare spazio a quel mondo in cui è il profitto l’unica conditio sine qua non. A mutare saranno anche quei rapporti di forza tra Ts e gli altri settori che vedono i pubblici poteri rafforzarsi rispetto all’autonomia dei cittadini “singoli o associati”.

A questo punto c’è da chiedersi se PA e Ets riusciranno a trovare un equilibrio nella gestione dell’interesse generale oppure, in caso contrario, quali rischi emergeranno e chi subirà le conseguenze maggiori. Diritto del Terzo Settore rappresenta senza dubbio un pilastro per tutti coloro che, giuristi e non, vogliono immergersi nella realtà del Ts, “dialogare con essa” e fare del Cts uno strumento in grado di regolare le iniziative territoriali, con la certezza che questo possa rafforzare la collaborazione per la costruzione del bene comune.